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«Mi mostrerà i tuoi pensieri e i tuoi ricordi mentre frugherò in mezzo a essi. Se vuoi rassicurarti riguardo alla sorte a cui andrai incontro per mia mano, posso facilmente rendere il sondaggio mentale una cosa reciproca, in modo che tu possa giudicare me mentre io faccio lo stesso con te.»

Narnra fissò in silenzio la Maga Reale, sentendosi meravigliata, stranamente eccitata e… e improvvisamente pervasa di una rinnovata rabbia. Alzatasi in piedi, si allontanò da Caladnei di qualche passo incespicante, agitando le mani per segnalare ai Cormyriani di tenersi lontani da lei, e appoggiò la testa contro la parete.

«Io… lasciatemi riflettere.»

«Certamente», sussurrò Laspeera.

Con il respiro affannoso, Narnra abbassò lo sguardo e rifletté intensamente, vagliando le proprie emozioni.

Si fidava di quella gente? Laspeera sembrava un tipo materno, Rhauligan era… Rhauligan, un Arpista votato al suo lavoro… e Caladnei l’aveva percossa con la magia come un bullo di strada avrebbe potuto fare con i pugni… ma non l’aveva uccisa quando farlo sarebbe stato facile, sebbene lei fosse stata tanto stupida da provocarla ripetutamente.

Quindi, quali erano i suoi sentimenti? A essere sincera, adesso…

Era più terrorizzata che entusiasta, ed era furente, con se stessa per avere paura, e ancor più con Caladnei e con Rhauligan per averla condotta con la forza a fare quella scelta. Soprattutto, era infuriata con Elminster per averla generata e per averla attirata laggiù, lontana dalle strade che conosceva.

«È tutto vero», sussurrò con gentilezza Laspeera, alle sue spalle. «Ogni singola parola è la pura verità.»

Per gli dei, sta leggendo ogni mio pensiero… sussultò interiormente Narnra, e si girò di scatto con un ringhio spaventato, aspettandosi di vedere i tre Cormyriani convergere verso di lei… ma vide tutti esattamente dove si trovavano poco prima, Caladnei ancora inginocchiata.

«Se dovessi acconsentire a questa… questa follia», chiese, con voce tutt’altro che calma e salda, «quando dovrebbe aver luogo il sondaggio mentale?».

La Maga Reale di Cormyr si rialzò lentamente in piedi con un asciutto sorriso.

«In cose del genere, per un’azione audace e folle, non c’è mai un momento che sia più adatto dell’immediato presente», rispose.

15.

Quando i mercanti Marsembani si mettono in cammino

Figlio mio, non è dei mercanti fermi da qualche parte che devi aver timore. È quando si mettono in cammino diretti da qualche parte che è bene che tu stia in guardia, perché è necessario che qualcuno stia per incorrere in una montagna di guai perché un mercante si senta indotto ad andare da qualsiasi parte.

Il personaggio del Fattore Crommor
nella scena prima della commedia Guai in cantina
di Shanra Mereld di Murann
rappresentata per la prima volta nell’Anno del Grifone

Gli incantesimi di protezione più esterni che ammantavano gli angoli della stanza in una nebbia fluttuante si accesero di ramate lingue di fiamma di avvertimento, e un campanello trillò.

Il giovane uomo avvenente abbigliato totalmente in nero… camicia aperta sul petto e con le maniche ampie, calzoni aderenti di cuoio e lucidi stivali… abbassò i piedi incrociati dallo sgabello, mise da parte il libro che stava leggendo e il boccale che aveva in mano, e si alzò dalla sedia per passare la mano su una sfera di cristallo scuro che condivideva il proprio piedistallo di legno a forma di goccia con un cerchio esterno di sfere più piccole.

Prontamente, un nuovo alone circolare di nebbie ribollenti pervase di un chiarore smeraldino si materializzò nella stanza e visualizzò nell’aria l’immagine di un uomo pallido dalle vesti marrone che avevano quasi la stessa tonalità dei suoi capelli che andavano diradandosi, fermo con aria incerta al centro dell’alone di nebbia.

Sorridendo, l’uomo vestito di nero toccò due delle sfere più piccole, e subito altrettanti cerchi di nebbia si dissolsero, mentre il terzo assumeva un colore verde; a quel punto, il Mago Rosso passò la mano sulla sfera più grande, e l’immagine di Huldyl Rauthur scomparve.

