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Mat riprese a fare il giocoliere e Loial si mise di nuovo a leggere. Rand chiese alla locandiera se aveva qualche libro e Tiedra gli portò I viaggi di Jain Farstrider. Un libro che piaceva anche a Perrin: storie d’avventure fra il Popolo del Mare e di viaggi in terre al di là del Deserto Aiel, da dove proveniva la seta. Ma Perrin non aveva voglia di leggere, per cui iniziò con Ingtar una partita sul tavoliere dei sassolini. Quasi tutte le partite terminarono pari, ma Perrin riuscì a vincerne tante quante Ingtar. Sul far della sera, quando tornò Hurin, lo shienarese guardava con rispetto Perrin.

Hurin aveva un sorriso di trionfo e di perplessità insieme. «Li ho trovati, lord Ingtar, lord Rand» disse. «Ho rintracciato il loro covo.»

«Covo?» disse Ingtar, brusco. «Si nascondono qua vicino?»

«Sì, lord Ingtar. Ho seguito dritto al covo quelli che hanno preso il Corno e tutt’intorno c’era l’odore di Trolloc che si aggiravano di nascosto come se non osassero farsi vedere neppure lì. E non c’è da stupirsene.» Ispirò a fondo. «Il covo è il grande palazzo che lord Barthanes ha appena costruito.»

«Lord Barthanes!» esclamò Ingtar. «Ma lui è... è...»

«Ci sono Amici delle Tenebre tanto fra la gente importante quanto fra la gente comune» disse Verin, calma. «I potenti danno all’Ombra la loro anima tanto spesso quanto i deboli.»

Ingtar si accigliò, come se non volesse pensare a queste cose.

«Ci sono guardie» continuò Hurin. «Con venti uomini, non ce la faremo a entrare e a uscire. Cento potrebbero riuscirci, ma duecento sarebbero meglio. Questo è il mio parere, milord.»

«E il re?» domandò Mat. «Se Barthanes è un Amico delle Tenebre, il re ci aiuterà.»

«Sono sicura» disse Verin, ironica «che Galldrian Riatin si muoverebbe contro Barthanes Damodred basandosi solo sulla voce che sia Amico delle Tenebre, e che sarebbe felice della scusa. Sono anche sicura che Galldrian non rinuncerebbe mai al Corno di Valere, una volta che l’avesse in mano sua. Nei giorni di festa lo mostrerebbe al popolo per dire quanto è grande e potente Cairhien. E nessun altro lo vedrebbe.»

Perrin restò sorpreso. «Ma il Corno di Valere dev’esserci, quando sarà combattuta l’Ultima Battaglia. Non può tenerlo per sé.»

«Conosco poco i cairhienesi» disse Ingtar «ma di Galldrian ho sentito parlare abbastanza. Ci festeggerebbe e ci ringrazierebbe per la gloria che abbiamo portato a Cairhien. Ci riempirebbe d’oro e d’onorificenze, E se cercassimo d’andarcene col Corno, ci taglierebbe la testa senza battere ciglio.»

Perrin si passò le dita fra i capelli. Più conosceva i sovrani, meno gli piacevano.

«E il pugnale?» domandò Mat, diffidente. «Quello non lo vorrebbe, no?»

Ingtar lo guardò di brutto e Mat cambiò posizione, a disagio. «So che il Corno è importante» proseguì «ma io non combatterò nell’Ultima Battaglia. Quel pugnale...»

Verin posò le mani sui braccioli della poltrona.

«Galldrian non avrà né l’uno né l’altro» dichiarò. «Ci occorre solo un modo per entrare nel palazzo di Barthanes. Se troviamo il Corno, forse troveremo anche il modo per portarlo via. Sì, Mat, e anche il pugnale. Appena si spargerà la voce che in città c’è un’Aes Sedai... be’, di solito evito questi stratagemmi, ma se confidassi a Tiedra che mi piacerebbe vedere il palazzo di Barthanes, entro un paio di giorni riceverei un invito. E non dovrebbe essere difficile farmi accompagnare da qualcuno di voi. Cosa c’è, Hurin?»

L’annusatore non stava più nella pelle, da quando Verin aveva parlato d’inviti. «Lord Rand ha già un invito» disse, «Di lord Barthanes.»

Perrin fissò Rand; e non era il solo.

Rand tolse dalla tasca della giubba due pergamene sigillate e senza una parola le tese all’Aes Sedai.

Ingtar, stupito, venne a guardare i sigilli, da sopra la spalla di Verin. «Barthanes e... e Galldrian!» esclamò. «Rand, come hai fatto a procurarteli? Cos’hai combinato?»

«Niente» rispose Rand. «Non ho fatto niente. Me li hanno mandati e basta.»

