«Un uomo. Non il tipo di persona di cui porterei messaggi; ma lui vanta nei miei confronti certi... diritti che non posso ignorare. Non mi ha detto il suo nome, ma è un lugardiano. Ah, lo conosci!»
«Sì, lo conosco.» Fain aveva lasciato un messaggio? Rand si guardò intorno: Mat, Verin e gli altri aspettavano sulla porta. Servitori in livrea * erano fermi lungo le pareti, pronti a scattare al minimo ordine, pur fingendo di non udire e di non vedere. Non pareva il luogo adatto a un assalto di Amici delle Tenebre. «Quale messaggio?»
«Ha detto che t’aspetta a Capo Toman. Ha quel che cerchi; se lo vuoi, devi seguirlo. Se ti rifiuti di seguirlo, darà la caccia ai tuoi parenti, alla tua gente, a coloro che ami, finché non lo affronterai. Pare follia, certo, che uno come lui minacci di dare la caccia a un nobile; eppure in quel lugardiano c’era qualcosa. Penso che sia davvero pazzo... ha perfino negato che tu sia un lord, cosa che tutti possono vedere chiaramente, eppure... Cosa porta con sé, sotto scorta di Trolloc? Cosa cerchi?» Barthanes pareva sconvolto per la franchezza delle proprie domande.
«La Luce t’illumini, lord Barthanes» replicò Rand, abbozzando alla meglio un inchino. Ma si sentiva tremare le gambe, mentre si univa a Verin e agli altri. Fain voleva che lui lo seguisse? E minacciava vendette contro gli abitanti di Emond’s Field, contro Tarn. E non c’erano dubbi che l’avrebbe fatto. Egwene almeno era al sicuro, nella Torre Bianca. Rand ebbe visioni nauseanti di orde di Trolloc che scendevano su Emond’s Field, di Fade che davano la caccia a Egwene. Ma come poteva seguire Fain? Come?
E poi fu fuori del palazzo, nella notte, e in sella a Red. Verin, Ingtar e gli altri erano già a cavallo; la scorta di shienaresi prendeva posizione intorno a loro.
«Cos’hai scoperto?» domandò Verin. «Dove lo tiene?» Hurin si schiarì rumorosamente la gola e Loial si mosse a disagio sulla sella. L’Aes Sedai li scrutò.
«Fain ha portato il Corno a Capo Toman, servendosi delle Vie» rispose Rand, depresso. «A quest’ora sarà già lì ad aspettarmi.»
«Di questo parleremo dopo» disse Verin, con tale fermezza che nessuno osò aprire bocca per tutto il percorso di ritorno al Grande Albero.
Huno li lasciò alla locanda e, dopo un ordine a bassa voce di Ingtar, riportò i soldati a Fuoriporta. Nella luce della sala comune, Hurin diede un’occhiata alla faccia di Verin, borbottò qualcosa a proposito di birra e andò a rintanarsi da solo a un tavolo d’angolo. L’Aes Sedai allontanò con un gesto la premurosa locandiera e in silenzio guidò Rand e gli altri nella sala da pranzo privata.
Al loro ingresso, Perrin alzò gli occhi dai Viaggi di Jain Farstrider e corrugò la fronte nel vedere la loro espressione. «Non è andata bene, vero?» disse, chiudendo il libro. Lumi e candele di cera d’api illuminavano bene la sala. Comare Tiedra praticava prezzi alti, ma non faceva economie.
Verin piegò con cura lo scialle e lo posò sullo schienale della sedia. «Ripeti» disse a Rand. «Gli Amici delle Tenebre hanno portato il Corno nelle Vie? C’è una Porta, nel palazzo di Barthanes?»
«Il terreno dove sorge il palazzo un tempo era un boschetto Ogier» spiegò Loial. «Quando abbiamo costruito...» S’interruppe e agitò nervosamente le orecchie, all’occhiata dell’Aes Sedai.
«Hurin ha seguito la pista fino alla Porta» disse Rand. Si lasciò cadere su di una sedia. «L’ho aperta, per mostrargli che poteva ancora seguire la pista, dovunque fossero andati... e c’era il Vento Nero. Ha cercato di prenderci, ma Loial è riuscito a chiudere la Porta prima che il Vento Nero uscisse completamente.» Arrossì un poco, ma Loial aveva davvero chiuso la Porta e, per quanto ne sapeva, il Machin Shin sarebbe uscito davvero, senza l’intervento dell’Ogier. «Montava la guardia» concluse.
