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«Questo è esattamente il problema con cui sono alle prese da alcuni mesi», ammise Vangerdahast, girando la testa nella sua direzione, «ma non ho ancora trovato una giusta soluzione».

Caladnei parve sul punto di aggiungere altro… parole roventi, a giudicare dal tremito che la scuoteva… ma poi si limitò ad agitare con rabbia una mano come per accantonare le parole del mago e distolse il volto di scatto.

«Dove verranno tenuti questi guardiani vincolati, finché rimarranno in stasi?» continuò con calma Elminster, come se Caladnei non avesse parlato.

«In uno spazio extra-dimensionale ancorato ad almeno sette portali sparsi per tutto Cormyr, soltanto due dei quali saranno resi noti a qualcun altro, oltre a me», fu la pronta risposta di Vangerdahast.

«Chi conoscerà l’ubicazione della loro dimora?»

«Nessuno, se potrò impedirlo.»

Elminster annuì, indietreggiò di un passo e permise al suo antico allievo di scendere leggermente verso il pavimento.

«Come saranno protetti i draghi, mentre si troveranno in stasi?»

Per un momento, l’ombra di un sorriso affiorò sulle labbra di Vangerdahast.

«Non lo saranno affatto, almeno sulla base dei progressi fatti finora dai miei incantesimi. Tuttavia, dovrò fornire delle protezioni, se voglio che questo piano possa funzionare.»

«Una volta risvegliati per prestare i loro servigi, i guardiani torneranno poi a essere soggetti al vincolo?» proseguì Elminster, annuendo ancora.

«No», replicò con riluttanza Vangey. «Saranno liberi, anche se potrebbero essere nuovamente vincolati da chiunque conoscesse i giusti incantesimi. Si tratterebbe peraltro di un lungo processo, che richiederebbe la presenza fisica del guardiano da vincolare, il che significa che il drago dovrebbe essere prima sottomesso in qualche modo… o accettare spontaneamente di rientrare in stasi.»

«Nel nome di Mystra!» gridò Caladnei, cedendo infine all’ira. «Mago, sono sgomenta! Sono allibita! Disgustata da questo tradimento del regno che entrambi amiamo! Come hai potuto? Dopo aver servito questo regno e averlo tenuto insieme nel corso di anni di lotte e di sventure, adesso ti stai accingendo a infrangerlo per un puro atto di orgoglio? È una follia da irresponsabile!»

«Oho!» mormorò Elminster. «Bella frase.»

Oltrepassandolo a grandi passi, la Maga Reale si fermò sotto il volto segnato e infelice di Vangerdahast, agitando con rabbia un pugno verso di lui.

«Sono sgomenta che un Mago Reale del regno… cosa che tu sei ancora, sia che porti o meno tale titolo… abbia potuto agire in modo così folle e pericoloso, contemplando l’idea di forgiare una lama con cui colpire il cuore stesso di Cormyr! E poi, complottare una cosa del genere senza dirlo a nessuno… usandomi come fantoccio e paravento!»

«Ragazza», ribatté in tono triste il mago fluttuante nell’aria, «la forza stessa di questa lama è, e sempre sarà, la segretezza. Tu sei la speranza del regno, e il suo futuro», continuò con voce più forte, sollevando il capo, «e sono convinto di aver fatto la scelta giusta, ma sei ancora giovane e inesperta mentre io sono quello che sa meglio di qualsiasi uomo, donna o bestia vivente, di cosa Cormyr abbia davvero bisogno… che questo ti piaccia o meno».

Caladnei rimase a bocca aperta per lo stupore, la mascella che le si contraeva per l’ira mentre si sforzava di dominare la propria furia incandescente quanto bastava per trovare le parole giuste da scagliare contro il suo mentore.

«C’è una cosa che sono disposto ad ammettere, Cala», affermò questi, con un gelido sorriso. «Spesso ho detestato le cose che ho dovuto fare per servire il regno… e ciò che quelle cose hanno a loro volta fatto a me, nel corso degli anni».

