Barrett le sollevò una palpebra, osservò l’occhio fisso di Florence. Edith volse il capo. Poi Lionel le diede di nuovo il braccio. Attraversarono la stanza e uscirono sul corriodio. Andarono in camera loro.
«Mi prendi un po’ d’acqua per favore?» egli chiese.
Edith andò nel bagno e riempì un bicchiere. Tornò di là. Lionel sedeva sulla sponda del suo letto, appoggiato alla testiera. «Grazie» mormorò, mentre lei gli porgeva il bicchiere. Aveva due pasticche di codeina in mano. Le inghiottì, bevendo. «Adesso telefono all’uomo di Deutsch perché mandi un’ambulanza» disse.
Edith si sentì sollevata.
«Perché portino Fischer e Miss Tanner all’ospedale.»
Allora il cuore le ricadde, e guardò suo marito senza alcuna espressione sul volto.
«E vorrei che anche tu andassi con loro.»
«Io resto finché resti tu.»
«Mi sentirei più tranquillo.»
Edith scosse la testa. «Non me ne vado senza di te.»
Egli sospirò. «E va bene. Sarà finito tutto per questo pomeriggio, in ogni modo.»
«Sul serio?»
«Ma, Edith…» Il suo tono era di stupore. «Hai dunque perso la tua fiducia in me?»
«Ma allora quello che…»
«Quello ch’è successo poco fa?» Egli scosse il capo, sospirando. «Ma non capisci? Dà ragione a me.»
«In che modo?»
«Miss Tanner s’è scatenata contro il Reversore proprio perché sa che io ho ragione. Non c’era altro da fare. Ricordi? sono proprio queste le parole che ha dette. E cioè: non poteva far altro che distruggere la mia teoria prima che io distruggessi la sua.»
Barrett allungò una mano e la trasse accanto a sé. «Quella donna non è posseduta da Daniel Belasco» disse. «Non è posseduta da nessuno… se non dal suo io interiore, dal suo vero io, dal suo io represso.»
Come me ieri, ella pensò. E guardò Lionel disperata. Avrebbe voluto credergli ma non ci riusciva più.
«La personalità dei medium è molto instabile» egli disse. «Ogni medium degno di questo nome è una persona isterica, oppure un sonnambulo, insomma uno la cui individualità è divisa. Esiste un preciso parallelo fra lo stato di “trance medianica” e lo stato sonnambolico. La coscienza viene e va, i metodi di espressione sono identici, come pure le strutture psicologiche, l’amnesia al risveglio, la qualità artificiale delle personalità alternate.»
Dopo una breve pausa: «Stamattina abbiamo visto manifestarsi una parte della personalità di Miss Tanner ch’essa ha sempre tenuto celata, anche a se stessa: la sua pazienza si è trasformata in furore, il suo abituale riserbo in sfoghi esasperati. La sua castità si è trasformata in sfrenata libidine.»
Edith chinò la testa. Non poteva sostenere il suo sguardo. E pensava: vale anche per me, anche per me.
«Va tutto bene» disse Barrett.
Ella scosse la testa. «No.»
E lui: «Se ci sono delle cose di cui parlare… ne discuteremo a casa».
A casa, lei pensò. Ma una frase aveva implicato, per lei, altrettanta impossibilità.
«Va bene» ella disse. Ma non era la sua voce.
«Bene» disse Barrett. «Oltre a darmi una soddisfazione professionale, questi giorni ci hanno insegnato qualcosa di molto importante nella sfera dell’esperienza umana.» Le sorrise. «Fatti animo, mia cara. E tutto si metterà in sesto.»
ore 9.42
Barrett aprì gli occhi. Guardò Edith che dormiva. Si sentì contrariato. Non avrebbe voluto addormentarsi.
Afferrato il suo bastone, scivolò con le gambe giù dal letto e si tirò in piedi, con una smorfia non appena ebbe sollevato il proprio peso. Fece un’altra smorfia nell’infilarsi le scarpe. Sedendo sulla sponda del letto accanto, accavallò la gamba destra sulla sinistra e si allacciò la scarpa con la mancina.
Posò il piede a terra. Andava meglio. Ripeté l’operazione con la scarpa destra. Poi guardò l’orologio. Si avvicinavano le dieci. La sua espressione si fece allarmata. Non saranno mica state le dieci di notte? In quella dannata casa dalle finestre murate in cui non entrava la luce del giorno… non si poteva mai sapere.
