Выбрать главу

E tuttavia quella testa coperta dall’elmo continuava a girarsi di qua e di là per scrutare alternativamente lui e Surth, e la mano guantata stava sollevando la grande spada snudata, preparandosi a colpire e a uccidere…

«Surth!» invocò il contrabbandiere, quasi in lacrime, il coltello che gli tremava nella mano malferma. «Aiuto!»

Qualcosa di luminoso gli saettò sopra la spalla, ruotando più volte su se stesso nel dirigersi verso il guerriero fluttuante. L’oggetto colpì il petto protetto dall’armatura… e il mondo esplose in un’ondata di intenso fuoco azzurro misto a una rumorosa pioggia di schegge di metallo che quasi assordò Aumun Bezrar e lo sollevò da terra, mandandolo a sbattere contro un paio di alberi per poi crollare al suolo in mezzo a un mucchio di cespugli, di radici molto dure e di fradice foglie morte, mentre i pezzi dell’armatura infranta cadevano tutt’intorno a lui con un clangore metallico.

«Bezrar?» gridò il suo socio, con un’improvvisa nota di terrore nella voce, avanzando alla cieca con passo incespicante lungo il sentiero, le mani protese davanti a sé. «Bez, dove sei?»

Sbattendo le palpebre, Bezrar fissò la sovrastante volta di fogliame attraverso cui s’intravedeva il cielo e decise che era vivo, perché poteva ancora sentire anche se gli orecchi gli vibravano leggermente, e poteva avvertire tutte le parti del corpo, che non parevano dolere più del consueto. In fretta, rotolò su se stesso e conficcò il coltello nel muschio e nel terriccio, usandolo come un appiglio che gli servì per sollevarsi in ginocchio, ansimante, in tempo per vedere… Malakar Surth che andava a sbattere dritto contro un albero, lanciava un urlo allarmato, si girava per fuggire e muoveva tre passi frenetici… solo per andare a scontrarsi con un altro albero.

Surth crollò a terra in posizione seduta, serrandosi la testa fra le mani, e nell’esaminare il sentiero ora vuoto, Bezrar si ritrovò a scoppiare in una selvaggia risata.

Essa però gli si spense in gola di colpo quando lui si accorse che la mano libera aveva cominciato a tremargli. Abbassando lo sguardo, scoprì di avere uno di quegli oggetti scintillanti stretto fra le dita, come fosse stata una pietra da scagliare, e che da essa stava emanando un lieve bagliore azzurro, che prese a pulsare fino a svanire sotto il suo sguardo attonito. E c’era anche un’altra cosa: in qualche modo, nei momenti di terrore trascorsi dall’istante in cui aveva visto apparire la testa coperta dall’elmo, la sua mano libera aveva aperto due delle sacche che lui aveva con sé, aveva gettato via le fiaschette di vino che vi erano riposte e aveva conservato al loro posto tutti gli oggetti scintillanti.

«Mystra, Signora della Magia», pregò con voce rauca, guardando la propria mano che cessava progressivamente di tremare e rendendosi conto che qualcosa lo stava incitando a pregare.

Surth intanto stava lottando per rialzarsi in piedi, e teneva proteso davanti a sé, in una mano, un altro di quegli strani oggetti, come se fosse scaturita la forza che lo spingeva ad avanzare, tornare sulla pista e a percorrerla in quella direzione soltanto. «Nel nome di tutti i tuoi sacri misteri, cosa sta succedendo?»

«Ci… ci stanno guidando come fossimo due muli» sussultò Bezrar, d’un tratto madido di sudore freddo. «Oh, dei, finiremo per morire!»

Quasi in risposta alle sue parole, un altro silenzioso guerriero in armatura sopraggiunse fluttuando lungo il sentiero, puntando verso Surth con la spada sollevata.

Nel vedere il suo socio scagliare l’oggetto che aveva in mano, Bezrar si affrettò ad affondare la faccia in mezzo al muschio e alle foglie.

Questa volta, l’esplosione fu ancora più violenta.

Sentendo la trazione esercitata dall’oggetto che anche lui teneva in pugno farsi sempre più irresistibile, Bezrar si alzò faticosamente in piedi e mosse qualche passo incespicante verso la pista, dove Surth stava già avanzando fra gli alberi con andatura barcollante, un altro di quegli oggetti stretto fra le dita.

