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L’Arpista riuscì a spalancare la porta abbastanza in fretta da intercettare al volo la sbarra che cadeva prima che potesse colpire rumorosamente il pavimento… un elegante insieme di lastre di marmo e di pietra smeralda che si alternavano formando un disegno a diamante… mandandola invece a sbattere contro il pezzo di mobilio più vicino, la cui copertura di stoffa attutì notevolmente il suono dell’impatto.

L’Arpista provvide a rimettere a posto la sbarra, ripose il piede di porco e avanzò con cautela nella stanza buia e silenziosa, disturbando un topo che sbucò da sotto un mobile coperto per scomparire subito sotto un altro. A parte il topo, comunque, nella stanza non si muoveva nulla… tranne la polvere, e poiché sapeva che stava lasciando su di essa una tenue pista, Rhauligan trovò a tentoni l’estremità ammucchiata di un telo troppo largo e la usò per pulirsi gli stivali.

La stanza era ampia e si apriva sulla camera successiva della dimora mediante un arco coperto da un arazzo invece che tramite una porta. Rhauligan si arrestò ad ascoltare vicino a quella parete di stoffa e, non sentendo nulla, si avvicinò a una sua estremità invece di smuovere tutto l’arazzo cercandone l’apertura centrale.

Quando fece capolino al di là di esso, si trovò a guardare verso un’ampia scala polverosa che un pianerottolo dotato di ringhiera collegava a quella camera e ad altre, nascoste dal muro che formava la tromba della scala.

«Non c’è niente», affermò d’un tratto una voce. «Qualcosa ha disturbato le colombe, questo è certo… forze un gorcraw… ma su nessuna di esse c’era un messaggio. Le ho controllate dalla prima all’ultima.»

Rhauligan si ritrasse affrettatamente un paio di secondi prima che una serva dall’aria annoiata e dal seno tanto prosperoso da sembrare un grosso sacco di patate scendesse la scala con passo pesante, attraversando il pianerottolo.

«Bene, allora è tutto a posto», replicò un’altra voce, più tagliente, che pareva provenire da un punto indefinito posto sotto gli stivali di Rhauligan, presumibilmente il pianerottolo sottostante. «Purché non ci sia sfuggito qualcosa che poi faccia andare la signora su tutte le furie…»

«Già», convenne la donna prosperosa, avviandosi giù per la successiva rampa di scale e uscendo dal campo visivo di Rhauligan. «Non si può trattare di ladri, a meno che sappiano vo…» Di colpo, la donna s’immobilizzò e aggiunse, in un tono di voce diverso: «Un momento! Ecco cosa è stato… la finestra era chiusa! Chiusa e sprangata! Probabilmente, uno di quegli uccelli è arrivato in volo con l’intento di entrare ed è andato a sbattere contro il vetro! Manda giù Norn a controllare se lo trova giù nei giardini e procura delle lanterne… e anche degli attizzatoi… per tutte e due. Non intendo tornare lassù da sola!».

«D’accordo», assentì Voce Tagliente, in tono reso sempre più fioco dal fatto che stava scendendo le scale, «ma che sorta di ladro si chiude una finestra alle spalle?».

«Un ladro idiota!» ribatté Seno Prosperoso, inducendo quasi Rhauligan a scoppiare in una risata.

Quanto a questo, hai ragione, buona donna, hai proprio ragione, pensò l’Arpista. Il guaio è che io le sono stato assegnato come tutore…

No, questo non era giusto. I soli errori commessi dalla Waterdhaviana erano stati seguire un mago alla cieca finendo per arrivare fin lì… e sfuggire alla metà dei Maghi della Guerra e degli Arpisti del regno.

E adesso se ne ritrovava alle calcagna uno soltanto, giusto? Forse, quindi, il vero idiota non era lei, bensì il suo solitario inseguitore…

Accantonando quell’asciutto pensiero, Rhauligan si concentrò sulla situazione immediata. Dunque la finestra era stata lasciata aperta per permettere alle colombe di andare e venire dalla piccionaia, il che spiegava i vetri spalancati e lo sterco di uccello… e confermava inoltre che Narnra si doveva trovare ancora da qualche parte ai piani superiori, se Seno Prosperoso era salita a controllare la causa dell’allarme, quale che fosse la sua natura, che lei aveva attivato involontariamente, per la fretta.

