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D’un tratto tacque, socchiudendo gli occhi.

«Visto?» sorrise Caladnei. «Non è poi così difficile rispondere sinceramente, una volta che si comincia a farlo. Basta una o due volte, e la cosa diventa un’abitudine.»

Narnra le scoccò un’occhiataccia e si strinse le braccia intorno al corpo, come se avesse avuto freddo.

«I maghi sono così astuti», borbottò. «A volte mi chiedo se non staremmo meglio senza di loro.»

Quel commento le fruttò un asciutto sorriso da parte di tutti e tre i Cormyriani.

«A Waterdeep hai molti amici con cui parlare?» chiese quindi Caladnei, in tono quasi gentile. «Gente con cui condividere i pettegolezzi?»

Narnra chinò il capo e non disse nulla.

«Adesso basta con questi atteggiamenti», mormorò la Maga Reale, accigliandosi. «È ora… più che ora… di estorcere la verità.»

Poi sussurrò un incantesimo e tracciò un disegno nell’aria con la punta delle dita.

La reazione fu un improvviso lampo di fuoco fra il bianco e l’azzurro, che indusse Caladnei a ritrarre la testa di scatto, come se si fosse bruciata.

«È protetta», affermò a bassa voce, lanciando un’occhiata a Laspeera.

«Da Elminster?» chiese lei, a voce altrettanto bassa, scrollando le spalle, poi sollevò a sua volta le mani, operando lo stesso incantesimo.

Sette stelle fra il bianco e l’azzurro brillarono e vorticarono per un momento intorno alla giovane waterdhaviana, che sembrava in trance.

«Da Mystra», sussurrò la Maga Reale, tornando a guardare verso Laspeera, con uno sguardo che ora esprimeva impotenza.

La Maga della Guerra più anziana scrollò nuovamente le spalle.

«Allora prova nella maniera più dura, Cala», suggerì. «Possiamo soltanto provare con gli incantesimi che sembrano essere necessari… e vedere cosa succede.»

Caladnei annuì con aria contrariata, trasse un profondo respiro, lanciò un’occhiata a Rhauligan… che reagì con un cupo sorriso e un cenno di approvazione… e chiese:

«Narnra? In che modo vieni a conoscenza delle notizie portate dai mercanti, quando arrivano a Waterdeep con le loro carovane? Gli araldi locali le gridano ad alta voce nelle taverne, in cambio di qualche moneta?»

Silenzio.

«Narnra?»

La sola risposta della ladra fu spiccare di colpo la corsa verso Caladnei, zigzagando due volte. La Maga Reale sollevò di scatto una mano per far fermare Rhauligan, che già si stava muovendo, e mormorò in fretta un incantesimo.

Una stella bianca e azzurra si allontanò vorticando… e si spense.

Narnra si abbassò per afferrare una daga e scagliarla, in modo da interrompere l’incantesimo, ma scoprì che il fodero era vuoto e cercò invece di aggirare Caladnei, che si trasse cortesemente di lato per facilitarle le cose.

«La porta non è un’opzione disponibile», avvertì la maga, rivolta alla ladra in fuga.

Narnra abbassò la testa con un ringhio e continuò a correre. Dita invisibili stavano già cercando di trattenerla, e lei sapeva bene che con due maghi di Cormyr presenti nella stanza il suo tentativo di fuga era condannato a fallire, ma che altro poteva fare?

Adesso stava correndo a mezz’aria, agitando le gambe a vuoto mentre fluttuava all’indietro, verso il punto in cui si trovava prima, e pur essendo consapevole di quanto doveva apparire ridicola, continuò a correre. Tutti sapevano che gli incantesimi stancavano la mente, e quella Caladnei avrebbe dovuto rimetterla a terra, prima o poi. Se quando fosse giunto il momento lei fosse stata ancora in corsa, con un po’ di fortuna avrebbe forse potuto riuscire a…

«Narnra, rispondimi: come vieni a conoscenza delle notizie e dei pettegolezzi, a Waterdeep?»

Narnra rispose con un ringhio inarticolato dettato dalla frustrazione crescente e continuò a correre.

«Narnra?»

«Annega, maga! Esplodi, brucia e marcisci! Non m’importa delle tue domande o dei tuoi sgradevoli, piccoli complotti o del così bel regno di Cormyr! Lasciami andare!»

