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Come che cosa?

Come la verità, quando tutti i sogni le venivano strappati, come veli inutili?

Non era un pensiero allegro. Cercò di ignorarlo, ma ogni volta che vedeva Hostetter, ricominciava a tormentarlo. Hostetter sembrava cupo e pensieroso, e scomparve subito dopo la cena, consumata nell’improvvisato accampamento. Len andò a cercarlo, o meglio, cominciò a farlo, ma poi la ragione gli disse che non era il caso.

Erano accampati sulla cima del passo, dove si apriva un vasto spazio su entrambi i lati della strada. Il vento ululava, impetuoso, e il freddo era pungente. Poco prima che calasse l’oscurità, Len notò alcune lettere scolpite in una parete di roccia che sovrastava la strada. Erano in parte cancellate dal tempo, sgretolate dalle stagioni, ma erano grandi, e poté leggerle. Dicevano: FALL CREEK 13 MIGLIA.

Hostetter era scomparso, e così Len andò a cercare Wepplo, e gli chiese il significato di quelle lettere.

«Non sai leggere, ragazzo? Significano esattamente quello che dicono. Fall Creek, tredici miglia. Da qui a là.»

«Tredici miglia,» disse Len, «Da qui a Fall Creek. Va bene. Ma cos’è Fall Creek?»

«Un paese,» disse Wepplo.

«Dov’è?»

«Nel Canyon di Fall Creek.» Puntò il braccio. «Tredici miglia.»

Stava sogghignando. Len cominciava a detestare il senso dell’umorismo di quel vecchio.

«Cosa c’entra Fall Creek?» domandò. «Cosa c’entra con noi, voglio dire?»

«Be’,» disse Wepplo. «C’entra con noi, eccome! Se non c’entra Fall Creek, vorrei sapere cos’altro al mondo può entrarci! Non lo sapevi, ragazzo? È là che stiamo andando.»

Poi scoppiò in un’altra risata. Len batté frettolosamente in ritirata. Era furioso con Wepplo, furioso con Hostetter, furioso con Fall Creek. Era furioso col mondo intero. Si raggomitolò nella sua coperta, e giacque così, tremando e maledicendo ogni cosa. Era terribilmente stanco. Ma impiegò molto tempo per addormentarsi, e poi cominciò a sognare. Sognò che lui stava cercando Bartorstown. Sapeva di essere quasi arrivato, ma c’era nebbia, e faceva buio, e la strada continuava a cambiare direzione, sempre mutevole. Continuava a chiedere a un vecchio come avrebbe potuto arrivarci, ma il vecchio non aveva mai sentito parlare di Bartorstown, e rispondeva soltanto, monotono, che mancavano tredici miglia a Fall Creek.

Il giorno dopo valicarono il passo. Len e Hostetter erano cupi e scontrosi, e non parlavano molto. Prima di mezzogiorno iniziarono la discesa, e da quel momento fu molto più facile avanzare. I muli procedevano svelti, come se avessero saputo di essere quasi a casa. Gli uomini diventarono allegri ed eccitati. Esaù continuava ad avvicinarsi a Hostetter, ogni volta che riusciva a liberarsi da Amity, e domandava:

«Ci siamo?»

E Hostetter annuiva, e diceva:

«Quasi.»

Uscirono dal passo con il sole pomeridiano negli occhi. La strada si congiunse con un’altra, che correva lungo il fianco di una parete rocciosa, e in fondo alla parete c’era una gola ampia, con l’ombra bluastra della parete opposta che già ne riempiva gli anfratti. Hostetter puntò il braccio. La sua voce non era né eccitata, né felice, né triste.

«Eccola.»

Libro Terzo

19.

I carri discendevano l’ampia strada ripida, in un grande cigolio di freni, e i muli dovevano faticare per non essere spinti avanti. Len guardò oltre il ciglio della strada, nella gola piena d’ombre azzurrine. Guardò a lungo, senza parlare. Esaù si avvicinò, si mise al suo fianco, e guardarono entrambi, allora. E fu Esaù a voltarsi, pallidissimo, irato, e fu lui a gridare al signor Hostetter:

«Cosa credete che sia, uno scherzo? Credete che sia molto divertente, farci percorrere tutta questa strada, per…»

«Oh, piantala!» disse Hostetter. Sembrava stanchissimo, ora, all’improvviso, e impaziente, e parlava a Esaù come un uomo può parlare a un bambino noioso. Esaù fece silenzio. Hostetter diede un’occhiata a Len, di sbieco. Len non si era voltato, non aveva alzato la testa. Continuava a guardare nel fondo della gola.