«Oltrepassa l’arcata e vieni avanti», ordinò con calma Starangh, rivolto all’aria circostante. «Il passaggio che hai davanti è assolutamente sicuro.»

La nebbia color smeraldo che aleggiava ai suoi piedi prese allora a fluire verso una parete, allargandosi su di essa a delineare la forma di un arco sulla superficie di pietra… che prontamente si aprì a rivelare un lungo e rozzo tunnel scavato nella roccia, lungo il quale stava avanzando una figura esitante.

«Sii il benvenuto», salutò il Mago Rosso. «Voglio sperare che tu sia qui per qualcosa d’importante.»

«S… sì», balbettò Huldyl Rauthur, entrando nella camera. «Credo che sia arrivato il momento.»

Il Mago della Guerra era bianco in volto per la preoccupazione, e il sudore gli gocciolava dal mento per la tensione.

Sei un ramo debole, Maestro Rauthur, pensò Incantesimi Oscuri, e i rami deboli si spezzano.

«Bene», disse ad alta voce, rivolto all’uomo che aveva corrotto. «Torna nella camera da cui sei venuto, e io ti raggiungerò fra pochi istanti.»

Non appena lo spaventato Rauthur si fu avviato di nuovo lungo il passaggio, Starangh passò una mano sulla sfera di cristallo e innalzò fra loro un muro di nebbia, poi svuotò senza fretta il boccale in un lungo sorso e prelevò dal piedistallo uno dei cristalli, infilandoselo in tasca e pronunciando alcune parole.

Immediatamente, due uomini apparvero davanti a lui; sorpresi e allarmati, essi impallidirono nel vedere chi avevano di fronte.

«Spero che abbiate mangiato bene», disse Starangh, rivolgendo ai mercanti Bezrar e Surth un sorriso degno di uno squalo. «Vi aspetta un viaggio.»

«Eh? Cosa…» cominciò Bezrar, subito zittito da un violento calcio da parte di Surth.

«State fermi e in silenzio, per favore», ingiunse Starangh, rivolgendo a entrambi un sorriso sempre più minaccioso.

I due obbedirono, e lui procedette a eseguire un complicato incantesimo, destinato a far calare su di loro una nebbia di dimenticanza. Finché esso non avesse esaurito il proprio effetto, i due si sarebbero sentiti costretti a cercare l’ex-Mago Reale e sarebbero stati costantemente attratti nella direzione in cui lui si trovava… essendo però privi della capacità di ricordare perché lo stessero cercando o chi li avesse inviati dopo averli sottoposti a incantesimo. Inoltre, chiunque avesse cercato di infrangere quella magia prima che si fosse esaurita da sola, avrebbe ridotto i Marsembani a due tremanti creature dementi.

Adesso Bezrar e Surth erano immobili come due statue, non più in grado di vedere il Mago Rosso, che operò un secondo, minore incantesimo per insinuare nella loro mente immagini di quelle armature animate note come «orrori con l’elmo».

«Quando vedrete uno di questi esseri», disse con gentilezza ai suoi due seguaci, «uno di voi gli scaglierà contro uno di questi oggetti, come per abbatterlo».

Nel parlare, il mago vestito di nero prese le mani inerti di ciascuno dei due uomini e le congiunse a coppa, poi prelevò da un cesto che si trovava dietro la sua sedia numerosi piccoli oggetti identici e lucidi, che lasciò cadere nelle mani in attesa: due manciate di ovali di metallo, rigonfi nel centro e sottili come piastre di armatura alle estremità, su cui erano incise numerose rune.

Sorridendo ai due idioti sottoposti a incantesimo, Starangh si portò alle loro spalle per posare contemporaneamente una mano sulla nuca di ciascuno, e pronunciò un’altra parola che li fece svanire entrambi.

Canticchiando una canzonetta sboccata, Harnrim Starangh manipolò un’ultima volta i cristalli e cavalcò un pennacchio di nebbia lungo il passaggio per andare a raggiungere Rauthur. Era arrivato il momento di agire, perché improvvisamente si era aperta la stagione di caccia a Vangerdahast.