«Mi chiamo Thaerabho», si presentò, con un sorriso, «e il mio campo d’interesse sono le azioni di coloro che in Faerûn usano la magia al di fuori dei nostri templi e delle confraternite sacerdotali. Hai sentito parlare dei Prescelti di Mystra?».
Nouméa annuì entusiasta, e il sorriso di Thaerabho si accentuò.
«Lascia allora che condivida con te questa informazione: alcuni di essi stanno operando contro i Maghi Rossi in maniera adorabile, mediante incantesimi che “distorcono” molti dei portali stabiliti dai Thayani nei loro centri, in modo che coloro che se ne servono per la traslocazione vengono manipolati mentalmente durante il tragitto, subendo la sottrazione di incantesimi, l’inserimento di suggerimenti, la lettura di ricordi e informazioni, e così via.»
«Dolce Mystra», sussurrò Nouméa, sinceramente impressionata.
«Se mai i Thayani dovessero diventare troppo potenti in un posto in particolare, il portale di quel luogo… o tutti quanti i portali, insieme a quanti li stanno usando in quel momento… potrebbe esplodere. Oppure, un suggerimento inculcato nella mente di tutti i maghi che hanno usato uno dei portali thayani potrebbe essere ridestato, contemporaneamente, in tutto Faerûn… magari il suggerimento di precipitarsi in una particolare città di Thay e di aggredire Szass Tam o qualche altro zulkir del luogo, prima che questi possa portare a termine qualche spaventoso piano che costerebbe la vita a tutti loro.»
«Che accadrebbe, se io fossi un Thayano o uno dei Prescelti, e non volessi che nessuno, in tutto Faerûn, avesse il minimo sospetto di questo?» sussurrò Nouméa, scuotendo il capo.
«No, Lady Nouméa Cardellith, tu non sei nessuna di queste due cose… e non sei neppure un’Arpista», ribatté il monaco, così vicino che il suo naso quasi sfiorava quello di lei. «Sei soltanto una ricercatrice di sapere, e noi forniamo a tutti coloro che vengono qui le armi costituite dai fatti, dal sapere e dalle dicerie vagliate con raziocinio. Ciò che essi fanno di questi strumenti, una volta andati via di qui, non ci riguarda. Il nostro solo scopo è di armare in modo adeguato quanti sono abbastanza saggi… o astuti… da venire a cercare ciò di cui hanno bisogno.»
«Chi siete voi?» sussurrò Nouméa, sconvolta.
I monaci in cerchio sorrisero all’unisono.
«Semplici abitanti di Faerûn che amano gli antichi libri e il sapere, e leggere dei pensieri, delle speranze e delle azioni di esseri che ormai sono polvere», replicò Esmer.
«Io credo invece che voi siate una delle forze più potenti e pericolose di tutto Toril», ribatté Nouméa, guardandosi intorno e scuotendo il capo.
I monaci smisero di sorridere.
«Siamo anche questo», ammise Thaerabho, in tono leggero. «Sapendolo, cosa farai adesso, Lady Nouméa Cardellith, maga e moglie infelice?»
Altri monaci stavano intanto entrando nella sala di lettura, per affluire in silenzio verso di lei da tutti i lati.
Nouméa fissò Thaerabho per un lungo momento, ignorando la silenziosa assemblea di monaci e le aste che alcuni di essi tenevano in mano, pronte all’uso, poi scrollò le spalle.
«Io… non lo so», ammise.
I monaci raccolti in cerchio parvero rilassarsi e alcuni di essi tornarono ad allontanarsi, mentre Thaerabho riprendeva a sorridere.
«Ah, la verità», commentò. «Essa è sempre la risposta più giusta da fornire, con noi.»
Nouméa fissò a lungo i suoi occhi nocciola, poi trasse un lungo respiro, e chiese:
«Cosa pensi che dovrei fare?»
«Ah», esclamò con soddisfazione il monaco sfregiato, mentre parecchi fra i suoi confratelli tornavano a raccogliersi intorno a Nouméa, allungando la mano sotto il grande tavolo di lettura per staccarne alcuni sgabelli pieghevoli e sedersi su di essi. «Hai fatto la seconda cosa giusta. Noi non ti diremo cosa fare adesso, non lo facciamo mai, ma ti diremo tutto ciò che ci sarà possibile per aiutarti a decidere da te che direzione dare alla tua vita quando uscirai di qui.»
