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L’orrore con l’elmo superstite si era intanto raddrizzato e stava fluttuando impassibile verso la pista, con la spada sollevata. Phaldemar gli scoccò un’occhiata, poi tornò a osservare i detriti ai suoi piedi e inarcò entrambe le sopracciglia con crescente preoccupazione.

«Ma guarda un po’», mormorò pensoso, abbassando la mano verso il corno per dare l’allarme che portava alla cintura. «Ma guarda un po’…»

* * *

Ah, Grande Mystra? Dea? Sei qui, nella mia mente?

Se ci sono, cosa dovrei fare?

Se ci sei, ribatté Narnra, con un asciutto sorriso, PERCHÉ ti stai aggirando nella mia mente senza dirmelo? Sei forse una Cormyriana?

Si aspettava come unica risposta il silenzio, e fu quello che ottenne, con un agitarsi dell’oscurità presente nella sua mente.

Sette scintille ammiccarono per un momento appena, quasi fossero divertite… e quello fu tutto.

* * *

Qualcosa di simile a un’ombra tremolante apparve nell’aria della stanza in cui Rauthur aveva inizialmente accompagnato il Mago Rosso, poi l’ombra assunse consistenza e materializzò un braccio e una testa che sbirciò con attenzione davanti a sé.

«Vengo da Suzail con urgenti notizie per Lord Vangerdahast», annunciò in tono eccitato, poi attese, ma la sola risposta fu il silenzio.

Sorridendo, la testa venne avanti, materializzando anche un corpo. Esso non aveva l’aspetto dell’abituale forma avvenente che Harnrim Starangh amava sfoggiare, ma del resto era soprannominato Incantesimi Oscuri per un valido motivo.

A parte lui, la stanza in penombra era deserta. Il Mago Rosso attivò un rapido incantesimo e annuì con aria soddisfatta.

«Non devo andare da quella parte, dove l’incantesimo di schermatura si fa più intenso», mormorò. «Qui però, questi sono schermi che posso manipolare…»

Nel corso della visita che avevano fatto insieme in quel luogo, la mente di quello stolto di Rauthur era stata un timoroso ribollire di ricordi accavallati, per cui adesso il più audace Mago Rosso che si trovasse in Cormyr sapeva che c’erano pergamene in abbondanza oltre quella porta del passaggio, come pure dietro quell’altra, da cui si accedeva anche a un armadio in cui erano riposti alcuni bastoni e un paio di bacchette, che però non sarebbe stato opportuno toccare perché in essi potevano essere inseriti incantesimi nascosti che permettessero di rintracciarli. Quanto alle sue magie veramente potenti… e sperimentali… Vangerdahast le teneva nascoste dietro schermi che potevano uccidere e che erano sintonizzati soltanto su di lui, ma in seguito ci sarebbero state occasioni in abbondanza per arrivare fino a esse. Prima, però…

«Blaedron? Sei tu?»

Starangh scagliò nell’aria un incantesimo del serpente assassino prima ancora di trasformare di nuovo il proprio corpo in un’ombra che tremolava in mezzo agli schermi pulsanti. Il Mago della Guerra che stava svoltando l’angolo con aria accigliata e con un bastone in mano andò a sbattere dritto contro il serpente e riuscì appena ad accennare un urlo soffocato prima che la sua faccia venisse risucchiata dalla magia… occhi, respiro, carne e tutto il resto.

Ossa coperte di sangue fissarono per un istante Starangh con le orbite vuote prima che il cadavere crollasse al suolo.

Sorridendo, Incantesimi Oscuri operò un’altra magia che trasformò il corpo in un’ombra incerta nascosta negli schermi. Ovviamente, esso sarebbe riapparso quando gli schermi fossero stati annullati, ma fino ad allora…

Abbandonato il bastone dove era caduto, il Mago Rosso si allontanò in fretta.

* * *

Ci fu un bagliore di fuoco fra il bianco e l’azzurro, e Vangerdahast scoppiò in una risata.

«Sì!» esclamò in tono deliziato, allargando le mani negli ultimi, ampi gesti dell’incantesimo. «Fatto… ed è perfetto!»

