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Nynaeve si lasciò cadere in grembo il lavoro a maglia. «Non so nemmeno perché continuo a lavorare, stanotte: non riesco neppure a tenere il conto delle maglie. Egwene è scesa a trovare Padan Fain. Ritiene che vedere facce conosciute possa aiutarlo.»

«La mia non l’ha certo aiutato. Dovrebbe stare lontano da lui. È pericoloso.»

«Egwene vuole aiutarlo» replicò Nynaeve, calma. «Sai che si addestrava per diventare la mia assistente e noi non ci limitiamo a prevedere il tempo, ci occupiamo anche di curare e guarire. Egwene ha il desiderio e il bisogno di guarire chi sta male. Se Padan Fain fosse così pericoloso, Moiraine le avrebbe proibito di andarlo a trovare.»

Rand scoppiò a ridere. «Non le avete detto niente. Egwene l’ha ammesso. E proprio non ti vedo a chiedere il permesso per qualcosa.» Nynaeve inarcò il sopracciglio e a Rand passò la voglia di ridere. Però si rifiutò di scusarsi. Erano molto lontano da casa e Rand non vedeva come Nynaeve potesse continuare a essere la Sapiente di Emond’s Field, se andava a Tar Valon. «Hanno già iniziato a cercarmi?» domandò. «Egwene non è convinta che mi cercheranno; ma Lan dice che l’Amyrlin Seat è qui per causa mia e mi sembra che la sua opinione abbia più valore.»

Per un momento Nynaeve non rispose. Giocherellò con le matasse di lana. «Non sono sicura» disse infine. «Poco fa è venuta una domestica; voleva preparare il letto, come se Egwene andasse già a dormire senza partecipare alla festa per l’Amyrlin. L’ho mandata via. Non ti ha visto.»

«A noi uomini nessuno prepara il letto.» Nynaeve gli scoccò un’occhiata che un anno prima l’avrebbe fatto barcollare. Rand scosse la testa. «Non userebbero le domestiche per cercarmi.»

«Quando, sul presto, sono andata in cucina a prendermi una tazza di latte, c’erano troppe donne nei corridoi. Le invitate alla festa avrebbero dovuto prepararsi; e le altre, o aiutarle, o prepararsi a servire in tavola, o...» Corrugò la fronte, preoccupata. «Con la presenza dell’Amyrlin, c’è fin troppo lavoro per tutti. E non erano soltanto negli alloggi delle donne. Ho visto lady Amalisa in persona, col viso sporco di polvere, uscire da un magazzino accanto alla dispensa.»

«Ridicolo. Perché proprio lei si unirebbe alla ricerca? O le donne, per questo? Useranno i soldati di lord Agelmar e i Custodi. E le Aes Sedai. Prepareranno solo qualcosa per la festa. Non ho la minima idea di come siano le feste nello Shienar.»

«A volte sei una testa di rapa, Rand. Gli uomini non sapevano che cosa facessero le donne. Alcuni si lamentavano di dover fare tutto il lavoro da soli. Lo so, non ha senso che siano le donne, a cercarti. Nessuna Aes Sedai pareva interessata. Ma lady Amalisa di certo non si preparava per la festa sporcandosi i vestiti in un magazzino. Le donne cercavano qualcosa, qualcosa d’importante. Anche se ha cominciato a prepararsi subito dopo che l’ho vista, Amalisa avrà avuto appena il tempo di fare il bagno e di cambiarsi. A proposito, se Egwene non torna in fretta, dovrà scegliere se cambiarsi o presentarsi in ritardo.»

Solo allora Rand si accorse che Nynaeve non indossava le vesti di lana dei Fiumi Gemelli. Aveva un abito di seta celeste, con fiori di bucaneve a ricamo intorno al collo e in fondo alle maniche. Ogni fiore aveva al centro una piccola perla e la cintura era d’argento lavorato, con una fibbia d’argento guarnita di perle. Rand non l’aveva mai vista in un abito del genere. Nemmeno l’abito della festa, giù a casa, era paragonabile a quello.

«Partecipi al banchetto?»

«Certo. Anche se Moiraine non avesse detto che dovevo parteciparvi, non le avrei mai lasciato pensare che...» Per un momento gli occhi le mandarono lampi e Rand capì a che cosa si riferiva. Nynaeve non avrebbe mai mostrato a nessuno d’avere paura, anche se l’aveva. Certo non a Moiraine e soprattutto non a Lan. Rand si augurò che Nynaeve non sapesse che lui si era accorto dei suoi sentimenti nei confronti del Custode.

