Recuperato lo specchio, lo ripose in una tasca che non gli era familiare e rivolse a Suzail un sorriso d’addio. Era tempo di rivedere Shadowdale, di entrare in confidenza con il grande Elminster e di scoprire finalmente qualcuno dei suoi segreti.
La figura sul tetto scomparve bruscamente e la prima daga scagliata da Rhauligan fendette soltanto l’aria per poi arrestarsi tintinnando dall’altra parte del tetto ormai vuoto, seguita dal ruggito di rabbia dell’Arpista.
Nella strada piena di macerie e di uomini che correvano e urlavano comparve di colpo un’ennesima figura… un individuo alto, magro, le cui vesti trasandate rivaleggiavano con la sua lunga barba bianca nell’apparire vecchie e logore.
Inarcando un folto sopracciglio, Elminster si guardò intorno, canticchiando pensosamente, mentre Maghi della Guerra e Dragoni Purpurei accorrevano frenetici da ogni parte.
A meno che avesse incontrato qualche barriera, il suo incantesimo tracciante avrebbe dovuto portarlo in un punto distante pochi metri da Narnra, il che poteva significare soltanto che lei era…
Oh, Mystra… misericordiosa madre Mystra.
Senza badare alle voci che gli gridavano di arrendersi o di identificarsi e di deporre qualsiasi arma avesse avuto con sé, il Vecchio Mago s’inginocchiò vicino al grosso mucchio di pietra infranta che si estendeva fino alla punta dei suoi logori stivali e borbottò un incantesimo molto antico. Alcune delle rocce che si trovavano proprio davanti a lui presero a risplendere, cosa che gli strappò un’imprecazione tale da indurre il Dragone Purpureo che gli stava piombando addosso con la spada in pugno a fissarlo a bocca aperta per la sorpresa.
Piantando saldamente i piedi per terra, il vecchio spinse indietro le maniche e sollevò entrambe le mani per avviare un incantesimo… cosa a cui il guerriero lanciato alla carica reagì com’era stato addestrato a fare: gridò per cercare di infrangere la concentrazione del mago e levò la spada per colpire una di quelle mani e interrompere la sequenza dei gesti magici.
Il vecchio però lo sorprese di nuovo… abbassandosi di colpo e girandosi a fronteggiarlo con tanta rapidità che la spada gli passò senza danno sopra la spalla; voltandosi ancora, il vecchio afferrò il guerriero per il braccio proteso, all’altezza del gomito e del polso, e lo scagliò verso il cumulo di macerie, urlando:
«Comincia a scavare, razza di cane senza madre!»
«Ecco là chi ha causato questo!» ululò un Mago della Guerra, puntando il proprio bastone.
Elminster scattò di lato senza prendersi neppure il disturbo di girarsi a guardare chi fosse il suo accusatore, e la scarica di energia partita dal bastone si abbatté sulle pietre, inducendo il barcollante Dragone Purpureo a lanciarsi al coperto urlando. Nel frattempo, Elminster rotolò dietro un mucchio di macerie e ringhiò un incantesimo che sollevò la maggior parte delle pietre circostanti… insieme all’isolato e ormai del tutto attonito Dragone Purpureo… e le scaraventò lungo la strada in una devastante grandinata che lasciò i Cormyriani lanciati alla carica stesi al suolo gementi e imprecanti.
Ignorandoli, il Vecchio Mago si rialzò in piedi e scrutò il davanti della frana, il cui fronte era stato ora notevolmente ridotto dal suo incantesimo. Là… un braccio insanguinato coperto da una manica di cuoio sporgeva da sotto due grosse rocce incastrate a cuneo. Affondando le mani sotto una di esse, Elminster provò a sollevare con tutte le sue forze… ma riuscì soltanto a farla slittare di lato di qualche centimetro.
Affannato e sconfitto, ricorse allora a un altro incantesimo, questa volta alzando le pietre in verticale in modo che non ci fosse la minima possibilità di recare ulteriori danni a Narnra.
