Выбрать главу

Uscito Rand, Thom gettò sul letto il mantello e si sedette con i gomiti sul tavolo. Il Corno di Valere. Come aveva fatto, quel campagnolo, a trovare... Lasciò subito perdere. Se avesse pensato troppo al Corno, si sarebbe ritrovato a correre con Rand per riportarlo nello Shienar. Sarebbe stata davvero una storia per menestrelli, portare nelle Marche di Confine il Corno di Valere, inseguiti da Trolloc e Amici delle Tenebre. Accigliandosi, si costrinse a pensare a Dena. Anche se la ragazza non gli avesse voluto bene, aveva un talento come non si trova tutti i giorni. E gli voleva bene sul serio, anche se lui non riusciva a immaginare perché.

«Sono un vecchio sciocco» borbottò.

«Sì, un vecchio sciocco» disse Zera, dalla soglia. Thom trasalì. Era stato così assorto da non sentire nemmeno la porta che si apriva. Conosceva Zera da anni e la vedeva di tanto in tanto nei suoi vagabondaggi; lei approfittava dell’amicizia per parlargli sempre chiaro e tondo. «Un vecchio sciocco che gioca di nuovo il Gioco delle Case. Se le orecchie non mi tradiscono, quel giovane lord ha la cadenza dell’Andor. Non è del Cairhien, questo è certo. Daes Dae’mar è già pericoloso senza che un lord forestiero ti coinvolga nelle sue trame.»

Thom rimase sorpreso, poi ripensò all’aspetto di Rand. Quella giubba era di sicuro adatta a un lord. Invecchiava davvero, se si lasciava sfuggire certi particolari. Si domandò se non era il caso di raccontare a Zera la verità e trasalì mestamente: gli bastava pensare al Grande Gioco per cominciare a giocarlo. «Zera, il ragazzo è un pastore dei Fiumi Gemelli» disse infine.

Lei rise, sprezzante. «E io sono la regina del Ghealdan. Dammi retta, a Cairhien il Gioco si è fatto pericoloso, in questi ultimi anni. Molto diverso da come lo conoscevi a Caemlyn. C’è gente che muore, adesso. Ti farai tagliare la gola, se non starai attento.»

«Ti ripeto che non sono più nel Grande Gioco. Da quasi vent’anni.»

«Già.» Ma non pareva convinta. «In ogni caso, lasciando da parte i giovani lord forestieri, hai iniziato a tenere spettacolo nei palazzi dei nobili,»

«Pagano bene.»

«E ti coinvolgeranno nelle loro trame, appena troveranno il modo. Vedono un uomo e pensano a come usarlo, con la stessa naturalezza con cui respirano. Quel tuo giovane lord non ti sarà d’aiuto: loro se lo mangeranno vivo.»

Thom rinunciò a convincerla. «Sei salita a dirmi questo, Zera?»

«Sì. Dimentica il Grande Gioco, Thom. Sposa Dena. Ti accetterà come marito, la sciocchina, anche se sei tutto ossa e capelli bianchi. Sposa lei, dimentica il giovane lord e il Daes Dae’mar.»

«Ti ringrazio per il consiglio» replicò Thom, asciutto. Sposare Dena? Metterle sulle spalle il fardello d’un marito anziano? Non sarebbe mai diventata un bardo, con il passato del marito legato al collo. «Se non ti spiace, Zera» soggiunse «vorrei stare da solo per un poco. Stasera tengo spettacolo per lady Arilyn e i suoi ospiti; devo prepararmi.»

Zena sbuffò e scosse la testa. Uscì e chiuse rumorosamente la porta.

Thom tamburellò sul tavolo. Giubba o non giubba, Rand era sempre un semplice pastore. Se fosse stato quel che lui un tempo sospettava... un uomo in grado d’incanalare il Potere... né Moiraine né le altre Aes Sedai l’avrebbero lasciato andare in giro: prima l’avrebbero domato. Corno o non Corno, il ragazzo era un semplice pastore.

«Lui ne è fuori» disse a voce alta. «E anch’io ne sono fuori.»

27

L’ombra nella notte

Loial disse: «Non capisco» Vincevo, la maggior parte del tempo. Poi è venuta Dena, si è unita al gioco e ha vinto tutto lei. A ogni lancio. L’ha definita una piccola lezione. Cosa voleva dire?

