«Il Ciclo Karaethon.»
«Sì, Moiraine, è inutile che me lo ricordi. Conosco quanto te le Profezie. Mai più d’un falso Drago in ogni generazione, dalla Frattura del Mondo; e ora tre nello stesso momento e altri tre negli ultimi due anni. Il Disegno esige un Drago, perché si muove verso la Tarmon Gai’don. A volte sono piena di dubbi, Moiraine.» Lo disse in tono pensieroso, quasi meravigliata. «E se Logain fosse stato il vero Drago?» proseguì. «Era in grado d’incanalare il potere, prima che le Rosse lo portassero nella Torre Bianca e noi lo domassimo. Lo stesso vale per Mazrim Taim. E se fosse lui? Le nostre Sorelle sono già nella Saldaea e forse a quest’ora l’hanno già catturato. E se ci fossimo sbagliate fin dall’inizio? Cosa succede, se si doma il Drago Rinato prima dell’Ultima Battaglia? Anche la profezia può fallire, se l’uomo di cui parla è ucciso o domato. E allora affronteremo il Tenebroso nudi nella tempesta.»
«Nessuno dei due è il vero Drago, Siuan. Il Disegno non esige un Drago qualsiasi, ma l’unico vero Drago. Finché lui non si proclamerà, il Disegno continuerà a seminare falsi Draghi; ma dopo la proclamazione non ce ne saranno altri. Quindi né Logain né Mazrim Taim erano il vero Drago.»
«‘Perché arriverà come l’alba e con la sua venuta frantumerà di nuovo il mondo e lo costruirà a nuovo.’ O affrontiamo nudi la tempesta o ci aggrappiamo a una protezione che ci rovinerà. La Luce ci aiuti.» L’Amyrlin si scosse, come per scacciare le sue stesse parole. Poi assunse l’espressione decisa di chi si prepara a ricevere un colpo. «Tu non sei mai stata in grado di nascondermi i tuoi pensieri come fai con tutti gli altri, Moiraine. Hai altre cose da dirmi, nessuna buona.»
Come risposta, Moiraine si sganciò dalla cintura la borsa di pelle e rovesciò sul cavolo il contenuto. Parve solo un mucchietto di cocci, bianchi e d’un nero lucente.
Incuriosita, l’Amyrlin Seat toccò un frammento e rimase senza fiato. «Cuendillar» disse.
«Pietra dell’Anima» convenne Moiraine. «L’arte di fare cuendillar è andata perduta durante la Frattura del Mondo, ma la Pietra dell’Anima già esistente ha resistito al cataclisma. Anche gli oggetti inghiottiti dalla terra o sprofondati nel mare hanno resistito: nessuna forza può spezzare cuendillar, perfino l’Unico Potere, diretto contro di essa, la irrobustisce. Ma un potere ha spezzato questa!»
L’Amyrlin ricompose in fretta i frammenti, formando un disco della grandezza d’una mano, metà più nero della pece, metà più bianco della neve; i due colori si univano lungo una linea sinuosa non rovinata dai secoli. L’antico simbolo Aes Sedai, prima che il mondo fosse distrutto, quando il Potere era sia degli uomini, sia delle donne. Una metà adesso era chiamata la Fiamma di Tar Valon; l’altra, scarabocchiata sulla porta, era detta la Zanna del Drago e accusava di malvagità gli abitanti della casa. Esistevano solo sette di quei dischi: ogni oggetto di Pietra dell’Anima era registrato nella Torre Bianca e quei sette dischi erano i più noti. Siuan Sanche fissò il disco come se fosse una vipera sul guanciale.
«Un sigillo della prigione del Tenebroso» disse infine, con riluttanza. I sette sigilli che l’Amyrlin Seat in teoria sorvegliava. La verità, nascosta al mondo, era diversa: fin dalle Guerre Trolloc, nessuna Amyrlin Seat sapeva dove fossero i sigilli.
«Il Tenebroso si agita, Siuan. La sua prigione non può rimanere chiusa in eterno. L’opera dell’uomo non può uguagliare quella del Creatore. Il Tenebroso ha di nuovo toccato il mondo, anche se, grazie alla Luce, indirettamente. Gli Amici delle Tenebre si moltiplicano; quel che solo dieci anni fa chiamavamo il male, pare un semplice capriccio, a paragone di quel che accade ogni giorno.»
«Se i sigilli già saltano... Forse non abbiamo più tempo.»
«Ne abbiamo ben poco. Ma quel poco può essere sufficiente. Deve esserlo!»
