Vedendo una bottiglia di vino posata su un ripiano dell’armadio, l’ultimo dei Tattershar decise di portarla con sé per liberarsi la gola dalla polvere nel modo più piacevole. Aprire il pannello gli causò qualche difficoltà perché il muro sovrastante era incurvato e prossimo a crollare… ma riuscì a richiuderlo alle proprie spalle e a bere un paio di abbondanti sorsi di vino prima ancora che mani furiose cominciassero a percuotere la porta del salottino.
«Come osa!» ruggì nel vento il drago azzurro, proseguendo il proprio volo furente. «Come osa!»
Abbassando una spalla, cabrò leggermente verso ovest senza rallentare, fendendo l’aria tanto in fretta da far fatica a respirare e da far vibrare e sibilare le ali.
«Quale insulto a tutta la razza dei draghi! Che colossale arroganza! Anche ammesso che alcuni di noi fossero disposti a sottomettersi spontaneamente a un sonno di secoli e a prestare eventuali, pericolosi servigi, il piano del mago ci mette tutti in pericolo! Una volta che lui sarà riuscito a creare incantesimi in grado di vincolare i draghi, chiunque avesse modo di rubarli o ne entrasse in possesso dopo la sua morte potrebbe utilizzarli contro qualsiasi drago!»
La sua voce era un rombo assordante, ma i cieli indifferenti non diedero risposta. Ringhiando di furia ribollente, Ammaratha Cyndusk abbassò la testa e prese a muovere le ali con rinnovata energia, saettando verso la verde vastità della Foresta del Re.
E verso il rifugio in cui era annidato quel furfante di Vangerdahast.
19.
Ira di drago e inganno
Inganno e falsità mi infliggono ferite più profonde di quelle di una semplice daga… avvelenata o meno che sia. Ovviamente, il tuo grado di tolleranza può essere diverso.
Fuori dalla cucina ci fu un violento schianto e qualcuno urlò, mentre il suolo tremava, facendo dondolare le lanterne, e Myrmeen si muoveva verso la finestra con fare guardingo, la spada in pugno.
«Non ora», scattò Vangerdahast, senza neppure sollevare la testa. «Come riuscirò mai a…»
«Vangerdahast», ribatté la Signora di Arabel, in tono altrettanto secco, «vieni qui! C’è un drago che sta scavando per dissotterrare il tuo rifugio come un cane farebbe con un osso!».
«Eh? Un drago? Eccellente! Allora posso sperimentare il mio…»
«Dubito che l’uno o l’altro dei due Maghi della Guerra che quel drago ha appena scagliato al disopra degli alberi sarebbe d’accordo con quel tuo “eccellente”», lo interruppe Myrmeen, in tono tagliente, «così come dubito che la mia spada possa fare molto più che divertire il nostro inatteso ospite! Non ho mai visto un drago di questo genere… di un azzurro argenteo, ma con la forma di un drago ramato…».
Con un verso di esasperazione mista a irritazione, Vangerdahast abbandonò l’incantesimo, annullandolo con un gesto delle mani, e si diresse a grandi passi verso la finestra.
«Un drago del canto! Ma guarda!» esclamò, sfregandosi le mani. «Mi chiedo che aspetto abbia la sua forma umana.»
Myrmeen gli scoccò una strana occhiata, più o meno nello stesso momento in cui la coda massiccia ruotava verso la finestra in una sferzata improvvisa. Essa s’infranse verso l’interno, con gli incantesimi di protezione che si attivavano come sottili scariche di energia che cercavano di tenere insieme il vetro, le schegge del telaio e i blocchi di pietra smossi… poi i frammenti esplosero in tutte le direzioni. La Signora di Arabel lanciò un urlo quando una di quelle scariche di energia entrò in contatto con la sua armatura e le scivolò fugacemente lungo il corpo, e Vangerdahast emise un grugnito di dolore allorché un’altra si abbatté su uno dei suoi anelli, che esplose senza però attivare la propria magia, e scagliò quasi con indifferenza il mago dalla parte opposta della stanza. Nel frattempo, l’estremità settentrionale della cucina emise un gemito scricchiolante, dovuto al crollo delle retrostanti dispense causato dal fatto che le camere al di là di esse erano state scoperchiate e fatte a pezzi.
