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«Vangerdahast ha governato questo regno per anni. Azoun regnava, certo, amministrava la giustizia e andava in guerra quando questo si rendeva necessario… ma mediante il suo controllo della corte, tramite le sue manipolazioni di quasi tutti i suoi funzionari, degli Obarskyr stessi e dei molti nobili che avevano contatti con la Corte, era il Mago Reale a provvedere a governare quotidianamente il regno, e in Cormyr regnava l’ordine che lui desiderava… fino al sopraggiungere di quello che i più definiscono il “Drago Demoniaco”. Noi tutti sappiamo cosa sia successo ad Azoun e a Tanalasta, ma io sono anche al corrente del fatto che, a quanto pare, anche Vangerdahast ha dovuto affrontare alcune peripezie e avventure molto pericolose… da solo… rischiando quasi di morire.»

Sollevando lo sguardo dalle profondità del calice che aveva in mano, la Signora di Haelithorntowers trovò fissi su di sé gli occhi scuri di Harnrim Starangh.

«Non sono stati pochi, a corte, coloro che hanno notato come il Mago di Corte apparisse più vecchio e stanco che mai, durante il funerale di Azoun», proseguì la dama, incontrando lo sguardo del Mago Rosso. «I più hanno attribuito la cosa al cordoglio… in quanto l’amicizia che legava il Mago Reale al Dragone Purpureo era leggendaria… e alle fatiche della battaglia, ma fra i Maghi della Guerra più anziani è circolata la voce che si trattasse invece di… problemi più gravi.»

«Continua, signora», la invitò il Mago Rosso, protendendosi avidamente in avanti senza più ricordarsi di mantenere il proprio atteggiamento indifferente.

«Ritengo si possa affermare senza tema di essere smentiti che la morte di Azoun abbia brutalmente ricordato a Vangerdahast che nessun uomo vive in eterno e che neppure a lui rimaneva molto tempo, dato che si stava facendo sempre più debole e fragile. D’altro canto, noi tutti abbiamo visto uomini indeboliti dall’età avanzata aggrapparsi a quel poco che loro rimane come a un viticcio che stia avvizzendo, rimanendo abbarbicati cocciutamente alla vita oltre ogni ragionevolezza… fino a quando il suo perdurare prolunga l’esistenza al di là di ogni godimento o di una sua fine naturale. In Faerûn ci sono legioni di lich a causa di maghi che rifiutano con tutte le loro forze di abbandonare la vita.»

Alzatasi in piedi, Lady Ambrur si allontanò di qualche passo dalla sua sedia; per abitudine, i suoi tre ospiti di sesso maschile seguirono con lo sguardo il suo spostamento e portarono la mano all’elsa della daga o a una bacchetta magica, ma la padrona di casa mosse soltanto un altro passo distratto prima di tornare a voltarsi verso di loro.

«C’era una cosa che Vangerdahast temeva più del cedimento del corpo, e cioè il cedimento della mente. Il progressivo indebolirsi della memoria è un pericolo letale per qualsiasi mago, soprattutto per il Mago Reale di Cormyr, e la sua si era già indebolita a tal punto, nelle cose grandi come in quelle piccole, che i Maghi della Guerra se ne stavano accorgendo quotidianamente. Il Mago Reale non era più in grado di destreggiarsi come un giocoliere fra dozzine di intrighi, di voci messe in circolazione ad arte e di eventi da sincronizzare senza che qualcosa gli sfuggisse di mano… una realtà che non poteva più negare a se stesso e che detestava. D’altro canto, aveva anche paura di affidare a qualcun altro il timone di Cormyr, considerata l’abbondanza di nobili in vena di tradimenti, la cocciutaggine della Principessa Alusair e il fatto che il quinto Azoun è, e continuerà a essere per parecchio tempo, un bambino indifeso.

«Trovare un rimpiazzo adeguato sarebbe potuta essere un’impresa impossibile», continuò Lady Ambrur, guardando verso Lady Cardellith e rivolgendosi ora direttamente a lei. «La morte avrebbe potuto sorprenderlo mentre lo stava ancora cercando, ma per la prima volta nella sua vita, Vangerdahast è stato fortunato, o forse Mystra gli ha sorriso, perché ha trovato Caladnei.»