La ragazza giaceva svenuta sotto uno spesso strato di polvere, una gamba palesemente spezzata, un braccio piegato da numerose fratture, e…
Sussultando, Elminster spostò quel corpo infranto con la massima delicatezza possibile, trascinandolo via da sotto i massi minacciosamente sospesi, e invocò il fuoco argenteo di Mystra.
Manipolarlo lentamente, con cautela, era sempre difficile, risanare lo era ancora di più, quindi Elminster persistette soltanto per il tempo necessario ad accertare che la ragazza era ancora viva e non correva un pericolo di morte immediato. Per poter procedere adeguatamente a risanarla, avrebbe dovuto dedicare a quel compito tutta la sua concentrazione, il che lo avrebbe lasciato indifeso e a stretto contatto con sua figlia… una cosa poco saggia se si considerava che altri furenti difensori di Cormyr sarebbero potuti accorrere da un momento all’altro.
Di conseguenza, scelse invece di modificare il proprio aspetto esteriore in modo da renderlo del tutto identico a quello di Narnra… addio, Vecchio Mago barbuto violatore di leggi… e si stese accanto a lei per lasciar fluire il fuoco argenteo in modo lento e accuratamente controllato.
Quando una compagnia di Dragoni Purpurei sopraggiunse con un frastuono di piedi in corsa, fu cosa di un momento lasciare che le pietre sospese in aria ricadessero in mezzo a essa, mentre lui rimaneva disteso accanto a Narnra, saldando e richiudendo, riducendo emorragie e ricongiungendo i frammenti d’osso spezzati.
Lentamente, procedette lungo tutto il corpo devastato della ragazza fino ad avere la certezza che sarebbe sopravvissuta; quanto al resto delle sue lesioni, avrebbe potuto provvedere meglio a risanarle nella sua torre, dove avrebbe potuto accudirla in maniera adeguata invece di essere costretto a tenere a bada di continuo nuovi Maghi della Guerra.
Sulla scena sopraggiunse proprio allora qualcuno che era quasi senza fiato e aveva il passo pesante tipico dello sfinimento. Girando la testa, Elminster vide Glarasteer Rhauligan avanzare barcollando verso di lui con la massima rapidità possibile lungo la strada cosparsa di macerie.
Sospirando, il mago si alzò in piedi, sollevò Narnra fra le braccia… ignorando il grido improvviso di Rhauligan… e teleportò se stesso e sua figlia a Shadowdale.
Barcollando, Rhauligan si arrestò, fissando con ira sconcertata il punto in cui due Narnra Shalace erano appena svanite proprio sotto il suo naso.
«Sangue e dannazione!» annaspò stancamente, nel guardarsi intorno con furente frustrazione. «Sangue… e… dannazione!»
Fischiettando fra sé, Florin Falconhand stava attraversando la distesa di logore lastre di pietra che portava alla torre di Elminster. In una mano gocciolante stringeva addirittura nove grossi greenfin, appena pescati nel fiume… il Vecchio Mago aveva una vera passione per i greenfin fritti in padella.
In fin dei conti, era proprio ora che uno dei Cavalieri si decidesse a invitare Elminster a cena, e…
Il ranger si arrestò di colpo, la mano che saettava verso l’impugnatura della spada.
Davanti a lui, sul sentiero… proprio all’altezza della svolta centrale, su un lieve pendio che pochi istanti prima era stato del tutto deserto… erano apparse due figure.
Si trattava di due figure identiche, una delle quali teneva fra le braccia una terza copia, accasciata e inerte, della stessa persona, coperta di sangue e polvere e con i vestiti laceri.
Florin fissò le apparizioni. Sì, tutte e tre erano copie della stessa donna snella e muscolosa, vestita con logori abiti di cuoio, con arruffati e corti capelli neri, occhi scuri e un naso aquilino che sembrava una versione meno marcata di quello di Elminster.
Ed entrambe le donne in piedi si stavano fissando a vicenda con evidente sorpresa… e con altrettanto evidente contrarietà.
Quella che trasportava la terza figura inerte, s’inginocchiò poi con un gesto rapido.
«Sta’ indietro, Fiorin!» ingiunse in tono secco, nel deporre al suolo il suo fardello per poi procedere a lanciare un incantesimo ancor prima di essersi rialzata.