Выбрать главу

«Quando sei a Waterdeep, come fai a venire a conoscenza di notizie e pettegolezzi provenienti da luoghi lontani?» chiese con calma Caladnei.

Narnra scosse il capo, e quando la Maga Reale tornò a ripetere la domanda, ribatté in tono secco:

«Vattene, maga! Va’ a pestare qualcun altro! Prendi a calci una guardia, schiaffeggia un bambino, a seconda di cosa preferisci».

La magia la sbatté contro il muro della camera e la schiacciò contro di esso un’altra volta, poi un’altra e un’altra ancora.

Una sesta stella sbiadisce… lasciandone soltanto una a brillare.

Imperterrita, Caladnei continuò a ripetere la stessa domanda, con le stesse identiche parole, ogni volta che permetteva a Narnra di respirare.

L’ultima stella trema nell’oscurità… e svanisce.

Quando Caladnei ripeté con pazienza la domanda, per la quarta volta, Narnra infine rispose, con voce cupa.

«Origlio alle finestre e ascolto quello che la gente mormora nei vicoli; mi acquatto sui tetti e sto a sentire mentre i mercanti tramano e complottano… altrimenti come potrei fare per sapere dove trovare sia loro sia il loro prezioso denaro?»

«Vai anche nelle taverne?»

«Quando ho sete, ma vado nel Quartiere Meridionale o sui moli, mai nelle strade dove vivo.»

«Origli alle finestre dei nobili?»

«Mai. È troppo pericoloso. Perché correre un simile rischio, quando posso saperne di più oziando accanto a un venditore ambulante mentre scarica le sue merci dopo le ore di punta del mezzogiorno? Inoltre, i nobili sono palloni gonfiati che sanno solo pavoneggiarsi e che mentono ogni tre parole per fare impressione sugli altri e manipolarli.»

«Così va molto meglio, Narnra, grazie. Quando avremo finito, provvederò a che tu abbia da mangiare e da bere in abbondanza. Ora dimmi: nell’ascoltare tutte queste chiacchiere quotidiane, ti capita mai di sentir parlare di Cormyr?».

«No. Credo di aver sentito nominare la tua terra qualche volta, quando i mercanti parlavano di prezzi vantaggiosi. Sembia… le loro conversazioni riguardano prevalentemente. Sembia, e l’acquisto di merletti, di gioielli, di oli profumati…»

«In Sembia circola più denaro», convenne la Maga Reale, in tono quasi di conforto. Adesso un’altra magia era entrata in essere, dall’altra parte della stanza, dove Laspeera stava eseguendo un incantesimo di qualche tipo, lungo e faticoso. Sospirando, Narnra distolse lo sguardo da lei, scoprì di non aver voglia in quel momento di contemplare il volto di Rhauligan, atteggiato a un tenue sorriso, e riportò infine lo sguardo su Caladnei, che stava formulando una nuova domanda.

«Aspetta», si affrettò a prevenirla Narnra. «Perché non dici tu una cosa a me? Che incantesimo mi sta lanciando addosso?» domandò, accennando con la testa in direzione di Laspeera.

«Uno in grado di determinare se le tue parole sono vere o false. Non fa alcun danno.»

Un bagliore di fiamma si accese per un momento negli occhi di Narnra.

«E quando avrai finito di estorcermi tutta la verità?» insistette. «A quel punto mi sarà permesso di continuare a respirare?»

«Sappi questo, Narnra Shalace: non è mia abitudine assassinare stranieri nel Palazzo Reale di Cormyr o in qualsiasi altro luogo… almeno quelli che riescono a trattenersi dallo scagliare daghe contro di me o contro altri Cormyriani fedeli al trono. Quindi adesso dimmi: appartieni a qualche corporazione, confraternita, società segreta, organizzazione commerciale costiera, ordine di agenti di templi, “fratellanza” nobiliare… o qualsiasi altra organizzazione che io mi sia dimenticata di elencare?»

«No, e non ho mai fatto parte di quella cospirazione in corso nelle cantine.»

«Hai parenti viventi? Amici? Nemici particolari?»

«La risposta è no, a tutte e tre le domande.»

«Hai qualche debito da saldare o sei vincolata da qualche accordo preso?»

«No.»

