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Daes Dae’mar

Nella stanza di Loial e di Hurin, Rand scrutò dalla finestra le ordinate terrazze di Cairhien, gli edifici di pietra e i tetti di ardesia. Non scorgeva la casa capitolare degli Illuminatori: anche senza le grandi torri e i palazzi signorili, le mura della città gli avrebbero impedito di vederla, Gli Illuminatori erano sulla bocca di tutti anche ora, alcuni giorni dopo la sera in cui avevano fatto sbocciare nel cielo un solo fiore luminoso, per giunta troppo presto. C’erano almeno dieci versioni differenti dello scandalo, ma nessuna si avvicinava alla verità.

Rand girò le spalle alla finestra. Si augurava che nessuno fosse rimasto ferito nell’incendio, ma per il momento gli Illuminatori non ammettevano neppure che ce ne fosse stato uno. Quella gente teneva la bocca ben chiusa su quanto accadeva nella loro casa capitolare.

«Appena torno, farò il prossimo turno di guardia» disse Rand a Hurin,

«Non occorre, milord» rispose Hurin, con un inchino degno dei cairhienesi. «Ci penserò io. Davvero, milord, non preoccuparti.»

Rand sospirò e scambiò un’occhiata con Loial. L’Ogier si limitò a stringersi nelle spalle. L’annusatore diventava più formale ogni giorno che trascorreva a Cairhien e Loial aveva commentato con semplicità che spesso gli esseri umani si comportano in modo bizzarro.

«Hurin, fino a qualche giorno fa, mi chiamavi lord Rand e non facevi un inchino ogni volta che ti guardavo» lo rimproverò Rand. «Per favore, siediti.»

Hurin stava quasi sull’attenti e pareva pronto a scattare al primo accenno di richiesta. Non si sedette e non si rilassò neppure. «Non sarebbe corretto, milord» rispose, «Dobbiamo mostrare a questi cairhienesi che noi pure sappiamo comportarci in maniera...»

«La vuoi smettere, con questa storia?» sbottò Rand.

«Certo, milord.»

Rand si sforzò di non sospirare di nuovo. «Hurin, mi spiace. Non dovevo rimbeccarti così.»

«È tuo diritto, milord. Se non faccio come vuoi, hai il diritto di sgridarmi.»

Rand mosse un passo verso di lui, con l’intenzione d’afferrarlo per il bavero e dargli una scrollata.

Un colpo alla porta interna li fece trasalire, ma Rand notò con piacere che Hurin impugnava la spada senza aspettare il suo permesso. Lui aveva già al fianco la lama col marchio dell’airone e, nell’andare alla porta, posò la mano sull’elsa. Aspettò che Loial si sedesse sul letto e sistemasse le gambe e le code della giubba in modo da nascondere meglio lo scrigno, poi aprì di colpo la porta.

Sulla soglia c’era il locandiere, impaziente di porgere a Rand il vassoio con due fogli di pergamena sigillati. «Chiedo scusa, milord» disse, col fiatone. «Non potevo aspettare che scendessi e poi ho visto che nella tua stanza non c’eri e... e... Chiedo scusa, ma...» Dondolò il vassoio.

Rand prese gli inviti — ne aveva ricevuti fin troppi — senza guardarli e spinse il locandiere verso la porta che dava sul corridoio. «Grazie per il disturbo, mastro Cuale. Ora, se non ti spiace lasciarci soli...»

«Ma questi, milord» protestò Cuale «sono del...»

«Grazie.» Rand lo spinse nel corridoio e chiuse con decisione la porta. Gettò sul tavolo i due fogli di pergamena. «Non me li ha mai portati in camera» disse. «Loial, credi che abbia origliato, prima di bussare?»

«Cominci a pensare come i cairhienesi» rise l’Ogier, ma agitò le orecchie, pensieroso, e soggiunse: «Be’, lui è cairhienese. Perciò è possibile che abbia origliato. Ma non mi pare che parlassimo di cose che non doveva ascoltare.»

Rand cercò di ricordare se avessero nominato il Corno di Valere o i Trolloc o gli Amici delle Tenebre. Quando si scoprì a domandarsi che cosa poteva farsene, Cuale, di quello che loro avevano detto, si scosse. «Questo posto comincia a fare effetto anche su di me» borbottò.

«Milord?» Hurin aveva preso le pergamene e fissava con tanto d’occhi i sigilli. «Milord, questi inviti sono di lord Barthanes, capo della Casa Damodred e...» abbassò la voce, con stupore reverenziale «e del re.»

