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Con riluttanza Rand formò il vuoto. Saidin lo illuminò, lo attirò. Vagamente Rand ricordò un tempo in cui Saidin gli aveva cantato, ma ora lo attirava soltanto, simile a profumo di fiore per l’ape, a puzzo di letame per la mosca. Rand si aprì, si protese verso Saidin. Non c’era niente. Come se avesse cercato d’afferrare la luce. La contaminazione scivolò in lui, lo insozzò, ma senza alcun flusso di luce. Disperato, Rand provò e riprovò. E di nuovo ottenne solo la contaminazione.

Con uno scatto improvviso, Loial scagliò da parte il Trolloc, con tanta forza da farlo rotolare contro il muro d’una casa. Il Trolloc sbatté la testa, con un forte schiocco; scivolò lungo la parete e giacque per terra, con il collo piegato a un angolo impossibile. Loial rimase a fissarlo, ansimando.

Nel vuoto, Rand non capì subito che cos’era avvenuto. Appena se ne rese conto, abbandonò vuoto e luce contaminata e si accostò a Loial.

«Non ho mai... mai ucciso in vita mia, Rand» disse Loial, con un sospiro.

«Avrebbe ucciso te» replicò Rand, con occhiate d’ansia ai vicoli, alle finestre chiuse, alle porte sprangate. Quei due Trolloc non erano certo i soli. «Mi spiace che tu sia stato costretto a ucciderlo, Loial, ma lui avrebbe ucciso te e anche me, o peggio.»

«Lo so. Ma non mi piace. Anche se si tratta di un Trolloc.» Indicò il sole al tramonto e afferrò il braccio di Rand. «Ce n’è un altro.»

Controsole, Rand non distinse i particolari, ma scorse alcuni uomini con un grosso pupazzo che venivano dalla sua parte. Ormai sapeva che cosa aspettarsi e notò che il ‘pupazzo’ muoveva le gambe in maniera troppo naturale e alzava il muso a fiutare l’aria senza che nessuno muovesse i pali. Rand ritenne che Trolloc e Amici delle Tenebre non l’avessero visto, fra le ombre della sera: si muovevano con troppa calma. Ma lo cercavano e si facevano sempre più vicini.

«Fain sa che sono qui» disse. «Li ha mandati a cercarmi, ma ha paura che la gente li veda. Se arriviamo in una via affollata, siamo a posto. Dobbiamo tornare da Hurin. Se Fain lo trova, da solo a guardia del Corno...»

Tirò Loial fino all’angolo più vicino e si diressero verso i rumori di risate e di musica; ma nella via fino a quel momento deserta comparve davanti a loro un altro gruppo con un pupazzo che non era un pupazzo. Rand e Loial svoltarono al primo angolo. La via portava a levante.

Ogni volta che Rand cercava di raggiungere musica e risate, trovava nella via un Trolloc, spesso col muso alzato a fiutare l’aria in cerca della pista. A volte, dove non c’erano occhi indiscreti, il Trolloc avanzava da solo. In diversi casi Rand fu sicuro che si trattava d’un Trolloc già incontrato: i cacciatori stringevano il cerchio e cercavano d’impedire che Rand e Loial lasciassero la zona di vie deserte e di case con le finestre chiuse. A poco a poco li spingevano verso levante, lontano dalla città e da Hurin, lontano dalla folla, lungo vie strette e sempre più buie che correvano in tutte le direzioni, su e giù per le colline. Rand guardò le case che oltrepassavano, alti edifici sprangati per la notte: anche se avesse bussato fino a farsi aprire, anche se avesse trovato rifugio in una casa, una semplice porta non avrebbe fermato un Trolloc. L’unico risultato sarebbe stato qualche vittima in più.

«Rand» disse infine Loial «e ora dove andiamo?»

Avevano raggiunto il limite orientale di Fuoriporta: gli alti edifici ai lati erano gli ultimi. Luci alle finestre dei piani superiori parevano irridere Rand, ma i piani inferiori erano sprangati. Più avanti c’erano le colline, ammantate dal crepuscolo, ma prive anche solo d’una semplice casa colonica. Tuttavia Rand scorse vagamente il profilo chiaro d’un muro intorno a una delle colline più grandi, distante forse un miglio, e degli edifici all’interno.

«Appena ci avranno spinti all’aperto» proseguì Loial «non dovranno preoccuparsi di non farsi vedere.»

