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«Certamente», sorrise Elminster.

Alle loro spalle, Vangerdahast farfugliò una serie di proteste che vennero universalmente ignorate mentre il Vecchio Mago allargava le mani e muoveva un passo in direzione di Myrmeen… facendo apparire dal nulla uno schermo opaco che li avvolse entrambi.

Vangerdahast si abbatté al suolo come se fosse stato gettato giù da un carretto. Sussultando e zoppicando, si avvicinò allo schermo… soltanto per arrestarsi di colpo quando Caladnei lo aggirò a sua volta per intercettarlo, una bacchetta in ciascuna mano e un bagliore freddo e duro negli occhi.

«Avanti», lo incitò con voce cupa, «muovi un altro passo… ed entrambi rimpiangeremo lo scontro che seguirà. Se necessario, sono pronta a morire per difendere Cormyr dall’uomo che l’ha reso grande. Se volevi una schiava priva di spina dorsale, Vangerdahast, non avresti dovuto scegliere me».

«Non volevo nulla del genere e tuttora non lo desidero», ringhiò l’ex-Mago Reale. «Ma… cosa sta combinando Elminster, là dentro?»

«Se sta pensando quello che penso io, sta apponendo incantesimi su Myrmeen e sulle sue armi», fu la tagliente risposta di Caladnei. «Dovrai faticare parecchio per riconquistare la nostra fiducia, vecchio.»

«Ragazza, ragazza», commentò Elminster alle sue spalle, in tono di rimprovero, «dovrò proprio portarti via immediatamente, prima che tu trovi altre parole fredde e dolorose da rivolgere all’uomo che ti ha fatto l’onore di sceglierti a succedergli».

Caladnei si girò di scatto, ma il sorridente Elminster le posò una mano sul braccio prima che lei avesse il tempo di dire una sola parola di più… e un istante più tardi nella cucina in disordine ci furono una Maga Reale di Cormyr e un Prescelto di Mystra in meno.

Vangerdahast e Myrmeen si fissarono a vicenda attraverso quello spazio improvvisamente vuoto.

Il mago squadrò con freddezza la guerriera da testa a piedi, dalla spada snudata ai malconci e rammendati indumenti di cuoio, e un lento sogghigno gli affiorò sul volto.

Dal canto suo, Myrmeen lo esaminò a sua volta da testa a piedi con le sopracciglia inarcate, scosse il capo con un sorriso di derisione e gli passò accanto con decisione.

«Non toccare niente!» ringhiò il mago, girandosi di scatto per vedere dove lei stesse andando e cosa stesse facendo.

A tre passi di distanza, Myrmeen era ferma con le mani sui fianchi, intenta a girare lentamente su se stessa nell’esaminare con disgusto lo stato in cui versava la cucina.

«È questo ciò che hai mangiato finora?» commentò la Signora di Arabel, voltandosi a guardarlo con il naso arricciato per il disgusto. «Non mi meraviglia che la tua mente sia così annebbiata!»

12.

Fuoco di drago

Che vengano tempeste, grandi onde, terremoti, fulmini tali da abbattere gli dei e fuoco di drago, Faerûn sopravviverà. E noi piccole creature presenti su di esso? Non ne sono così sicuro.

Il personaggio di Nars il Cieco

nella Scena Seconda della commedia Quattro Spade Insanguinate

di Corsour Hamadder di Waterdeep

rappresentata per la prima volta nell’Anno delle Fanciulle della Notte

Le torce stavano cominciando a spegnersi, una dopo l’altra, immergendo in una crescente oscurità il grande salone di Haelithorntowers. Due figure vestite di cuoio, da tempo immobili, si mossero di colpo all’unisono, entrambe per ritrarsi con cautela dalla ringhiera della balconata per poi sollevare la testa e fissarsi a vicenda.

Narnra Shalace non rivolse al suo inseguitore l’ormai abituale occhiata rovente, perché come Rhauligan, anche lei sapeva riconoscere il tradimento e il disastro incombente insiti in quanto avevano sentito. Quello era il genere di discorsi velati di minacce che lei era certa si tenessero di continuo all’interno delle abitazioni dei ricchi e dei nobili di Waterdeep… anche se non era mai stata tanto stolta da tentare di entrare in posti del genere, dotati di allarmi magici, di sigilli protettivi e di guardie zelanti.

