Prontamente, Roldro Tattershar scattò in piedi come un fulmine, spalancò la porta del ripostiglio delle scope e svuotò in un lungo sorso il contenuto del boccale prima di posarlo con cura sul tavolo e di oltrepassare la soglia del ripostiglio.
Vangerdahast aveva intenzione di vincolare dei draghi perché proteggessero Cormyr? Bene, bene. Era senza dubbio giunto il momento di rimestare il calderone e di vedere cosa veniva a galla per primo!
Inoltre, quello di Arpista era un lavoro che faceva patire la fame e la sete, e senza dubbio Lady Joysil Ambrur sarebbe stata disposta a pagare una somma notevole per quella particolare informazione.
«Bene», sorrise Caladnei, «sono certa che hai bisogno di mangiare, di bere, di un bel bagno e di un po’ di sonno. Non osiamo offrirti tutte queste cose, perché qualcuno potrebbe notare che da prigioniera braccata sei diventata un’ospite onorata, però ti possiamo fornire tutto il denaro necessario a concederti questi gradevoli lussi in una locanda. Rhauligan?»
L’Arpista levò gli occhi al cielo.
«Sempre io!» borbottò, rivolto al soffitto. «Sempre! Lo hai notato?»
Nel parlare, aprì una borsa e si rovesciò sul palmo un’abbondante numero di monete, che trasferì con cura nella mano di Narnra.
«Ora ascolta», continuò Caladnei, «ecco il tuo primo incarico: devi trovare il traditore che so annidarsi fra i miei Maghi della Guerra… non mediante la magia o un confronto diretto, ma piuttosto osservando da lontano il comportamento di determinati Maghi della Guerra qui a Suzail, cercando di farti notare il meno possibile».
«Non puoi semplicemente sondare la loro mente?» chiese Narnra, inarcando un sopracciglio.
«Molti di essi hanno trappole magiche collegate ai loro incantesimi di schermatura… e poi, lavorano molto meglio per me se credono che le loro piccole attività collaterali stiano passando inosservate.»
«“Piccole attività collaterali”? Cosette che hanno a che fare con atti illeciti e corruzione?»
«Nel caso di alcuni, sì. Altri hanno semplicemente hobby poco dignitosi o relazioni imbarazzanti sul piano sociale, e non voglio che passino il resto della loro carriera a guardarsi alle spalle per timore di trovare il mio sguardo freddo fisso su di loro… perché in quel caso la carriera in questione avrebbe per me ben poca utilità.»
«Caladnei, io sono una straniera, qui. Come ti aspetti che io possa sapere quando una visita di soppiatto in una camera da letto o un nome sussurrato in cambio di poche monete costituisce un’attività collaterale e quando è invece un atto di tradimento nei confronti di Cormyr?»
«Una valida osservazione», sospirò la Maga Reale. «Ascolta, Narnra. Non m’importa… come non importa a Speera e non importava a Vangey, a suo tempo, come tutti i Maghi della Guerra ben sapevano… se questo o quel Mago della Guerra di sesso maschile ama mettersi il rossetto e vesti femminili o rotolarsi nel burro di nocciole e miele dietro porte chiuse, o se cerca di sedurre ogni singola nobildonna… o anche nobiluomo, se è per questo… del regno. Parimenti, non m’importa se confidano a ogni mercante del regno informazioni relative a future opportunità commerciali.»
«Ciò che m’importa», proseguì, agitando con enfasi un dito, «è se si trincerano dietro porte chiuse per conferire con ricchi Sembiani, Maghi Rossi di Thay, Zhentarim o chiunque provenga da Westgate, o con nobili che sembrano usare un nome falso o non lasciano mai le locande della zona dei moli di Suzail. M’importa sapere se vanno da qualche parte per incontrarsi da soli con maghi indipendenti, o se scompaiono per alcuni giorni nelle dimore, nei capanni di caccia o nei castelli dei nostri nobili.
«Se dovessero fare queste cose», continuò in tono più calmo, con un sospiro, «non cercare di affrontarli, di far loro del male o di seguirli. Limitati a venire da me a riferirmi chi è andato dove. Naturalmente, io saprò se quando tu li hai visti erano impegnati in qualche missione per mio conto».
«E se dovessi essere arrestata come spia straniera?»
