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«Esse ritengono», annuì la Signora di Haelithorntowers, senza sorridere, «che essa preveda di vincolare degli eroi perché difendano il regno al posto dei distrutti Signori Dormienti».

«Degli eroi?» ripeté Starangh, accigliandosi. «Quale grande magia può mai essere necessaria per vincolare una manciata di uomini, sia pure contro la loro volontà? Gli uomini possono essere sottoposti a coercizione, e non ci può volere molto tempo a trovarli… né a forgiare la magia che li vincoli. Lui deve conoscere i necessari incantesimi bene quanto me.»

«Secondo le informazioni in mio possesso», ribatté Joysil, scuotendo il capo, «quelli che Vangerdahast sta modellando sarebbero tutti incantesimi nuovi… e parrebbe che lui stia avendo una notevole difficoltà a realizzarli».

«In tal caso» sorrise Starangh, «intende vincolare qualcosa di più che non semplici eroi. E dove starebbe facendo tutto questo?».

«Nella foresta, sulla Strada di Starwater, c’è un villaggio chiamato Bocca delle Gargoyle, un luogo in cui la magia non può essere utilizzata senza che sfugga a ogni controllo e impazzisca, una maledizione nota da secoli e la cui effettività è facilmente dimostrabile. Alcuni Maghi della Guerra anziani sono però stati uditi mentre rivelavano a determinati Arpisti che molto tempo fa un Mago Reale del regno ha creato un nascondiglio in una caverna vicina al villaggio, e che esso è poi stato usato dai suoi successori. Le magie operate in quel nascondiglio sono nascoste agli occhi di chiunque potrebbe essere indotto a indagare su di esse, perché qualsiasi emanazione, scarica o effetto magico strano viene attribuito alla maledizione.»

«Quindi dozzine di Maghi della Guerra sarebbero al corrente dell’esistenza di questa caverna e di ciò che accade in essa… e sono davvero riusciti a mantenere il segreto per tutti questi anni?» esclamò Harnrim Starangh, socchiudendo gli occhi con fare sospettoso.

«No. La sua esistenza è nota a pochissimi, perché di norma i Maghi Reali vi si recano da soli.»

«In tal caso, chi si aggira per quei boschi per tenere alla larga fuorilegge, Arpisti troppo curiosi e viandanti che abbiano sbagliato strada?»

«Questo è l’aspetto più interessante dell’intera faccenda», replicò Lady Ambrur, protendendosi in avanti per fissare il Mago Rosso negli occhi. «A quanto pare, le persone che si avvicinano troppo al nascondiglio senza seguire la pista giusta… no, mi dispiace, ma non sono riuscita a scoprire con esattezza quale essa sia… s’imbattono in creature di Mystra, spettri da guardia, fantasmi di maghi e altre entità del genere, che le respingono con la magia; oppure, più semplicemente, muovono un passo nella direzione sbagliata e si trovano a essere teleportati dall’altra parte di Faerûn… ogni volta in un posto diverso, a quanto sembra. La maggior parte dei Maghi della Guerra che pattuglia quell’area ha l’ordine di individuare chi si avvicina e riferirne la presenza a Laspeera o ai suoi maghi anziani più fidati, quasi tutti informati soltanto del fatto che nelle vicinanze della Bocca delle Gargoyle c’è qualcosa di prezioso, la cui stessa esistenza costituisce un segreto di stato.»

«È quindi presumibile che pochi, selezionati Maghi della Guerra anziani conoscano il percorso per raggiungere quel rifugio», mormorò Starangh, chinando il mento sulla punta congiunta delle dita, poi di colpo sfoggiò un ampio sorriso e aggiunse: «Sarai pagata molto bene, Lady Ambrur».

Nel parlare, aprì una sacca da cintura e ne prelevò venti rubini grossi quanto un pollice, disponendoli sul tavolo che aveva davanti.

«Considerali un primo, insignificante pagamento… un dono, se preferisci», disse. «Il loro valore non rientra nella somma concordata, che ti sarà consegnata domani. Ritengo infatti che tu te la sia ampiamente guadagnata… se dimenticherai tutto quello che hai detto stanotte, non parlandone mai più con nessun altro, e scorderai anche i nostri nomi e i nostri volti.»

