Certamente, si disse convinta. Sì, le avrebbe mostrate. Non aveva fatto nulla di male, nulla di cui vergognarsi. Lei era la vittima innocente, come diceva anche la documentazione che le aveva dato Keisha. Era proprio così.
Ma se anche fosse esistita quell'ipotetica registrazione, sarebbe stata utile per catturare il mostro? Non gli aveva visto il volto perché coperto da un passamontagna, anche se quella notte un'infinità di volti avevano popolato i suoi incubi. Chi avrebbe accusato? Di quale archivio degli alibi la corte avrebbe disposto la visione? Nemmeno lei avrebbe saputo da dove cominciare; non aveva la più pallida idea di chi sospettare.
Sentì una contrazione allo stomaco. Forse il vero problema era proprio quello, che la società di Ponter non aveva: la sovrappopolazione, l'assoluta anonimità, la presenza di così tanti… uomini troppo aggressivi e violenti. Per tutto quel che concerneva l'identità sessuale, i colleghi della sua generazione si erano formati con un'attenzione particolare all'uso di un linguaggio neutro. Ma era indubitabile che la stragrande maggioranza dei reati violenti erano opera di maschi.
Tuttavia, era altrettanto vero che in tutta la sua vita aveva conosciuto uomini onesti e cortesi: suo padre, i due fratelli, tanti colleghi che l'avevano sostenuta, Padre Caldicott e il suo predecessore Padre Belfontaine, tanti buoni amici, qualche amante.
Qual era la percentuale di uomini che rappresentava un problema? Quanti di loro erano violenti, iracondi, incapaci di controllare le emozioni e resistere agli impulsi aggressivi? Erano così tanti che non sarebbe stato possibile… — 'rimuovere' era la parola usata da Ponter, una parola colta e ottimista — i geni difettosi?
Ma il numero non contava, erano comunque troppi. Anche una sola bestia di quel tipo sarebbe stata troppo, e…
Ed eccola lì, che si ritrovava a pensare proprio come la gente di Ponter. Prima o poi, si sarebbe davvero dovuto cominciare a ripulire il pool genico dell'umanità, una bella ripulita terapeutica.
Sì, si sarebbe dovuto cominciare.
34
Sdraiato sul letto, Adikor Huld fissava l'orologio incastrato nel soffitto. Il sole era già sorto da qualche ora, ma non c'era alcuna ragione per alzarsi.
Cosa era accaduto quel giorno nel laboratorio? Cos'era andato storto?
Ponter non si era vaporizzato, non era rimasto fulminato né era saltato in aria: in ognuno di questi casi, sarebbero rimaste delle tracce.
No, era stato proiettato in un altro universo… ma…
Quell'ipotesi suonava stravagante anche a lui, figuriamoci al giudice Sard: non c'era da stupirsi che si fosse sentita presa in giro. Eppure, quali altre spiegazioni potevano esserci? Ponter si era letteralmente volatilizzato, e al suo posto era rimasta solo una grande quantità di acqua pesante.
Presumibilmente, rifletté Adikor, aveva avuto luogo uno scambio: una trasposizione di masse identiche, ma dai volumi completamente diversi. Dopo tutto, non era scomparso solo Ponter; aveva sentito l'aria schizzare via dal laboratorio, come risucchiata da qualche altra parte. Comunque, la quantità di aria contenuta in una stanza aveva una massa limitata, mentre l'acqua — persino quella pesante — era allo stato liquido, quindi più densa che se fosse stata ghiacciata, cioè allo stato solido.
In definitiva, un grosso volume di aria e un uomo erano scomparsi da quell'universo, sostituiti da una massa identica di acqua pesante, dal volume minore, proveniente da… dall'altra parte: queste parole cominciarono a frullargli in mente.
E se era andata così… be', voleva dire che in quell'altro universo c'era acqua pesante, che, come gli aveva detto Lurt, non si trovava in natura.
Ciò significava che il… varco (un'altra parola che gli venne spontaneamente) doveva essersi aperto in corrispondenza di un deposito di acqua pesante. E, se davvero si fosse verificata quella sorta di scambio tra Ponter e l'acqua pesante, era molto probabile che… Ponter fosse annegato.
