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Fin dall’inizio Moiraine era consapevole del rischio e della necessità di correrlo; ma non per questo trovava piacevole pensarci. Socchiuse gli occhi per non mostrare la collera e la preoccupazione. «Leane ti seguirebbe giù per le pendici di Shayol Ghul, Siuan, e nel Pozzo del Destino» disse. «Non puoi pensare che ti tradirebbe.»

«No. Ma lo riterrebbe tradimento? È tradimento, tradire un traditore? Non ci pensi mai?»

«Mai. Quel che facciamo, Siuan, va fatto. Tutt’e due lo sappiamo, da una ventina d’anni. La Ruota gira e ordisce come vuole: noi due siamo state scelte dal Disegno. Siamo parte delle Profezie e le Profezie devono avverarsi. Devono!»

«Le Profezie devono avverarsi. Ci hanno insegnato che devono avverarsi e che si avvereranno, eppure così diventano tradimento verso tutto ciò che abbiamo appreso. E verso tutto ciò che rappresentiamo, direbbero alcuni.» L’Amyrlin Seat si strofinò le braccia e si accostò alla feritoia, a scrutare il giardino sottostante. Toccò le tende. «Qui, negli alloggi delle donne, mettono tendaggi per ingentilire le stanze; intorno piantano magnifici giardini; ma in questo posto non c’è niente che non sia fatto in previsione di guerra, morte, uccisioni.» Poi continuò, con lo stesso tono pensieroso: «Solo due volte, dalla Frattura del Mondo, l’Amyrlin Seat è stata spogliata di stola e bastone.»

«Tetsuan, che tradì il Manetheren per gelosia dei poteri di Ellisande, e Bonwhin, che cercò di usare Artur Hawkwing per dominare il mondo e rischiò di distruggere Tar Valon.»

L’Amyrlin continuò a esaminare il giardino. «Tutt’e due dell’Ajah Rossa, sostituite con due Amyrlin dell’Ajah Azzurra. Una bella fusione di motivi: quello per cui dai tempi di Bonwhin non c’è più stata un’Amyrlin dell’Ajah Rossa e quello per cui l’Ajah Rossa sfrutterà ogni pretesto per abbattere un’Amyrlin dell’Ajah Azzurra. Non voglio essere la terza a perdere stola e bastone, Moiraine. Tu, naturalmente, saresti quietata e cacciata fuori delle Mura Lucenti.»

«Elaida, tanto per dirne una, non lascerebbe che me la cavassi così a buon mercato.» Moiraine fissò la schiena dell’amica, domandandosi che cosa le fosse successo, che fine avessero fatto la sua forza e il suo entusiasmo. «Ma non si arriverà a questo punto, Siuan.»

L’Amyrlin continuò come se Moiraine non avesse parlato. «Per me, sarebbe diverso. Anche quietata, un’Amyrlin deposta non ha il permesso di andarsene in libertà; potrebbe essere considerata una martire e diventare il simbolo per l’opposizione. Tetsuan e Bonwhin furono tenute come serve nella Torre Bianca. Sguattere da segnare a dito per mostrare quale sorte può toccare anche alle più potenti. Non si sceglie come simbolo una donna che passa la giornata a lavare pentole e pavimenti. La si compatisce, certo, ma non la si prende a bandiera.»

Con occhi ardenti d’ira, Moiraine posò sul tavolo i pugni. «Guardami, Siuan. Guardami! Vuoi rinunciare, dopo tutti questi anni? Dopo tutto ciò che abbiamo fatto? Vuoi lasciare che il mondo vada a rotoli? Per paura delle frustate se non pulisci bene le pentole?» Mise nell’ultima frase tutto il disprezzo possibile e vide con sollievo che l’amica si girava di scatto a fronteggiarla. La forza c’era ancora: affaticata, ma c’era. Anche gli occhi celesti dell’Amyrlin mandavano lampi d’ira.

