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Narnra ascoltò quelle supposizioni e molte altre parimenti preoccupate mentre attraversava la sala del club, sfruttando il vecchio trucco di far finta di essere alla ricerca di qualcuno.

Quando poi riconobbe due degli Arpisti che avevano fatto parte del cupo schieramento che l’aveva circondata nelle cantine di Marsember, quando Mystra stessa aveva seminato il terrore nel cuore di tutti, si mosse nella loro direzione, proprio mentre essi si avviavano con aria cupa su per una rampa di scale, ascoltando le diverse conversazioni e scambiandosi un’acida occhiata.

Allontanandosi dalla scala, Narnra svoltò un angolo e si precipitò su per un’altra rampa di gradini che aveva individuato in precedenza. Era certa che al piano superiore dovesse esserci un passaggio che univa le due rampe, ma se pure non ci fosse stato… la creatura che le si parò davanti in cima alle scale era il più grosso e brutto mezz’orco in cui si fosse mai imbattuta… tutto verruche, piaghe aperte e gialle zanne spezzate. Un paio di occhi decisi, che promettevano di saper elargire sia cordialità sia una rapida morte, la scrutarono con attenzione mentre una mano simile a un artiglio spingeva di lato il mantello del mezz’orco, rivelando la prima balestra a sei quadrelle che lei avesse mai visto.

Le punte lucide dei sei dardi, molto affilate, erano tutte puntate su di lei mentre il mezz’orco ritraeva le labbra dalle zanne per chiedere:

«E anche sul tuo letto di morte, piccolo ratto, tu…?»

Narnra deglutì, trasse un profondo respiro e riuscì a pronunciare le parole «suonerò l’arpa» in tono abbastanza sicuro da non far capire che stava tirando a indovinare.

Il mantello ricadde sulla balestra. La grossa testa annuì con riluttanza e quella montagna di carne si trasse da parte con rapidità sorprendente, permettendole di arrivare in cima alla scala e di procedere oltre.

Nell’oltrepassare quella… quella cosa… Narnra le rivolse un cenno impassibile e s’incamminò lungo il passaggio che aveva davanti come se avesse saputo benissimo dove stava andando.

A metà del corridoio c’era una porta aperta, da cui giungeva una voce.

«Non m’importa», essa stava dicendo. «Che ogni ladruncolo e ogni grasso mercante di tutta Suzail ci sentano pure discutere, Sareene! Voglio che siano tutti informati, avvertiti e consapevoli del pericolo che noi tutti abbiamo di fronte… perché ci riguarda tutti, indipendentemente da chi noi si sia o da dove ci si trovi!»

«Naetheless, Brammagar, quello che proponete è un doppio gioco molto pericoloso!»

«Che alternativa abbiamo?»

Poiché la schiena dei due uomini fermi appena oltre la soglia aveva per Narnra un aspetto fin troppo familiare, lei non osò chiedere quale fosse stata la proposta di Brammagar, ma per fortuna qualcun altro lo fece al suo posto.

«Attualmente, non oso lasciare Drangodusk», interloquì una voce stranamente remota ed echeggiante, «e la mia magia non è entrata in funzione in tempo per permettermi di sentire le parole di Brammagar. Qual è la sua proposta, per favore?».

«Che noi Arpisti si protegga Vangerdahast attendendo al varco tutti i maghi che verranno per derubarlo, in modo da avere la possibilità di abbatterli a mano a mano che si presenteranno per attaccare Vangey… poi, quando arriverà il momento giusto, ci rivolteremo contro il vecchio mago e rovineremo i suoi incantesimi, in modo da avere la certezza che non riesca mai a vincolare un drago mediante nuovi e più potenti mezzi magici.»

«E a chi di noi spetterà decidere quali maghi uccidere e quali lasciare in vita? Io dico che ci stai mettendo tutti nei guai.»

«Ne uccideremo comunque il più possibile, in modo da restituire almeno un po’ di potere su Faerûn a tutti noi che non usiamo incantesimi!» grugnì qualcun altro, scatenando una nuova discussione collettiva.