C’era un paese, laggiù. Visto da quell’altezza, e con quell’angolazione, era soprattutto una collezione di tetti raggruppati intorno alle rive di un fiume circondato da un poco di vegetazione. Erano dei comunissimi tetti di comunissime casette, come Len ne aveva viste per tutta la vita, e pensò che quelle case dovevano essere fatte di tronchi. Nella parte settentrionale della gola c’era una piccola diga dietro la quale era racchiuso un occhio di acqua azzurra. Accanto alla diga, su di un pendio, si vedevano due alti edifici dall’aspetto inconsueto. Accanto a questi, delle rotaie salivano e scendevano il pendio, conducendo da un buco nella roccia a un mucchio di materiale frantumato. C’erano dei piccoli carri, sulle rotaie. Ai piedi del pendio c’erano diversi altri edifici, bassi e piatti, questi, lievemente curvi, di un colore rugginoso. Dall’altro lato della diga, una breve strada portava a un altro buco nella roccia, ma non c’erano rotaie, né carri, collegati a questo buco, e le rocce erano cadute fino a bloccare la strada.

Len vide delle persone. Del fumo usciva da alcuni comignoli. Diversi muli tiravano una processione di minuscoli carri sulle rotaie, lungo il pendio, e dopo qualche minuto un rumore gli giunse, ancora lontano, remoto come quello di un’eco.

Si voltò, allora, e guardò Hostetter.

«Fall Creek,» disse Hostetter. «È una cittadina mineraria. Argento. Non della prima qualità, ma abbastanza buono, e in grande abbondanza. Continuiamo a estrarlo. Non c’è alcun segreto su Fall Creek, né mai c’è stato.» Fece un ampio gesto con la mano, scuro in volto. «Noi viviamo qui.»

Len disse, lentamente:

«Ma non è Bartorstown.»

«No. E il nome non è esatto, inoltre. Non si tratta, in realtà, di una vera città.»

Ancora più lentamente, Len disse:

«Papà mi disse che non esisteva alcun luogo simile. Mi disse che si trattava soltanto di un’idea, di un modo di pensare.»

«Tuo padre aveva torto. Esiste un luogo simile, ed è reale. Abbastanza reale, per far lavorare centinaia e centinaia di persone per tutta la vita.»

«Ma dove?» domandò Esaù, furioso. «Dove?»

«Hai aspettato tanto tempo. Puoi aspettare ancora qualche ora.»

Proseguirono la discesa, seguendo la tortuosa, ripida strada. L’ombra della montagna si allargò e riempì la gola, e cominciò ad avvolgere la parete orientale, salendo incontro a loro. Più in basso, sulla cresta di una vecchia cascata, alcuni pini raccoglievano la luce, e diventavano di un verde violento, troppo violento per i toni rossi e ocra della roccia.

Len disse:

«Fall Creek è un paese come tutti gli altri.»

«Non si può uscire completamente dal mondo,» disse Hostetter. «Non si può ora, e non si poteva neppure un tempo. Le case sono di tronchi e muratura perché era necessario costruirle con il materiale a disposizione. In origine, Fall Creek aveva l’elettricità, perché allora tutti l’avevano. Ora nessuno ce l’ha, e così non l’abbiamo. La cosa più importante è di avere un aspetto normale, uguale a quello di tutti gli altri paesi: e allora nessuno fa caso a te, nessuno ti nota e ti sospetta.»

«Ma un posto veramente segreto,» obiettò Len. «Un posto che nessuno conosceva.» Corrugò la fronte, cercando di comprendere l’enigma. «Un luogo del quale non osate far sapere nulla a nessuno, ora… eppure vivete così, apertamente, in un paese normale, servito da una strada agevole, e gli stranieri vanno e vengono liberamente.»