Quanto a Nouméa Cardellith, le scoccò una lunga occhiata pensosa ma non le disse nulla, mentre si alzava in piedi con un singolo movimento fluido.

«Riguardo a questa faccenda, hai appreso qualche altra cosa che mi possa interessare?» chiese a Lady Ambrur, nel rivolgerle un cortese cenno di commiato.

«Non ancora», replicò la dama, in tono grave.

«Non importa. Mi hai reso un grande servigio, signora, e ora non intendo abusare oltre del tuo tempo.»

Inchinandosi, Starangh si girò di scatto e si diresse verso la porta. In silenzio, i due mercanti si alzarono a loro volta, abbozzarono un goffo inchino e si affrettarono a seguire il mago.

Quando le porte si furono richiuse alle spalle dei tre, Lady Ambrur si girò verso l’unica ospite rimasta.

«Allora?» domandò con un sorriso. «Cosa ne pensi?»

Nouméa la fissò con i suoi grandi occhi scuri e scosse appena il capo.

«Non mi fido di quell’uomo», sussurrò.

«E non devi farlo», approvò la sua ospite. «Quei rubini contengono qualche incantesimo?»

Nouméa si alzò, si avvicinò alle gemme e protese la mano su di esse, senza toccarle.

«Sì», confermò in tono cupo, senza traccia di sorpresa sul volto.

«Non li toccare e non riversare su di essi magie di sorta», annuì Lady Ambrur. «Anzi, non usare più nessuna magia in questa stanza. Al tuo posto, questa stessa notte farei ricorso a qualche incantesimo per travestirmi e mi terrei nascosta per qualche mese in una terra lontana, perché i Maghi Rossi tendono ad avere le braccia molto lunghe e un affinato senso della crudeltà.»

«Ma tu cosa farai?» chiese Nouméa, accennando ai rubini con l’altra mano. «Come ti regolerai, se lui dovesse inviare qualcosa di letale, insieme al pagamento?»

«Sono in grado di proteggermi», garantì in tono sommesso la Signora di Haelithorntowers, sfoggiando un sorriso non molto dissimile da quello del Mago Rosso. «Come Vangerdahast, anch’io ho alcuni compiti importanti che intendo ultimare prima di morire.»

11.

Un mago in ogni rifugio

E così alla fine sono stato costretto a lasciarmi il mondo alle spalle per nascondermi. Mi sono creato un buco in cui rifugiarmi, l’ho richiuso alle mie spalle, ed ecco fatto: ero scomparso nel nulla.

Il personaggio dell’Arcimago Greatghalont
nella Scena Prima della commedia Epiloghi a Innarlith
di Skamart «l’Astuto» Thallea
rappresentata per la prima volta nell’Anno del Tuono

Ci fu un momento di azzurre nebbie che accompagnarono una caduta interminabile, poi avvertirono la solida pietra sotto gli stivali, videro la luce intensa del sole del mattino e fiutarono un odore di salsiccia troppo cotta e di pane tostato bruciacchiato.

«Sono già stata qui una volta, una sola, quando Vangerdahast mi stava mettendo alla prova», affermò Caladnei, guardandosi intorno. «In quell’occasione lui ha però schermato in qualche modo il percorso, nascondendomelo, e non sino più riuscita a trovare il modo di tornare.»

Accanto a lei, Myrmeen Lhal si stava guardando intorno con cautela, scrutando in tutte le direzioni con la spada parzialmente snudata. Quando poi scoccò a Elminster un’occhiata che grondava veleno, il Vecchio Mago reagì con un sorriso e le mandò un bacio, a cui lei rispose fissandolo con aria glaciale.

I tre si trovavano in una dispensa pavimentata con lastre di arenaria, il cui basso soffitto arcuato era a non più di una spanna al di sopra delle loro teste; più avanti, al di là di due tavoli ingombri e di una sedia dallo schienale ricurvo coperto di asciugamani piuttosto sporchi, si scorgeva quella che sembrava essere una cucina, dove un piano di marmo sfregiato, affiancato a due lavandini, era nascosto da un mucchio di pentole e di piatti sporchi; al di sopra del piano c’era una finestra incassata in profondità in un terrapieno coperto di felci, da dove essa si affacciava su una gradevole radura boschiva.