«A rubare nelle nostre strade?» ribatté Caladnei. «Non credo proprio.»

«O forse per fare anche di peggio», interloquì Rhauligan, esibendo una manciata delle daghe di Narnra.

A quella vista, la ragazza emise uno stridente urlo di rabbia e abbassò di scatto la mano verso il davanti dei pantaloni, estraendo da quell’intimo nascondiglio un piccolo coltello che scagliò con ira contro l’Arpista.

Rhauligan si affrettò a gettarsi di lato, perché il lancio era stato ben diretto, e Caladnei serrò le labbra in una linea dura.

L’istante successivo, Narnra si trovò a sbattere contro la parete opposta della camera con violenza sufficiente a toglierle il fiato. Annaspando per respirare, cercò di dibattersi, ma scoprì di essere schiacciata saldamente contro i pannelli di legno scuro per opera di una forza invisibile.

Un’altra stella fra il bianco e l’azzurro che scintillava e moriva…

«Come vieni a conoscenza di notizie e pettegolezzi, a Waterdeep?» domandò di nuovo la Maga Reale, allentando la morsa della sua magia appena del minimo necessario a permettere a Narnra di riprendere fiato, cosa di cui lei approfittò per trarre lunghi e tremanti respiri.

«Narnra?»

«Maga, non riesci a capire che non m’importa un accidente di tutto questo? Va’ a cavalcare un drago, da qualche parte, e lasciami in pace!»

«Narnra…»

«Caladnei», ribatté la waterdhaviana, imitando alla perfezione il tono di voce usato dalla Maga Reale, «va’ a buttarti in un canale. Se non ti dispiace».

L’incantesimo della Maga Reale tornò a schiacciare Narnra contro la parete, esercitando su di lei una pressione tale da impedirle di dilatare il costato per riuscire a respirare. La ragazza lottò in silenzio, dibattendosi e contorcendosi contro i pannelli di legno, fino a quando tutto cominciò a farsi sfocato e ad andare alla deriva…

La forza si attenuò, permettendole di nuovo di respirare. Narnra fissò lo sguardo al di sopra della testa dei suoi tormentatori e trasse alcuni preziosi, affannosi respiri.

Nell’ombra gelida, una stella fra il bianco e l’azzurro si spense…

«Dolce vento», mormorò Narnra, citando una popolare canzone portuale waterdhaviana.

«Cos’hai detto?» chiese subito Caladnei, in tono tagliente.

«Dolce vento, torna ancora», recitò Narnra, fra un ansimante respiro e il successivo, incontrando lo sguardo della Maga Reale. «Soffiami via, lontano, al di là del dolore.»

La Maga Reale si avvicinò di un passo, e soltanto allora Narnra notò con sorpresa sul suo volto tracce di pianto, per di più recenti.

«Narnra, per favore, rispondi a questo», insistette Caladnei, in tono sommesso. «Come fai a venire a conoscenza delle voci e di quello che succede, in tutta Waterdeep e in Faerûn?»

«Caladnei», replicò Narnra, con lo stesso tono di voce, «tengo occhi e orecchi aperti, anche quando maghi tirannici mi sbattono di qua e di là con i loro incantesimi».

Mentre il vortice di una forza invisibile l’allontanava dalla parete per poi tornare a sbatterla contro di essa con violenza sufficiente a scuoterle le ossa e a farle tremare i denti, Narnra ebbe l’impressione di sentire Rhauligan scoppiare in una breve risata.

Desolata e alla deriva, un’altra stella tremola… e si spegne…

«Anche adesso?» chiese Caladnei. «Quanto sei cocciuta, ladra?»

La sua magia allontanò nuovamente Narnra dal muro e la schiacciò contro di esso per la terza volta, con forza tale da far scricchiolare i pannelli di legno. Gli arti della ragazza rimbalzarono contro di essi, e lei prese ad ansimare come un cane per lo sforzo di respirare, lottando contro quella pressione schiacciante.

In silenzio, una quinta stella fra il bianco e l’azzurro si ammanta di luce… e svanisce…

La pressione esercitata dalla magia si fece sempre più intensa… rilassandosi soltanto quando lei fu di nuovo sul punto di perdere i sensi, permettendole di riprendere a respirare, tossendo e annaspando.