«Mago!» tuonò una grande voce ruggente. «Dove sei, mago?»
La risposta di Vangerdahast fu di tre parole, scandite con cura, che attivarono le difese del rifugio.
Gli schermi disposti tutt’intorno a lui divamparono di una luce bianca e fluirono verso l’esterno in una carica possente che scagliò il drago del canto dalla parte opposta della radura, dove gli orrori con l’elmo emersero di corsa dai resti degli alberi, rapidi come frecce, convergendo sulla sua forma che si dibatteva. Intanto, un pallido bagliore verde prese a formarsi intorno a Vangerdahast, scaturendo dall’aria come un insieme di scintille vibranti che lo avviluppassero, ammantandolo di un potere crescente.
«Ragazza», ringhiò il mago, palesemente a disagio. «Vedi quella pietra? Quella su cui è incisa una runa?»
Myrmeen sollevò lo sguardo dal pavimento, dove giaceva scomposta e annaspante, pallida in volto e con i capelli strinati… poi girò la testa per guardare nella direzione da lui indicata.
«Spostala, e usa le pozioni di risanamento che ci sono dietro, tutte quelle di cui hai bisogno», grugnì l’ex-Mago Reale di Cormyr, oltrepassandola con andatura decisa, il bagliore verde che lo accompagnava e andava crescendo d’intensità. «Per una volta, mostra un po’ di buon senso, striscia da qualche parte e resta tranquilla e fuori dai piedi. Con tutta quell’armatura di metallo addosso, sei soltanto un’esca per draghi… e quello là fuori esala gas incandescente!»
La Signora di Arabel lo fissò per un momento… poi, sempre distesa al suolo, cercò di sfibbiarsi l’armatura con mani tremanti e di togliersela di dosso. Vangerdahast le scoccò un’occhiata, scosse il capo con aria disgustata e flesse le dita.
Scariche di energia verde scaturirono da esse, e in tutto il rifugio bastoni, bacchette, anelli, diademi e sfere lampeggiarono, tremarono e si avvolsero a loro volta di un alone verde.
Fuori, gli orrori con l’elmo stavano colpendo ripetutamente il drago che si rotolava al suolo e dibatteva la coda, per nulla danneggiati dalla nube di gas che scaturiva dalle sue fauci. Spesso gli artigli ne afferravano uno e lo scagliavano lontano, e di tanto in tanto riuscivano a distruggerne uno in un divampare di bagliori bianchi, i pezzi di armatura che cadevano al suolo separatamente.
Con calma, Vangerdahast guardò il drago del canto spostarsi attraverso la foresta continuando a rotolare e a contorcersi, abbattendo alberi in tutte le direzioni. Se esso avesse cominciato a usare la magia, lo avrebbe abbattuto attingendo al potere ridestato di tutto il rifugio, ma fino ad allora, e finché gli orrori con l’elmo avessero tenuto duro…
Quei guardiani non avevano comunque una lunga durata, perché gli incantesimi di volo che lui forniva loro consumavano di continuo la magia che li animava e li teneva uniti, quindi erano una perdita che poteva permettersi. I criminali imprigionati che avevano acconsentito a essere messi in uno stato di sonno magico in modo da trascorrere il tempo della loro condanna animando quegli orrori, si sarebbero svegliati improvvisamente, con ogni probabilità in preda a qualche incubo, terrorizzando i loro carcerieri e aumentando il consumo di viveri in alcune remote fortezze del regno che erano state trasformate in prigioni… ma sarebbero stati ancora lì quando fosse giunto il momento di sostituire gli orrori danneggiati.
Essi stavano sciamando come calabroni infuriati intorno al drago che si dibatteva, e sebbene venissero scagliati lontano a dozzine a ogni colpo d’ala o di coda, erano pronti a scattare di nuovo in avanti per colpire senza posa. Nel cuore di quella mischia aleggiò poi un breve bagliore luminoso, e Vangerdahast sollevò prontamente una mano, socchiudendo gli occhi.