Mentre la seguivano, Perrin mormorò: «Altro che legno cantato! Le Aiel cercano Colui che Viene con l’Alba.»
E Mat aggiunse, ironico: «Cercano te, Rand.»
«Me? Che pazzia! Cosa ti fa credere...»
S’interruppe, perché Erith scendeva gli scalini d’una casa coperta di fiori di campo, a quanto pareva tenuta da parte per ospiti di razza umana. Le stanze misuravano venti passi, da parete di pietra a parete di pietra, e il soffitto dipinto si alzava a quattro buone braccia dal pavimento, ma gli Ogier avevano fatto del loro meglio per rendere il locale comodo agli esseri umani. Comunque, i mobili erano un po’ troppo grandi, le sedie erano tanto alte da lasciare con i piedi penzoloni chi vi si sedeva, il tavolo arrivava più su della cintola di Rand. Hurin poteva stare dritto nel camino, che pareva scavato dall’acqua anziché costruito. Erith diede un’occhiata incerta a Loial, ma lui le indicò con un gesto di non preoccuparsi e tirò in un angolo una sedia, per non essere visto dall’esterno.
Appena la giovane Ogier se ne fu andata, Rand prese da parte Mat e Perrin. «Cosa significa che le Aiel cercavano me?» domandò. «Per quale motivo? Mi hanno guardato e se ne sono andate.»
«Ti hanno guardato» disse Mat, con un sogghigno «come se non ti lavassi da un mese e per giunta ti fossi tuffato nello sterco di pecora.» Tornò serio. «Ma è possibile che ti cercassero. Abbiamo incontrato un altro Aiel.»
Con stupore crescente, Rand ascoltò la storia del loro incontro con l’Aiel, fra le montagne del Pugnale del Kinslayer. Parlò quasi sempre Mat e Perrin intervenne per correggere una parola qui e una là, quando l’amico abbelliva troppo il racconto.
«E poiché tu sei l’unico Aiel che conosciamo» terminò «be’, potevi essere proprio tu. Secondo Ingtar, gli Aiel non vivono mai fuori del Deserto, quindi sei di certo l’unico.»
«Non mi sembra uno scherzo divertente, Mat» ringhiò Rand. «Non sono un Aiel.» Ma l’Amyrlin aveva detto che lo era; Ingtar pensava che lo fosse; Tarn aveva detto... Ma Tarn era ammalato, bruciava di febbre. Le Aes Sedai e Tarn insieme gli avevano tagliato le radici che pensava d’avere, l’avevano lasciato rotolare nel vento e poi gli avevano offerto un nuovo appiglio. Falso Drago. Aiel. Non poteva reclamare queste radici. Non l’avrebbe fatto. «Forse non appartengo a nessuno» soggiunse. «Ma i Fiumi Gemelli sono la sola casa che conosco.»
«Non volevo offenderti» protestò Mat. «Solo... Maledizione, Ingtar dice che sei un Aiel. Masema, pure. Urien, l’Aiel che abbiamo incontrato, poteva essere tuo cugino. Se Rhian si mettesse una sottana e dicesse d’essere tua zia, ci crederesti anche tu. Oh, d’accordo. Non guardarmi in quel modo, Perrin. Se vuol dire di non essere Aiel, per me va bene. Che differenza fa, poi?»
Giovani ragazze Ogier portarono acqua e asciugamani, perché si rinfrescassero, e formaggio, frutta e vino, e boccali di peltro un po’ troppo grandi per stare comodamente in mano. Vennero anche altre Ogier, con la veste ricamata fino all’orlo. Comparvero una alla volta, in tutto una decina, a domandare se gli ospiti si sentivano a proprio agio e se avevano bisogno di qualcosa.
Ciascuna, prima di andare via, s’interessò anche a Loial, che rispose con rispetto, ma con poche parole, come mai Rand gli aveva visto fare, tenendo stretto al petto un libro rilegato in legno, formato Ogier, quasi fosse uno scudo; e quando loro se ne andarono, si accoccolò nella poltrona, con il libro aperto davanti al viso. In quella casa, i libri erano gli unici oggetti di dimensioni non previste per esseri umani.
«Annusa solo quest’aria, lord Rand» disse Hurin. Si riempì i polmoni e sorrise. Seduto al tavolo, dondolava i piedi come un ragazzino. «Pensavo che esistessero luoghi privi di cattivo odore, ma questo... Lord Rand, sono sicuro che qui non si è mai verificata un’uccisione. Nemmeno un ferimento, se non accidentale.»
