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L’istante successivo il drago si accasciò, il grande corpo coperto di scaglie che si trovava in mezzo alla calca di armature in movimento svanì all’improvviso…

E una donna barcollante, con il respiro affannoso e coperta dai laceri brandelli di un abito rosa, apparve davanti alle finestre infrante.

«Vangerdahast?» chiamò. «Mago? Dove sei? Dobbiamo parlare!»

«Sono qui», rispose con calma Vangerdahast, il bagliore verde che gli si sollevava davanti come un muro. «Se avessi saputo che stavi arrivando, avrei potuto mostrarmi più accogliente. Così come stanno le cose, preferirei che le tue prossime parole fossero il tuo nome e cosa vuoi… a meno che, naturalmente, tu non desideri che siano le tue ultime parole.»

La donna posò una mano sullo stipite infranto della finestra e lo scavalcò con grazia per entrare nella cucina. Le condizioni del suo abito rendevano evidente che non aveva armi indosso, ma Myrmeen, ancora stesa al suolo, posò la fiala di pozione che aveva appena bevuto e allungò di nuovo la mano verso la spada.

«Il mio nome, Vangerdahast, è Ammaratila Cyndusk», affermò la donna, acquattandosi come un felino sul piano di lavoro posto fra due mensole per i piatti. «Nella mia forma umana dimoro a Marsember, i cui abitanti mi conoscono come Lady Joysil Ambrur.»

«Ah, la ragazza che ama conoscere tutti i segreti», commentò il mago, annuendo. «E adesso devi essere venuta al corrente anche del mio. Posso sapere chi te lo ha rivelato?»

«Un Arpista… da me però non saprai il suo nome… che mi ha detto di aver sentito un Mago della Guerra che parlava della cosa con un altro Mago della Guerra. Prima di gettare via la mia vita nel tentativo di porre fine alla tua, vorrei accertarmi di aver capito bene: stai davvero sviluppando incantesimi intesi a dare la caccia ai draghi, intrappolarli e controllarli, con l’intenzione di accumulare una collezione di draghi da vincolare… mediante altri incantesimi a cui stai lavorando… perché diventino dormienti difensori di Cormyr, come lo erano in passato i Signori Dormienti?»

«Sì, è esatto.»

«E non intendi lasciarti dissuadere dall’attuare questo piano? Usando magari Maghi della Guerra, Dragoni Purpurei o altri umani di Cormyr disposti a collaborare?»

«La partecipazione umana è probabile, ma ho la ferma intenzione di utilizzare principalmente i draghi come difensori del regno. Sei interessata a candidarti?»

La donna svanì di botto dal piano di lavoro, per ricomparire con le gambe serrate a forbice intorno alla testa di Vangerdahast, torcendole di lato nel tentativo di spezzargli il collo mentre inarcava il corpo all’indietro davanti a lui e calava di scatto le braccia dietro di sé per colpire quelle di lui e interrompere qualsiasi incantesimo stesse cercando di lanciare.

«Dopo che sarai morto, mago», annaspò, crollando contro lui e andando a sbattere con la schiena contro le sue caviglie.

Vedendo che Vangerdahast era ancora in piedi, il collo immobile, la donna prese poi a oscillare a destra e a sinistra in modo da spostare le gambe di qua e di là, ma parve ruotare intorno a qualcosa di rigido, immobile e duro come la pietra. Un qualcosa avvolto in una verde luminosità pulsante e sempre più intensa.

«Una vista interessante», riuscì a dire il mago, un istante prima che Myrmeen Lhal si abbattesse su Joysil, strappandogliela di dosso e scagliandola sul pavimento della cucina.

Le due donne scivolarono insieme su di esso mentre il mago le fissava entrambe con aria accigliata.

«Ragazza, ti ringrazio ma posso combattere da solo le mie battaglie. Vedi questo campo che mi circonda, questo bagliore verde? Non solo mi protegge il collo, ma impedisce anche al drago del canto di assumere la sua vera forma e di schiacciarci entrambi contro le mura e il pavimento. Inoltre, adesso che è cosi vicina, dovrebbe per di più impedirle di teleportarsi ancora. Adesso togliti di mezzo, perché voglio parlare con lei.»