«Tu… tu! Tu!», ringhiò la Maga Reale, i pugni serrati lungo i fianchi, farfugliando e quasi piangendo per la rabbia. «C’è… no… come…»

Un lungo dito le accarezzò con gentilezza una guancia, inducendola a girarsi di scatto per la sorpresa, gli occhi fiammeggianti e le mani che già si affrettavano a modellare un incantesimo… solo per immobilizzarsi a metà del gesto nel trovarsi faccia a faccia con Elminster di Shadowdale, che la stava guardando con espressione gentile.

«Avanti, ragazza, adesso calmati», mormorò il Vecchio Mago. «Hai tutte le ragioni per essere furente di essere stata tenuta all’oscuro, ma adesso prova a immaginare che il futuro di Cormyr dipenda dalla tua capacità di mantenere la mente calma e di saper valutare le cose con freddezza… perché in effetti è così. Ora smettila di dare sfogo all’ira, mostra di possedere lo stesso ferreo autocontrollo che Alusair è in grado di conservare per quasi due secondi di fila, quando è necessario… e ascoltami».

Pur con il respiro affannoso e gli occhi roventi, Caladnei sollevò di scatto le mani in un gesto di assenso; alle sue spalle Myrmeen… che aveva sfoggiato un cupo sorriso nel sentire El accennare all’autocontrollo di Alusair… annuì a sua volta e abbassò la spada.

«Per quanto poco possa piacerti da un punto di vista personale, c’è qualcosa di valido nelle parole che Vangey ti ha appena rivolto, Maga Reale», dichiarò Elminster, afferrando Caladnei per le spalle e fissandola negli occhi.

«È ovvio che tu lo pensi!» ringhiò Caladnei. «Tu hai agito esattamente come lui… per secoli! Hai manipolato e ingannato con altezzosa segretezza… comportandoti in ogni modo esattamente come ha fatto questo vecchio cane astuto qui presente!»

«Certamente!» sorrise Elminster, assestandole un’allegra pacca sulle spalle. «Hai colpito nel segno! E se sopravviverai per servire Mystra a lungo quanto me, con ogni probabilità ti comporterai anche tu nello stesso modo!»

«Questa non è una cosa da ridere!» sibilò a denti stretti la Maga Reale. «E non tentare di rifilarmi la storiella secondo cui servire Mystra ti avrebbe spinto oltre i limiti della sanità mentale! Se sei in grado di disquisire di “cose giuste” e di “meriti” e di emettere continuamente giudizi, allora devi anche ammettere di aver conservato la capacità di giudicare!»

Continuando a sorridere, Elminster la strinse in un abbraccio, sopportando come un inattaccabile spettro sorridente la tempesta di calci, gomitate, graffi e ginocchiate che seguì e continuando nel frattempo a mormorare parole di conforto, come uno zio affettuoso avrebbe fatto con una bambina sconvolta.

«Così va bene, lascia affiorare l’ira… lasciala uscire, sì, così va bene. Però puoi fare molto più di questo, puoi essere una valida Maga Reale. E una brava Maga Reale, una volta informata appieno del piano segreto di Vangerdahast, e quindi messa sul chi vive, non dovrebbe sprecare altro tempo indugiando qui a inveire e a gridare… mentre le crisi quotidiane che affliggono il regno si accumulano alle sue spalle senza che lei se ne curi.»

Poi la lasciò andare e indietreggiò… forse un po’ troppo in fretta.

Per un momento Caladnei continuò a fissarlo con occhi roventi, il respiro affannoso.

«Sì, Vecchio Mago, hai ragione», ammise poi, a denti stretti. «A patto che tu provveda a che non mi sia in seguito impedito con qualche incantesimo di raggiungere di nuovo questo posto, adesso dovrei andarmene, per riflettere, calmarmi, e guardare avanti.»

Poi si volse e scoccò un’occhiata significativa a Myrmeen Lhal. Soltanto Elminster aveva scorto il sorriso che pochi istanti prima aveva aleggiato sulle labbra della Signora di Arabel, sorriso di cui ora non rimaneva traccia mentre lei annuiva come in risposta a un ordine e si faceva avanti per fissare Elminster e Vangerdahast con espressione inflessibile.

«Io rimarrò qui a sorvegliare Vangerdahast, per il bene del regno», annunciò con fermezza. «Elminster, per favore, fallo tornare a terra… e poi ti chiedo di fare un’alta cosa per me: forniscimi una protezione che impedisca a un Mago Reale quasi in pensione di manipolare la mia mente con la magia.»