Non avrebbe voluto svegliar Edith. Aveva tanto patito il sonno negli ultimi giorni. Ma non osava neanche lasciarla sola. Stava incerto, la guardava. Era successo qualcosa mentre dormivano? Ecco un aspetto del REM su cui non aveva ancora indagato. Ma sì: bisognava essere svegli, coscienti, per risentirne. No, ciò non era vero. Lei aveva pur camminato nel sonno.
Decise che sarebbe sceso al piano di sotto, lasciando la porta aperta, e che, appena fatta la telefonata, sarebbe tornato su più in fretta che poteva. Se succedeva qualcosa, lui se ne sarebbe accorto certamente.
Attraversò, claudicando, la stanza e uscì nel corridoio, stringendo i denti per il dolore al pollice. Nonostante la codeina che aveva ingerito, gli faceva un male atroce. Dio sa in che stato era la ferita! Ma non aveva voglia di controllare. Certo, bisognerà ricorrere a una piccola operazione chirurgica, non appena questa faccenda sarà finita. Forse perderò l’uso di questo dito, pensò. Ma non importa, disse a se stesso. Era un prezzo accettabile.
Andò a dare un’occhiata in camera di Fischer. Questi non si era mosso. Speriamo che rimanga addormentato, pensò, quando lo porteranno via in lettiga. Non avrebbe dovuto venir qui. Ma perlomeno ne esce vivo una seconda volta.
Quindi andò a controllare in camera di Florence. Anche lei giaceva immobile. Barrett provò una fitta di compassione. Avrà un sacco di cose con cui fare i conti, si disse, una volta via da qui. Quando dovrà ammettere che tutta la sua passata esistenza era basata su illusioni e menzogne. Ma ne avrà il coraggio, di una simile ammissione? Oppure preferirà fingere, tornare a illudere se stessa? Questo, già, è più facile.
Zoppicò fino allo scalone. Certo, che sono stati giorni duri, questi, si disse. E sorrise involontariamente. Era davvero dir poco! Comunque, era stato evitato il peggio. Grazie al cielo, Miss Tanner era stata accecata dalla rabbia. Se avesse assestato meglio i suoi colpi, sarebbero occorsi giorni, settimane magari, per riparare il Reversore. Tutto sarebbe andato in malora. Rabbrividì a quel pensiero.
Cominciò a scendere le scale, riposandosi ogni tanto, appoggiandosi con la sinistra alla balaustra. E pensava: cosa faremo una volta via da qui, tutti noialtri? Il quesito era molto appassionante. Miss Tanner sarebbe tornata alla sua chiesa? Avrebbe potuto tornarci, dopo le terribili rivelazioni su se stessa? E Fischer… cosa avrebbe fatto Fischer? Con centomila dollari si possono fare un mucchio di cose. Quanto a lui e Edith, il loro futuro era abbastanza chiaro. Ma evitava di pensare ai problemi personali che dovevano risolvere fra loro. Ci avrebbe pensato più in là.
Per lo meno sarebbero tutti usciti vivi dalla Casa d’Inferno. Come leader del piccolo drappello, egli provò un certo qual orgoglio, anche se era assurdo, forse, provarlo. Comunque, il gruppo del 1931 e quello del 1940 erano stati virtualmente decimati. Stavolta, in quattro erano entrati nella Casa d’Inferno, e in quattro ne sarebbero usciti sani e salvi. Stasera.
Si domandò cosa ne avrebbe fatto, poi, del Reversore. Consegnarlo al laboratorio dell’Università? Forse era la cosa migliore. Un prestigioso cimelio. Qualcosa di simile, si disse, alla capsula spaziale che aveva portato il primo astronauta nello spazio. Forse un giorno il suo Reversore avrebbe occupato un posto d’onore allo Smithsonian Institute. Sorrise con sarcasmo. O forse no. Forse lui si illudeva, pensando che il mondo della scienza si sarebbe inchinato reverente di fronte alla sua impresa. No, dovranno passare molti anni ancora, rifletté, prima che alla parapsicologia sia concesso di occupare il posto che le compete fra le altre scienze naturali.