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«Nella mia vita», replicò il mago, guardandola con una punta di acidità, «ho visto troppi problemi perché mi vada ancora di eliminarli con l’assassinio, ragazza. Ho bisogno di tempo per decidere quale sia il modo migliore per calmarla e risanarla».

Annuendo, la Signora di Arabel incrociò le braccia sul petto.

«Tuttavia», obiettò, «lo spietato difensore del regno potrebbe sostenere che la cosa migliore per Cormyr sarebbe eliminare adesso questo drago, in maniera misericordiosa, mentre è reso impotente dal sonno. Un nemico di meno, un pericolo rimosso, il regno reso più forte, sia pure in misura minima».

«Questo non è il Drago Demoniaco», sospirò Vangerdahast, «e se proprio vuoi sapere la verità, ragazza, ho visto e causato troppe morti».

Allargata una seconda tovaglia, la stese sul pavimento, poi fece qualcosa in reazione a cui la luminosità verde s’intensificò tutt’intorno, sollevando nell’aria il corpo rigido di Joysil. Forze invisibili alzarono quindi da terra l’altra tovaglia, verso di lei, e così avvolto nella stoffa il corpo fluttuò verso la porta della cucina.

«Ritengo», aggiunse Vangerdahast, avviandosi per seguire Joysil, «di essere infine cresciuto abbastanza da comprendere che le persone il cui modo di vedere differisce dal mio non sono necessariamente nemici da abbattere».

Myrmeen lo fissò con evidente rispetto, sorrise e improvvisamente si protese a posargli una mano sul braccio.

Il mago vi batté un colpetto con la propria, d’un tratto fin troppo conscio del fianco di lei che sfiorava il suo, poi si volse a guardarla, e quando i loro sguardi s’incontrarono avvertì… con non poca sorpresa… sentimenti da tempo repressi che tornavano a destarsi in lui.

* * *

Levando gli occhi al cielo per il disgusto, Narnra saltò giù dall’ennesima finestra. Per gli dei, quante piccole liti meschine, quanta arroganza e quante rivalità! Questi Maghi della Guerra erano sgradevoli quasi quanto i nobili di Waterdeep!

Quasi. E se questi erano i custodi della legge, che sorta di soggetti potevano mai essere i nobili di Cormyr?

«Chi è stato quell’idiota che ha detto: “Ci sono sempre maggiori tesori dietro la prossima collina”?» borbottò fra sé, ad alta voce… poi tornò a immobilizzarsi, carponi sul balcone pieno di vasi di felci, quando due Maghi della Guerra uscirono su di esso e si vennero a fermare a ridosso della ringhiera, a meno di quattro passi da lei, ridendo con fare cinico.

«Ebbene, ho sempre saputo che il Vecchio Incantesimi di Tuono non avrebbe abbandonato così facilmente la sua presa sul trono!»

«Draghi! E questo dopo tutto il sangue che gli elfi hanno versato perché questa terra smettesse di essere il terreno di caccia privato di svariati draghi! Non riesco a crederci!»

«Io invece sì. Del resto, chi altri dorme per secoli? Chi altri può continuare a esistere per così tanto tempo restando in vita, invece di trasformarsi in un non-morto che odia tutti i viventi? E di chi altri si dovrebbe fidare, qui in Cormyr? Dei nostri nobili

I due condivisero una risata amara e sprezzante, poi il secondo mago scosse il capo e replicò:

«Ma chi si può veramente fidare di un drago? Chi può sapere cosa pensano di noi, che li massacriamo, li derubiamo, ci impadroniamo delle loro uova e… li costringiamo a farsi da parte, mentre un tempo erano loro a dominare tutto Faerûn?»

«Sono stati gli elfi a fare loro tutto questo», precisò il mago più alto e anziano, con una scrollata di spalle. «E poi c’è stato quel culto che si è diffuso fra gli hobgoblin, che erano convinti che mangiare carne di drago li avrebbe trasformati in una razza più forte e massiccia… loro hanno sottratto più uova di quanto abbiano mai fatto gli umani.»

«Credi che il vecchio Vangey si procurerà qualche uovo e cercherà di far nascere piccoli di drago da lui vincolati e controllati mentalmente con incantesimi?»