Rand e l’Ogier avevano lasciato Il Grappolo d’Uva e attraversavano Fuoriporta. Il sole, basso a ponente, una palla di fuoco per metà sotto l’orizzonte, gettava alle loro spalle lunghe ombre. Nella via c’era solo un grosso pupazzo, un Trolloc dalle corna di capro, con la spada alla cintura, che veniva verso di loro, con cinque uomini che manovravano i pali; ma rumori di gente che si divertiva giungevano da altri quartieri di Fuoriporta, dove c’erano le sale di spettacolo e le taverne. In quella zona le porte erano già sbarrate e le finestre ben chiuse.

Rand smise di tormentare l’astuccio di legno del flauto e se lo mise a tracolla. Non pretendeva che Thom lasciasse perdere tutto e venisse con lui, ma se non altro poteva parlargli. Almeno fosse comparso Ingtar! Infilò in tasca le mani e sentì sotto le dita il biglietto di Selene.

«Non credi...» Loial esitò, a disagio. «Non credi che abbia barato? Tutti sogghignavano come se facesse un gioco di destrezza.»

Rand si strinse nelle spalle. Doveva prendere il Corno e andare via. Se aspettava Ingtar, poteva accadere di tutto. Prima o poi sarebbe spuntato Fain. Doveva continuare a precederlo. Intanto gli uomini col pupazzo li avevano quasi raggiunti.

«Rand» disse Loial all’improvviso «non credo che sia un...»

Di colpo gli uomini lasciarono cadere i pali. Anziché crollare a terra, il Trolloc balzò verso Rand, a mani protese.

Non c’era tempo di pensare. D’istinto, Rand sguainò la spada e descrisse con la lama un arco lucente. La Luna si leva sopra i Laghi. Il Trolloc barcollò all’indietro, con un grido gorgogliante, e continuò a ringhiare pur cadendo a terra.

Per un attimo tutti parvero impietriti. Poi i cinque «Amici delle Tenebre, senza dubbio» spostarono lo sguardo dal Trolloc disteso nella via a Rand con la spada in pugno e Loial al fianco. Si girarono e si diedero alla fuga.

Anche Rand pareva impietrito. Era stato circondato dal vuoto prima ancora di sfiorare l’elsa: Saidin gli splendeva nella mente, lo chiamava, lo nauseava. Con uno sforzo, scacciò il vuoto e si umettò le labbra. Ora la paura gli faceva formicolare la pelle.

«Loial, dobbiamo tornare alla locanda. Hurin è da solo e loro...» Mandò un grugnito, sentendosi sollevare in aria da un grosso braccio tanto lungo da bloccare i suoi contro i fianchi. Una mano irsuta gli strinse la gola. Rand scorse un muso zannuto, poco al di sopra della testa. Un lezzo rancido, per metà sudore acre e per metà tanfo di porcile, gli riempì le narici.

Con la stessa rapidità con cui gli aveva stretto la gola, la mano irsuta fu strappata via. Intontito, Rand guardò le dita dell’Ogier strette intorno al polso del Trolloc.

«Resisti, Rand» disse Loial, con voce tesa per lo sforzo. Con l’altra mano afferrò il braccio che teneva Rand sospeso in aria.

Mentre Ogier e Trolloc lottavano, Rand fu scosso da parte a parte. A un tratto cadde a terra, libero. Barcollò, mosse due passi per farsi spazio e si girò con la spada alzata.

Loial era alle spalle di un Trolloc dal muso di cinghiale; l’aveva afferrato per il polso e per l’avambraccio e lo bloccava, obbligandolo a tenere allargate le braccia. Ansimava per lo sforzo. Il Trolloc ringhiava nella lingua gutturale della propria razza e gettava indietro la testa nel tentativo di colpire con una zanna Loial.

Rand cercò il modo di trafiggere il Trolloc senza ferire Loial, ma Ogier e Trolloc giravano in tondo e non gli offrivano aperture.

Con un grugnito il Trolloc liberò il braccio sinistro, ma Loial lo prese per il collo e lo strinse contro di sé. Il Trolloc cercò di prendere la spada, ma l’arma dalla lama ricurva era appesa dal lato sbagliato, per chi volesse impugnarla con la sinistra; comunque, un po’ alla volta, l’acciaio scuro cominciò a uscire dal fodero. E i due continuavano a dibattersi: Rand non poteva colpire il Trolloc senza mettere a repentaglio anche Loial.

Il Potere. Il Potere ci sarebbe riuscito. Rand non sapeva come, ma non aveva scelta. Il Trolloc aveva sguainato per metà la scimitarra. Appena l’avesse snudata del tutto, avrebbe ucciso Loial.