«Esigi di essere interrogata da un Mago della Guerra anziano… una cosa che la maggior parte dei Cormyriani teme a tal punto che le guardie ne saranno impressionate e non penseranno neppure che tu stia bluffando. Quando ti verrai a trovare davanti a un qualsiasi Mago della Guerra, digli di contattare me o Laspeera “nel nome di entrambi gli Azoun”. Questa è una frase che nessuno di essi può osare di ignorare. Noi diremo che abbiamo gettato sulla tua mente un incantesimo sperimentale che potrebbe indurti a fare ogni sorta di cose strane… ma che non ti si deve impedire di agire.»
«Direi che è decisamente vero.»
Per un momento Caladnei si mostrò ferita da quelle parole, ma poi notò il sorriso in tralice di Narnra.
«Mi dispiace», affermò con gentilezza la Maga Reale. «So che tutto questo non è stato facile per te. Consideralo una sorta di grandioso furto prolungato e immagina che noi si sia i tuoi complici».
«Le cose andranno molto meglio se saprò chi sono questi Maghi della Guerra, che aspetto hanno e in quale parte di Suzail posso avere una speranza anche minima di rintracciarli», affermò Narnra in tono deciso, levando gli occhi al cielo.
Caladnei annuì e protese un dito a toccarle la fronte.
«Sta’ ferma», ammonì. «Che tu ci creda o meno, questo è il modo più semplice per ragguagliarti.»
Ci fu un momento di gelido formicolio, poi numerose immagini eruppero nella mente di Narnra, evolvendosi da una confusione iniziale in una parata dei volti di una dozzina di Maghi della Guerra, due donne e dieci uomini, tutti che si muovevano leggermente, com’erano stati intenti a fare quando la loro effigie era stata catturata dalla magia di Caladnei. Insieme a ciascun volto, nella sua mente apparve anche un nome, che si ripresentò ogni volta che lei riportò la propria attenzione su un’immagine già vista.
«Thaeram Duskwinter, Bathar Flamegallow, Calaethe Hallowthorn, Iymeera Juthbuck, Helvaunt Lanternlar, Bowsar Ostramarr, Huldyl Rauthur, Storntar Redmantle…»
Narnra si accigliò, chiuse gli occhi e si rimise a sedere, scuotendo appena il capo.
«Li hai memorizzati?» chiese Rhauligan, e quando lei annuì aggiunse: «Bene».
Poi tirò fuori dalla manica un quadrato di vello ripiegato più volte su se stesso e lo aprì, rivelando una mappa incredibilmente dettagliata di Suzail che indusse Narnra a chinarsi in avanti con meraviglia per esaminare i piccoli punti contrassegnanti ogni singolo edificio della città.
«Questa», spiegò l’Arpista, posando il dito su un punto in particolare, «è una taverna chiamata il Falco Abbattuto, che Flamegallow e Ostramarr amano frequentare. E questo è il…».
Ridacchiando nonostante tutto, Narnra scoccò un’occhiata astuta in direzione di Caladnei e chiese in tono leggero:
«Niente immagini mentali di taverne e di camere da letto di nobildonne? Tu mi deludi!».
Inespressiva in volto, Laspeera chiuse la porta della Camera dell’Ala del Drago e si girò per rivolgere un cenno a Caladnei. Narnra se n’era andata, presumibilmente per cominciare al più presto ad aggirarsi furtivamente su balconi e tetti, intenta a spiare determinati Maghi della Guerra.
«Conosci il tuo compito?» chiese Caladnei a Rhauligan, con un sorriso privo di allegria.
«Seguirla.»
«Lasciati vedere soltanto per impedirle di tradire la Corona o per salvarle la vita», annuì la Maga Reale, «altrimenti… limitati a osservare. A meno che noi si sia stati decisamente molto trascurati, nessuno di quei dodici è un traditore, ma di recente tutti si sono incontrati con membri della Legittima Cospirazione, e voglio vedere in che modo reagiranno alcuni di loro, qualora dovessero notare che una straniera li sta spiando. Se poi Narnra dovesse accorgersi di te, dille che ci siamo resi conto di averla inviata ingiustamente in missione senza aggiornarla adeguatamente sulla nostra situazione politica… e offriti di fornirle ulteriori ragguagli».