«Oh, rovina e nera sventura», borbottò Bezrar, con assoluta impotenza, mentre si ritrovava a dirigersi verso la pista con la massima velocità concessagli dagli arti tremanti.

* * *

«Aspetta», esclamò d’un tratto Rhauligan. «Cosa mi dici di quella… di quella protezione?»

«Le stelle di Mystra non mi hanno bloccata», affermò Laspeera, «e non credo che abbiano interferito nella mia lettura del pensiero».

«Pensi davvero che la dea stessa…»

«Non lo so», dichiarò Caladnei, in tono deciso. «Narnra… hai visto anche tu sette stelle? Di fuoco fra il bianco e l’azzurro?»

L’Ombra di Seta fissò i tre Cormyriani, sentendo rinascere dentro di sé un’improvvisa speranza: avrebbe potuto sfruttare quella cosa come uno scudo per liberarsi da quella stanza e da quei tre, e… e…

Mentre si rendeva conto che non sapeva cosa avrebbe voluto fare se avesse riavuto la libertà, vide Laspeera volgerle di colpo le spalle.

Sta ancora leggendo i miei pensieri! Intuì. Sa che questo sarebbe un inganno!

«No», affermò con decisione la Maga della Guerra, tornando a voltarsi verso di lei. «Quando si ha a che fare con la Madre dei Misteri, Narnra, nessuno di noi che operiamo la magia può essere certo di nulla. La tua mente mi ha già mostrato che tu hai visto sette stelle spegnersi, una per una, mentre la Maga Reale usava i suoi incantesimi su di te. Tuttavia, può darsi che la protezione di Mystra ti avviluppi ancora, che tu lo sappia o meno.»

«Non mi va di procedere al sondaggio senza il tuo consenso, Narnra Shalace», convenne gravemente Caladnei. «Mystra potrebbe prendere nota della tua disponibilità o del tuo rifiuto. Allora… cosa decidi?»

Mi viene restituita la possibilità di scegliere, pensò Narnra, fissando i tre Cormyriani e chiedendosi quali altre stranezze quella giornata poteva avere in serbo per lei, e cosa avrebbe dovuto rispondere.

E i tre la fissarono a loro volta, in attesa.

* * *

«Ebbene, Lady Joysil, sono certa che tutti ritengano di vivere in tempi che per Cormyr sono davvero difficili, e sono convinta che sia vero», osservò Lady Honthreena Ravensgar, afferrando con una mano la più grossa tartina alle noci e protendendo l’altra verso il boccale che era stato appena riempito di nuovo. «Oh, so che quello spaventoso Drago Demoniaco non minaccia più metà del regno, inghiottendo cavalieri e soldati come fossero spuntini, mentre orchi e orchetti marciano contro di noi», continuò, agitando una mano abbondantemente adorna di anelli, «ma… la situazione adesso è davvero migliorata?».

«Ecco», interloquì in tono cupo Lady Baerdra Monthor, senza dare a Lady Joysil Ambrur il tempo di rispondere, «al contrario di alcune fra coloro che sono sedute a questa tavola, io sono davvero una figlia di Marsember… e qualsiasi sventura che si abbatta sugli Obarskyr e sulla loro preziosa Corte Reale di Suzail mi fa solo piacere! Sarei felice se entro il tramonto di oggi finissero tutti nel ventre di qualche drago e ci permettessero di ritrovare l’indipendenza della nostra città! Tutte queste amenità con Chauntea e con i re bambini, per non parlare di quell’ignobile Alusair, che imperversa selvaggiamente per metà del regno…».

«La metà maschile, mia cara», osservò in tono significativo la vecchia Lady Hornsyl Wavergallant… poi ridacchiò.

Lady Monthor attese che l’ondata di risatine maligne si fosse spenta, poi riprese la propria arringa dove era stata interrotta.

«… e questo mentre un’ignota sciacquetta straniera comanda i Maghi della Guerra, e gli Obarskyr calpestano i diritti dei nobili a destra e a sinistra! Dei del cielo, come potrebbero mai le cose andare peggio di così?»