«Certo, lei non è il vecchio, saggio Vangerdahast, ma saprà cavarsela, perché ha gioventù, vigore, e la capacità di collaborare con Alusair con lo stesso affiatamento che Vangey aveva creato con Azoun. Questo ha permesso a Vangerdahast di ritirarsi dalla carica prima di commettere qualche errore che portasse a un effettivo disastro e rivelasse a mezzo regno quanto fosse ora grave la debolezza che imperava nella Corte Reale. Di conseguenza, lui si è affrettato a cogliere la palla al balzo, giustificando la sua decisione con il desiderio, da tempo nutrito, di essere libero dai meschini intrighi e dai doveri legati all’etichetta e alla routine della Corte che assorbivano tutto il suo tempo, e di poter fare qualcosa di importante prima di morire.»

Interrompendosi, Lady Joysil si girò di scatto a fissare il mago Incantesimi Oscuri e i due mercanti marsembani.

«Questa è l’ambizione che pungola Vangerdahast, signori, un’ambizione che è cresciuta dentro di lui già da alcuni anni, da quando ha ritenuto di essere riuscito a educare e a guidare con successo il grande Azoun. Vangerdahast si è visto come un’abile guida, un ottimo maestro, un eccellente manipolatore e un valido timoniere per il regno… ma altri Maghi Reali di Cormyr hanno saputo fare altrettanto, e Vangerdahast vuole di più, vuole lasciare il proprio marchio nella storia, in modo che nei secoli a venire gli uomini possano dire: “Certo, Baerauble è stato il Sommo Mago che ha fondato il regno, ma Vangerdahast… probabilmente lui è stato il più grande di tutti”. È un genere di ambizione che temo affiori di frequente, fra i maghi.»

Harnrim «Incantesimi Oscuri» Starangh non accennò neppure un sorriso di fronte a quella battuta scherzosa, ma d’altro canto adesso Lady Ambrur stava fissando gli occhi sgranati e sorpresi dell’importatore Aumun Bezrar, e non stava più incontrando lo sguardo del Mago Rosso.

«Vangerdahast ha costruito uno stato solido come una grande nave e ne ha modellato il timoniere», riprese poi la nobildonna, «quindi per lui il termine “grandi cose” non significa devastare una città o sventrare castelli in cui siano ancora asserragliati arcimaghi e re. In modo molto difficile e costoso, sono riuscita ad apprendere che per lui sono importanti due cose specifiche. Una di esse è personale: generare un erede e godere dell’amore e della compagnia di una donna, cosa che non ha osato concedersi finché prestava servizio come Mago Reale. Quanto all’altra, si tratta di un ultimo dono per Cormyr, la sua eredità: modellare una grande opera di magia, una rete di incantesimi che continui a difendere e a proteggere Cormyr anche dopo la sua morte».

Di colpo, Lady Ambrur smise di parlare e si rimise a sedere.

Il silenzio si prolungò, quasi echeggiando nella vasta sala quasi vuota, fino a quando il mago Incantesimi Oscuri si riscosse e si decise a infrangerlo in tono sommesso.

«Signora, hai qualche idea riguardo al modo in cui questa rete di incantesimi difenderà il regno?» chiese. «Un’apposizione di sigilli così massiccia… se di questo si tratta… attingerebbe notevolmente alla forza vitale di tutto ciò che si trova all’interno del regno e non potrebbe passare inosservata. Soprattutto, non potrebbe evitare di modificare la vita stessa di Cormyr, sia tramite il modo di operare della magia, sia a causa di altre eventuali proprietà insite in essa. Una cosa del genere diventerebbe per molti maghi un tesoro da rubare… o una barriera contro cui misurare le proprie forze… e non potrebbe durare a lungo. Di conseguenza, mi sembra improbabile che si tratti di un sistema di sigilli. Le tue… fonti… hanno accennato alla natura di questa grande magia?»