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Le pergamene si sollevarono all’unisono e fluttuarono verso Huldyl sulla scia delle noccioline dolci, che il Mago della Guerra si stava affrettando a trangugiare, pulendosi poi le mani sporche di zucchero sul davanti della tunica con gesti nervosi.

«In questa sede», continuò Harnrim Starangh, protendendosi in avanti sul tavolo con lo stesso impaziente entusiasmo dimostrato dal Mago della Guerra, «ribadisco la mia precedente promessa: un’altra, uguale quantità di denaro e altri sette incantesimi molto utili saranno tuoi quando avrò raggiunto sano e salvo Vangerdahast e me ne sarò andato dal suo rifugio».

Rauthur raccolse le pergamene con una risata, gli occhi che ardevano di luce intensa.

«Sono il tuo uomo, Lord Starangh, puoi esserne certo. Questa è… una ricompensa principesca.»

«Principe», rifletté il Mago Rosso, con voce mielata. «Quello è un titolo a cui vale la pena di aspirare. Sai, potresti farlo tuo, se saprai muoverti con adeguato tempismo e usare i giusti incantesimi per domare Alusair e soggiogarla alla tua volontà, nel tuo letto. Una volta che ti avrà dato un erede, non avrai più bisogno di sopportare oltre la sua lingua tagliente. Un piccolo incantesimo esplosivo, un adeguato periodo di lutto, e poi potrai fare come ha fatto il padre della principessa, e scegliere quella che preferisci fra tutte le donne del regno.»

Questa volta, la risatina del Mago della Guerra suonò più debole, e lui scosse il capo.

«Signore», ribatté, scrollando le spalle, «tu sei più audace di me». Poi scosse ancora il capo con aria piena di ammirazione, e aggiunse: «Però è una cosa su cui varrebbe la pena di riflettere…».

Incantesimi Oscuri gli concesse un paio di momenti di riflessione.

«Per consolidare il legame di fiducia instauratosi fra noi», affermò quindi, in tono gentile, «adesso completerò l’incantesimo di collegamento… se tu sei d’accordo».

«S… sì», assentì Rauthur, a bassa voce, passandosi una mano fra i radi capelli. «Lord Starangh», aggiunse poi, d’impeto, «ricordami le specifiche di quell’incantesimo. Non vorrei muovere un passo nel modo sbagliato, se capisci cosa intendo».

«Certamente», convenne in tono grave il Mago Rosso, osservando l’ultima nocciolina scomparire nel ventre di Rauthur. «Le cose che succederanno a uno di noi accadranno anche all’altro, nello stesso momento. Le cose così condivise saranno l’ubriachezza, le ferite, gli incantesimi ostili… ma non quelli da noi stessi scagliati… e la morte. Non condivideremo i pensieri, le emozioni, i sogni o altre cose da me non elencate. Solo quelle che ti ho detto, e nessun’altra. L’incantesimo si esaurirà fra un anno. Questo», proseguì in tono asciutto, catturando con il proprio lo sguardo del Mago della Guerra, «ti dovrebbe dare tutto il tempo di celarti agli occhi della giustizia cormyriana e dei Thayani».

«Ti ringrazio, signore», grugnì Huldyl Rauthur, con un sorriso alquanto incerto. «Procedi pure.»

Annuendo, Starangh gli segnalò di avvicinarglisi, poi si alzò dalla sedia e sollevò entrambe le mani con il palmo girato verso l’esterno e le dita unite. Con esitazione, Rauthur posò le pergamene e protese le mani, assumendo la stessa posizione.

Quando i loro palmi si toccarono, il Thayano annuì con approvazione e mormorò un breve incantesimo, generando in entrambi un formicolio che fece tremare loro gli avambracci mentre si ritraevano uno dall’altro.

«Sono pronto a procedere quando riterrai che sia giunto il momento giusto», disse ancora Starangh. «Puoi contattarmi in qualsiasi momento del giorno o della notte, e sarò più contento se mi farai da guida attraverso le difese del rifugio di Vangerdahast al più presto possibile.»

«S… sì, ho capito», si affrettò a garantire Rauthur.

