Nessuno seguì il suo tragitto successivo, perché gli ultimi due sicari balzarono in avanti e giù dal tavolo, lanciandosi all’attacco. La sola reazione di Lady Ambrur fu quella di bere un altro sorso di vino.
Nel venire avanti, uno dei suoi assalitori estrasse lame dai punti più assortiti del proprio abbigliamento e le scagliò in una vera e propria tempesta d’acciaio, ma le daghe fendettero soltanto l’aria, cadendo rumorosamente al suolo al di là del letto, perché d’un tratto Lady Joysil non era più su di esso.
La dama riapparve accanto al tavolo, il bicchiere ancora accostato alle labbra, e attivò con freddezza la propria bacchetta magica, il cui raggio argenteo si trasformò in un’esplosione carminia nel disintegrare la testa e il cervello del sicario che non aveva ancora fatto ricorso al proprio arsenale.
Decapitato e barcollante, il cadavere privo di testa oscillò in avanti e si afflosciò sul pavimento. L’assassino superstite si girò di scatto con un ringhio… e balzò da un lato quando la bacchetta entrò ancora in funzione, rotolando lontano senza riportare danni.
Rapido e agile, scattò quindi all’attacco zigzagando di qua e di là, in modo da evitare le scariche della bacchetta, mentre correva in avanti per arrivare a portata della nobildonna…
Che svanì ancora una volta. L’assassino incappucciato non s’immobilizzò e continuò invece a correre e a schivare mentre si guardava intorno per cercarla, cosa che lo salvò dalla successiva scarica della bacchetta, che fece a pezzi un grosso vaso contenente una pianta di lingua di drago, nel momento in cui lui vi passava accanto.
La bacchetta colpì ancora, deviando con una pioggia di scintille una daga che lui aveva lanciato, ma Tasmurand l’Assassino fu pronto a scagliarne subito una seconda con una mossa rapida eseguita con tutte le sue forze.
E fu ricompensato da una scarica di scintille argentee, poi Lady Ambrur gli rivolse un cenno di approvazione e un sorriso nel lasciar cadere la bacchetta rovinata. Subito dopo abbozzò un saluto con il calice quasi vuoto… e svanì di nuovo nel nulla.
L’istante successivo riapparve su un pianerottolo dell’elegante scalone che saliva verso l’alto da un punto accanto alla tavola alta, da dove collegava la vasta sala al piano terra con una balconata che circondava l’intera camera, più in alto rispetto a dove si trovava il sicario.
«Vogliamo danzare?» chiese la dama, in tono altezzoso, dando in tutto e per tutto l’impressione di essere il cacciatore e non la preda.
Con un ringhio, Tasmurand si lanciò verso i gradini, seguendo un percorso zigzagante nell’eventualità che lei avesse tirato fuori un’altra bacchetta e riversato la sua magia sulla scala.
Lady Ambrur operò invece un incantesimo, eseguendo i gesti necessari con esagerata eleganza, come un gatto che giocasse con il topo, e riversò sul sicario una coltre di fiamma purpurea quando lui era ancora troppo lontano per poterla trapassare con un coltello.
Tasmurand emise un ruggito di paura… ma non avvertì dolore e non parve succedere nulla, tranne… tranne che la donna tornò a svanire, lasciandolo a fare irruzione su un pianerottolo vuoto. L’assassino sferzò comunque l’aria, fendendola con una rapidità derivante dall’ira.
«Sono quassù», avvertì la donna, in tono cortese, dando l’impressione di fornire indicazioni a un ospite che era anche un amico di vecchia data, e nel tornare a guardare verso l’alto. Tasmurand la vide sorridergli da sopra la ringhiera della balconata. Serrando i denti, spiccò la corsa lungo la seconda rampa di scale, perché in realtà quella era la sola cosa che poteva fare. Annaspando per l’affanno della corsa, si chiese intanto con timore cosa fosse stata quella magia purpurea e quando ne avrebbe avvertito gli effetti.
La Signora di Haelithorntowers lo osservò con calma mentre si avvicinava, rilassandosi al punto da incrociare le braccia sulla ringhiera della balconata per appoggiarsi in avanti, come una ragazza marsembana che stesse apprezzando i muscoli degli scaricatori di porto nudi fino alla cintola.