Myrmeen reagì fissandolo con aria interrogativa, e quando lui annuì si tolse di dosso a Joysil, allontanandosi di scatto per evitare che lei la facesse inciampare o le sottraesse una delle daghe che aveva addosso.

«Ah, naturalmente, grazie, ragazza», aggiunse Vangerdahast in tono burbero, posandole una mano sul braccio.

Scoccandogli una strana occhiata, Myrmeen indietreggiò fino al lavandino. «Tanto vale che tu mi uccida», ansimò Joysil, che giaceva al suolo ammaccata e ansimante, «perché a meno che tu non rinunci a questo tuo piano, e riesca a convincermi della cosa, continuerò a tentare di ucciderti. Una volta che quei tuoi incantesimi saranno pronti, e scritti, nessun drago di Faerûn sarà più al sicuro».

Vangerdahast annuì, e un bagliore verde gli scaturì dalle dita. In una stanza lontana, dalla parte opposta del rifugio, due bacchette emisero un lampo di luce.

«Adesso, temo, scoprirai di non poterti muovere, Lady Cyndusk… o Ambrur, se preferisci. Gradirei non essere ucciso, se non ti dispiace… e tuttavia c’è del vero in quello che dici. Questi incantesimi saranno la mia eredità per Cormyr, altri dovranno essere in grado di utilizzarli, una volta che io non ci sarò più, per aumentare le file dei difensori o per sostituire quelli caduti in battaglia, ed è possibile che alcuni maghi se ne servano in maniera… meno giudiziosa di come farei io. Quindi… sì, è vero, io sono un pericolo per la razza dei draghi.»

«Per tutta la vita», continuò con un sospiro, «ho dovuto soffocare i miei desideri… e i miei sogni, le mie simpatie… per aderire sempre a uno scopo supremo, che mi faceva da guida: migliorare e difendere Cormyr. Sono disposto a fare qualsiasi cosa per mantenere forte questo regno… e perché esso continui a essere quello che è adesso e che è sempre stato. Ritengo che esso sia una delle cose migliori realizzate dalla mia razza, drago, e voglio mantenerlo così… a qualsiasi costo per chiunque».

Avvicinatosi a un cassetto, tirò fuori una tovaglia pulita e la distese con cura sulla forma immobilizzata di Joysil.

«Non ho vesti della tua taglia, ma se non ti secca usare uno dei miei mantelli invernali… certo, le tarme li bucano sempre, ma…»

«Mago», sibilò dal pavimento il drago del canto ridotto all’impotenza, «creerai la peggior specie di schiavitù per i draghi. Anche ammesso che tu possa trovare alcuni schiavi disposti a fungere da guardie per te, questi incantesimi diverranno noti, e verrà il giorno in cui i soli draghi non sottoposti al controllo di qualcuno saranno quelli che moriranno combattendo, dopo che gli altri tuoi incantesimi li avranno trovati, attirati e presi all’amo!».

«Sì, è una conseguenza che ho previsto», annuì Vangerdahast, con una nota di tristezza nella voce. «Hai da propormi qualche brillante soluzione che finora mi sia sfuggita?»

«Tu… tu… razza di mostro!» tempestò Joysil, tremando per lo sforzo di contrastare la magia paralizzante che la bloccava. «Tuuuu….»

Poi cercò di girare la testa quando Vangerdahast si chinò su di lei, e quando scoprì di non poterlo fare chiuse gli occhi e urlò… un grido che ben presto calò di tono, si fece indistinto e si spense.

«Dormi», le disse il vecchio mago, in tono gentile. «Se per una volta Mystra mi vorrà sorridere, avrò trovato una soluzione prima di essere costretto a svegliarti… anche se è più probabile il contrario», aggiunse in tono amaro, voltandosi con un sospiro.

Myrmeen Lhal lo fissò con aria grave, la spada riposta nel fodero e gli occhi che avevano di nuovo un’espressione strana, diversa da quella di poco prima.

«Avresti potuto ucciderla… facilmente… ma non lo hai fatto. Perché?» chiese.