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Muadh esitò. «Gli abitanti del villaggio» disse poi, scegliendo con cura le parole «hanno riferito che indossavano mantelli tarabonesi, milord capitano. Fra di loro c’era un uomo grande e grosso, con occhi grigi e lunghi baffi, che parrebbe il gemello di Figlio Earwin, e un giovanotto che cercava di nascondersi dietro la barba biondiccia e usava la sinistra. Sembrerebbe Figlio Wuan.»

«Inquisitori!» sputò Bornhald. Earwin e Wuan erano alcuni di coloro ai quali aveva dovuto cedere il comando. Aveva già visto la tecnica degli Inquisitori, ma per la prima volta si trovava di fronte a cadaveri di bambini.

«Tirateli giù» soggiunse con aria stanca. «E dite agli abitanti del villaggio che non ci saranno altre uccisioni.» A meno che qualche sciocco, pensò, non decida di fare l’eroe davanti alla sua donna e non renda necessario un esempio. Mentre Muadh andava a cercare scale e coltelli, smontò da cavallo e guardò di nuovo i prigionieri. Aveva ben altro a cui pensare, oltre allo zelo eccessivo degli Inquisitori; anzi, avrebbe voluto non pensare affatto a loro.

«Non oppongono molta resistenza, capitano» disse Byar. «Né questi tarabonesi, né quel che resta dei domaniani. Cercano d’azzannare come ratti con le spalle al muro, ma scappano appena qualcuno risponde per le rime.»

«Vediamo come ce la caviamo contro gli invasori, Byar, prima di criticare questi uomini, sì?» I prigionieri avevano in faccia un’aria sconfitta, ancora prima che i suoi uomini arrivassero. «Manda Muadh a sceglierne uno per me» ordinò. Il viso di Muadh bastava ad ammorbidire quasi chiunque. «Preferibilmente un ufficiale. Uno che sembri abbastanza intelligente da raccontare quel che ha visto, ma senza ricamarci sopra, e abbastanza giovane da essere ancora malleabile. Di’ a Muadh di non mostrarsi troppo gentile, eh? Di far credere al prigioniero che con me gli accadrà peggio di quanto si sia mai sognato, se non mi convince a cambiare idea.» Gettò le redini a uno dei Figli ed entrò nella locanda.

A sorpresa, c’era il locandiere, un uomo ossequioso, sudato, con la camicia sporca che gli tirava sulla pancia minacciando di far saltare le volute ornamentali ricamate in rosso. Con un gesto Bornhald lo allontanò; notò appena una donna e dei bambini rannicchiati nel vano d’una porta, finché il locandiere non li mandò via.

Bornhald si tolse i guanti e si sedette a un tavolino. Sapeva ben poco degli invasori, gli stranieri. Così li chiamavano quasi tutti, almeno quelli che non blateravano di Artur Hawkwing. Loro stessi si definivano Seanchan e Hailene. Bornhald conosceva abbastanza la Lingua Antica da sapere che il secondo nome significava Coloro che Vengono Prima, o i Battistrada. Loro si definivano anche Rhyagelle, Coloro che Tornano a Casa, e parlavano del Corenne, il Ritorno. Ce n’era abbastanza per cominciare a credere alle storie riguardanti il ritorno degli eserciti di Artur Hawkwing. Nessuno sapeva da dove provenissero i Seanchan, se non dal mare. Bornhald aveva chiesto informazioni agli Atha’an Miere e non aveva ottenuto risposta. Nell’Amador non tenevano in gran conto il Popolo del Mare ed erano ricambiati con gli interessi. Tutto quel che sapeva dei Seanchan, Bornhald l’aveva appreso da gente come quella lì fuori. Marmaglia sconfitta e scoraggiata che raccontava, a occhi sgranati, di uomini che combattevano in battaglia in groppa a dei mostri, oltre che ai cavalli, e portavano con sé delle Aes Sedai perché aprissero il terreno sotto i piedi del nemico.

Bornhald sentì rumore di stivali e inalberò un ghigno da lupo, aspettandosi l’arrivo di Muadh e del prigioniero. Invece comparve Byar, accompagnato da un Figlio della Luce, con l’elmo nell’incavo del braccio: si trattava di Jeral, che Bornhald riteneva a cento miglia di distanza. Sull’armatura, il giovane portava un mantello di taglio domaniano, bordato d’azzurro, anziché il manto bianco dei Figli.

«In questo momento Muadh parla con un giovane ufficiale, capitano» disse Byar. «Figlio Jeral è appena giunto con un messaggio.»

Bornhald fece segno a Jeral di riferire.