«Perché non sono venuta qui anni fa?» si chiese Nouméa, fissandolo con sconcerto.
«Già, perché?»
Quando le guardie spalancarono per lei le grandi porte, la Maga Reale di Cormyr sollevò lo sguardo verso i draghi intagliati nella pietra e immobilizzati in eterno nell’atto di erompere dal soffitto per scagliarsi verso la stanza sottostante. La scena era splendida come sempre, tutta scaglie, forza possente e grandi ali ricurve, un insieme che aveva qualcosa di felino e che al tempo stesso ricordava i rettili.
«Dannazione a te, Vecchio Mago», borbottò fra sé, con affetto, Caladnei, nel trovarsi di nuovo sull’orlo del pianto, poi entrò da sola nella Camera dell’Ala del Drago.
Tre persone si trovavano in attesa nel centro del vasto ambiente vuoto dal pavimento lucido: Laspeera, Rhauligan e la ladra che era fuggita dalle cantine e che era stata finalmente catturata, Narnra Shalace.
Notando che Rhauligan era intento a contorcersi per rimettersi il giustacuore senza slacciarsi la cintura, Caladnei sfoggiò un sottile sorriso, consapevole che la ragazza doveva aver costretto l’Arpista a una caccia non indifferente; quanto all’incantesimo di paralisi che bloccava attualmente la ragazza, esso doveva essere opera di Laspeera.
Rivolto a Laspeera e a Rhauligan un cenno di ringraziamento, Caladnei si avvicinò alla prigioniera, paralizzata ma libera da legami, e annullò al tempo stesso la magia di Laspeera.
«E così ci incontriamo di nuovo, Narnra di Waterdeep», esordì, in tono cordiale.
La ladra, che era china in avanti e impegnata a massaggiarsi mani e caviglie, e a scuotere gli arti come se non avesse avuto familiarità con il proprio corpo, non rispose.
«Narnra», continuò Caladnei, «ti trovi nel Palazzo del Dragone Purpureo di Suzail, nel regno di Cormyr, e sei quindi completamente in mio potere. Non dovrebbe la semplice prudenza indurti a collaborare in qualche misura, con cortesia, quali che siano i tuoi sentimenti nei nostri confronti?».
La ladra si raddrizzò e la fissò con aria fredda e riflessiva, poi lanciò un’occhiata a Laspeera e a Rhauligan, che sostennero entrambi il suo sguardo con pazienza, impassibili in volto.
Scuotendo il capo, Narnra guardò infine con ira in direzione di Caladnei.
«Hai già un pubblico per i tuoi discorsi altisonanti», ribatté, accennando all’uomo che l’aveva catturata e alla donna che con un incantesimo l’aveva paralizzata. «Che cosa vuoi da me?»
«Risposte. Poche risposte educate, sincere ed esaurienti riguardo a quello che sai», replicò la Maga Reale.
«Non riesco a immaginare quali cose preziose potrei mai sapere che possano esserti in qualche modo utili», sospirò Narnra. «Non avrai intenzione di diventare il terrore dei tagliaborse che operano nel Quartiere Commerciale, vero?»
«No», dichiarò Caladnei, in tono asciutto. «Ecco, hai visto? Mi hai dato una risposta, e per di più in fretta e senza difficoltà. Prova a continuare così per un po’ di tempo, fallo bene, e sarai libera di andartene.»
«Di andare dove?» ringhiò Narnra. «A morire di fame là fuori, nelle strade della tua città? Pronta per essere arrestata dal prossimo dei tuoi soldati a cui non dovesse piacere il mio aspetto? “Oh, signore, sono soltanto una ladra di Waterdeep… sì, esatto, una ladra… e poco fa stavo parlando con la vostra Maga Reale, e lei… ” oh, certo, sono sicura che mi crederebbero!»
«Ami così tanto Waterdeep?»
«Cosa? Questa è una delle tue domande? Non avresti potuto trovare un mercante itinerante per chiedere…»
«Ami cosi tanto Waterdeep?»
«Conosco Waterdeep», precisò Narnra, con voce ringhiante, allargando le mani in un gesto d’impotenza. «È la mia casa, il solo posto che conosco, dove so come procurarmi qualcosa da mangiare, dove…»