Выбрать главу

«Tuttavia», affermò con gentilezza Lady Thornra Bracegauntlet, «le mie simpatie vanno a Filfaeril. Quella è una vera regina, per dignità e lignaggio, che per tanti anni è rimasta a guardare in silenzio mentre Azoun portava nel proprio letto qualsiasi gonnella che non si fosse data alla fuga nel momento in cui i suoi stendardi apparivano all’orizzonte…».

«Ah, », sospirò Lady Monthor, contemplando il soffitto, persa in piacevoli riflessioni al punto che per poco non rovesciò il proprio boccale.

Tranne per un fugace sospiro di esasperazione, Lady Bracegauntlet ignorò quel commento.

«… e poi ha dovuto ancora vedere sua figlia saltare addosso a qualsiasi giovane uomo che colpisse la sua fantasia, mentre l’altra figlia s’innamorava di un nobile da quattro soldi e moriva nel dare alla luce suo figlio… ma come facciamo noi a sapere che quel bambino è legittimo e merita di portare un giorno la corona?… e…»

«Dovranno passare degli anni prima che quel marmocchio possa indossare qualsiasi corona», osservò Lady Ravensgar, in tono di cupa minaccia. «Ci sono stati molti figli di re a cui sono state prese le misure per la bara prima che giungesse il tempo di prendere quelle per forgiare loro la corona.»

«Oh, smettila con queste insinuazioni, Honthreena!» ingiunse con fermezza Lady Wavergallant. «Se hai avviato una di queste piccole cospirazioni o sei entrata a farne parte, diccelo chiaramente! Vogliamo sentire tutto al riguardo! Quanto a Filfaeril, ho sentito dire che ultimamente se la sta cavando piuttosto bene anche lei nella camera da letto, insieme a quel vecchio saggio ammuffito, Alaphondar!»

Fino a quel momento, Lady Joysil Ambrur aveva contribuito ben poco alla conversazione, e anche adesso continuò a tacere. Sorridendo al di sopra del bordo del suo calice preferito, guardò il suo vino e le sue tartine scomparire con spaventosa rapidità e fece venire a galla con abilità i più recenti pettegolezzi relativi a Cormyr. Le nove nobildonne di Cormyr che erano state tanto fortunate da ricevere un invito a quello spuntino di mezzogiorno stavano collaborando con entusiasmo… perché ciascuna di esse era ansiosa di dimostrare alle altre quanto fosse bene informata… facendo affiorare piccole verità relative a svariate cospirazioni, il tutto misto a una serie di coloriti commenti relativi alla Maga Reale Caladnei, alla Reggente di Ferro e alla relazione della Regina Madre Filfaeril con Alaphondar.

Dopo tutto, pensò Lady Ambrur, con un sorriso, a parte l’occasionale, sgradevole dovere da assolvere nella camera da letto per fornire un erede al casato, e lo spendere quanto più denaro possibile in frivolezze, era a questo che servivano le nobildonne.

* * *

«Cosa è stato?» esclamò Rauthur, girandosi di scatto.

«La mia… manovra diversiva», mormorò il Mago Rosso. «Soltanto un paio di pasticcioni disorientati che si stanno imbattendo negli orrori con l’elmo, in modo da attirare l’attenzione dei tuoi colleghi Maghi della Guerra… giusto nel caso che qualcuno di essi abbia l’abitudine di spiare Vangerdahast.»

Huldyl Rauthur si asciugò il sudore dal volto pallido e sospirò.

«D’accordo, ho capito», sussurrò. «Bene, siamo arrivati. Questa è una delle “entrate di servizio” del rifugio del Vecchio Inc.. er, di Vangerdahast».

«Del Vecchio Incantesimi di Tuono? È un termine che ho già sentito», commentò Starangh. «Che probabilità ci sono di incontrare incantesimi d’allarme o in qualche guardiano?»

«No, no, siamo al di là di tutte quelle difese. Vangey non può lavorare ai suoi incantesimi se nel farlo continua a far scattare allarmi e controffensive. Basterà non fare il minimo rumore, perché lui ha un ospite.»

«E di chi si tratterebbe?»