Ai suoi occhi, la magia di poco prima aveva funzionato alla perfezione, in quanto le stava indicando che il suo visitatore aveva addosso esattamente tre incantesimi: due apposti ad altrettante daghe… una alla cintura e una nello stivale destro… e il terzo dentro una fiala di metallo riposta nello stivale sinistro, quasi certamente una pozione di risanamento.
Senza fretta, Joysil Ambrur torse uno degli anelli che aveva indosso, lasciando che il suo potere ne emergesse vibrando e l’avviluppasse in uno scudo protettivo che poteva essere sentito… come un continuo e sommesso canto acuto… più che essere visto; girandosi, si sedette poi sulla ringhiera, sollevando su di essa una gamba ben modellata e appoggiandosi all’indietro sul braccio, quasi stesse cercando di allettare un corteggiatore, e gettò indietro il capo per scuotere i lunghi capelli sciolti.
Tasmurand sgranò gli occhi di fronte alla follia di quell’atteggiamento, ma non esitò né rallentò il passo. Con il respiro affannoso, arrivò in cima alle scale e spiccò la corsa lungo la balconata, sfilando le daghe dal fodero nel procedere a tutta velocità verso la sorridente dama.
Il sicario scagliò la prima lama calcolando i tempi in modo da interrompere qualsiasi incantesimo che lei stesse cercando di completare prima del suo arrivo… e vide la nobildonna gettarsi di lato senza scomporsi, lasciando che la daga le passasse accanto… e gettandosi nel vuoto!
La caduta fino al pavimento della grande sala le sarebbe stata letale, ma senza dubbio lei si sarebbe trasferita magicamente altrove prima di colpire il liscio pavimento di pietra sottostante.
Invece no! Lady Ambrur protese l’altra mano per afferrarsi al fondo della ringhiera, quasi stesse freneticamente cercando di arrestare la propria caduta, ma si servì di quell’appiglio soltanto per raddrizzarsi verticalmente nell’aria… prima di abbandonare la presa e di riprendere a cadere lentamente, fluttuando verso il basso con tanta delicatezza da non far neppure sollevare l’orlo della gonna.
Tasmurand serrò le labbra in un atteggiamento perplesso. Possibile che quella donna fosse tanto stolta da affidarsi a un incantesimo di rallentamento di caduta? Pensava forse che lui fosse già rimasto a corto di armi? E lanciò una daga mirando alla gola, in modo da essere certo di centrarla comunque in pieno alla bocca, se avesse continuato a scendere a quella velocità. La lama colpì però qualcosa d’invisibile presente nell’aria prima di raggiungere il bersaglio e rimbalzò di lato con un clangore metallico, finendo sul pavimento sottostante senza recare danno.
Ringhiando, il sicario estrasse una delle sue daghe incantate, permeata di una magia creata con un unico scopo: infrangere protezioni, incantesimi di schermatura e altre barriere del genere. Non appena l’ebbe scagliata, ne lanciò subito un’altra con la mano sinistra, in modo che non appena l’arma incantata avesse abbattuto le difese della donna, l’altra le sarebbe affondata nel petto. Adesso era solo questione di secondi, prima che lui si ritrovasse a contemplare il cadavere di un altro nobile che si era fidato eccessivamente dei suoi costosi giocattoli.
Fino a quel momento, quella donna era stata fortunata, tutto qui. Certo, era agile, e forse riponeva un po’ troppa fiducia nei suoi piccoli trucchi, così come era possibile che avesse indosso qualche altro anello permeato di una magia di qualche tipo, Tasmurand si avviò per tornare alla scala della balconata, continuando comunque a zigzagare e ad alterare l’andatura per pura abitudine. Se fosse riuscito ad arrivare giù prima di lei, avrebbe potuto staccare uno di quegli arazzi, gettarlo sotto la donna e poi strapparglielo da sotto i piedi per farla cadere, impotente sotto il proprio attacco. A quel punto sarebbe bastato un singolo colpo di daga, se solo fosse riuscito a colpire dove voleva…