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«No. Se lo sapessi, credi che sarei…» cominciò Narnra, poi lasciò a mezzo la frase per non porre domande sgradevoli.

«Mi dispiace, Narnra. Il corpo che vediamo è la tua vera forma?»

«Certo», replicò la ragazza, in tono sconcertato. «Come potrebbe non esserlo?»

«Già, come potrebbe?», commentò Caladnei, e, senza mai distogliere lo sguardo da Narnra, chiese, da sopra la spalla: «Speera, le risposte che Narnra mi ha dato sono tutte assolutamente sincere e aderenti alla verità?».

«No, Maga Reale. C’è una cosa che lei vorrebbe fosse la verità, ma al cui riguardo nutre qualche dubbio.»

«E di cosa si tratta?»

«Dei parenti viventi. Fino a poco tempo fa era certa di non averne… ma adesso sa che non è così, ed è una scoperta che non le fa piacere.»

Nel silenzio che seguì, Caladnei adocchiò Narnra con espressione pensosa.

«Narnra, sei disposta a parlarmene senza altri incontri ravvicinati con la parete?» chiese infine.

La ragazza serrò i denti, abbassando lo sguardo sul pavimento.

«Non hai nessun diritto di farmi questo!» esplose poi. «Non voglio passare il resto dei miei giorni braccata da ogni dannato mago di Faerûn! Non posso conservare quest’unico segreto? Non ha niente a che vedere con Cormyr.»

«Questo devo essere io a giudicarlo», replicò la Maga Reale, in tono sommesso. «Avanti, Narnra, che danno ti può derivare dal dire un nome o due? Se questo non ha nulla a che vedere con Cormyr, come tu sostieni, allora non si può trattare di una famiglia che sia stata esiliata da qui, e perciò…»

Glarasteer Rhauligan si schiarì rumorosamente la gola, cosa che indusse Caladnei a girarsi a guardarlo, indietreggiando da Narnra per farlo.

«Tu credevi che entrambi i tuoi genitori fossero morti, giusto?» chiese l’Arpista, rivolto alla ragazza.

«Sì», confermò lei, fissandolo negli occhi.

«Non hai mai avuto fratelli o sorelle, vero?»

«Infatti.»

«Quindi hai appena appreso che tua madre… o tuo padre… è ancora in vita, non è così?»

«Sì», confermò Narnra, ritraendosi da lui, come se fosse stato sul punto di scagliarle contro qualcosa.

«E hai seguito un mago fin qui… è esatto?»

Narnra si limitò a fissarlo con occhi roventi, senza replicare. Quattro persone si squadrarono a vicenda nella vasta stanza vuota, poi Laspeera chiese:

«Sei la figlia di Elminster di Shadowdale, non è così?»

Narnra le scoccò un’occhiata omicida e annuì con riluttanza.

«Io… temo di sì», confermò, con voce ridotta a un sussurro.

Poi si affrettò a sollevare lo sguardo. Rhauligan la stava guardando con occhi accesi d’interesse, mentre lo sguardo di Laspeera aveva una strana espressione fatta di molte cose, prima fra tutte la compassione. Quanto a Caladnei, aveva l’aria accigliata.

«Nelle cantine di Marsember, Elminster non ha certo dato l’impressione di trattarti come una figlia», obiettò, tornando ad avanzare.

«Non credo che lui sappia di avermi generata», spiegò con voce atona Narnra, traendo un profondo respiro e fissando il pavimento.

«Questo ti sembra probabile?» domandò la Maga Reale, rivolta a Laspeera.

«Che l’abbia generata? Sì, molto probabile. Il fatto che lui non sappia tutto della sua progenie e delle sue attività mi sorprende. Credevo che il Vecchio Mago sapesse perfino con quanta frequenza si gratti ciascun mago di Faerûn.»

Caladnei annuì e tornò a rivolgersi a Narnra.

«Ti rendi conto del pericolo che correresti se si venisse a sapere di chi sei figlia», affermò… e questa volta non si trattava di una domanda.

«Fin troppo bene», confermò in tono amaro la ladra di Waterdeep, annuendo, poi scrollò le spalle e aggiunse: «Ma dal momento che pare sia condannata a trascorrere quel poco che rimane della mia vita come impotente prigioniera, sballottata da un mago spietato a un altro… presenti decisamente inclusi… la cosa non sembra avere importanza».

