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Ma Barrett le fu addosso e, con la forza della disperazione, riuscì a strapparle, con un unico strattone, la sbarra di mano. Florence gli si rivoltò contro. Barrett, con il viso completamente smorto, indietreggiò vacillando, comprimendosi la mano destra contro il filo della schiena. Edìth gettò un grido. Il piè di porco sfuggì di mano a suo marito e tonfò sul tappeto. E lui perse l’equilibrio, cadde.

Florence allora, rapidissima, raccattò l’attrezzo e, invece di rivolgersi contro il Reversore, avanzò verso Edith, che stava là impietrita dal terrore, dicendo: «Adesso tocca a te, brutta puttana lesbica».

Edith la guardava a bocca aperta, sbigottita tanto da quelle parole quanto dall’aspetto minaccioso di Florence che avanzava verso di lei con la sbarra di ferro levata. «Ti sfondo il cranio, io, te lo riduco una poltiglia!»

Edith si ritraeva, scuotendo la testa. Guardò, disperata, verso Lionel. Questi si torceva dal dolore sul pavimento. Si diresse verso di lui, poi fece un balzo all’indietro, poiché Florence, brandendo la sbarra di ferro, si stava avventando su di lei. Edith allora si girò su se stessa e fuggì verso il vestibolo. Dalla paura non capiva più nulla. Udì i passi dell’inseguitrice e si guardò, rapida, alle spalle. Florence era quasi su di lei! Con un grido strozzato, si diede maggior slancio e, attraversato il vestibolo, prese a salire le scale.

Quando giunse sul pianerottolo, capì che non ce l’avrebbe fatta ad arrivare fino in camera sua. Florence era alle sue costole. D’impulso, corse verso la stanza di Florence, ch’era più vicina, e vi si precipitò dentro, e fece per chiudere la porta e barricarsi. Ma con un gemito di orrore s’accorse che la serratura era rotta. Troppo tardi. La porta venne spinta. Il battente la colpì. Edith, perse l’equilibrio, barcollò e cadde all’indietro.

Florence si inquadro nella soglia, ansante, e sorrideva. «Di che cosa hai paura?» le disse, gettando via il piede di porco, con noncuranza. «Non ti farò niente di male.»

Accucciata in terra, Edith la guardava.

«Non ti farò alcun male, baby.»

Edith avvertì uno spasimo ai muscoli dello stomaco. La voce della medium era dolce, melata, quasi coccolante.

Florence si tolse la giacca e la lasciò cadere in terra. Edith si tese. Florence prese a slacciarsi il maglione. Edith cominciò a scuotere la testa.

«E non scuotere la testa!» disse Florence. «Tu e io adesso ce la spassiamo un po’.»

«No.» Edith si mise a indietreggiare.

«Invece sì.» Florence si tolse il maglione, lo gettò in terra. Mosse qualche passo, e intanto si slacciava il reggiseno.

Oh Dio, no ti prego, no! Edith seguitava a scuotere la testa, mentre Florence si avvicinava a lei. Toltasi il reggiseno, cominciò a slacciare la lampo della gonna, con un sorriso fisso sulle labbra. Edith sbatté contro il letto e annaspò, convulsa. Non poteva indietreggiare oltre. Sentiva freddo, si sentiva debole. Florence, lasciata cadere la gonna, cominciò a levarsi le mutande. Edith smise di scuotere la testa. «Oh, no» implorò.

Florence si inginocchiò, a cavalcioni delle gambe di Edith. Portò entrambe le mani a coppa sotto i seni e li accostò al viso di Edith. Questa fece una smorfia, per via dei segni dei denti. «Non sono belle?» disse Florence «non sono deliziose le mie tette? Non ti mettono voglia?» Quelle parole conficcarono una spada di terrore nel cuore di Edith. Guardava muta, immobile, l’altra donna carezzarsi i seni davanti a lei. «Su, accarezzali» disse Florence. Le prese una mano e se la portò sul cuore.

Al contatto delle dita con quella soffice carne di donna, una diga cedette nel petto di Edith. Un singulto d’angoscia la scosse. NO! gridava la sua mente, io non sono così!

