«Barthanes» fu la risposta. «Lord Barthanes. Non ti avremmo ucciso. Barthanes vuole informazioni. Volevamo soltanto scoprire che cosa sai. Puoi guadagnarci anche tu. Una bella corona d’oro, forse due.»
«Bugiardo! Stanotte ero nel palazzo di Barthanes, vicino a lui quanto lo sono a te, Se avesse voluto qualcosa, non sarei mai uscito vivo.»
«Ti dico che da giorni cerchiamo chiunque conosca quel lord andorano. Non ti avevo mai sentito nominare, prima di ieri sera, al piano di sotto. Lord Barthanes è generoso. Forse ti darà cinque corone.»
L’uomo cercò di scostare la testa e Thom lo spinse contro la parete. «Quale lord andorano?» domandò. Ma sapeva già la risposta.
«Rand. Di Casa al’Thor. Alto. Giovane. Mastro spadaccino, almeno a giudicare dalla spada. So che è venuto a trovarti. Con un Ogier, E che avete parlato. Dimmi quel che sai. Potrei aggiungere un paio di corone di mio.»
«Idiota» alitò Thom. Dena era morta per questo? Luce santa, Dena era morta. Gli venne voglia di piangere. «Il ragazzo è un pastore.» Un pastore con una giubba da nobile, intorno al quale ronzavano le Aes Sedai, come api intorno alle rose. «Un semplice pastore» ripeté. Aumentò la stretta sui capelli dell’uomo.
«Aspetta! Aspetta! Puoi guadagnare più di cinque corone, più di dieci. Cento, probabilmente. Ogni Casa vuole informazioni su questo Rand al’Thor. Due tre mi hanno già contattato. Con quel che sai tu, e con me che conosco la gente da conoscere, ci riempiremo le tasche. E c’era una donna, una dama, di cui ho sentito parlare più d’una volta, facendo domande su di lui. Se scopriamo chi è questa dama... ecco, potremo vendere anche questa informazione.»
«In tutta questa storia hai commesso un solo, vero errore» disse Thom.
«Errore?» L’uomo cominciò a far scivolare la mano verso la cintura. Senza dubbio vi teneva un altro pugnale. Thom non gli badò.
«Non avresti mai dovuto toccare la ragazza.»
L’uomo mosse di scatto la mano, poi sobbalzò convulsamente, mentre il coltello di Thom andava a bersaglio.
Thom lasciò cadere l’uomo lontano dalla porta e si alzò per un momento, prima di chinarsi a ricuperare il coltello. La porta si spalancò, urtando contro la parete. Thom si girò di scatto, con un ringhio in viso.
Zera soffocò uno strillo, si ritrasse, fissò Thom. «Quell’idiota di Ella» disse, con voce malferma «mi ha riferito solo ora che due uomini di Barthanes facevano domande su di te, ieri sera. E con le voci di stamattina... Avevi detto che non giocavi più il Gioco, se non sbaglio.»
«Mi hanno trovato» rispose stancamente Thom.
Zera sgranò gli occhi, nel vedere i cadaveri dei due uomini. Entrò in fretta nella stanza e chiuse la porta. «Brutto affare, Thom. Dovrai lasciare Cairhien.» Posò sul letto lo sguardo e rimase senza fiato. «Oh no Oh, no. Oh, Thom, mi spiace davvero.»
«Non posso ancora andarmene, Zera» disse Thom. Esitò, poi con gentilezza distese una coperta sul cadavere di Dena, coprendole il viso. «Prima devo uccidere un altro uomo.»
La locandiera si scosse e staccò gli occhi dal letto. «Se ti riferisci a Barthanes, è troppo tardi. Ormai tutti ne parlano. È morto. I suoi domestici l’hanno trovato stamattina, fatto a pezzi nella sua stessa camera da letto. Hanno capito che era lui solo perché la sua testa era infilata in un chiodo sopra il camino.» Gli posò la mano sul braccio. «Thom non puoi nascondere d’essere stato lì, ieri notte. Aggiungi questi due cadaveri e nessuno a Cairhien crederà che non sei coinvolto.» Nelle ultime parole c’era una lieve traccia interrogativa, come se anche lei se lo domandasse.
«Ormai non ha importanza» disse Thom, con voce spenta. Continuava a guardare il letto e la sagoma nascosta dalla coperta. «Forse tornerò nell’Andor. A Caemlyn.»
Zera lo prese per le spalle e lo costrinse a dare la schiena al letto. «Voi uomini» sospirò «ragionate sempre con i muscoli o con il cuore, mai con il cervello. Caemlyn vale Cairhien, per te: là o qui, finirai morto o in galera. Pensi che lei ne sarebbe contenta? Se vuoi onorarne la memoria, resta vivo.»
