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«Sì» rispose Egwene, nello stesso tempo in cui Nynaeve diceva: «Che tipo di guai? Perché t’interessi tanto a loro?» Diede un’occhiata alle frange rosse dello scialle di Liandrin. «E mi pareva che Moiraine non ti andasse a genio.»

«Non presumere troppo, bambina» replicò Liandrin, brusca. «Essere Ammesse non significa essere Sorelle. Ammesse e novizie ascoltano, quando una Sorella parla, e fanno come si dice loro di fare.» Prese fiato e proseguì, in tono di nuovo gelido e sereno; ma, per la collera, aveva sulle guance due chiazze bianche. «Un giorno, sono sicura, servirete una causa e imparerete che per servirla occorre lavorare anche con chi non vi va a genio. Ho dovuto lavorare con gente con cui non avrei mai diviso una stanza, se fosse toccato a me decidere, E voi non lavorereste anche con chi odiate di più, se si trattasse di salvare i vostri amici?»

Nynaeve annuì di malavoglia. «Ma ancora non ci hai detto in quale pericolo si trovano, Liandrin Sedai.»

«Il pericolo proviene da Shayol Ghul. I ragazzi sono di nuovo inseguiti. Se venite con me, alcuni pericoli, almeno, saranno eliminati. Non chiedetemi come, perché non posso dirvelo, ma vi dico chiaramente che è così.»

«Verremo, Liandrin Sedai» disse Egwene.

«Dove?» disse Nynaeve. Egwene le scoccò un’occhiata d’esasperazione.

«A Capo Toman.»

Egwene rimase a bocca aperta. Nynaeve borbottò: «C’è la guerra, a Capo Toman. Il pericolo di cui parli ha forse a che fare con gli eserciti di Artur Hawkwing?»

«Credi alle voci, bambina? Anche se fossero vere, basterebbero a fermarti? Mi pareva che quei tre fossero tuoi amici.» La smorfia di Liandrin indicava che lei non avrebbe mai considerato amici tre uomini.

«Verremo con te» disse Egwene. Nynaeve aprì bocca di nuovo, ma Egwene la batté sul tempo. «Andremo con lei, Nynaeve. Se Rand ha bisogno del nostro aiuto... e Mat, e Perrin... dobbiamo aiutarli.»

«Lo so» disse Nynaeve. «Ma voglio sapere una cosa: perché proprio noi? Cosa possiamo fare, noi, che Moiraine, o tu, Liandrin, non potete fare?»

Sulle guance di Liandrin le chiazze bianche divennero più marcate: Egwene notò che Nynaeve aveva dimenticato il titolo onorifico, nel rivolgersi all’Aes Sedai; ma Liandrin si limitò a dire: «Voi due provenite dal loro villaggio. In qualche modo, che non capisco appieno, siete collegate a loro. Non posso dirvi altro. E non risponderò più alle vostre sciocche domande. Volete venire con me, per amor loro?» S’interruppe, in attesa del loro assenso; e quando le due annuirono, si rilassò visibilmente. «Bene. Ci incontreremo al limitare settentrionale del boschetto Ogier, un’ora prima del tramonto, con i cavalli e l’occorrente per il viaggio. Non parlatene a nessuno.»

«Senza permesso non possiamo lasciare la Torre» obiettò Nynaeve.

«Avete il mio permesso. Non parlate a nessuno. Proprio a nessuno. L’Ajah Nera si aggira nei corridoi della Torre Bianca.»

Egwene ansimò e udì l’ansito di Nynaeve, ma quest’ultima si riprese in fretta. «Pensavo che tutte le Aes Sedai negassero l’esistenza di... di questa Ajah.»

Liandrin strinse le labbra in un ringhio. «Molte la negano; ma la Tarmon Gai’don s’avvicina e termina il tempo delle negazioni. L’Ajah Nera è il contrario di tutto quello che la Torre Bianca rappresenta, ma esiste, bambina. Si trova dovunque, ogni donna potrebbe appartenere a essa; e serve il Tenebroso. Se l’Ombra insegue i vostri amici, credete che l’Ajah Nera vi lasci in vita, libere d’aiutarli? Non parlate a nessuno, a nessuno! Altrimenti rischiate di non vivere tanto da vedere Capo Toman. Un’ora prima del tramonto. Non deludetemi.» E uscì, chiudendo con decisione la porta.

Egwene si lasciò cadere sul letto. «Nynaeve, Liandrin è dell’Ajah Rossa. Non può sapere niente di Rand. Se sapesse...»

«Non può» convenne Nynaeve. «Ma mi piacerebbe sapere perché una Rossa offre aiuto. E perché pare disposta a collaborare con Moiraine. Avrei giurato che nessuna delle due avrebbe dato all’altra un goccio d’acqua, se l’avesse vista morire di sete.»

