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Anaiya spiegò che dovevano presentarsi al cospetto dell’Amyrlin Seat. «Ma certo» rispose Amalisa. «La Luce la illumini e il Creatore la protegga. Più tardi, allora.» Rimase in piedi e salutò con un inchino le tre Aes Sedai che si allontanavano.

Durante il tragitto, Moiraine esaminò Liandrin, senza mai guardarla direttamente. L’Aes Sedai dai capelli color miele guardava davanti a sé, e sporgeva le labbra, pensierosa. Pareva essersi dimenticata di Moiraine e di Anaiya. Che cosa covava?

Anaiya dava l’impressione di non avere notato niente d’insolito; ma, tanto, riusciva sempre ad accettare le persone così com’erano e come volevano essere. Moiraine era costantemente meravigliata che Anaiya se la cavasse così bene nella Torre Bianca; ma a quanto pareva le Aes Sedai più subdole consideravano astuti stratagemmi la sua schiettezza e la sua onestà, la sua accettazione di chiunque. Erano colte sempre alla sprovvista, quando lei dimostrava d’intendere quel che aveva detto e di dire quel che intendeva. Inoltre, Anaiya aveva il dono di vedere nel cuore delle cose. E di accettare quel che vedeva. Ora riprese a parlare delle ultime notizie.

«Le voci provenienti dall’Andor sono buone e cattive. Con l’arrivo della primavera, a Caemlyn sono terminate le sommosse cittadine, ma si parla ancora, fin troppo, del lungo inverno e se ne dà la colpa alla Regina e anche a Tar Valon. Morgase regge il trono con minore sicurezza dell’anno scorso, ma continuerà a reggerlo finché Gareth Bryne sarà Capitano Generale delle Guardie della Regina. Lady Elayne, l’Erede, e suo fratello lord Gawyn sono giunti senza difficoltà a Tar Valon per l’addestramento. Nella Torre Bianca c’era qualche timore che la tradizione non fosse mantenuta.»

«No, finché Morgase avrà fiato» disse Moiraine.

Liandrin trasalì come se si fosse appena svegliata. «Prega che ne abbia ancora per tanto. I Manti Bianchi hanno seguito la comitiva dell’Erede fino al fiume Erinin e ai ponti stessi di Tar Valon. Molti sono ancora accampati all’esterno di Caemlyn, in caso di trucchi, e dentro la città c’è gente che tiene le orecchie tese.»

«Forse sarebbe ora che Morgase imparasse un po’ di prudenza» sospirò Anaiya. «Il mondo diventa di giorno in giorno più pericoloso, anche per una regina. Soprattutto per una regina, forse. Morgase è sempre stata testarda. Ricordo quando venne a Tar Valon, ancora ragazzina. Non aveva il talento per diventare Sorella e ne soffriva. A volte penso che proprio per questo spinga sua figlia, anche se lei non è d’accordo.»

Moiraine sbuffò, sprezzante. «Elayne è nata con la scintilla, quindi non si tratta di scelta. Morgase non rischierebbe che la ragazza morisse per mancanza d’addestramento neppure se tutti i Manti Bianchi dell’Amadicia fossero accampati alle mura di Caemlyn. Ordinerebbe a Gareth Bryne e alle Guardie di aprirsi la strada fino a Tar Valon e Gareth Bryne s’impegnerebbe come se dovesse farlo da solo.» Ma doveva sempre mantenere segreto il potenziale della ragazza: dopo Morgase, il popolo dell’Andor avrebbe accettato Elayne sul Trono del Leone, se avesse saputo? Non una regina semplicemente addestrata a Tar Valon secondo l’usanza, ma una vera Aes Sedai? Nella storia c’era stata solo una manciata di regine che potessero definirsi a buon diritto Aes Sedai; e quelle che l’avevano rivelato, se n’erano pentite. Moiraine si rattristò un poco. Ma c’era troppo in ballo, per trovare il modo di aiutare, o anche d’offrire comprensione, a un solo paese e a un solo trono. «C’è altro, Anaiya» domandò.

«A Illian è stata bandita la Grande Cerca del Corno, la prima negli ultimi quattrocento anni. Dicono che l’Ultima Battaglia si approssima.» Anaiya rabbrividì, ma continuò senza esitare: «E che bisogna trovare il Corno di Valere, prima della battaglia finale contro l’Ombra. Uomini di tutti i paesi già si radunano, ansiosi di trovare il Corno ed entrare nella leggenda. Il Murandy e l’Altara sono sul chi vive, naturalmente; pensano che sia tutta scena per mascherare una mossa contro di loro. Forse proprio per questo i murandiani hanno catturato tanto in fretta il loro falso Drago. In ogni caso, bardi e menestrelli avranno un mucchio di storie da aggiungere al ciclo. E che la Luce mandi solo nuove storie e nient’altro!»

