Sapeva che c’era un pericolo. Cominciava a respirarlo nell’aria, e a leggerlo sui volti di alcuni uomini che passavano di là, a osservare i lavori, sempre più di frequente mano a mano che i grandi tronchi del magazzino venivano sistemati al loro posto. C’erano troppi stranieri tra loro. La campagna, intorno a Refuge, era popolosa e prospera, buona terra coltivabile, le cui fattorie erano solo in minima parte abitate da Nuovi Mennoniti. Nei giorni di mercato c’erano sempre dei contadini nella comunità, e i predicatori di campagna e i mercanti andavano e venivano, ed era evidente che la notizia si stava propagando ovunque. Len sapeva di correre un grosso rischio, lo sapeva bene, e sapeva di non comportarsi correttamente, forse, nei confronti di Hostetter… se era stata proprio sua la voce… che aveva corso il rischio di farsi scoprire, per dargli quell’avvertimento. Ma era fieramente determinato a rimanere là. Non se ne sarebbe andato. Di questo ne era certo, e nessuno, nessuno avrebbe potuto cambiare la sua decisione.
Era molto in collera con Hostetter, e con gli uomini di Bartorstown.
Ormai era più che evidente che essi dovevano avere saputo fin dal primo momento dove si trovavano lui ed Esaù, dopo la loro partenza da Piper’s Run. Lo avevano sempre saputo, certo. Ripensandoci, ricordava ora che in più di una decina di occasioni qualche mercante era capitato provvidenzialmente sulla loro strada, aiutandoli a tirarsi fuori da qualche situazione spiacevole, e adesso era sicuro che quei casi non erano stati fortuiti. Ed era altrettanto sicuro che il suo mancato incontro con Hostetter, il fatto che lui non avesse mai più visto il mercante da quel giorno a Piper’s Run, dovevano essere fatti ancor meno casuali. Hostetter li aveva deliberatamente evitati, e probabilmente gli uomini di Bartorstown avevano rinunciato all’uso delle comodità offerte da certe comunità e da certi villaggi, quando i cugini Colter si erano trovati in quei posti. Era stato per questo, e solo per questo, che essi avevano cercato così alacremente, per tanti anni, senza riuscire a trovare alcun indizio. Hostetter sapeva benissimo che, in tutti quegli anni, gli uomini di Bartorstown avevano fatto di tutto per impedire ai due giovani di coltivare qualsiasi speranza, per soffocare il loro desiderio di scoprire la loro città, per allontanarli da quello che era stato il loro obiettivo. E, nello stesso tempo, gli uomini di Bartorstown avrebbero potuto facilmente, in qualsiasi momento, prenderli e portarli là dove essi desideravano andare. Len si sentiva come un bambino che scopre di essere stato ingannato dagli adulti. Avrebbe voluto trovare Hostetter, mettergli addosso le mani.
Non aveva detto nulla a Esaù. Aveva completamente taciuto l’avvertimento, la voce, le conclusioni che aveva raggiunto. Il suo affetto per Esaù era molto diminuito. Non si fidava completamente di lui. Pensava che ci sarebbe stato tutto il tempo per parlarne in seguito, e nel frattempo tutti erano più al sicuro, compreso Esaù, se Len avesse tenuto la bocca chiusa, e non avesse rivelato ad altri il suo segreto.
Len rimase nell’ambiente dei mercanti, senza fare domande, senza dire niente, tenendosi semplicemente pronto, là, con le orecchie tese e gli occhi aperti. Ma non vide nessuno che lui conoscesse, e nessuna voce segreta gli parlò furtivamente dall’ombra, dopo quella sera. Se si trattava di Hostetter, il mercante, questi non si faceva vedere. Si teneva nascosto, e bene, perché non c’era alcuna traccia della sua presenza a Refuge.
Ed era molto, molto difficile che qualcuno come Hostetter potesse rimanere nascosto a Refuge. Len decise che, se si trattava veramente di Hostetter, egli doveva trovarsi sull’altra riva del fiume, a Shadwell. E immediatamente Len provò il desiderio fortissimo di andare là. Forse, lontano dalle persone che lo conoscevano troppo bene, il mercante avrebbe tentato di stabilire un nuovo contatto.
Non aveva nessuna scusa per andare a Shadwell, ma non impiegò molto tempo a trovarne una. Una sera, mentre aiutava Dulinsky a chiudere l’ufficio, disse:
«Ho pensato che non sarebbe una cattiva idea andare a Shadwell, a sentire qual è l’opinione corrente su quello che state facendo. Dopotutto, se riuscite nel vostro intento, toglierete loro il pane di bocca. Potrei andare io a controllare.»
«Lo so benissimo, quello che pensano,» disse Dulinsky. Chiuse violentemente un cassetto, e guardò dalla finestra la nera intelaiatura della costruzione che sorgeva sullo sfondo azzurro del cielo. Dopo un momento, aggiunse, «Oggi ho visto il giudice Taylor.»
