«No, Vangerdahast», lo corresse Elminster, con calma, «tu non puoi osare di non dire tutta la verità a queste due persone: la Maga Reale di Cormyr e un funzionario inviato come testimone dalla Corona».
«Non sei più il mio maestro, El», ribatté con freddezza Vangerdahast, «e non ho più bisogno delle tue lezioni sull’obbedienza o sull’autorità morale. A mio parere, che è condiviso da molti abitanti di Faerûn, le tue azioni non ti permettono di criticare chiunque altro al mondo a questi riguardi».
«Vangey», avvertì Elminster, sempre in tono gentile, «la mia non è una richiesta. È un ordine». Poi mosse un altro passo in avanti e aggiunse: «Entrambi siamo caduti molto tempo fa nella trappola del “il potere da’ il diritto, e comunque so che questo è giusto, quindi sta’ fermo mentre ti sistemo”… e oserei dire che entrambi abbiamo trovato più facile rimanere al suo interno. Io ci sono ancora adesso. Ora mi risponderai».
«Non intendo farlo», ringhiò Vangerdahast. «Io… io…»
«Sei disgustato da quanto io riesca a essere crudele e tirannico?» domandò Elminster, con voce che era quasi un sussurro. «Lo sono anch’io, vecchio amico, lo sono anch’io, ma molto tempo fa mi sono schierato dalla parte di Mystra, e faccio ciò che lei si aspetta da me. Tuttavia, il mio disgusto di me stesso non è ancora arrivato al punto da indurmi a opporle un rifiuto e sfidarla.»
Mentre parlava, il Vecchio Mago era consapevole che le due donne stavano istintivamente indietreggiando per allontanarsi da lui, la preoccupazione che sul loro volto combatteva con l’apprensione.
«Come te», continuò, senza mai distogliere lo sguardo da quello del suo allievo di un tempo, «sento infine gli artigli del tempo che cominciano ad aggredirmi. Anch’io non so con esattezza quanto mi rimanga da vivere, ma avverto che non è molto, e come te mi sento indotto a fare tutto quello che desidero, il più in fretta possibile, senza curarmi di tutti questi giovani stolti che m’intralciano la strada. So esattamente come ti senti, Vangey, credimi».
«Per questo motivo», continuò, sollevando una mano aperta, come se stesse offrendo qualcosa d’invisibile, «adesso intendo costringerti spietatamente a parlare… sarà una cosa spiacevole, ma è assolutamente necessaria, e se non altro ih questo modo faremo più in fretta».
Vangerdahast lo fissò con occhi roventi, tremando e facendosi paonazzo in volto nel cercare di lottare contro i vincoli invisibili della sua magia. Alla fine emise un breve e inarticolato grido di frustrazione e si arrese, accasciandosi inerte a mezz’aria.
«Fammi le tue domande», concesse, con amarezza.
«Mi dispiace, Vangerdahast», disse Elminster. «Innanzitutto, che genere di creature hai intenzione di vincolare, esattamente, con questi incantesimi segreti che stai forgiando?».
«Quali incantesimi segre…»
«Voglio la verità, Vangerdahast», ordinò Elminster, calmo ma implacabile. «La verità, se riesci ancora a ricordarti cosa sia, dopo tanti anni vissuti a corte.»
«Dei draghi», ammise Vangerdahast, fissandolo con occhi roventi. «Benevoli o neutrali.»
Caladnei e Myrmeen trattennero entrambe il respiro così bruscamente che quasi sussultarono, e incenerirono Vangerdahast con un’occhiata. Dunque era vero!
«Vincolati spontaneamente o contro la loro volontà?» continuò Elminster, senza degnare di un’occhiata le due donne.
L’ex-Mago Reale parve contrarsi su se stesso e rimpicciolire.
«Spontaneamente, se possibile», mormorò.
«Per svegliarsi in risposta a quale segnale?»
«Quando convocati.»
