Per un momento, si lasciò sprofondare nella dubbia comodità offerta dalla sua logora imbottitura, poi si chinò in avanti, annusando, e si accigliò, fissando il mago con espressione contrariata.
«Ma non lavi mai niente?» esclamò. «Nel nome degli dei, uomo, i pidocchi mi stanno saltando addosso da tutte le parti!»
Ringhiando d’irritazione, scattò in piedi e cominciò ad armeggiare con cinghie e fibbie, scagliando ben presto in ogni direzione i pezzi della sua armatura.
«Non comincerai a lanciarmi addosso anche la tua pelle!» esclamò Vangerdahast, alzandosi a sua volta in tutta fretta. «Sapevo…»
«Lo speravi», lo corresse Myrmeen con rovente disprezzo, nuda fino alla cintura e con un fagotto di indumenti di cuoio, di cotta di maglia e di piastre di metallo fra le mani. Con sorpresa, Vangerdahast notò che le bretelle penzolanti della guerriera erano identiche alle sue.
«Avanti, dov’è che ti lavi?» chiese Myrmeen, in tono deciso. «Ti lavi, vero?»
«Huh-haem… ah, ecco, giù lungo il passaggio», rispose il mago, indicando. «C’è una polla. Le… ecco, le stelle che la sovrastano sono un incantesimo che riflette l’immagine del cielo reale, e non un foro nella volta; invece la… hem… paperella galleggiante è mia. Io…»
Myrmeen venne avanti a grandi passi, addossandosi con una mano al petto il fagotto di indumenti e servendosi dell’altra per afferrare il mago per un gomito.
«Vieni con me», ordinò, sospingendolo davanti a sé.
«Cosa? Che vuoi…?»
«Questa mattina i miei capelli erano sporchi, e adesso sono in condizioni ancora peggiori. Puoi aiutarmi a lavarli.»
«Io non…»
«Oh, sì, anche tu, per quanto non dubiti che i tuoi capelli siano già stati lavati in un momento imprecisato di quest’ultimo mese. Andiamo.»
E in parte spinse, in parte trascinò il mago lungo il passaggio, ignorandone le deboli proteste.
Scarlatto in volto per l’imbarazzo e con il respiro affannoso per il passo rapido a cui era costretto, Vangerdahast giurò che avrebbe trovato il modo di vendicarsi di quell’orchessa travestita da capitano, e che la sua sarebbe stava una vendetta molto, molto protratta, una che avrebbe costretto Myrmeen a implorare misericordia.
La torretta più alta della Torre del Porto era un ambiente sempre freddo e pieno di correnti, anche nei momenti più caldi… e fetidi… dell’afosa stagione estiva, e non costituiva quindi una postazione di guardia molto popolare fra i Maghi della Guerra. Di conseguenza, quando Huldyl Rauthur, un Mago della Guerra di medio rango, aveva acconsentito a recarvisi con un minimo di entusiasmo in più rispetto a quanto ne avesse dimostrato in passato, il vecchio Rathandar aveva ritenuto opportuno ricordargli in tono di cupa ammonizione che quella vecchia torretta non avrebbe resistito ai risultati di qualche incantesimo sperimentale davvero spettacolare, e che lui stesso avrebbe personalmente provveduto a ridurgli a strisce il posteriore con la frusta se avesse colto il minimo segno di qualche compagnia femminile che si stava teleportando nella torretta o fuori di essa nel corso del suo turno di guardia. Quanto ai libretti di quart’ordine e al cibo, grasso, scadente e abbondante, quelli erano invece passatempi del tutto comprensibili…
In quella luminosa mattina, tuttavia, Huldyl pareva incapace di godere della lettura anche di uno solo dei libercoli dal contenuto audace che aveva ammucchiato accanto a sé, e aveva a stento assaggiato il pollo arrosto al burro… per non parlare delle nocciole tostate con lo zucchero. D’altro canto, il mago era del tutto solo nella torretta e non aveva neppure steso un mantello sulla nuda branda vicino alla finestra posteriore per preparare un’atmosfera adatta a un incontro romantico… o anche solo per un sonnellino.
A disagio, continuava a passare di stanza in stanza, scrutando fuori dalle finestre la confusione che regnava nella sottostante Marsember più che prendersi la briga di scrutare il mare con il potente cannocchiale.