Adesso, ovviamente, Rhauligan avrebbe dovuto tenere d’occhio le scale che provenivano dall’alto per evitare che lei potesse oltrepassarlo senza essere vista, e al tempo stesso avrebbe dovuto evitare di essere scoperto dalle due serve allarmate, quando fossero tornate di sopra e fossero passate davanti al suo nascondiglio armate di attizzatoi.

Forse, le stanze dall’altro lato della scala…

Simile a un fantasma frettoloso, Rhauligan sgusciò lungo il pianerottolo e aggirò le scale, entrando in… in altre stanze buie dal mobilio coperto, dove la polvere imperava sovrana. Quelle camere erano più piccole di quella in cui lui era entrato originariamente, e anch’esse comunicavano le une con le altre mediante arcate. L’assenza di porte che si potessero chiudere doveva rendere molto difficile riscaldare quegli ambienti durante l’inverno, il che probabilmente spiegava per quale motivo quella particolare torre della dimora fosse stata adibita a magazzino… anzi, a ghiacciaia.

Rhauligan stava riflettendo che avrebbe fatto meglio a svoltare e a cercare il punto di osservazione migliore, quando vide… un’altra scala!

Temendo di essere arrivato già troppo tardi, l’Arpista attraversò la camera come un vento di tempesta: la seconda scala era più stretta ed erta, senza dubbio riservata alla servitù, ed era deserta. Rhauligan sbirciò verso di essa, poi si gettò prono sul pavimento impolverato per esaminare i gradini. Sì, ecco un’impronta! E un’altra! La sua preda aveva sceso la scala, e non lo aveva fatto da molto tempo.

* * *

Signore Mascherato, aiutami! pensò Narnra. Quanto è grande questa casa?

Vista dall’esterno, essa appariva effettivamente molto grande, ma lasciarne una parte tanto ampia in balia dell’oscurità e della polvere! Possibile che il proprietario fosse una sorta di eremita rimbambito, che si limitava ad abitarne poche stanze, aggirandosi in esse nel rimuginare sulle glorie passate? O che fosse ridotto a letto da qualche malattia, così a corto di denaro da potersi permettere un numero di servitori sempre più ridotto?

O che, al di là di quell’ala, ci fossero nuove parti più spaziose ed eleganti, complete di torri e saloni, che lei non aveva ancora visto?

D’istinto, Narnra aveva il sospetto che l’ultima ipotesi fosse la più valida.

«Basterà che io continui a essere l’Ombra di Seta», sussurrò, rivolta a se stessa, augurandosi che l’Arpista avesse smesso di inseguirla o che fosse stato sorpreso e bloccato… e sapendo benissimo, dentro di sé, che il suo era soltanto un pio desiderio.

E tuttavia si sentiva… bene. A casa, quando le sue spedizioni notturne procedevano bene, lei aveva quasi l’impressione di fluttuare nel silenzio e nell’oscurità, e che essi l’avviluppassero come un mantello.

La stessa sensazione che stava provando anche adesso.

Sorridendo nell’oscurità, Narnra continuò ad avanzare, chiedendosi cosa avrebbe trovato più avanti. Forse delle stalle, con un fienile in cui nascondersi. In fin dei conti, tutti i nobili possedevano una carrozza, e prima o poi l’usavano per recarsi fuori delle porte cittadine…

* * *

Rhauligan scese la scala il più silenziosamente possibile, cioè senza produrre il minimo rumore, dato che quei gradini erano fatti di vecchia e solida pietra e di spesse assi saldamente inchiodate al loro posto, senza traccia delle scricchiolanti, anche se più eleganti, strutture delle costruzioni moderne.

A mano a mano che scendeva, cominciò a sentire dei rumori, prodotti ovviamente dalla servitù, persone che chiacchieravano e ridevano nell’andare avanti e indietro con le braccia cariche di oggetti, qualcuno che stava spezzettando del cibo su un tagliere e qualcun altro che stava producendo rumori ora secchi ora striscianti.