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«Benvenuta», mormorò, senza le consuete, elaborate frasi di cortesia, porgendole la mano. «Ti ringrazio moltissimo per essere venuta, e ti prego di accettare la mia assicurazione che non intendo farti del male o ingannarti.»

Caladnei sbatté le palpebre per la sorpresa, poi gli strinse la mano con un sorriso.

«Sembri avere fretta, signore… e ammetto che rapidità e semplicità sono cose che trovo piacevoli. Per favore, spiegami cosa desideri da me senza ulteriori indugi.»

Meleghost annuì, scrutandola da sopra il lungo naso aquilino come una sorta di rapace vecchio e stanco.

«Come desideri», assentì. «Questo incarico è un inganno che vi condurrà al disastro, perché Sarde vi sta inducendo ad attaccare, senza saperlo, una famiglia rivale del nostro regno. Dovresti lasciare Halruaa adesso, e da sola.»

«Questa faccenda non mi è piaciuta dall’inizio», affermò lentamente Caladnei, poi avanzò di un passo e chiese: «Perché mi stai dicendo questo?»

Anche Meleghost si fece avanti, fino a quando i loro volti quasi si toccarono… e lei avvertì il suo alito, che aveva un gradevole aroma di spezie antiche.

«Un tempo», mormorò, «ho vissuto alcune avventure con tuo padre, e di stagione in stagione evoco la sua immagine, in modo da poter chiacchierare con lui. Bambina, Thabrant sta morendo. Vive in una capanna sulle colline a nord di Immersea, nel Cormyr settentrionale, e si sta spegnendo lentamente… e ha un disperato bisogno di rivederti. Mi ha chiesto di riferirti che adesso il suo orgoglio è svanito e che ha bisogno di te».

Tremante, sull’orlo del pianto, Caladnei deglutì a fatica, mentre il vecchio Halruaan la circondava con le braccia in un gesto di conforto e accostava la fronte alla sua.

Angosciata e confusa, un momento più tardi lei sentì un fuoco invaderle la mente, intenso e irresistibile…

Sussultò, o almeno le parve, e all’improvviso avvertì nella propria mente la presenza vibrante di un nuovo incantesimo, descritto con limpidezza cristallina: un incantesimo di traslocazione, che le avrebbe permesso di spostarsi di colpo da un luogo all’altro. Il teletrasporto! Quello era ciò che i maghi definivano un incantesimo di teletrasporto!

Questo ti dovrebbe aiutare a fuggire da Halruaa, a patto che non cerchi mai di usarlo dentro nessuno dei nostri edifici… questo incluso.

La voce del vecchio le echeggiò nella mente come un tuono lontano, e d’impulso lei rispose:

Non potrò mai ringraziarti abbastanza, ma insisto perché non sia un dono bensì uno scambio. Questa è la magia migliore che conosco. Per favore, accettala.

Un incantesimo di volo? Lo possiedo già, ma accetto con gioia il tuo. Sei una degna figlia di Thabrant Spada d’Argento, a onorare in questo modo un patto. Addio, Caladnei, abbi una buona vita.

Piangendo, lei lo baciò su una guancia, si volse di scatto e fuggì, eseguendo più di un incantesimo di teletrasporto per riuscire ad arrivare nel Cormyr settentrionale.

[Finalmente ci comprendiamo meglio a vicenda?]

Sì, dannazione a te, sì.

[È un bene. Tu mi piaci, Narnra Shalace, e spero che tu possa arrivare a pensare lo stesso di me. Adesso però tutto si sta facendo sfocato intorno a noi perché questo incantesimo è… stancante. Molto stancante, e tu hai continuato a dibatterti come un pesce preso all’amo.]

Caladnei, io mi SENTO un pesce preso all’amo!

Poi si trovò a risalire dall’oscurità, come un pesce che nuotasse verso la luce del sole, sbucando nella luce, nel rumore e…

Un bagliore d’argento, un fragore d’acqua che cadeva vorticando, campane e corni e luce intensa…

Narnra si ritrovò a fissare Caladnei negli occhi, che erano di un profondo castano tendente al rosso, con una punta di blu al centro; la Maga Reale incontrò e sostenne il suo sguardo.