Ingtar lasciò uscire un lungo respiro. Mat era a bocca aperta,

«Be’, li hanno mandati» ripeté Rand, piano. In lui c’era una dignità che Perrin non ricordava: Rand guardava come suoi pari l’Aes Sedai e il lord shienarese.

Perrin scosse la testa. Rand si adattava davvero a quella giubba, Stavano cambiando tutt’e tre.

«Lord Rand ha bruciato tutti gli altri» spiegò Hurin. «Ogni giorno ne arrivavano di nuovi e ogni giorno lui li bruciava. Tranne questi due, naturalmente. Ogni giorno, dalle Case più potenti.» Pareva orgoglioso. « La Ruota del Tempo ci intreccia tutti nel Disegno come vuole» disse Verin, guardando le pergamene «ma a volte ci fornisce ciò che ci serve prima ancora che ne abbiamo bisogno.»

Con indifferenza accartocciò l’invito del re e lo gettò nel camino sui ciocchi freddi. Spezzò l’altro sigillo e lesse. «Sì» disse. «Sì, andrà benissimo.»

«Come faccio a presentarmi?» le domandò Rand. «Sapranno che non sono un lord. Sono un pastore, un contadino.» Ingtar parve scettico. «Davvero, Ingtar. Te l’ho già detto.» Ingtar scrollò le spalle e parve ancora poco convinto. Hurin fissò Rand, con aperta incredulità.

"La Luce mi fulmini” pensò Perrin. “Se non lo conoscessi, nemmeno io ci crederei." Mat guardava Rand, a testa piegata, corrugando la fronte come di fronte a una cosa mai vista prima. Anche lui vedeva Rand sotto una luce nuova.

«Puoi farlo benissimo, Rand» disse Perrin. «Senza difficoltà.»

«Ti troverai meglio» commentò Verin «se non dirai a tutti cosa non sei. La gente vede ciò che s’aspetta di vedere. A parte questo, guarda tutti negli occhi e parla con fermezza. Come hai parlato a me» soggiunse, asciutta; Rand arrossì, ma non abbassò gli occhi. «Non importa cosa dici. Eventuali passi falsi saranno attribuiti al fatto che sei forestiero. Ricorda come ti sei comportato di fronte all’Amyrlin. Se mostrerai la stessa arroganza, ti crederanno un lord anche se fossi vestito di stracci.»

Mat represse una risatina.

Rand alzò le mani. «E va bene. Farò il lord. Ma penso sempre che se ne accorgeranno appena aprirò bocca. Quando?»

«Barthanes ti ha invitato per cinque date diverse: una cade domani sera.»

«Domani!» esplose Ingtar. «Domani sera il Corno potrebbe essere a cento miglia più a valle, via fiume, oppure...»

Verin lo interruppe. «Huno e i tuoi soldati terranno d’occhio il palazzo. Se cercano di portare altrove il Corno, li seguiremo e forse potremo ricuperarlo più facilmente.»

«Può darsi» ammise Ingtar, di malavoglia. «Solo, non mi piace aspettare, ora che il Corno è a portata di mano. Lo avrò! Devo! Devo!»

Hurin lo fissò. «Ma, lord Ingtar, non è questo il modo. Ciò che accade, accade; e ciò che dev’essere...» L’occhiataccia di Ingtar lo zittì.

Ingtar si rivolse a Verin. «Verin Sedai, i cairhienesi tengono molto al protocollo. Se Rand non invia una risposta, Barthanes si riterrà insultato e non ci lascerà entrare, anche con l’invito. Ma se Rand risponde... be’ Fain almeno lo conosce. Rischiamo di metterli sull’avviso e di farci preparare una trappola.»

«Li sorprenderemo» replicò Verin, con un sorriso nient’affatto piacevole. «Ma penso che Barthanes voglia vedere Rand in qualsiasi caso. Amico delle Tenebre o no, non avrà certo rinunciato alle trame contro il trono. Rand, l’invito dice che hai mostrato interesse in un progetto del re ma non precisa quale. Cosa significa?»

«Non so» rispose Rand lentamente. «Da quando sono qui, non ho fatto un bel niente... Un momento! Forse si riferisce alla statua. Abbiamo attraversato un villaggio dove riportavano alla luce una statua gigantesca. Dell’Epoca Leggendaria, dicono. Il re vuole portarla a Cairhien, anche se non so come si possa spostare una statua così grande. Ma ho solo domandato che cos’era.»

«L’abbiamo oltrepassata proprio oggi e non ci siamo fermati a fare domande» disse Verin, lasciandosi cadere in grembo l’invito. «Forse Galldrian non fa una cosa saggia, a dissotterrarla. Non c’è un vero pericolo, ma non è mai saggio, per chi non conosce il fatto suo, impicciarsi in cose dell’Epoca Leggendaria.»