«Forse non le storie che i bardi s’aspettano» disse Moiraine. Liandrin le scoccò un’occhiata penetrante, ma lei rimase impassibile.

«Penso di no» disse Anaiya, placida. «Aggiungeranno al ciclo proprio le storie che meno s’aspettano. A parte queste notizie, ho solo voci. Il Popolo del Mare è in agitazione e le navi corrono da porto a porto quasi senza pausa. Sorelle delle isole dicono che Coramoor, il loro Prescelto, sta per giungere, ma non aggiungono altro. Sai anche tu quanto siano schivi con gli estranei, gli Atha’an Miere, se l’argomento è il Coramoor; e a questo proposito sembra che le nostre Sorelle ragionino più da Popolo del Mare che da Aes Sedai. Anche gli Aiel si agitano, ma nessuno sa per quale motivo. Almeno, grazie alla Luce, niente lascia credere che vogliano attraversare di nuovo la Dorsale del Mondo.» Sospirò e scosse la testa. «Cosa non darei, per una sola Sorella fra gli Aiel. Solo una. Di quel popolo sappiamo troppo poco.»

Moiraine rise. «A volte mi sembri dell’Ajah Marrone, Anaiya.»

«La Piana di Almoth» disse Liandrin. Parve quasi sorpresa d’avere parlato.

«Questa sì che è una voce, Sorella» disse Anaiya. «Bisbigli uditi mentre partivamo da Tar Valon. Forse ci sono scontri, nella Piana di Almoth e a Capo Toman. Forse, dico. I bisbigli erano deboli. Voci di voci. Siamo partite prima di scoprire di più.»

«Saranno senz’altro il Tarabon e l’Arad Doman» disse Moiraine, scuotendo la testa. «Da trecento anni litigano per la Piana di Almoth, ma non sono mai venuti apertamente alle mani.» Guardò Liandrin: in teoria, le Aes Sedai rinunciavano a ogni antica lealtà verso paesi e governanti, ma poche vi riuscivano appieno; era difficile non serbare affetto per la terra natia. «Perché proprio ora?»

«Basta con le stupide chiacchiere» sbottò Liandrin. «Per te, Moiraine, l’Amyrlin aspetta.» Le precedette di tre passi e spalancò una porta. «Per te, l’Amyrlin non avrà chiacchiere oziose.»

Moiraine toccò senza accorgersene la borsa alla cintura, passò davanti a Liandrin e varcò la porta, con un cenno di ringraziamento, come se l’altra tenesse aperto per lei il battente. Non sorrise nemmeno, al lampo di collera che passò sul viso di Liandrin. Chissà che cosa tramava, quella bambina viziata?

Tappeti di vivaci colori coprivano il pavimento dell’anticamera, arredata con poltrone, panche coperte di cuscini, piccoli tavoli in legno, solo lucidato o intagliato con semplicità. Tende di broccato erano tirate ai lati delle feritoie, per dare un’aria più da finestra alle strette aperture. Nei camini non c’era fuoco: la giornata era calda e il freddo dello Shienar non sarebbe sceso fino a notte.

Nell’anticamera c’erano solo cinque delle Aes Sedai al seguito dell’Amyrlin. Verin Mathwin e Serafelle, dell’Ajah Marrone, non alzarono gli occhi all’ingresso di Moiraine. Serafelle era intenta a leggere un libro antico dalla copertina di cuoio logoro e sbiadito, sfogliandone con precauzione le pagine sbrindellate lungo i bordi, mentre Verin, seduta a gambe incrociate accanto a una feritoia, reggeva alla luce un piccolo fiore e prendeva note e schizzi, con grafia precisa, su di un libro tenuto sulle ginocchia. Aveva accanto a sé un calamaio aperto e in grembo un mazzetto di fiori. Le sorelle dell’Ajah Marrone s’interessavano a poco, oltre la ricerca del sapere. Moiraine a volte si domandava se erano davvero consapevoli di quel che accadeva nel mondo e nelle loro immediate vicinanze.

Le tre restanti si girarono, ma non fecero alcuna mossa d’accostarsi a Moiraine: si limitarono a guardarla. Moiraine non conosceva la donna dal fisico smilzo, dell’Ajah Gialla: trascorreva troppo poco tempo a Tar Valon per conoscere tutte le Aes Sedai, anche se il loro numero non era più molto alto. Ma conosceva le altre due. Carlinya era chiara di pelle e gelida di modi come la frangia nivea dello scialle, l’esatto opposto, in ogni cosa, della scura e fiera Alanna Mosvani, dell’Ajah Verde; ma tutt’e due si alzarono e la fissarono, impassibili, senza una parola. Con gesto brusco, Alanna si strinse nello scialle; Carlinya non si mosse affatto. La Gialla girò la testa, con aria di rammarico.