«Attualmente sei sottoposta a una qualsiasi minaccia di rappresaglie nell’eventualità che tu faccia, o non faccia, una determinata cosa?»

«No, esclusi i presenti.»

«Mi sembra giusto. Perché sei qui in Cormyr?»

«Per un caso sfortunato unito alla magia… e al fatto che sono troppo curiosa. Ho seguito un mago che mi aveva risparmiato la vita, e ho saputo dov’ero finita soltanto dopo essere arrivata qui.»

«Qual è la cosa che più ti manca nella vita, a parte la fama, una nobile nascita e denaro sufficiente a fare tutto quello che vuoi?»

«La mia libertà», scattò Narnra. «Cosa ti aspettavi che rispondessi?»

«Se fossi libera, se noi non ti avessimo mai vista, e se in questo momento stessi circolando inosservata per Marsember… cosa avrebbe maggiore importanza per te, se io ti incontrassi, ti dimostrassi di poterti uccidere con la mia magia qualora lo volessi, e ti chiedessi in che modo vorresti trascorrere il resto della tua vita?»

«Uscirne viva sarebbe la cosa più importante», replicò Narnra, con un amaro sorriso.

«Potremmo smetterla con questo duello verbale, Narnra?» chiese Caladnei, con un sospiro. «Ho cose migliori da farti che tenere te schiacciata contro una parete per tutto il giorno.»

«Maga Reale», ribatté Narnra, traendo un profondo respiro e fissandola negli occhi, «io voglio soltanto diventare ricca senza lavorare… insolito, vero?… e passare i miei giorni libera di andare e venire come più mi piace… rubando quello che posso e facendo quello che voglio».

«Mi sembra di sentire parecchie nobili dame di Sembia che ho conosciuto», borbottò Laspeera, inducendo Caladnei a zittirla con un’occhiata.

La Maga Reale tornò quindi a girarsi verso Narnra, e allentò la presa del proprio incantesimo fino a permetterle di staccarsi dalla parete e di tornare a posare i piedi per terra.

«Se non ti dispiace, cerchiamo di finire in fretta questo interrogatorio. Narnra, adesso credo di saperne abbastanza riguardo a chi sei tu, e mi piacerebbe moltissimo apprendere tutto quello che sai, sospetti o hai sentito sotto forma di voci circolanti a Waterdeep riguardo a qualsiasi campagna intesa a detronizzare gli Obarskyr.»

«I chi? Ah… è la famiglia regnante di qui, vero?» commentò Narnra, poi si girò verso Laspeera e si portò una mano alla fronte, aggiungendo: «Conferma che sto dicendo la verità, d’accordo?». Tornando a voltarsi verso Caladnei, attese che lei la fissasse negli occhi e scandì, con lenta fermezza: «Non… ho… sentito… una… sola… parola. Non ho udito niente di niente che riguardasse la politica di Cormyr, almeno finché non sono arrivata qui e mi è capitato di ascoltare tutte quelle discussioni sulla Legittima Cospirazione, in quelle cantine. Ancora adesso non ho capito bene di cosa si trattasse. Certo, c’è dello scontento nei confronti della Corona, ma…».

E lasciò la frase a metà, scrollando le spalle.

«Attieniti a Waterdeep, Narnra. Sai di acquisti di spade o di guerrieri assoldati? Magari con l’appoggio di mercanti o di nobili di Waterdeep? Sono stati comprati cavalli da guerra? Vengono assoldati maghi perché si rechino nell’entroterra? È possibile che la destinazione non sia Cormyr, ma Westgate, oppure Saerloon e Selagunt in Sembia, o anche Athkatla… o Iriaebor.»

«No, Maga Reale, non ho sentito niente del genere, te lo giuro», garantì Narnra, scuotendo il capo. «Cessioni di qualche cavallo e di carri da parte di un mercante a favore di un altro, certo, ma nulla che potesse far pensare a una guerra… e neppure grosse casse di monete spedite da qualche parte, anche se nessuno, a Waterdeep, sarebbe tanto stolto da lasciare che circoli la voce riguardo a cose del genere.»

«È la verità, Cala», sussurrò Laspeera, «la pura verità».

«Benissimo, ma dovevamo esserne certi», annuì la Maga Reale, con un sorriso, poi avanzò di un altro passo, e chiese: «Conosci qualche magia, Narnra? Sai come lanciare incantesimi?».