L’Amyrlin toccò i cocci del sigillo e parlò con voce tesa, come se si sforzasse. «Ho visto il ragazzo, sai. Nella corte, durante il Benvenuto. Vedere i ta’veren è uno dei miei Talenti. Raro, di questi tempi, più raro perfino dei ta’veren stessi, e certamente di scarso uso. Un ragazzo alto, un bel giovanotto. Non molto diverso da qualsiasi giovanotto si veda in qualsiasi città. Moiraine, risplendeva come un sole. In vita mia raramente ho avuto paura, ma alla vista di quel giovanotto mi sono spaventata a morte. Volevo farmi piccola piccola, ululare di paura. Riuscivo a stento a parlare. Agelmar ha pensato che fossi in collera con lui, tanto ero taciturna. Quel giovanotto... è quello che abbiamo cercato in questi ultimi vent’anni.»
Nel tono c’era una traccia interrogativa. «Sì, è lui» rispose Moiraine.
«Ne sei certa? Sa... Sa incanalare l’Unico Potere?»
Anche Moiraine sentì la tensione dell’Amyrlin Seat e provò una stretta gelida alle viscere. Però mantenne sereno il viso. «Sa farlo» disse. Un uomo che manipolava l’Unico Potere: nessuna Aes Sedai poteva pensarci senza provare un brivido di paura. Tutto il mondo ne aveva paura. E lei, Moiraine, stava per scatenare nel mondo un uomo simile. «Rand al’Thor sarà davanti al mondo il Drago Rinato.»
L’Amyrlin rabbrividì. «Rand al’Thor. Non pare un nome da ispirare paura e da mettere a fuoco il mondo.» Ebbe un altro brivido e si strusciò vivacemente le braccia, ma negli occhi mostrò un lampo di decisione. «Se è lui, allora forse abbiamo davvero tempo sufficiente. Ma è al sicuro, qui? Ho con me due Sorelle Rosse e non posso più rispondere delle Verdi e delle Gialle. Luce santa, non posso rispondere di nessuna, in questa faccenda. Perfino Verin e Serafelle balzerebbero su di lui come su di una vipera scarlatta nella stanza dei bambini.»
«È al sicuro, per il momento.»
L’Amyrlin aspettò che aggiungesse qualcosa. Il silenzio perdurò, finché non fu chiaro che Moiraine non avrebbe detto altro.
«Per te» disse infine l’Amyrlin «il nostro vecchio piano è inutile. Cosa suggerisci, ora?»
«Di proposito gli ho lasciato credere che non avevo in lui alcun interesse, che per me può andarsene dove gli pare.» Alzò le mani, per fermare la protesta dell’Amyrlin. «Era necessario, Siuan. Rand al’Thor è cresciuto nei Fiumi Gemelli, dove il sangue ostinato di Manetheren scorre in ogni vena; e il suo pare pietra contro argilla, paragonato a quello di Manetheren. Rand va manovrato con tatto, altrimenti schizzerà in tutte le direzioni tranne quella da noi voluta.»
«Allora lo tratteremo come un bambino appena nato. Lo avvolgeremo in pannolini e gli faremo il solletico, se pensi che sia necessario. Ma a quale scopo immediato?»
«I suoi due amici, Matrim Cauthon e Perrin Aybara, sono maturi per vedere il mondo, prima di sprofondare di nuovo nell’oscurità dei Fiumi Gemelli. Ammesso che ci riescano; anche loro sono ta’veren, pur se in grado minore di lui. Li indurrò a portare a Illian il Corno di Valere.» Esitò e corrugò la fronte. «C’è un guaio, con Mat. Ha con sé un pugnale proveniente da Shadar Logoth.»
«Shadar Logoth! Luce santa, perché li hai portati nelle vicinanze di quella città? Ogni sua pietra è contaminata. Da lì non si può portare via impunemente neppure un sassolino. La Luce ci aiuti, se Mordeth ha toccato il ragazzo.» L’Amyrlin parve strozzarsi. «In questo caso, il mondo è condannato.»
«Mordeth non l’ha toccato, Siuan. E siamo entrati a Shadar Logoth spinti dalla necessità. Comunque, ho preso precauzioni sufficienti perché Mat non infetti altri; però aveva il pugnale già da parecchio tempo, quando l’ho saputo. Il legame c’è ancora. Pensavo di curarlo a Tar Valon, ma con tutte le Sorelle presenti, possiamo provvedere qui. Purché ce ne siano alcune che non vedano Amici delle Tenebre dove non ce ne sono. Tu, io e altre due basteremo, usando il mio angreal.»