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«Certamente», assentì il Sommo Cavaliere, alzandosi in piedi.

«Su alcune di quelle monete sono applicati incantesimi traccianti?» domandò Caladnei, accennando alla porta da cui Narnra era uscita.

«Su tutte», sorrise Rhauligan, poi agitò la mano in direzione di Laspeera e di Caladnei in un gesto che era più un saluto che un congedo, si diresse verso la parete più vicina, armeggiò con il pannello di legno e uscì attraverso una porta segreta di cui le due donne erano convinte non conoscesse l’esistenza.

«Quello è un uomo in gamba», mormorò Laspeera.

«Spero di non finire per farlo uccidere», replicò la Maga Reale, con un amaro sospiro. «Io… vorrei davvero che Vangerdahast stesse ancora irritando metà di Cormyr gestendo le cose con la sua consueta abilità. Lui ci sa fare molto più di me.»

«Continua a pensarla così», replicò Laspeera, abbracciandola con un sorriso, «e sarò certa che stai assolvendo dannatamente bene l’incarico di Maga Reale. Quelle che mi terrorizzano davvero, sono le persone convinte di fare ogni cosa in maniera eccellente perché sono maestre nell’utilizzo della magia».

* * *

Rauthur sbatté le palpebre con aria sorpresa e si guardò intorno in tutte le direzioni. A giudicare dalla luce del sole e dagli odori, era ancora a Suzail… ma si trovava in uno stretto vicolo della parte occidentale quella più povera, della città e non nel corridoio antistante la Camera dell’Ala del Drago.

«Questo non è il Palazzo!» protestò.

«Infatti», convenne Harnrim Starangh… un istante prima che qualcosa ribollisse all’interno del Mago della Guerra, facendolo esplodere. «Un Mago della Guerra così sospetto», mormorò quindi, rivolto all’ammasso di ossa insanguinate e di fumo che poco prima era stato Huldyl Rauthur. «Scomparso proprio dopo tante uccisioni e un’invasione del rifugio… chi avrebbe mai pensato che proprio lui fosse un traditore? Questo dimostra davvero…»

E sorrise, mentre la voluta di fumo insanguinato si allontanava, lasciando soltanto un mucchietto di ossa pronte per essere divorate dal primo cane… o dal primo affamato cittadino di Suzail in cerca di qualcosa da mettere in pentola… che le avesse trovate.

«Mi dispiace davvero, Rauthur», aggiunse. «Temo di aver trascurato di menzionare alcuni dettagli relativi a quell’incantesimo di vincolo… e anche a quest’altra magia».

In risposta a un suo rapido gesto, il teschio grondante di sangue si levò dal resto delle ossa e fluttuò nell’aria fino a porsi davanti a lui, avvolto nella fievole aura della sua magia. L’incantesimo che Starangh aveva appena attivato avrebbe preservato il cervello che si trovava dietro quelle orbite ora vuote per il tempo che lui avrebbe impiegato a leggere la mente prossima a spegnersi di Rauthur.

Il mago meglio conosciuto come Incantesimi Oscuri scrutò il vicolo in entrambe le direzioni per accertarsi che nessuno lo stesse osservando… aveva scelto con cura quella stretta via tortuosa, avendo notato già alcuni giorni prima quel suo tratto riparato alla vista da due grossi mucchi di casse marce e abbandonate, e adesso non c’era nessuno che potesse vederlo mentre eseguiva con la massima attenzione un ulteriore incantesimo.

La mente di Rauthur stava inveendo contro di lui.

«Perché perché perché perché perché perché?»

«Mai lasciare in circolazione testimoni o complici», fu la sommessa risposta di Starangh, «in modo che non ti possano trascinare alla rovina insieme a loro. La fiducia, mio povero amico Rauthur, è una debolezza fatale».

Poi calò sulla mente morente e si aprì a forza la strada fra il senso di shock, il dolore e i brandelli di ricordi, cercando innanzitutto qualsiasi magia d’emergenza che potesse essere stata predisposta per destarsi contro di lui, anche se non credeva che Rauthur avesse avuto il potere o l’abilità per creare magie del genere, o la possibilità di accedere a quelle di cui disponeva indubbiamente Vangerdahast.