«Ricordo quale delle due ha strillato più forte, quando da novizie abbiamo assaggiato la frusta. Tu, Moiraine, hai vissuto una vita agevole, a Cairhien. Non hai lavorato in una barca di pescatori.» A un tratto diede una manata sul tavolo. «No, non suggerisco di rinunciare, ma nemmeno di stare a guardare mentre tutto ci scivola di mano e io non posso fare niente! La maggior parte dei miei guai, con il Consiglio, deriva da te. Anche le Verdi si domandano perché non ti richiamo alla Torre per insegnarti un po’ di disciplina. Metà delle Sorelle dalla mia parte ritengono che dovrei affidarti alle Rosse; e se questo accade, rimpiangerai di non essere ancora novizia e di rischiare al massimo qualche frustata. Luce santa! Se una sola si ricorda che da novizie eravamo amiche, mi ritroverei insieme con te. Abbiamo fatto un piano! Un piano, Moiraine! Localizzare il ragazzo e portarlo a Tar Valon, dove potevamo nasconderlo, tenerlo al sicuro e guidarlo. Da quando hai lasciato la Torre, mi hai mandato solo due messaggi. Due! Mi sento come chi naviga al buio fra le Dita del Drago. Un messaggio per dire che entravi nel territorio dei Fiumi Gemelli, diretta a quel villaggio, Emond’s Field. Manca poco, mi son detta; l’ha trovato e presto l’avrà in mano. Poi, da Caemlyn, ho avuto la notizia che andavi nello Shienar, a Fal Dara, non a Tar Valon. Fal Dara, con la Macchia quasi a portata di mano. Fal Dara, dove i Trolloc fanno scorrerie e i Myrddraal cavalcano ogni giorno più vicino. Quasi vent’anni di piani e di ricerche... e in pratica metti in grembo al Tenebroso tutto il nostro lavoro. Sei impazzita?»

Moiraine era riuscita a scuotere l’Amyrlin; ora riprese la calma esteriore, e anche la ferma insistenza: «Il Disegno non bada ai piani umani, Siuan, e noi ci siamo dimenticate con chi abbiamo a che fare. Ta’veren. Elaida si sbaglia. Artur Paendrag Tanreall non è mai stato così fortemente ta’veren. La Ruota intesserà il Disegno intorno a questo giovanotto come vorrà, indipendentemente dai nostri piani.»

L’Amyrlin perdette l’espressione adirata e sbiancò, sconvolta. «Pare quasi che sia proprio tu a suggerire che tanto vale rinunciare. Adesso proponi di tenerci da parte a guardare il mondo bruciare?»

«No, Siuan, da parte mai» rispose Moiraine. E pensò: “Eppure il mondo brucerà, in un modo o nell’altro, qualsiasi cosa facciamo. E tu, Siuan, non sei mai riuscita a capirlo". «Ma ora» proseguì «dobbiamo renderci conto che i nostri piani sono precari. Abbiamo un controllo sugli eventi molto minore di quanto non pensassimo. Il vento del destino soffia, Siuan, e dobbiamo lasciarci trasportare dove vuole.»

L’Amyrlin rabbrividì, come se sentisse sulla nuca il gelo di quel vento. Toccò lo scrigno d’oro e con le dita tozze e abili trovò precisi punti dei complicati bassorilievi. Il coperchio si sollevò e rivelò un corno a spirale, d’oro, annidato nelle scanalature progettate apposta per contenerlo. L’Amyrlin sollevò lo strumento e col dito seguì la scritta nella Lingua Antica, intarsiata in argento intorno al bordo.

«‘La tomba non è sbarramento al mio richiamo’» tradusse, a voce assai bassa, come se parlasse tra sé. «Il Corno di Valere, fatto per richiamare dalla tomba gli eroi morti. E, secondo la profezia, sarà ritrovato giusto in tempo per l’Ultima Battaglia.» Rimise il Corno nello scrigno e chiuse il coperchio, come se non sopportasse più di vederlo. «Agelmar me l’ha dato appena terminata la cerimonia del Benvenuto. Non osava più entrare nella stanza del tesoro, ha detto. La tentazione era troppo grande: suonare il Corno e guidare l’esercito che avrebbe risposto alla chiamata, su a settentrione, attraverso la Macchia, per radere al suolo Shayol Ghul e mettere fine al Tenebroso. Ardeva dell’estasi della gloria: proprio questo gli ha fatto capire che non sarebbe stato lui, che non doveva essere lui, a suonarlo. Non vedeva l’ora di liberarsi del Corno, eppure voleva tenerlo.»

Moiraine annuì. Agelmar, come la maggior parte di coloro che combattevano contro il Tenebroso, conosceva la Profezia del Corno. — ‘Chiunque mi suoni, non pensi alla gloria, ma solo alla salvezza’ — citò Moiraine.

«Salvezza» rise l’Amyrlin, amara. «Dallo sguardo, Agelmar non sapeva se in quel momento buttava via la salvezza o respingeva la dannazione della sua stessa anima; sapeva solo di doversi liberare del Corno, prima di restarne bruciato. Ha cercato di mantenere il segreto, ma dice che nella rocca circolano già delle voci. Io non sento tentazioni, però il Corno mi fa venire la pelle d’oca. Agelmar dovrà rimetterlo nella stanza del tesoro fino alla mia partenza: non potrei dormire nemmeno se fosse solo nella stanza accanto.» Si fregò la fronte e sospirò. «Lo si doveva ritrovare solo nell’imminenza dell’Ultima Battaglia. Possibile che manchi così poco? Pensavo, anzi mi auguravo, d’avere più tempo.»