Ridacchiando in segno di trionfo, scribacchiò un’annotazione sulle sue pergamene, poi levò gli occhi al cielo quando la voce di Myrmeen risuonò alle sue spalle.

«Ora di fare una pausa, Maestro di Tutti la Magia?» chiese la donna. «Solo pochi istanti per bere un sorso d’acqua, stiracchiarti e pulirti il naso?».

Vangerdahast si volse di scatto, facendo fluttuare grandiosamente la propria veste, e rispose con un gesto estremamente rude che aveva visto usare dai Dragoni Purpurei, gli uni nei confronti degli altri, in più di un’occasione.

Myrmeen decise che questa volta spettava a lei levare gli occhi al cielo.

* * *

La mente di Rauthur aveva contenuto direttive molto chiare su come fare per aprire gli schermi dell’armeria se non si era sintonizzati con essi: bastava mormorare la frase giusta, eseguire i gesti necessari in maniera precisa e venire avanti…

Entrando in una camera dove due Maghi della Guerra si girarono a fissarlo con espressione stupita.

«Mi manda Laspeera!» disse loro Starangh ansioso. «C’è…»

A quel punto era ormai abbastanza vicino da poter toccare uno dei due uomini, ed eseguì un incantesimo che distorse la sola magia attiva del Mago della Guerra, uno schermo personale… nel nome di Loviatar e di Shar, quei maghi Cormyriani vivevano come conigli spaventati!..; trasformandolo in un tremolante campo di paralisi.

L’altro mago lo fissò a bocca aperta, poi mosse in fretta le dita per modellare un incantesimo, ma Starangh infilò la mano nella manica, estrasse un dardo avvelenato da una custodia che ne conteneva due e glielo scagliò in piena faccia.

Urlando, l’uomo si portò una mano all’occhio offeso, e Starangh scattò in avanti, sferrandogli un pugno violento alla gola. Il Mago della Guerra crollò al suolo gorgogliando, la bocca che già gli si stava coprendo di schiuma, accompagnata dall’inizio delle convulsioni.

Allontanandosi da lui, Starangh lo lasciò a dibattersi, decidendo che si sarebbe occupato di quei due dopo aver preso ciò per cui era lì.

Lo sportello dell’armadietto non aveva serratura, quindi si servì della punta di una daga per forzarlo e spalancarlo, evitando di toccarlo direttamente per precauzione, senza però che si scatenassero magie letali. Dentro c’erano dozzine di nicchie etichettate con caratteri a lui sconosciuti e piene di pergamene. Selezionandone tre a casaccio, ne scrutò il contenuto, poi tirò fuori un sacco dalla cintura, lo aprì e procedette a riempirlo. Ci sarebbe stato tempo più tardi per vedere di quali magie si era impadronito, perché attardarsi in quel luogo non sarebbe stato saggio. Badando ad attingere dalle nicchie che contenevano il numero minore di pergamene, riempì il sacco al massimo della sua capienza, poi… si bloccò di colpo nel protendere la mano quando vide qualcosa che ammiccava in una nicchia vuota: una minuscola stella di attivazione.

Il Mago Rosso si affrettò a indietreggiare, perché quelle erano cose che aveva visto utilizzare dai più potenti fra gli zulkir: a meno di essere toccate dalla persona giusta, o di essere neutralizzate nel modo più esatto, esse scatenavano il disastro su chiunque le disturbava. La sua presenza significava che Vangerdahast aveva un secondo contenitore pieno di pergamene dietro il primo… e che era molto più potente nell’utilizzo dell’Arte di quanto lui avesse creduto.

Accigliandosi, il Thayano si volse di scatto e lanciò con cura un incantesimo che avrebbe bruciato dall’interno il cervello dei due Maghi della Guerra, cancellando con esso ogni ricordo della sua presenza, e per ulteriore precauzione prelevò il suo dardo dalle fiamme ribollenti, portandolo via con sé. Gli ci erano voluti due anni di debolezza e di nausea per sviluppare una resistenza a dosi letali di staeradder, ma tuttora non riusciva a utilizzarlo senza temere di poter morire per un graffio dovuto a distrazione.