A mano a mano che approfondì il suo sondaggio, gli risultò evidente che aveva avuto ragione riguardo alle magie di emergenza… ma appurò anche che in realtà Rauthur non possedeva informazioni degne d’interesse, a parte i soprannomi di alcuni suoi colleghi Maghi della Guerra, che avrebbero potuto avere una minima utilità come esche per qualche trappola.

Ah, e poi c’era un’altra cosa, che brillava fra le voci più recenti nella categoria «cose da ricordare»: una certa Narnra Shalace, attualmente ospite della Maga Reale di Cormyr, era la figlia di… di Elminster di Shadowdale.

«Bene, bene», mormorò Starangh, una luce di entusiasmo che gli appariva negli occhi. «Pesci più grossi cominciano a cadermi in grembo già fritti.»

* * *

«Lady Joysil non ha nulla a che spartire con i mendicanti», dichiarò l’uomo di guardia alla porta, con un sogghigno. «Vattene, altrimenti chiamo la Guardia Cittadina!»

L’individuo dai polverosi e sporchi abiti di cuoio, con un paio di baffi palesemente falsi di traverso sul labbro superiore, trafisse il custode con un’occhiata gelida.

«Joysil e io abbiamo fatto affari insieme in passato e ci siamo sempre lasciati in termini di amicizia… di calda amicizia, potrei aggiungere. Non sarei qui, adesso, se non avessi una notizia urgente e della massima importanza da comunicarle, e non intendo andarmene finché lei non avrà sentito quello che ho da dire… in privato ed esclusivamente dalle mie labbra!»

Il custode si servì della polsiera di metallo per percuotere un piccolo gong nascosto all’interno dello stipite della porta, e non si mosse di un millimetro.

«E io non intendo permettere che uno sconosciuto presentatosi davanti a questa porta, e che potrebbe essere ogni sorta di assassino, di rapitore, di ricattatore o anche solo di ladro comune, arrivi alla presenza di Lady Ambrur da solo! Sono pagato per provvedere alla sicurezza della persona e delle proprietà della mia signora, e non lascerò che un furfante dalla lingua sciolta venuto dalla strada scateni tutto il caos che gli aggrada in questa casa!»

«Avanti, chiama la Guardia Cittadina», ribatté in tono sommesso l’uomo dagli abiti polverosi, «e dopo andremo da lei tutti insieme. Sono pronto a scommettere una forte somma che quando sentirà le mie notizie, Joysil non sarà affatto contenta di essere alla presenza di qualsiasi genere di pubblico che possa vedere la sua reazione».

«Questo mi rende ancor più deciso a non lasciarti passare», dichiarò la guardia, inarcando le sopracciglia. «Notizie del genere non dovrebbero essere…»

«Sì, Melarvyn? Cosa sta succedendo qui?»

Il maggiordomo di Haelithorntowers era un uomo efficiente dai modi bruschi, che non era propenso ad accettare con tolleranza qualsiasi spreco del suo tempo, questioni insignificanti o distrazioni inutili. Il custode, che ben lo sapeva, si trasse indietro con un sorriso pieno di tensione, e indicò l’uomo impolverato fermo sulla soglia.

«Questo… questo ruffiano esige di essere ricevuto da Lady Ambrur, e ha rifiutato di andarsene, anche quando ho minacciato di chiamare la Guardia Cittadina, insistendo che si tratta di affari urgenti e di avere un rapporto personale di qualche tipo con la nostra signora. Io non gli credo, ma per non fare torti…»

«Non fare torti? Melarvyn, da quando in qua la preoccupazione di non fare torti ha qualche ruolo nella vita quotidiana, tranne che nelle storie per bambini? E quando mai io ho permesso che una benché minima attenzione a “non fare torti” affiorasse nella gestione quotidiana di Haelithorntowers?», ribatté il maggiordomo, e senza attendere risposta si girò a squadrare freddamente dall’alto in basso il supposto ruffiano fermo sulla soglia, continuando: «Quanto a te, signore…».