Non c’era da meravigliarsi che quei nobili non volessero permettere a nessuno di avvicinarsi abbastanza da sentire quello che dicevano. L’usuraio Caethur avrebbe dovuto faticare per anni per arrivare a tramare complotti così ambiziosi.

Con espressione quasi pensosa, Narnra guardò ancora verso Rhauligan attraverso lo spazio che li separava, consapevole di aver appena accumulato un altro motivo per evitare l’Arpista senza essere vista da nessun abitante di quella casa. Un motivo estremamente valido.

Mantenersi in vita almeno per qualche altra notte.

* * *

Era una mattina luminosa, a Candlekeep, con una brezza che soffiava dal mare, così tesa che avrebbe potuto essere benissimo definita un forte vento. Esso faceva agitare e sbattere con violenza gli stendardi di un nobile di rango minore di Tethyr, che con la sua scorta precedeva Lady Nouméa Cardellith lungo l’ultimo tratto della Via del Leone. I membri della retroguardia di quel personaggio… sei cavalieri in armatura lucente che cavalcavano stringendo nelle mani guantate di ferro lunghe asce complete anche di picca… stavano adocchiando con sospetto Nouméa, e almeno due di essi facevano costantemente in modo di trovarsi sui lati opposti del nobile che stavano scortando, in modo da non perderla mai di vista.

E non c’era da meravigliarsi di quelle precauzioni, perché anche se grazie alla magia adesso Nouméa aveva l’aspetto di un occhialuto mercante di Lantan, solo, appiedato e munito soltanto di uno zaino di cuoio appeso a una spalla, d’altro canto lei era apparsa dal nulla, in maniera improvvisa, materializzandosi nell’atto di camminare. Pur supponendo che non avessero mai visto utilizzare nella pratica un incantesimo di teletrasporto, le guardie del nobile ne avevano di certo sentito parlare, e ne sapevano abbastanza da adottare le dovute cautele in presenza di quello che doveva essere un potente mago.

O qualcosa di peggio.

Di conseguenza, quando infine il gruppo raggiunse la struttura vera e propria di Candlekeep, e si fermò per parlare con i monaci che ne custodivano le porte, i cavalieri si girarono per spianare davanti a Nouméa una fila di picche scintillanti.

Arrestandosi, Nouméa rivolse loro un cortese cenno del capo e si dispose ad attendere con calma. Quando giunse il suo turno di avvicinarsi alle alte porte… sbarre verticali rinforzate da incantesimi e spesse quanto il suo braccio, contrassegnate con lo stemma del castello e delle fiamme proprio di Candlekeep e custodite da cinque preti dalle vesti purpuree… lei consegnò all’inespressivo monaco che le si era avvicinato un libro prelevato dallo zaino, e attese mentre lui apriva con cautela la carta che lo avvolgeva.

«“La vita del verme del legno sembiano”», lesse questi ad alta voce, in tono privo di inflessioni, poi aprì il volume con dita gentili, ne esaminò alcune pagine, si soffermò a scrutare quelli che erano inconfondibili simboli magici… piccole protezioni efficaci anche contro i vermi della carta, come lui notò con un percepibile sospiro eccitato… poi sollevò lo sguardo e aggiunse: «Un dono notevole e prezioso. Sei il benvenuto fra le nostre mura, ricercatore di saggezza. Come ti chiami, da quale terra provieni e cosa cerchi qui?».

«Sono Roblar di Lantan, commercio su e giù per la Costa delle Spade e di recente sono stato in Sembia per esaminare alcuni testi. Ciò che più mi interessa sono l’opera di Thelgul, I metalli vivono?, e quella di Bracetar, Annotazioni su come conservare cibi e unguenti».

Il monaco sorrise per la prima volta, cosa che parve trasformare il suo volto e diede a Nouméa l’impressione che quella non fosse un’espressione che lui assumeva spesso.

«Sii il benvenuto qui, Roblar, a patto che tratti i libri con la reverenza che meritano, evitando di danneggiarli con fuoco, umidità o pagine strappate, sottraendo così il sapere agli occhi di altri. Attraversa il cortile che vedi davanti a te, fino a quella porta verde, e fornisci il tuo nome al Custode della Porta di Smeraldo. Ti verranno dati cibo, un bagno e un alloggio dove dormire, oltre a un appuntamento con il monaco che ti accompagnerà nella tua prima visita alle sale dove sono tenuti i volumi.»