Dopo un momento Nynaeve ammorbidì lo sguardo e lo posò sulla manica della veste. «Me l’ha data lady Amalisa» disse, a voce così bassa che Rand si chiese se lei parlasse tra sé. Nynaeve lisciò la seta, seguì col dito il contorno dei fiori ricamati, sorrise con aria sognante.

«Ti sta molto bene, Nynaeve. Sei bellissima, stanotte.» E trasalì, perché ogni Sapiente era irascibile, sul proprio conto, e Nynaeve lo era più di tante altre. La Cerchia delle Donne, a casa, l’aveva sempre guardata di storto, perché Nynaeve era giovane e forse anche perché era bella, e i suoi litigi col Sindaco e il Consiglio del Villaggio erano argomento di tante storie.

Nynaeve tolse di scatto la mano dal ricamo e guardò di storto Rand, corrugando la fronte. Rand parlò in fretta, per precederla.

«Non possono tenere chiuse le porte per sempre. Appena le riaprono, me ne vado e le Aes Sedai non mi troveranno mai. Perrin dice che ci sono dei posti, nelle Montagne Nere e nella Prateria Caralain, dove per giorni interi non s’incontra anima viva. Forse... forse troverò il modo di risolvere...» Scrollò le spalle, a disagio. A lei non occorreva precisarlo. «E se non ci riesco, non farò danno a nessuno.»

Dopo un attimo di silenzio, Nynaeve disse lentamente: «Non ne sono così sicura, Rand. Per me hai l’aria di un qualsiasi ragazzo del villaggio, ma Moiraine insiste che sei ta’veren e mi sembra convinta che la Ruota con te non ha ancora terminato. Pare che il Tenebroso...»

«Shai’tan è morto» disse Rand, in tono aspro. All’improvviso la stanza parve traballare. Rand si strinse la testa, in preda a ondate di vertigine.

«Idiota! Stupido, pazzo idiota! Nominare il Tenebroso, attirare su di te la sua attenzione! Non hai già guai a sufficienza?»

«È morto» borbottò Rand, strofinandosi le tempie. Deglutì. Le vertigini già svanivano. «D’accordo, d’accordo. Ba’alzamon, allora. Ma è morto. L’ho visto morire, l’ho visto bruciare.»

«E io non ti guardavo, quando l’occhio del Tenebroso si è posato su di te un attimo fa? Non dirmi che non hai sentito niente, altrimenti ti prendo a schiaffi. Ho visto la tua faccia.»

«È morto» ripeté Rand, testardo. Nella mente gli passò in un lampo il ricordo della presenza invisibile che lo osservava e del vento in cima alla torre. Rabbrividì. «Cose bizzarre accadono così vicino alla Macchia.»

«Sei davvero uno sciocco, Rand al’Thor. Ti prenderei davvero a ceffoni, se servisse a mettere un po’ di buonsenso in quella tua...»

Il resto della frase fu soffocato da un fragoroso scampanio per tutta la rocca.

Rand balzò in piedi. «L’allarme! Cercano...» Bastava nominare il Tenebroso per attirarsi il male.

Nynaeve si alzò più lentamente e scosse la testa a disagio. «No, non credo. Se cercassero te, non ti avvertirebbero suonando le campane. L’allarme non riguarda te.»

«Cosa, allora?» Si precipitò alla più vicina feritoia e scrutò fuori.

Luci saettavano come lucciole nella rocca ammantata dalla notte: lampade e torce mosse qua e là. Alcune andavano verso le mura esterne e le torri, ma la maggior parte si muoveva nel giardino sottostante e nella corte di cui Rand scorgeva solo una parte. La causa dell’allarme era all’interno della rocca. Le campane tacquero e permisero di udire le grida degli uomini, ma Rand non riuscì a distinguere le parole.

Se l’allarme non era per lui... «Egwene» disse all’improvviso. Se Ba’alzamon era ancora vivo, in teoria doveva venire contro di lui.

Nynaeve, che scrutava da un’altra feritoia, si girò. «Cosa?»

«Egwene» ripeté Rand. Andò al fagotto e afferrò la spada. Luce santa, doveva colpire lui, non Egwene. «È scesa nelle celle. Che Fain sia riuscito a liberarsi?»

Nynaeve lo bloccò alla porta, afferrandolo per il braccio. Gli arrivava appena alla spalla, ma mostrò una stretta ferrea. «Non essere più stupido di quanto sei stato finora, Rand al’Thor. Anche se l’allarme non riguarda te, le donne cercano qualcosa! Luce santa, ragazzo, questi sono gli alloggi delle donne. Probabilmente ci saranno Aes Sedai nei corridoi. Egwene se la caverà. Passava a prendere Mat e Perrin. Se si è cacciata nei guai, ci penseranno loro.»