Entrambe stavano piangendo in silenzio, il volto umido di lacrime, mentre giacevano vicine su un fianco, strette in un intenso abbraccio.

Al di là di Caladnei, Narnra vide poi Laspeera e Rhauligan che montavano la guardia vicino a loro, lei con un bastone magico in pugno, lui con la spada snudata.

Intrappolata. Era intrappolata, incatenata e ingannata.

In preda a un impeto improvviso d’ira rovente, Narnra si strappò dall’abbraccio di Caladnei in una tempesta di spinte, schiaffi e ginocchiate, e si proiettò all’indietro nell’aria.

Per reazione, gli incantesimi di protezione della Maga Reale entrarono in funzione come un velo di fiamme bianche che nascosero Caladnei alla vista, mentre Narnra atterrava rotolando e si rialzava già in corsa. Anche Laspeera e Rhauligan si stavano muovendo… per interporsi fra lei e la porta!

Singhiozzando amaramente, Narnra deviò per allontanarsi da entrambi e continuò a correre fino al più lontano angolo vuoto della camera, dove percosse il muro con i pugni fino a quando le fecero troppo male per continuare a colpire.

Accasciandosi su se stessa, appoggiò la fronte contro la liscia parete indifferente e singhiozzò fino a sentirsi svuotata… e sola.

«Allora?» mormorò la Maga Reale, da un punto alle sue spalle. «Non è l’addestramento abituale che impartisco ai miei agenti, ma ti senti appena un po’ più… soddisfatta?»

Narnra si volse di scatto per fissarla con occhi roventi.

«Dov’è la mia libertà?» ringhiò. «Quelle che mi dai sono catene mentali, ciò che hai scelto di mostrarmi del tuo passato e quello che hai voluto prendere dal mio. Soddisfatta… bah

Caladnei appariva infelice quanto lei, e nell’osservarla, Narnra vide una nuova lacrima scaturirle dall’occhio e rotolarle sulla guancia pallida.

«E qual è la tua scelta?» sussurrò la Maga Reale, protendendo una mano come se fosse stata una mendicante che implorava.

Narnra guardò per un istante quella mano profferta e distolse lo sguardo, con il respiro affannoso.

Che scelta ho? si chiese. In tutto Faerûn. C’è un posto dove possa fuggire? E cosa mi farà, se rifiuto?

La sua mente tornò a proporle un’immagine già nota. Caladnei che tremava di paura davanti al primo portale che avesse mai visto… e che poi si costringeva a ridere e ad avanzare nel suo fuoco azzurro, mordendosi la lingua per il terrore.

Caladnei che correva incontro a un grifone in picchiata, senza più incantesimi e con una spada spezzata come unica arma, perché i suoi amici avevano bisogno di lei…

Amici. Qualcuno con cui ridere. Quella riflessione le fece affiorare nella mente una nuova scena: Caladnei che rideva vicino a un fuoco, nascondendo con il riso il proprio imbarazzo e la propria sofferenza, mentre il vecchio Thloram le dava da bere del vino caldo speziato e tirava indietro le coltri di pelliccia, esponendo agli occhi di tutti la sua nudità nel procedere a ricucire la lacerazione prodotta da un colpo di spada da lei ricevuto nel contribuire alla vittoria di quel giorno.

Thloram, che giaceva sfracellato dopo la caduta nella grande fenditura, i suoi scherzi, le sue mani confortanti e il suo eccellente stufato alle spezie perduti per sempre, nell’arco di un istante…

Le sarebbe piaciuto aver potuto conoscere Thloram.

Quella donna aveva vissuto di gran lunga molto più di lei.

Come le leggende affermavano avesse fatto e stesse ancora facendo Elminster, dopo un migliaio di anni di battaglie, di scontri con mostri e maghi malvagi.

«Maga Reale», affermò lentamente Narnra, senza sollevare lo sguardo, dopo un lungo momento di silenzio, «ritengo che tu ti sia procurata un nuovo e fedele agente».

18.

Rivelazioni e missioni

Fa’ in modo di sapere chi è un traditore e chi è parente di chi, e in questo modo rimanderai la metà delle occasioni di essere ucciso. Qualcuno più ottimista potrebbe dire che le eviterai, ma io non sono mai stato uno di costoro. Io sono l’altro genere di stolto.