«Gli stedding sono sicuri per chiunque» disse Rand. Osservava Loial. «Almeno, così dicono le storie.» Mandò giù un ultimo pezzetto di formaggio bianco e si accostò all’Ogier. Mat lo seguì, reggendo un boccale. «Loial, cosa ti prende?» disse Rand. «Da quando siamo qui, sei nervoso come un gatto in un canile.»
«Niente» rispose Loial; con la coda dell’occhio gettò alla porta uno sguardo pieno di preoccupazione.
«Hai paura che scoprano che hai lasciato Stedding Shangtai senza il permesso degli Anziani?»
Loial si guardò intorno, facendo vibrare i ciuffi in punta alle orecchie. «Non dire certe cose dove qualcuno può udire» sibilò. «Se scoprissero...» Con un sospirone si abbandonò contro la spalliera e guardò da Rand a Mat. «Non so come facciate voi umani, ma noi Ogier... Se una ragazza trova un ragazzo che le piace, va dalla propria madre. Oppure a volte la madre trova qualcuno che le pare adatto. In un caso e nell’altro, se madre e figlia sono d’accordo, la madre della ragazza va dalla madre del ragazzo e, prima che quest’ultimo se ne accorga, il matrimonio è combinato.»
«E il ragazzo non dice niente?» domandò Mat, incredulo.
«No. Le donne dicono sempre che passeremmo la vita sposati agli alberi, se lasciassero fare a noi.» Cambiò posizione, a disagio, con una smorfia. «Metà dei nostri matrimoni avviene fra Ogier di stedding diverso: gruppi di giovani girano da stedding a stedding, per vedere e farsi vedere. Se gli Anziani scoprono che sono all’Esterno senza permesso, quasi certamente decideranno che ho bisogno d’una moglie per mettere la testa a partito. Senza farmi sapere niente, manderanno un messaggio a Stedding Shangtai, a mia madre; lei verrà qui e mi troverà moglie prima ancora d’essersi ripulita della polvere del viaggio. Dice sempre che sono troppo avventato e che ho bisogno d’una moglie, Credo che me ne cercasse una, quando sono partito. Nessuna moglie mi lascerebbe andare all’Esterno, finché non avessi la barba grigia. Le mogli dicono sempre che non bisogna mai permettere a un uomo di andare all’Esterno, finché non è abbastanza maturo da dominarsi.»
Mat scoppiò a ridere tanto forte da far girare tutti; ma, al gesto frenetico di Loial, abbassò la voce. «Fra noi, sono gli uomini a scegliere e nessuna moglie può impedire al marito di fare quel che vuole.»
Rand corrugò la fronte, ricordando come Egwene avesse cominciato a ronzargli intorno fin da quando erano ragazzini. Proprio allora comare al’Vere aveva iniziato a mostrare per lui un interesse speciale. In seguito, nei giorni di festa alcune ragazze ballavano con lui e altre no; quelle che ballavano con lui, erano sempre amiche di Egwene, mentre quelle che non ballavano, erano ragazze antipatiche a Egwene. E gli pareva anche di ricordare che comare al’Vere avesse preso da parte Tarn (e brontolava perché Tarn non aveva una moglie con cui parlare!) e avesse confabulato con lui; da quel momento, Tarn e tutti gli altri si erano comportati come se Rand e Egwene fossero fidanzati, anche se non si erano inginocchiati davanti alla Cerchia delle Donne a pronunciare le promesse di rito. Era la prima volta che ricordava l’episodio guardandolo sotto questa luce: i rapporti con Egwene gli erano sempre parsi normali e basta.
«Secondo me, anche da noi avviene allo stesso modo» borbottò; e quando Mat rise, soggiunse: «Ti ricordi che tuo padre abbia mai fatto qualcosa che tua madre non volesse?» Mat cominciò a sogghignare, poi corrugò la fronte e rimase zitto.
Dai gradini scese Juin. «Vi dispiace venire tutti con me?» disse. «Gli Anziani vi riceveranno.» Non guardò Loial, ma Loial a momenti lasciò cadere il libro.
«Se gli Anziani cercano di farti fermare» lo consolò Rand «diremo che è necessario che tu venga con noi.»
«Scommetto che la faccenda non riguarda affatto te» disse Mat. «Diranno solo che possiamo usare la Porta delle Vie.» Si scosse, e abbassò ancora di più la voce. «Dobbiamo farlo davvero, no?» Ma non era una domanda.