Narnra proseguì lungo il passaggio e raggiunse l’altra scala il più in fretta e silenziosamente possibile. I maghi traditori avrebbero dovuto aspettare, perché adesso doveva tornare al più presto da Caladnei: quella era infatti una notizia che andava riferita senza indugio alla Maga Reale!

* * *

Harnrim Starangh fissò sorridendo la snella figura vestita di cuoio nel portare a termine con cura il proprio incantesimo… e l’edificio che incombeva al disopra del tetto su cui la ragazza era appena atterrata cominciò a sgretolarsi e a crollare.

Per quanto fosse stata rapida nel saltare, la ragazza non poteva sperare di evitare la roboante massa di pietre che stava per schiacciarla. Esse avrebbero seppellito l’intero tetto e probabilmente avrebbero appiattito al suolo la struttura sottostante…

Lo schianto fu così violento da far tremare perfino la costruzione su cui lui si trovava, il tetto di uno dei palazzi più alti e nuovi di Suzail, poi si levò una grande nube di polvere… e con un gemito simile a quello di un drago morente, l’edificio su cui si era trovata la ladra si afflosciò sotto il peso delle pietre che lo avevano investito, accompagnato da una nuova ondata di urla.

Sì. Narnra Shalace era uscita di scena e al suo posto sarebbe entrato… un impostore.

Cercare di usare la vita della figlia di Elminster come merce di scambio per trattare con il Vecchio Mago e con tutti i Prescelti che lui avrebbe potuto chiamare in suo aiuto sarebbe stata pura follia… per non parlare di ciò che una prigioniera così dinamica avrebbe potuto fare per conto proprio, mentre lui era impegnato nelle trattative… ma essere lui stesso la figlia di Elminster… sì, anche ammettendo che Elminster avesse avuto qualche sospetto, sarebbe bastato sostenere di avere la protezione di Mystra per evitare sondaggi e manipolazioni mentali.

Certo, era un piano rischioso, ma tutto ciò che aveva a che fare con la magia comportava dei rischi, e se fosse riuscito a tenere testa al Vecchio Mago di Shadowdale e a impadronirsi di preziose informazioni sugli incantesimi dei Maghi della Guerra mentre si fingeva al tempo stesso la piccola agente di Caladnei e la figlia di Elminster, un certo mago soprannominato Incantesimi Oscuri avrebbe potuto ottenere parecchio da quella finzione, prima che divenisse necessario far sparire Narnra per sempre.

Con un freddo sorriso, il Mago Rosso agitò una mano e prontamente l’aria che lo circondava tremolò, formando un’immagine della Waterdhaviana che lui aveva appena ucciso.

Starangh studiò con attenzione quel simulacro, accoccolandosi per guardarlo da ogni angolazione, prima di avviare l’incantesimo che gli avrebbe conferito un aspetto identico a quello di Narnra.

* * *

Dalla parte opposta di una distesa di tetti, Glaraaster Rhauligan fissò con orrore la crescente nube di polvere, l’ultima immagine di Narnra impegnata in un frenetico balzo sotto la pioggia di pietre ancora incisa nella sua mente.

«Narnra!» urlò, pur sapendo che era inutile. Nulla poteva essere sopravvissuto a quella frana schiacciante giunta dall’alto, anche se…

Su un altro tetto, un accenno di movimento attirò la sua attenzione, e lui si ritrovò a osservare un uomo dalle lunghe vesti a cui si stava proprio allora affiancando una compagna… l’immagine di Narnra, apparsa dal nulla accanto a lui. L’uomo la studiò con espressione accigliata, chinandosi per osservarla meglio, poi iniziò a modellare un incantesimo e il suo corpo si fece indistinto, cominciando a cambiare… e contemporaneamente l’immagine di Narnra prese a svanire.

Rhauligan spiccò la corsa, lanciandosi lungo la distesa di tetti con lunghi balzi mentre estraeva le daghe, pronto a lanciarle, e imprecava senza posa, furiosamente, nel tentare di avvicinarsi abbastanza da…

* * *

Harnrim Starangh si mise in posa e abbassò lo sguardo sullo specchio che in precedenza aveva appoggiato alla carcassa di un piccione morto da tempo. Sì, adesso era identico a quella ragazza imbronciata dal naso aquilino.