«Vangey», disse Elminster, fissando l’altro mago con espressione acida, «dobbiamo proprio continuare in questo modo, strappandoti ogni parola di bocca come se si trattasse di un pesce preso all’amo che viene trascinato a riva? In questa stanza non c’è nessuno che non ti consideri il salvatore e il valido difensore di Cormyr, la spina dorsale stessa del regno. Ammiriamo l’eredità che intendi lasciarti alle spalle… quindi perché non discuterne apertamente? Nessuno di noi tre vuole vedere Cormyr sopraffatta dai Maghi Rossi e dagli Zhentarim… o da tutti gli altri che verrebbero a dare la caccia a te e ai tuoi incantesimi, quindi è tutt’altro che probabile che noi si riveli a chiunque altro quello che sentiremo. Se loro lo vorranno, provvederò addirittura a schermare la mente di queste due dame, in modo che chiunque cerchi di leggere i loro pensieri o i loro ricordi venga investito da una magia che lo ridurrà a un idiota per qualche giorno, quindi perché non ti decidi a parlare liberamente?».
«D’accordo», sospirò Vangerdahast, socchiudendo gli occhi. «La mia intenzione è che i draghi guardiani vengano destati da chiunque sia in grado di pronunciare le parole di evocazione giuste. Perché esse funzionino, chi le pronuncerà dovrà trovare l’area attiva del portale giusto… dovrebbero esserci almeno due “portali giusti” per drago… e posizionarsi su di essa tenendo in mano un oggetto fatto della sostanza richiesta.»
«E di che sostanza si tratta?»
«Non lo so ancora. Con ogni probabilità si tratterà di una gemma di qualche tipo, ma è una cosa che non ho ancora deciso, e sarei comunque propenso a stabilire in tutti i casi due sostanze permesse, che possano funzionare entrambe. Ovviamente, sarebbe meglio se si trattasse di sostanze in grado di durare nel tempo.»
«Non c’è dubbio al riguardo. A quali ordini dovranno obbedire questi guardiani vincolati, una volta che saranno ridestati?»
L’ex-Mago Reale scoccò una rapida occhiata in direzione di Caladnei, e si affrettò a distogliere lo sguardo nel notare la sua espressione furente.
«Difendere e preservare il regno, il suo governo e quanti gli sono fedeli», rispose, con voce che era quasi un sospiro. «Colpire tutti i nemici del regno che il guardiano in questione sarà in grado di identificare come tali o che gli verranno indicati da chi l’avrà evocato e da altri esseri di cui il guardiano arriverà a fidarsi.»
«Di cui arriverà a fidarsi?» ripeté Elminster.
«In ultima analisi, tutto si riduce alla fiducia», borbottò Vangey, fissando il pavimento. «Sempre.»
Una delle due donne trattenne di nuovo il respiro in un sonoro sussulto, soffocando un violento singhiozzo che parve prossimo a trasformarsi in un fiotto di parole furenti.
Sfoggiando un sorriso privo di allegria, Elminster guardò in direzione delle due dame… Myrmeen con la spada sguainata in atteggiamento guardingo, pronta ad assalire l’uno o l’altro dei due maghi, e Caladnei che ribolliva di rabbia, bianca in volto e con le mani serrate a tal punto intorno allo schienale di una sedia da far supporre che stessero per schiacciarne il legno… e chiese:
«A chi obbedirebbero quei guardiani? Con chi si alleerebbero o collaborerebbero?».
«Il loro comandante sarebbe chi li avrà evocati», replicò Vangerdahast, «ma essi sarebbero svincolati dall’obbedirgli, all’istante e per sempre, se venisse ordinato loro di far del male a un qualsiasi membro della famiglia regnante Obarskyr, di danneggiare qualsiasi castello o fortificazione di Cormyr e… non ho ancora specificato le altre condizioni».
«Per lasciarti la libertà di modificarle in qualsiasi momento?» scattò Caladnei.
Il mago fluttuante nell’aria rimase in silenzio per un momento.
«No», affermò poi, lentamente, prima che Elminster potesse ordinargli di rispondere. «Io… non ho ancora deciso quanto debba essere lunga e precisa la lista dei comandi da imporre ai guardiani, e quali debbano essere le loro esatte specifiche.»
«E che accadrebbe se dovesse essere un Obarskyr a mettere in pericolo il regno?» chiese in tono tagliente la Maga Reale.