«Niente pirati», borbottò, facendosi beffe del grido eccitato che tutti i giovani Maghi della Guerra parevano sempre impazienti di poter lanciare… e con crescente inquietudine tornò nella stanza da cui era appena uscito.
Rauthur era un uomo basso e tozzo, che ad alcune persone dava l’impressione di essere sempre nervoso perché le sue tempie, messe a nudo dai radi capelli castani, erano costantemente lucide di sudore. Quanti lo conoscevano meglio, però, lo ritenevano un buon creatore di nuovi incantesimi e sapevano che era un uomo portato al sarcasmo e al compiacimento di sé, i cui occhi si accendevano di una luce selvaggia quando era veramente eccitato o spaventato.
In quel momento, peraltro, non c’era nessuno che potesse verificare l’aspetto dei suoi occhi, mentre lui sostava in solitudine nella torretta, tamburellando oziosamente con le dita sul davanzale e ascoltando il battito d’ali e le strida dei gabbiani. Sospirando, si volse e accennò a riattraversare ancora una volta l’arcata che collegava le diverse stanze, ma poi si arrestò di colpo nel vedere che la sedia adiacente al tavolo su cui erano posati i libri e il cibo non era più vuota.
Un uomo giovane, dotato di una cupa avvenenza e vestito di seta nera e argento, era seduto comodamente su di essa, con un sorriso disinvolto sulle labbra e La ragazza vogliosa disse sì aperto in una mano.
«Si tratta forse di un libro d’incantesimi cifrato?» chiese, inarcando un sopracciglio e sollevando il volume.
Rauthur arrossì e abbassò lo sguardo verso il pavimento. Il suo ospite poteva anche avere l’aspetto di un nobile arrogante o di un ozioso principe mercante, ma lui aveva già avuto modo di incontrare altre volte Harnrim Starangh, dei Maghi Rossi.
«Io… ah… no. Uh, è servito a indurre i miei superiori a pensare che sentissi la mancanza di una donna da portare quassù di nascosto, in modo che non eseguissero controlli a distanza e vedessero…»
«Me? Ah, ma soltanto tu sei in grado di vedere il mio aspetto effettivo. Per tutti gli altri occhi curiosi di questo mondo, io sono una splendida donna vestita di seta nera… con il volto di colei che ritengo tu preferisca definire privatamente l’Irosa Principessa Ereditaria.»
«La Principessa Alusair…?»
«Oh, non tremare, uomo! Sii audace! Una quantità di sudditi di Cormyr assolutamente fedeli dice cose irriverenti o addirittura taglienti sul conto della famiglia reale e continua a vivere per ripeterle a voce ancora più alta durante le feste! Inoltre, presto non avrai più motivo di preoccuparti di quello che gli altri pensano di te.»
Nel parlare, il Mago Rosso abbassò il libercolo e con un accenno di sorriso produsse invece un foglio di pergamena strettamente arrotolato.
Huldyl Rauthur si protese in avanti con aria avida, un fuoco verde che gli affiorava negli occhi, mentre il mago meglio conosciuto in Thay come Incantesimi Oscuri, srotolava la pergamena e rivelava altri sette fogli più piccoli, che dispose a ventaglio sul tavolo. Dal momento che le noccioline dolci erano d’impiccio, senza neppure guardarle, il Mago Rosso le fece fluttuare nell’aria e le mandò a librarsi accanto alla faccia del Mago della Guerra; contemporaneamente, i libercoli scesero verso il pavimento in maniera di poco meno delicata.
Con esitazione, Rauthur afferrò una nocciolina a mezz’aria e la mangiò.
Sollevando lo sguardo su di lui, Incantesimi Oscuri sorrise di nuovo e allargò le mani sopra le pergamene.
«Ecco qui, i sette incantesimi promessi, come convenuto. Il denaro che hai già ricevuto dovrebbe essere più che sufficiente a permetterti di acquistare una gradevole dimora in Athkatla, a Waterdeep, in Sembia o in qualsiasi altro luogo ancora più distante, mentre queste magie ti dovrebbero mettere in grado di uccidere con facilità qualsiasi Mago della Guerra che dovesse darti la caccia. Esercitati in privato nel loro impiego, per avere la conferma di quanto siano stabili e completi il loro potere, la loro natura e il loro valore.»