«Credi che abbia mentito?»

«È Aes Sedai» rispose Nynaeve, asciutta. «Scommetto la mia più bella spilla d’argento contro un mirtillo che ogni parola da lei detta è vera. Ma mi domando se abbiamo udito davvero ciò che abbiamo creduto di udire.»

«L’Ajah Nera» disse Egwene, con un brivido. «Non c’è possibilità d’errore, ne ha affermato l’esistenza.»

«Infatti. E così ci impedisce di chiedere consiglio ad altre: dopo le sue parole, di chi possiamo fidarci?»

Min e Elayne entrarono di corsa, sbattendosi alle spalle la porta. «Andate davvero?» domandò Min; Elayne indicò il forellino nella parete, al di sopra del letto di Egwene, e disse: «Abbiamo ascoltato dalla mia stanza. Abbiamo udito tutto.»

Egwene scambiò con Nynaeve un’occhiata, domandandosi quanto le due avessero udito; lesse sul viso di Nynaeve l’identica preoccupazione. Se avessero dedotto esattamente che cos’era Rand...

«Dovete tenere per voi la notizia» ammonì Nynaeve. «Immagino che Liandrin abbia avvertito Sheriam; ma, anche se non l’ha fatto, anche se domani frugano da cima a fondo la Torre alla nostra ricerca, non dovete dire una parola.»

«Niente paura» disse Min. «Vengo con voi. Qui passo le giornate a spiegare all’una o all’altra delle Sorelle Marrone un qualcosa che neppure io capisco. Non posso fare quattro passi senza che l’Amyrlin in persona spunti a chiedermi di leggere chi ci capita di vedere. Quando quella donna ti chiede una cosa, non c’è modo di rifiutare. Per lei avrò letto metà delle persone della Torre Bianca, ma l’Amyrlin vuole sempre ancora una dimostrazione. Mi serviva solo una scusa per andarmene: questa va benissimo.» Aveva proprio l’aria di non ammettere discussioni.

Egwene si domandò come mai Min fosse così decisa ad andare via con loro, anziché per i fatti propri; ma non riuscì ad approfondire il pensiero, perché Elayne disse: «Vengo anch’io.»

«Elayne» replicò Nynaeve, con gentilezza «Egwene e io siamo amiche di quei ragazzi, fin dai tempi di Emond’s Field. Tu sei l’Erede dell’Andor. Se scompari dalla Torre Bianca... be’, rischi di far scoppiare una guerra.»

«Mia madre non farebbe guerra a Tar Valon nemmeno se mi seccassero e mi mettessero sotto sale; e non è detto che non provino a farlo. Se voi tre partite all’avventura, non resterò qui a lavare piatti e spazzare pavimenti e prendermi i rimproveri di un’Ammessa perché non ho fatto il fuoco dell’esatta sfumatura d’azzurro che voleva lei. Gawyn morirà d’invidia, quando lo verrà a sapere.» Sorrise e allungò la mano a scompigliare allegramente i capelli di Egwene. «E poi, se lasci libero Rand, potrei avere l’opportunità di catturarlo.»

«Non credo che una di noi due lo avrà» disse Egwene, triste.

«Allora scopriremo chi ha scelto e le renderemo infelice la vita. Ma non sarà così sciocco da scegliere un’altra, potendo avere una di noi due. Oh, per favore, sorridi, Egwene! Lo so che è tuo. Solo, mi sento...» esitò, cercando la parola esatta «mi sento libera. Non ho mai avuto un’avventura. Sono sicura che nessuna di noi due piangerebbe prima di prendere sonno, in un’avventura. E in caso contrario ci accerteremmo che il menestrello lasci fuori questa parte.»

«È una sciocchezza» disse Nynaeve. «Andiamo a Capo Toman. Anche tu hai sentito le voci che corrono. Sarà pericoloso. Devi restare qui.»

«Ho anche sentito quel che Liandrin Sedai ha detto dell’Ajah Nera» replicò Elayne, abbassando la voce fin quasi a bisbigliare. «Quanto sarò al sicuro, qui, se loro ci sono davvero? Se mia madre sospettasse che esiste l’Ajah Nera, scatenerebbe una guerra per portarmi via.»

«Ma, Elayne...»

«C’è un solo modo per impedirmi di venire con voi. Informare la Maestra delle Novizie. Faremo un bel quadretto, tutt’e tre in fila nel suo studio. Tutt’e quattro. Non credo che Min la farebbe franca. Perciò, visto che non direte niente a Sheriam Sedai, vengo anch’io.»