Len aspettò. In quei giorni, era sempre irascibile e nervoso. Gli sembrò che trascorressero delle ore, prima che Dulinsky decidesse di proseguire la frase.
«Mi ha detto che, se non mi fermerò nella costruzione, lui e le autorità della comunità mi arresteranno, insieme a tutti coloro che lavorano con me.»
«Pensate che lo faranno?»
«Gli ho ricordato, con una certa forza, che non ho violato nessuna legge locale. Il Trentesimo Emendamento è una legge federale, un campo nel quale lui non ha alcuna giurisdizione.»
«Che cosa ha risposto?»
Dulinsky si strinse nelle spalle:
«Quello che mi aspettavo. Se io non obbedissi all’ingiunzione, lui seguirebbe la solita prassi. Notificherebbe subito la cosa alla corte federale nel Maryland, chiedendo di essere investito dell’autorità necessaria, o, in via subordinata, chiedendo l’invio di un ufficiale federale qui a Refuge.»
«Oh, be’,» disse Len, «Per questo ci vorrà del tempo. E l’opinione della gente…»
«Sì,» disse Dulinsky. «L’opinione della gente è la mia unica speranza. E Taylor lo sa. Gli anziani lo sanno. Il vecchio Shadwell lo sa. Questa faccenda non aspetterà l’arrivo di qualche giudice federale del Maryland. Sarà risolta prima.»
«Otterrete la maggioranza all’adunanza di domani sera,» disse Len, con fiducia. «Refuge ce l’ha con Shadwell, che le toglie buona parte degli affari. La gente è in gran parte con voi.»
Dulinsky borbottò:
«Forse non è un’idea malvagia, la tua… quella di andare a Shadwell. L’adunanza è importante. A seconda del suo esito, avrò successo oppure cadrò, e se Shadwell si prepara a venire qui, per procurarmi dei guai, voglio saperlo. Ti darò qualche incarico da sbrigare, ufficialmente, in modo da non dare troppo l’impressione di essere andato là a spiare. Non fare domande, limitati a vedere quello che puoi raccogliere. Oh, e non portare con te Esaù.»
Len non ne aveva avuto alcuna intenzione, ma domandò:
«Perché no?»
«Tu hai il fegato e l’intelligenza sufficienti per tenerti fuori dai guai. Lui no, sfortunatamente. Sai dove passa la notte, di solito?»
«Be’,» disse Len, sorpreso. «Qui, suppongo. Perché?»
«Forse. Lo spero. Prendi il traghetto del mattino, Len, e torna nel primo pomeriggio. Voglio che tu sia qui per l’adunanza. Ho bisogno di tutte le voci che possano gridare Viva Mike!»
«Va bene,» disse Len. «Buonanotte, signor Dulinsky.»
Camminò sul molo, lentamente, passando accanto al nuovo magazzino. Di là veniva un profumo di legno nuovo, e la massa era robusta e piacevole alla vista, dava l’impressione di qualcosa di concreto, di solido. Len pensava che costruire era una cosa molto buona. Per il momento, era d’accordo con Dulinsky. Condivideva le sue idee, a quel riguardo, con tutta la forza di cui era capace.
Una voce lo chiamò, dall’ombra di una pila di travi, intimandogli di fermarsi, e lui disse:
«Salve, Harry, niente paura… sono io.»
Proseguì per la sua strada. Ora gli uomini di guardia erano diventati quattro. Erano armati di robusti bastoni di legno, e dei fuochi ardevano per tutta la notte, illuminando il perimetro della costruzione. Capiva bene quello che provava Mike Dulinsky: l’uomo veniva spesso là, come se fosse stato troppo inquieto per dormire.
Neppure Len riuscì a dormire bene, quella notte. Rimase alzato, chiacchierando del più e del meno, dopo cena, e poi andò a letto, ma pensava al giorno dopo, pensava che al mattino avrebbe percorso Shadwell per raggiungere il recinto dei mercanti, e vi avrebbe trovato Hostetter, Sì, sarebbe andata proprio così. Lui avrebbe avvicinato Hostetter, con calma, e gli avrebbe detto qualcosa, qualcosa di non compromettente, ma che l’altro avrebbe capito. E Hostetter avrebbe annuito, dicendo, «Va bene, va bene, è inutile continuare a ostacolarti. Ti porterò dove vuoi andare. Hai vinto, Len.» Quella scena continuava a ripetersi nella sua mente, e lui sapeva bene che si trattava di una di quelle cose che si sognavano quando si era bambini, e ancora non si sapeva nulla sulla realtà. Poi cominciò a pensare a Dulinsky, che si era chiesto dove avesse passato tutte le notti Esaù, e allora il sonno scomparve. Anche Len desiderava una risposta a quella domanda.