Rand scacciò con un gesto l’obiezione. «Finiranno anche loro nel fuoco. Chiusi.»

«Ma, milord!»

«Hurin» disse Rand, paziente «fra te e Loial, mi avete spiegato questo Grande Gioco. Se vado dove mi hanno invitato, i cairhienesi trarranno conclusioni e penseranno che faccia parte delle trame di qualcuno, Se non vado, trarranno altre conclusioni. Se mando una risposta, ci vedranno un significato e se non la mando, un altro. E dal momento che, a quanto pare, metà dei cairhienesi spia l’altra metà, tutti sanno quel che faccio. Ho bruciato i primi due inviti e brucerò anche questi, come tutti gli altri.» Un giorno ne aveva gettati nel fuoco addirittura dodici, ancora chiusi. «Qualsiasi idea si facciano, almeno è uguale per tutti. A Cairhien non sono a favore di nessuno e contro nessuno.»

«Ho cercato di spiegarti» disse Loial «che secondo me non funziona a questo modo. Qualsiasi cosa tu faccia, i cairhienesi vi vedranno una trama. Almeno, così ha sempre sostenuto l’Anziano Haman.»

Hurin tese a Rand gli inviti sigillati, come se offrisse oro. «Milord, questo ha il sigillo personale di Galldrian. E questo, il sigillo personale di lord Barthanes, il cui potere è secondo solo a quello del re. Se bruci gli inviti, ti inimicherai i due uomini più potenti di Cairhien. Finora ti è andata bene, perché le altre Case aspettano di vedere cos’hai in mente e pensano che tu abbia alleati potentissimi, per insultarle a questo modo. Ma lord Barthanes... e il re! Insulta anche loro e di sicuro quelli reagiranno.»

Rand si grattò la testa. «Cosa succede, se rifiuto tutt’e due gli inviti?»

«Non funzionerà, milord. Ormai, dalla prima all’ultima, tutte le Case ti hanno mandato un invito. Se declini anche questi due... be’, se non sei alleato del re né di lord Barthanes, di sicuro almeno una Casa penserà di vendicare l’offesa. Milord, ho sentito dire che attualmente le Case di Cairhien si servono di sicari. Un pugnale nella via. Una freccia dai tetti. Veleno nel vino.»

«Puoi accettarli tutt’e due» suggerì Loial. «So che non ti va, Rand, ma forse sarà perfino divertente. Una serata nel palazzo di un lord, o addirittura nel Palazzo Reale. Rand, gli shienaresi erano convinti che tu sia un lord.»

Rand fece una smorfia. Era stato un caso: una fortuita somiglianza di nomi, una voce fra i domestici, Moiraine e l’Amyrlin a completare l’opera. Ma anche Selene l’aveva creduto. Forse sarebbe stata presente a una delle due feste.

Hurin, però, scuoteva con forza la testa. «Costruttore, tu non conosci il Daes Dae’mar bene quanto credi» disse. «Non come lo giocano a Cairhien di questi tempi. Con la maggior parte delle Case, non avrebbe importanza. Anche quando tramano a morte l’una contro l’altra, in pubblico si comportano come se nulla fosse. Ma con queste due è diverso. Casa Damodred mantenne il trono finché Laman non lo perdette e ora lo rivuole. Il re li schiaccerebbe, se i Damodred non fossero potenti quasi quanto lui. Non esistono rivali acerrimi quanto Casa Riatin e Casa Damodred. Se milord accetta tutt’e due gli inviti, le due Case lo verrebbero subito a sapere e ciascuna penserebbe che si tratti d’una trama dell’altra. Non perderebbero tempo, a usare pugnale o veleno.»

«E se accetto un invito solo» brontolò Rand «l’altra Casa penserà che sono alleato alla prima. E magari cercherà d’uccidermi per bloccare la trama in cui sono coinvolto.» Hurin annuì. «Allora mi sai consigliare cosa devo fare perché nessuno dei due mi voglia morto?» Hurin scosse la testa. «Ora rimpiango d’avere bruciato i primi due inviti.»

«Sì, milord. Ma non avrebbe fatto molta differenza: potevi accettarne uno qualsiasi e i cairhienesi avrebbero dedotto chissà cosa.»

Rand tese la mano e Hurin vi lasciò cadere le due pergamene. Un sigillo raffigurava il Cinghiale Rampante di Barthanes, anziché l’Albero e Corona della Casa Damodred. L’altro, il Cervo di Galldrian. Erano sigilli personali. A quanto pareva, Rand era riuscito a sollevare interesse nei quartieri più alti della città, senza fare assolutamente nulla.