«Ma sì, che lo sei» disse Florence, come se l’altra avesse parlato ad alta voce. «Siamo tutt’e due così. Siamo sempre state così. Gli uomini sono brutti. Sono crudeli. Solo delle donne ti puoi fidare. Solo le donne si possono amare. Tuo padre ha tentato di violentarti, non è vero?»

Ma come può saperlo? pensò Edith, inorridita. E ritrasse le mani, se le compresse contro il petto, in croce, chiuse gli occhi.

Con un grido animalesco, Florence l’abbrancò e le fu sopra. Edith tentò di levarsela di dosso, ma l’altra era troppo pesante. Si sentì prendere per la nuca e poi le labbra della medium si incollarono alle sue, si dischiusero e la lingua palpitante cercava di forzare la chiostra dei denti e penetrarle nella bocca. Edith cercò di ribellarsi, ma Florence era più forte. La stanza cominciò a girarle attorno, il caldo divenne oppressivo. Una pesante cappa avvolse tutto il suo corpo. Si sentiva intontita, distaccata. Non riuscì più a tener serrati i denti e la lingua di Florence guizzò rapida e calda dentro la sua bocca, in profondità, leccandole il palato. Dei fremiti di piacere si diramarono per tutto il suo corpo. E di nuovo la mano di Florence le guidò la sua sul seno, e lei non riuscì a toglierla di là, e anzi le sue dita lo strizzarono, gentilmente. Si sentiva le tempie martellanti. E un calore l’invadeva tutta.

Attraverso quel rimbombo dei propri timpani udì la voce di suo marito. Volse la testa di scatto. La cappa di calore svanì. Si sentì invasa da un freddo improvviso. Sopra di lei, c’era la faccia contorta di Florence. Di nuovo udì Lionel chiamarla. «Sono qui!» lei gridò. Florence si staccò da lei. Si guardò addosso, rendendosi dolorosamente conto. Balzò in piedi e corse nella stanza da bagno. Edith si rialzò, a fatica, e attraversò la stanza, vacillando. Cadde fra le braccia di Lionel che entrava, si aggrappò a lui, a occhi chiusi, affondando la faccia contro il suo petto. E scoppiò a piangere disperatamente.

ore 9.01

«Si rimetterà in sesto.» Barrett batté una mano sulla spalla a Fischer. «Ma resti a letto per un po’, senza muoversi.»

«E Florence?» mormorò Fischer.

«Dorme. Le ho somministrato un sonnifero.»

Fischer tentò di tirarsi su, ma ricadde all’indietro con un lamento.

«Non si muova» gli disse Barrett. «Ha ricevuto una bella botta, lo sa?»

«Bisogna portarla fuori di qui.»

«La porto via io.»

Fischer lo guardò poco convinto.

«Glielo prometto» disse Barrett. «Adesso si riposi.»

Edith stava presso la porta. Barrett le diede il braccio e insieme uscirono dalla stanza. «Come sta?» chiese lei.

«Ammenoché non abbia una commozione cerebrale, ma non credo, se la caverà.»

«E tu?»

«Ancora poche ore» disse Lionel. Teneva il braccio destro contro il petto, come se fosse rotto. C’era una macchia di sangue fresco sulla fasciatura del pollice. Doveva essersi riaperta la ferita quando aveva strappato di mano a Florence il piede di porco. Edith fece per dire qualcosa in proposito ma poi tacque, oppressa da un senso di ineluttabilità.

Lionel aprì la porta della camera di Florence e vi entrarono. Si accostarono al letto. La medium giaceva immobile sotto le coperte.

Poco fa, mentre lei stava ancora fra le braccia di suo marito, Florence era uscita dal bagno, con un asciugamano avvolto intorno al corpo ignudo. Non aveva aperto bocca. Non li aveva guardati in volto. Stava a capo chino come una bimba pentita. Aveva preso le tre pillole di sonnifero, si era infilata sotto le lenzuola, e di lì a poco già dormiva.