«Non lo so, ma sta parlando con qualcuno che si trova qui a dargli una mano, e non con qualcuno che si trovi all’estremità opposta di un incantesimo o di un cristallo per evocare immagini», replicò il Mago della Guerra, precedendo con cautela il compagno lungo un passaggio poco illuminato che odorava di terra umida; sotto i piedi, le piastrelle erano umide, e nelle pareti di rozzi blocchi di pietra erano posizionate a intervalli alcune porte chiuse. «Dispense e cose del genere… oh, c’è una cosa da cui ci dobbiamo guardare.»

«Rauthur», ammonì il mago chiamato Incantesimi Oscuri, con voce vellutata, posando una mano sulla spalla del mago della Guerra, «non mi piacciono le sorprese, e ormai tu dovresti saperlo».

«Uh… ah… , signore! Io… io volevo solo intendere che ho dimenticato di accennare a una cosa…. che Vangerdahast è solito evocare coppie di occhi fluttuanti e di mani volanti che usa come servitori… quaggiù non ce ne saranno, ma una volta di sopra non dobbiamo andare a sinistra, altrimenti potremmo incontrarli… e naturalmente lui vede attraverso quelle evocazioni, e…»

«Sì, sarebbe un contrattempo spiacevole. C’è qualche altra cosa che hai difficoltà a ricordare, amico Huldyl?»

«N… no, Lord Harnrim. Io… uh, si passa di qui. Ci sono dei gradini che portano di sopra. Tu volevi vedere Vangerdahast mentre lavora…»

«Infatti», sussurrò il Mago Rosso, con voce appena udibile, senza togliere la mano dalla spalla di Rauthur. «Mostramelo.»

Invisibile, alle spalle del tremante Mago della Guerra, l’altra mano di Starangh sfilò il cristallo riposto fra le vesti e lo tenne pronto… per ogni eventualità.

I consunti gradini di pietra formavano una stretta, corta rampa che saliva fino a una sorta di serra, dove su alcune panche erano disposti vassoi poco profondi in cui crescevano erbe e piante alimentari, sotto un soffitto di vetro ricurvo; all’esterno, un grande cerchio di alberi molto fitti circondava la cupola del soffitto, che si levava in una piccola radura… e in mezzo alla vegetazione il Mago Rosso distinse le sagome immote di più di una dozzina di altri orrori con l’elmo… numerose armature vuote che fluttuavano instancabili nell’ombra della boscaglia.

Sentendo la mano di Rauthur che gli si posava su un braccio, Starangh si girò a fissarlo con occhi roventi… ma scoprì che il Mago della Guerra gli stava indicando qualcosa.

Attraverso un’apertura fra due vecchi vasi da semina, era possibile scorgere un altro strato di vetro, questa volta una parete che si affacciava su una stanza adiacente, il cui pavimento si trovava molto più in basso. Da lì, Starangh si trovò a osservare dall’alto le teste in movimento di un uomo e di una donna.

Nel frattempo Rauthur manipolò delicatamente l’aria intorno a loro, poi ci fu un momentaneo tremolio di energia magica… un’onda infinitesimale… e divenne possibile sentire le voci fievoli dell’uomo e della donna che giungevano dal basso, distinguendone le parole.

Chinando la testa in avanti, il Mago Rosso si mise ad ascoltare con la massima attenzione.

Un minuscolo vortice di fiamme prese a girare in cerchio a mezz’aria, osservato con occhio critico da Vangerdahast.

«Non basta», grugnì il mago. «Non basta affatto.»

Minuscoli fili di energia gli scaturirono dalla punta delle dita e strisciarono in maniera irregolare nell’aria, tremolando per andare a raggiungere il vortice di fiamme… che aumentò di colpo d’intensità, vacillò… e collassò in un insieme di scintille ammiccanti e di fumo che si andava dissolvendo.

Calando con violenza una mano sul piano del tavolo, Vangey salì poi su di esso per protendersi in avanti e seguire con occhio attento ogni singolo istante della morte del suo incantesimo.

«Non è stato un successo», osservò in tono gentile Myrmeen Lhal, che sedeva in armatura completa su una sedia dall’altra parte della stanza, la spada snudata posata di traverso sulle ginocchia.

Vangerdahast reagì con un profondo ringhio di gola, simile a quello che lei aveva sentito emettere a molti cani da caccia, e si voltò di scatto per fissarla con occhi roventi.