«Hai voglia di occuparti del...» Non riuscì a terminare la frase. Diventava vecchio, si disse; e rammollito. Tolse di tasca il borsello rigonfio e lo mise fra le mani di Zera. «Dovrebbe bastare... a tutto. E ti sarà utile anche quando cominceranno a fare domande su di me.»
«Provvederò io a tutto» rispose lei, in tono gentile. «Devi andare via, Thom. Subito.»
Thom annuì con riluttanza; senza fretta, cominciò a riempire due bisacce da sella. Zera diede la prima occhiata da vicino al grassone disteso per metà fuori dell’armadio e ansimò rumorosamente. Thom la guardò con aria interrogativa: da quando la conosceva, Zera non era il tipo da perdere i sensi alla vista del sangue.
«Questi non sono uomini di Barthanes, Thom» disse Zera. «Almeno, costui non lo è.» Con un cenno indicò il grassone. «Che lavorava per Casa Riatin è il segreto più mal custodito di Cairhien. Un uomo di Galldrian.»
«Galldrian» ripeté Thom, in tono piatto. In quale pasticcio l’aveva cacciato, quel maledetto pastore? In quale pasticcio le Aes Sedai avevano cacciato Rand e lui stesso? Ma erano stati gli uomini di Galldrian a uccidere Dena.
Probabilmente la sua faccia lo tradì. «Dena ti vuole vivo, stupido!» disse Zera, in tono aspro. «Tenta d’uccidere il re e sarai morto prima d’arrivare a cento passi da lui, se pure t’avvicinerai così tanto!»
Dalle mura della città provenne un ruggito, come se metà dei cairhienesi si fosse messa a urlare. Accigliato, Thom scrutò dalla finestra. Sopra le mura grigie sovrastanti i tetti di Fuoriporta si alzava nel cielo una densa colonna di fumo. Molto al di là delle mura. Accanto a quella, altri tentacoli grigi divennero rapidamente una seconda colonna di fumo nero e altri riccioli comparvero. Thom calcolò le distanze e inspirò a fondo.
«Forse conviene anche a te pensare alla partenza» disse. «Mi sa che incendiano i granai.»
«Ho già affrontato le sommosse. Ora vattene, Thom.»
Con un’ultima occhiata alla sagoma di Dena, Thom raccolse le sue cose e si apprestò ad andarsene.
«Hai negli occhi una luce pericolosa, Thom Merrilin» disse ancora Zera. «Immagina Dena seduta qui, viva e vegeta. Pensa a quel che direbbe. Ti lascerebbe andare a farti ammazzare senza scopo?»
«Sono soltanto un vecchio menestrello» replicò Thom, dalla soglia. “E Rand al’Thor è soltanto un pastore” pensò. “Ma tutt’e due dobbiamo fare quel che va fatto." E soggiunse: «Per chi potrei essere pericoloso?»
Mentre tirava il battente nascondendo Zera, nascondendo Dena, gli comparve sul viso un ghigno privo d’allegria, da lupo. La gamba gli doleva, ma Thom se ne accorse appena: scese a passo deciso le scale e uscì dalla locanda.
Padan Fain fermò il cavallo in cima a un’altura sovrastante Falme, in uno dei pochi boschi che rimanevano sulle colline all’esterno della città. Il cavallo da soma con il prezioso carico gli urtò la gamba; Fain gli diede un calcio nelle costole, senza guardare; l’animale sbuffò e si ritrasse quanto permetteva la cavezza legata alla sella. La donna non aveva voluto cedere il cavallo e del resto nessuno degli Amici delle Tenebre che l’avevano seguito aveva voluto restare da solo fra le colline in compagnia dei Trolloc. Fain aveva risolto facilmente il problema: la carne nella pentola dei Trolloc non aveva bisogno d’un cavallo. I compagni della donna erano già scossi dal viaggio lungo le Vie fino a una Porta nei pressi d’uno stedding da tempo abbandonato, a poca distanza da Capo Toman: guardare i Trolloc che si preparavano la cena li aveva resi estremamente docili.
Dal limitare degli alberi, Fain esaminò la città priva di mura e sogghignò. Una piccola carovana di mercanti procedeva fra le stalle, i recinti per cavalli e i terreni per i carri che orlavano la città, e non sollevava molta polvere dal terreno battuto da molti anni di simile traffico. A giudicare dai vestiti, i conducenti dei carri e i pochi uomini che cavalcavano al loro fianco erano tutti del posto; tuttavia, almeno quelli a cavallo avevano la spada e anche lance e archi. I pochi soldati visti fino a quel momento non si curavano se gli sconfitti giravano armati, pareva.