«È possibile che lo faccia», replicò il Mago della Guerra più anziano, volgendo le spalle alla ringhiera per tornare dentro, «ma gli servono anche draghi adulti, perché i piccoli di drago sono come ragazzi ignoranti ma spericolati e troppo sicuri di sé… e potrebbero arrecare involontariamente una quantità di danni non solo a loro stessi ma anche a ciò che dovrebbero difendere».

Miracolosamente, nessuno dei due maghi si accorse della ladra accoccolata poco lontano, immobile come una statua. Con la massima silenziosità possibile, Narnra esalò un lungo, lento respiro, riprese fiato e scavalcò d’un balzo la ringhiera del balcone.

* * *

Il segreto di Vangerdahast non era più tale: draghi vincolati da incantesimo come protezioni per Cormyr! Finora, Narnra aveva rintracciato Duskwinter, e quel mago gioviale dalla barba curata che stava facendo il bagno era stato Bathtar Flamegallow… più interessato a far galleggiare piccole navi di legno che a qualsiasi altra cosa, ma se non altro le sue battute erano risultate divertenti. Quanto a Calaethe Hallowthorn, era fuori città, nelle vicinanze di un posto chiamato Prato del Burlone… il fatto che fosse in campagna era però da considerare sospetto oppure no? Narnra ne sapeva troppo poco sul conto di quei Maghi della Guerra per poter dare una risposta. L’altra donna che doveva sorvegliare, Iymeera Juthbuck, pareva avere una vera e propria passione per gli avventurieri virili, se si doveva credere ai maligni pettegolezzi degli altri Maghi della Guerra.

Adesso, le sarebbe piaciuto appurare cosa ne pensavano gli Arpisti di tutto questo. Rhauligan aveva informato qualcuno di loro, oppure no?

* * *

Quello era il posto giusto: Oscura La Mia Arpa Ma Fiammeggiante… per gli dei, che razza di nome!

Appollaiata su un tetto vicino, Narnra si soffermò a scrutare il vecchio ritrovo fatiscente. A giudicare dal suo aspetto, un tempo doveva essere stato una grandiosa dimora, prima che proprietari successivi vi aggiungessero ali laterali di legno in tutte le direzioni. Se non altro, da quella distanza nessuna musica chiassosa o stonata le stava tormentando gli orecchi.

Nel formulare quelle riflessioni, Narnra si accorse con sgomento che almeno tre sentinelle la stavano tenendo d’occhio… una da un piccolo lucernario nel tetto del club e le altre da due diversi edifici, posti lateralmente rispetto alla sua posizione… ma con suo sollievo l’uomo che si trovava sull’edificio più vicino le rivolse un breve cenno del capo quando i loro sguardi s’incontrarono. Narnra rispose agitando una mano in un misurato gesto di saluto, poi scese in strada e si avviò per entrare apertamente nel club, perché ora che era stata avvistata non intendeva rischiare qualche freccia nella schiena.

La parrucca che aveva «preso a prestito» qualche ora prima attraverso una finestra aperta stava cominciando di nuovo a scivolare di lato, ma ben presto scoprì che non c’era bisogno di fare nessun tentativo di agire di soppiatto perché l’interno del club era fiocamente illuminato, affollato, accogliente e ribollente di conversazioni che vertevano esclusivamente sul piano di Vangerdahast.

«Per gli dei, ci ritroveremo sepolti fino al collo in una quantità di astuti e misteriosi maghi con le loro sporche maniche imbottite di sfere di fuoco nel momento stesso in cui si verrà a sapere del grande piano di Vangey!» ringhiò un uomo che portava un liuto appeso alla schiena e aveva daghe infilate in un assortimento di foderi sparsi ovunque sui logori abiti di cuoio, sbattendo sul tavolo un boccale grosso quanto la testa di Narnra. «Maghi di ogni tipo si vorranno impadronire dei suoi incantesimi e saranno disposti a uccidere per averli! Chi per primo riuscirà a controllare la maggior parte dei draghi potrà saldare un mucchio di conti in sospeso prima che il resto di noi si possa unire per cercare… e ho detto cercare… di salvare da lui tutti i regni!»

«E che accadrebbe se un drago riuscisse a impadronirsi di quegli incantesimi e a diventare un nuovo Re dei Draghi?» intervenne un uomo più basso dai folti baffi ispidi. «Questo è ciò che voglio sapere!»