«Il Vento Nero» alitò Mat, bloccandosi mentre si sedeva. Anche Perrin fissò Rand, come Verin e Ingtar. Mat si lasciò andare di peso sulla sedia, con un tonfo.
«Ti sarai sbagliato» disse infine Verin. «È impossibile usare come guardia il Machin Shin. Nessuno può costringere il Vento Nero a fare qualcosa.»
«È una creatura del Tenebroso» disse Mat, intontito. «E loro sono Amici delle Tenebre. Forse sanno come chiedergli aiuto o come costringerlo ad aiutare.»
«Nessuno sa esattamente cosa sia il Machin Shin» replicò Verin. «A meno che non sia l’essenza stessa della follia e della crudeltà. Col Vento Nero non si può ragionare, Mat, né contrattare, né discutere. E nessuna Aes Sedai oggi vivente, e forse mai vissuta, può costringerlo. Credi davvero che Padan Fain riesca dove non riescono dieci Aes Sedai?»
Mat scosse la testa.
Nella stanza aleggiava un’aria di disperazione. La meta era svanita. Perfino Verin pareva incerta.
«Non credevo che Fain avesse il coraggio di percorrere le Vie» disse Ingtar, con calma; ma all’improvviso diede un pugno alla parete. «Me ne frego se e come il Machin Shin opera per conto di Fain. Hanno portato nelle Vie il Corno di Valere, Aes Sedai. In questo momento possono trovarsi nella Macchia, o a mezza strada da qui a Tear o a Tanchico, oppure al di là del Deserto Aiel. Il Corno è perduto. Io sono perduto.» Abbandonò lungo i fianchi le mani e abbassò le spalle. «Sono perduto.»
«Fain lo porta a Capo Toman» disse Rand. Subito tutti gli sguardi furono su di lui.
Verin lo scrutò attentamente. «L’hai già detto. Come lo sai?»
«Ha lasciato a Barthanes un messaggio per me.»
«Un trucco» sghignazzò Ingtar. «Non ci avrebbe mai detto dove seguirlo.»
«Non so cosa farete voi» replicò Rand «ma io vado a Capo Toman. Parto alle prime luci.»
«Ma impiegheremo mesi interi per arrivare a Capo Toman!» protestò Loial. «Cosa ti fa pensare che Fain ci aspetti laggiù?»
«Aspetterà» rispose Rand. Ma quanto avrebbe aspettato, prima di convincersi che lui non sarebbe venuto? Perché aveva messo di guardia il Vento Nero, se voleva che lui lo seguisse? «Loial, voglio cavalcare il più rapidamente possibile e se Red mi scoppia, comprerò o ruberò un altro cavallo. Sei sicuro di voler venire con me?»
«Sono stato con te fino a ora, Rand» replicò Loial. «Perché non dovrei continuare?» Estrasse la pipa e cominciò a pressare tabacco nel grosso fornello. «Vedi, mi sei simpatico. E mi saresti simpatico anche se tu non fossi ta’veren. Forse mi sei simpatico malgrado questo. Anche se, a quanto pare, mi metti sempre fino al collo nell’acqua bollente. In ogni caso, vengo con te.» Succhiò il cannello per provare il tiraggio; dal vasetto di pietra posto sulla mensola del camino prese uno stecco e lo accese alla fiamma d’una candela. «E non credo che tu possa impedirmelo.»
«Be’, vengo anch’io» disse Mat. «Fain ha ancora il pugnale, perciò devo venire. Ma la storia del valletto non si ripeterà più.»
Perrin sospirò, con aria assorta. «Verrò anch’io» disse. Dopo un momento, sogghignò. «Ci vuole uno che tenga Mat fuori dei guai.»
«Come scherzo, non è nemmeno tanto furbo» brontolò Ingtar. «In un modo o nell’altro, beccherò Barthanes da solo e gli farò sputare la verità. Voglio ricuperare il Corno di Valere, non dare la caccia ai fuochi fatui.»
«Può darsi che non sia uno scherzo» disse Verin, scegliendo con cura le parole e fissando il pavimento. «Nelle prigioni di Fal Dara c’erano delle scritte che indicavano un legame fra gli eventi di quella notte e...» Diede a Rand una rapida occhiata, senza alzare la testa. «E Capo Toman. Ancora non capisco bene il nesso, ma ritengo che dobbiamo andare a Capo Toman. E sono convinta che là troveremo il Corno.»
«Anche se loro vanno a Capo Toman» replicò Ingtar «prima che arrivino, Fain o un Amico delle Tenebre possono suonare il Corno cento volte e gli eroi richiamati dalla tomba si schiereranno a fianco dell’Ombra.»