«Cosa farai, se ti lascio andare?» chiese Caladnei, con aria riflessiva.

«Probabilmente ruberò tutto quello che mi sarà possibile, fino ad avere abbastanza denaro da pagarmi un passaggio in una carovana diretta a Waterdeep», replicò Narnra, con un’altra scrollata di spalle. «A meno che, nel rubare qui a Cormyr, mi trovi tanto bene da decidere di rimanerci.»

«In qualità di Maga Reale, ho un’idea migliore», sorrise Caladnei. «Potresti rendere un miglior servigio a te stessa rimanendo viva e servendo Cormyr allo stesso tempo.»

«In che modo?»

«Venendo pagata come spia mentre rubi… con occasionali offerte di somme di denaro aggiuntive per incarichi più pericolosi, come eseguire furti particolari o “piazzare” oggetti perché vengano trovati… come fa per noi anche il qui presente Rhauligan.»

«Si tratta di acconsentire o di essere uccisa?»

«Oh, no», replicò Caladnei. «Ho bisogno di informazioni riguardo ai nemici di Cormyr, quindi mi sarà molto più utile spargere semplicemente la voce per Suzail riguardo al fatto che sei la figlia di Elminster e osservare quali lupi escono dall’ombra per assalirti.»

«Morirei comunque!»

«Moriamo tutti, prima o poi», ribatté la Maga Reale, scrollando le spalle. «E saresti libera di morire a modo tuo, come ritieni che lo siamo tutti noi sopraffattori. Allora?» chiese, dopo un momento di attesa.

Sospirando, Narnra si lasciò scivolare lungo la parete fino a sedersi sul pavimento.

«Essere alla mercé di qualsiasi mago mi fa infuriare», disse, rivolta al drago intagliato nel soffitto, poi girò la testa per fissare Caladnei con occhi roventi, e aggiunse: «Credo sia il caso di dirlo anche a te».

Lo sboffo divertito di Rhauligan fu accompagnato da una più controllata risata delle due Cormyriane.

«Inoltre, prima di acconsentire a fare qualsiasi cosa, ho bisogno di sapere non soltanto quali alternative ho, ma anche tutti i “che altro” e il “cosa succede dopo”.»

«E di cosa si tratterebbe?» replicò Caladnei, quasi sorridendo.

«Delle cose sgradevoli che non mi stai dicendo riguardo a questa faccenda… e di cosa ne sarà di me, nel momento in cui la Maga Reale di Cormyr dovesse ritenermi sacrificabile.»

«Finalmente un po’ di prudenza», approvò Caladnei, sfoggiando infine un asciutto sorriso. «Un po’ tardi, ma se non altro comincia ad affiorare». Inginocchiandosi accanto a Narnra, proseguì: «Per la salvezza di Cormyr, noi tutti siamo sacrificabili. Tuttavia, è mia speranza che tu riesca a diventare tanto utile per tutti noi da poter continuare a prestare fedelmente servizio per anni a venire… fino a poter essere ricompensata con una “via d’uscita”: un titolo nobiliare, un’elegante dimora in cui vivere la tua vecchiaia… un “dopo” migliore di quello in cui molti possono sperare. Quanto ai “che altro”, ho bisogno di sapere fino a che punto sei degna di fiducia, quindi comincerei sondando direttamente la tua mente?».

«Trasformandomi in una sorta di lumaca senza cervello?»

«No. Io non infliggo mai dolore da mente a mente, come ha fatto Elminster. No, se non dovessi ritenerti all’altezza, aprirei un portale e ti rispedirei a Waterdeep.»

«Puoi farlo?» esclamò Narna, alzandosi quasi di scatto.

«Oh, sì, però devo avvertirti che il portale a me noto ti scaricherà in una stanza ufficiale di uso decisamente pubblico del palazzo di Peirgeiron. Hai pronta una storia con cui giustificare la tua presenza lì?»

«Affermare di essere la figlia di Elminster dovrebbe essere sufficiente», mormorò Rhauligan, attirandosi tre occhiatacce simultanee.

«E… potrei semplicemente tornare al Quartiere Commerciale?» chiese Narnra, mordendosi un labbro. «Non mi seguirebbe nessuno?»

«Nessuno di Cormyr», precisò Caladnei, scrollando le spalle.

«Questo sondaggio mentale… che cosa mi farà?» volle sapere Narnra.