Il giovane rimase impalato. «I complimenti di Jaichim Carridin» iniziò, guardando dritto davanti a sé «che guida la Mano della Luce nella...»

«Non ho bisogno dei complimenti dell’Inquisitore» ringhiò Bornhald. Notò l’aria stupita dell’altro: Jeral era ancora giovane. Ma anche Byar pareva a disagio. «Riferisci il messaggio» proseguì. «Non parola per parola, se non te lo chiedo. Dimmi solo cosa vuole.»

Jeral deglutì. «Capitano, lui... lui dice che ti avvicini troppo a Capo Toman, con un numero eccessivo di uomini. Dice che occorre invece sradicare gli Amici delle Tenebre presenti nella Piana di Almoth. Dice che devi... chiedo scusa, capitano... che devi tornare subito indietro e cavalcare verso il cuore della piana.» Rimase sull’attenti.

Bornhald esaminò Jeraclass="underline" la polvere gli sporcava il viso, oltre al mantello e agli stivali. «Vai pure e trova qualcosa da mangiare» gli disse. «In una delle case dovrebbe esserci acqua per lavarti, se ne hai voglia. Torna qui fra un’ora. Avrò dei messaggi da affidarti.» Lo congedò con un gesto.

«Gli Inquisitori potrebbero avere ragione, capitano» disse Byar, quando Jeral fu uscito. «Ci sono molti villaggi disseminati nella piana e gli Amici delle Tenebre...»

Bornhald lo interruppe, con una manata sul tavolo. «Quali Amici delle Tenebre? Non ho visto niente, in ogni villaggio che ha ordinato di prendere, tranne contadini e artigiani timorosi che bruciassimo i loro mezzi di sostentamento e qualche vecchia che cura i malati.» Il viso di Byar era completamente inespressivo: lui era sempre più pronto di Bornhald a vedere dappertutto Amici delle Tenebre. «E i bambini, Byar?» riprese il capitano. «Qui anche i bambini sono Amici delle Tenebre?»

«I peccati della madre ricadono sui figli fino alla quinta generazione e quelli del padre fino alla decima» citò Byar. Ma parve a disagio. Perfino lui non aveva mai ucciso bambini.

«Non ti sei mai domandato, Byar, perché Carridin ha fatto togliere stendardi e mantelli ai nostri uomini? Perfino gli stessi Inquisitori hanno messo da parte il bianco. Non ti suggerisce niente?»

«Avrà di certo le sue ragioni, capitano» rispose lentamente Byar. «Gli Inquisitori hanno sempre delle ragioni, anche quando a noi non le dicono.»

Bornhald rammentò a se stesso che Byar era un buon soldato. «I Figli che vanno a settentrione indossano mantelli tarabonesi, Byar; quelli che vanno a meridione, mantelli domaniani. Questa storia mi mette in testa idee che non mi piacciono. In questa zona ci sono Amici delle Tenebre, ma a Falme, non nella piana. Quando Jeral partirà, non sarà il solo. Manderò messaggi a tutti i gruppi di Figli che so come trovare. Intendo portare la legione a Capo Toman, Byar, e vedere cosa combinano i veri Amici delle Tenebre, questi Seanchan.»

Byar parve turbato, ma non ebbe il tempo di replicare, perché comparve Muadh, con uno dei prigionieri, un giovane tutto sudato che indossava un pettorale pieno d’ammaccature e lanciava occhiate di paura all’orribile faccia di Muadh.

Bornhald estrasse il pugnale e cominciò a pulirsi le unghie, sistema che trovava efficace per innervosire certuni. Sorrise con aria paterna, ma il prigioniero impallidì ugualmente. «Allora, giovanotto» attaccò Bornhald «mi dirai tutto quel che sai di questi stranieri, sì? Se hai bisogno di riflettere su cosa dire, ti rimando fuori con Figlio Muadh e ti darò il tempo di meditare.»

Il prigioniero guardò Muadh, sbarrò gli occhi e cominciò a parlare come se non dovesse più fermarsi.

Le lunghe onde dell’oceano Aryth facevano rollare la Spray, ma Domon si reggeva in equilibrio, a piedi divaricati, e col cannocchiale scrutava la grossa imbarcazione che li inseguiva e riduceva a poco a poco la distanza. Dove correva la Spray, il vento non era il migliore né il più forte; ma dove l’altra nave tagliava con la prua tozza e rigonfia le onde trasformandole in montagne di spuma, non soffiava di sicuro vento più favorevole. A levante si stagliava la linea costiera di Capo Toman: ripide scogliere e strette strisce sabbiose, Domon non si era preso la briga di portare molto al largo la Spray e ora temeva di pagarne le conseguenze.