«Ancora una cosa, Futuro Principe Huldyl», sorrise Harnrim Starangh. «Se questo incantesimo di collegamento instaurato fra noi dovesse essere infranto, io me ne accorgerò all’istante e sarò informato della tua esatta posizione in quel momento… e in quel caso potrei essere costretto, per prudenti e diplomatiche ragioni che non faticherai a comprendere, a colpire da lontano con una magia letale, per cancellare dalla faccia di Faerûn sia Huldyl Rauthur, sia chiunque lo abbia aiutato a rimuovere l’incantesimo.»

Mentre parlava il suo sorriso si fece sempre più ampio e minaccioso, e nel frattempo la sua figura svanì silenziosamente, lasciando Huldyl Rauthur solo nella torretta di guardia della Torre del Porto, tremante di paura e con La ragazza vogliosa disse si che giaceva capovolto ai suoi piedi.

14.

Narnra si assume un incarico

Ebbene, noi tutti dobbiamo lavorare a QUALCOSA… perfino gli dei, quindi prendi quel secchio e smettila di tergiversare.

Il personaggio del Fattore Juth
nella Scena Terza della commedia Guai nella Cantina
di Shanra Mereld di Murann
rappresentata per la prima volta nell’Anno del Grifone

Una piccola torre ariosa e luminosa si levava da un angolo del Palazzo del Dragone Purpureo, in Suzail, una camera isolata le cui quattro finestre erano archi aperti attraverso cui la brezza poteva soffiare a piacimento senza però che entrassero gli uccelli o una sola goccia di pioggia.

La porta che collegava quella stanza della torre a un angolo dell’ultimo piano del palazzo era sempre aperta, e sorvegliata in ogni momento da quattro veterani dei Dragoni Purpurei. Per alcuni anni, prima dell’avvento di Caladnei, quella torre si era trasformata in una colombaia abbandonata, ma adesso era un posto che la Maga Reale utilizzava di frequente per riflettere, camminare e spingere lo sguardo sui cortili e sui giardini sottostanti nel corso delle proprie riflessioni.

Caladnei di Cormyr (come lei preferiva esplicitamente essere chiamata) si teleportava spesso dentro e fuori dalla stanza della torre, ma prima di allora non era mai accaduto che lo facesse in compagnia di qualcuno, per cui le guardie rimasero notevolmente sorprese di sentire la profonda e calda risata di un impavido vecchio provenire da un punto alle loro spalle.

I quattro veterani si girarono di scatto, le scintillanti punte di lancia spianate, e fissarono a bocca aperta lo spettacolo che avevano davanti: la Maga Reale che abbracciava un vecchio dal naso aquilino e dalla barba bianca, avvolto in logore vesti sporche. Caladnei stava piangendo sommessamente, e il vecchio mago… che più di uno dei quattro guerrieri aveva già avuto modo di vedere in precedenza… le cingeva le spalle con un braccio con fare protettivo.

«Avanti, ragazza, calmati», continuava a mormorare. «È un’esperienza sopraffacente, d’accordo, ma è qualcosa che tutti i maghi dovrebbero vedere nel corso della loro vita, prima di avere troppo tempo per fare cose stupide, senza pensare alla gloria che noi tutti condividiamo.»

«Uh… Lady Caladnei?» azzardò una delle guardie, con voce incerta, sollevando la lancia per minacciare il vecchio.

«Lord Elminster!» esclamò però con gioia il più anziano dei veterani, battendo la mano sulla propria corazza in un gesto di saluto. Quell’atto di rispetto venne emulato dalla seconda guardia, mentre gli altri due Dragoni Purpurei si voltavano a fissare a bocca aperta i compagni… per poi tornare a girarsi con inorridita lentezza a fissare il vecchio che avevano osato minacciare.

Un paio di luminosi occhi azzurri li squadrarono da sotto le sopracciglia castane, poi il Vecchio Mago annuì, ammiccò e si portò un dito alle labbra per chiedere silenzio, nell’accennare alla donna singhiozzante che teneva fra le braccia. Le due guardie che lo avevano salutato assentirono in silenzio e spinsero di lato le lance dei compagni, indietreggiando di un passo senza far rumore, cosa che fruttò loro un cenno di approvazione da parte di Elminster.