Le lacrime riempirono le profonde orbite di Adikor, simili a pozze di pioggia.
Ponter cambiò posizione e tornò a guardare Mary. «L'archivio degli alibi ha anche molte altre funzioni, non solo quella di risolvere i casi giudiziari… Per esempio, ieri ho visto alla televisione che nel parco Algonchino risultano dispersi due camper.»
Mary annuì.
«Una cosa del genere nel mio mondo non potrebbe accadere. Nel caso si rimanesse feriti, intrappolati da una caduta massi o cose del genere, il Companion effettuerebbe una triangolazione con i trasmettitori posti sulle cime delle montagne, localizzando la posizione esatta e permettendo ai soccorsi di arrivare a colpo sicuro.» Alzò una mano, come poco prima aveva fatto Mary, per prevenire la probabile obiezione, quindi aggiunse: «Naturalmente, solo un giudice può ordinare una cosa del genere, sulla base di una richiesta di aiuto da parte degli scomparsi o di un membro della loro famiglia.»
A Mary sembrò di leggere i titoli che così spesso riempiono i giornali: 'La polizia abbandona le ricerche.' 'Sospesa l'indagine sulla ragazza scomparsa.' 'Morte presunta per le vittime della slavina.'
«Sono convinta che un segnale d'emergenza sia estremamente utile» disse Mary.
«Infatti lo è» assentì Ponter. «Considera che il Companion lo fa automaticamente se per qualche ragione sei impossibilitato a chiedere aiuto. Inoltre controlla le funzioni vitali, e se hai un attacco di cuore invia immediatamente una richiesta di soccorso, anzi, ti avverte prima.»
Mary sentì una fitta al cuore. Quando aveva diciotto anni, tornando da scuola, aveva trovato suo padre morto, fulminato da un infarto.
Ponter scambiò la tristezza che velava il volto di Mary per un'espressione dubbiosa. «Per esempio, un mesetto fa non ricordavo dove avevo messo un regalo di Jasmel, un ombrello a cui tenevo molto. Sarei stato» un bip, nei guai? «se non lo avessi ritrovato. Sono andato all'archivio centrale e ho visionato le immagini degli ultimi giorni: così ho scoperto dove era finito.»
Mary si sarebbe risparmiata volentieri le innumerevoli ore passate a cercare libri, tesine degli studenti, carte di credito, chiavi di casa e buoni in scadenza. Per chi fosse stato certo del carattere finito dell'esistenza, probabilmente tutto questo tempo perso sarebbe stato ancor più sgradevole. «Una sorta di scatola nera personale» disse tra sé, ma Ponter le rispose: «A dire il vero, il materiale su cui incidiamo le registrazioni è rosa. Usiamo granito ritrattato.»
Mary sorrise. «Sai, per noi una scatola nera è un sistema che registra il volo di un aereo: telemetria e le comunicazioni del pilota con la torre di controllo, molto utile in caso di incidente. Ma l'idea di avere una scatola nera tutta per me non mi era mai venuta in mente.» Si fermò un attimo; poi, guardandogli il polso: «E come si effettuano le registrazioni? Il tuo Companion è dotato di un obiettivo?»
«Sì, ma è impiegato solo per zoomare su tutto ciò che si trova fuori dal suo campo visivo. Usa sensori per registrare quello che avviene a una persona e tutto ciò che accade nello spazio a lui circostante.» Il Neandertal rise, un riverbero profondo. «Dopo tutto, non sarebbe molto utile registrare solo ciò che è visibile dall'obiettivo del Companion, cioè le immagini della tasca e della coscia sinistra. Comunque, le immagini sono in primo piano.»
«Stupefacente. Noi non abbiamo niente di simile.»
«Eppure qui da voi ho visto così tanti ritrovati della scienza e della tecnica che dovreste essere in grado di sviluppare una tecnologia simile.»
Mary aggrottò la fronte. «Be', suppongo di sì. Voglio dire, in soli dodici anni abbiamo lanciato il primo razzo nello spazio e mandato il primo uomo sulla luna, e…»
«Ripeti quello che hai detto!»
«Ho detto che abbiamo mandato un uomo sulla luna…»