Rand indicò la collina. «Quel muro dovrebbe fermare i Trolloc. Sarà il palazzo d’un nobile. Forse lasceranno entrare un Ogier e un lord forestiero, Questa giubba mi verrà utile, prima o poi.» Si girò a guardare in fondo alla via. Non vide nessun Trolloc, ma a ogni buon conto tirò Loial dietro l’angolo della casa.

«Credo che quella sia la sala capitolare degli Illuminatori. Sono assai gelosi dei propri segreti. Non farebbero entrare nemmeno Galldrian in persona.»

«E ora in quale guaio vi siete cacciati?» disse una voce femminile ben nota. A un tratto nell’aria c’era un profumo pungente.

Rand sgranò gli occhi: Selene aveva girato l’angolo appena dopo di loro, con la bianca veste che risplendeva nella penombra. «Come mai sei qui?» le domandò. «Cosa ci fai? Vattene subito! Scappa! Siamo inseguiti dai Trolloc.»

«Ho visto» rispose Selene, con freddezza. «Sono venuta a cercarti e ho scoperto che i Trolloc ti spingono dove vogliono loro, come se tu fossi una pecora. Possibile che l’uomo in possesso del Corno di Valere si lasci trattare in questo modo?»

«Non l’ho portato con me» replicò Rand, brusco «e non vedo quale aiuto potrei ricavarne, se l’avessi. Gli eroi non tornerebbero dalla tomba per salvare me dai Trolloc. Selene, vattene via. Subito!» Scrutò dietro l’angolo.

A meno di cento passi, un Trolloc sporgeva cautamente la testa cornuta e fiutava l’aria. La grossa ombra accanto a lui era certo quella d’un altro Trolloc; e c’erano anche ombre più piccole: Amici delle Tenebre.

«Troppo tardi» brontolò Rand. Si tolse il mantello e lo drappeggiò sulle spalle di Selene: era abbastanza lungo da coprire la veste bianca e strisciare ancora per terra. «Dovrai tenerlo alzato, per correre» le disse. Si rivolse all’Ogier. «Loial, se non ci lasceranno entrare, dovremo trovare il modo d’intrufolarci di nascosto.»

«Ma, Rand...»

«Preferisci aspettare i Trolloc?» Gli diede una spinta, prese per mano Selene e lo seguì al piccolo trotto. «Trova un percorso che ci consenta di non romperci l’osso del collo, Loial.»

«Ti lasci innervosire» disse Selene. Pareva avere meno difficoltà di Rand, nel seguire Loial nella scarsa luce. «Cerca l’Interezza e resta calmo. La calma è virtù di chi sarà grande.»

«Parla piano» replicò Rand. «I Trolloc possono udirti. E non voglio essere grande.» Gli parve che Selene brontolasse, irritata.

Di tanto in tanto qualche sasso rotolava sotto i piedi, ma il percorso tra le colline non era arduo, anche nella penombra del crepuscolo. Da tempo alberi e cespugli erano stati tagliati per farne legna da ardere; sulle colline cresceva solo erba alta fino al ginocchio, che frusciava intorno alle loro gambe. La brezza serale si levò e Rand si preoccupò che portasse ai Trolloc il loro odore.

Loial si fermò davanti al muro, alto due volte lui, di pietra intonacata. Rand si girò a scrutare verso Fuoriporta.

«Loial, riesci a vederli?» domandò sottovoce. «Ci seguono ancora?»

L’Ogier annuì con aria infelice. «Vedo solo alcuni Trolloc, ma vengono da questa parte. Di corsa. Davvero, Rand, non credo che...»

Selene lo interruppe. «Per entrare, alantin, occorre una porta. Come quella.» Indicò una macchia scura, un po’ più avanti lungo il muro. Rand si accostò al battente e tirò; la porta si aprì.

«Rand...» cominciò Loial.

Rand lo spinse nel vano. «Dopo, Loial. E parla piano.» Lasciò entrare anche Selene e chiuse la porta. C’erano staffe per la sbarra, ma quest’ultima mancava. La porta non avrebbe fermato nessuno, ma forse i Trolloc avrebbero esitato a entrare.

Si trovavano in un passaggio che risaliva la collina, fra due lunghi edifici privi di finestre. Sulle prime Rand pensò che fossero anch’essi di pietra, ma poi capì che erano di legno intonacato. Il riflesso della luna sulle pareti bianche dava una sorta di luce.

«Meglio essere arrestati dagli Illuminatori che catturati dai Trolloc» disse Rand, iniziando a risalire la collina.

«Non mi hai lasciato il tempo d’avvertirti, Rand» protestò Loial. «Gli Illuminatori uccidono gli intrusi. Tengono ben custoditi i propri segreti.»