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«Così anche l’Amico delle Tenebre è scomparso» ringhiò. «Be’, è il meno di quel che è accaduto stanotte.»

«Il meno anche qui» disse Moiraine, brusca. Diede istruzioni agli uomini delle barelle. «La ragazza dev’essere portata nella sua stanza. Ha bisogno di una donna che la tenga d’occhio, nel caso si svegliasse durante la notte. Forse sarà spaventata, ma più di tutto ora ha bisogno di sonno. Il ragazzo...» Toccò Mat, mentre due uomini sollevavano la barella su cui era disteso, ma ritrasse in fretta la mano. «Portatelo nelle stanze dell’Amyrlin Seat. Cercate l’Amyrlin e ditele che lui è lì. Ditele che si chiama Matrim Cauthon. Andrò da lei appena possibile.»

«L’Amyrlin!» esclamò Liandrin, «Credi d’avere a disposizione l’Amyrlin per guarire il tuo... il tuo cucciolo? Sei pazza, Moiraine.»

«L’Amyrlin Seat» replicò Moiraine, calma «non ha i tuoi pregiudizi d’Ajah Rossa, Liandrin. Guarirà un uomo anche senza secondi fini. Precedetemi» ordinò ai barellieri.

Liandrin guardò andare via Moiraine e gli uomini che portavano Mat e Egwene; poi si girò a fissare Rand. Il ragazzo cercò d’ignorarla; rimise nel fodero la spada e si tolse di dosso i fili di paglia rimasti attaccati alla camicia e alle brache. Quando rialzò la testa, Liandrin lo studiava ancora, con la faccia vuota come un pezzo di ghiaccio. Senza una parola, l’Aes Sedai si girò a soppesare gli altri uomini. Uno teneva sollevato il cadavere dell’impiccato, mentre un altro cercava di staccare dalle sbarre la cinghia. Ingtar e gli altri aspettavano. Liandrin diede un’ultima occhiata a Rand e se ne andò, a testa alta come una regina.

«Donna dura» borbottò Ingtar. Parve sorpreso d’averlo detto. «Cos’è accaduto qui, Rand al’Thor?»

«So soltanto che Fain è riuscito a fuggire. E ha colpito Egwene e Mat. Ho visto il corpo di guardia, ma qui... Qualsiasi cosa fosse, Ingtar, ha terrorizzato quel poveraccio che si è impiccato e ha fatto impazzire l’altro.»

«Stanotte rischiamo d’impazzire tutti.»

«Il Fade... l’hai ucciso?»

«No!» Con un colpo secco Ingtar rimise nel fodero la spada. Parve arrabbiato e vergognoso al tempo stesso. «Ormai è fuori della rocca, insieme con chi non siamo riusciti a uccidere.»

«Tu almeno sei vivo, Ingtar. Quel Fade ha ucciso sette uomini!»

«Vivo? Ti pare così importante?» A un tratto la voce di Ingtar non era più rabbiosa, ma stanca e addolorata. «Era nelle nostre mani. Nelle nostre mani! E l’abbiamo perduto, Rand. Perduto!» Pareva non riuscire a convincersi.

«Perduto cosa?» domandò Rand.

«Il Corno! Il Corno di Valere. Sparito, scrigno e tutto.»

«Ma era nella stanza del tesoro.»

«La stanza del tesoro è stata saccheggiata. Non hanno preso molto, a parte il Corno. Quel che potevano mettersi in tasca. Magari avessero preso tutto, tranne il Corno. Ronan è morto, con le sentinelle poste a guardia della stanza del tesoro.» Abbassò il tono di voce. «Quand’ero ragazzo, Ronan tenne la Torre Jehaan, con venti uomini contro un migliaio di Trolloc. Ma non è caduto facilmente. Il vecchio aveva sangue, sulla spada. Nessun uomo può chiedere di più.» Rimase in silenzio per qualche istante. «Sono entrati dalla Porta del Cane e sono usciti dalla stessa parte. Ne abbiamo uccisi più di cinquanta, ma troppi ci sono sfuggiti. Trolloc! Non avevamo mai avuto Trolloc, dentro la rocca. Mai!»

«Come hanno fatto a entrare dalla Porta del Cane? Lì un uomo può tenerne a bada cento. E tutte le altre porte erano sbarrate.» Si mosse a disagio, ricordando il motivo. «I soldati di guardia non avrebbero aperto a nessuno.»

«Li abbiamo trovati con la gola tagliata. Due bravi uomini, macellati come maiali. Qualcuno ha agito dall’interno: li ha uccisi e ha aperto la porta. Qualcuno che poteva accostarli senza sospetti, qualcuno conosciuto.»

Rand guardò la cella dove era stato rinchiuso Padan Fain. «Allora significa. ..»

«Sì. A Fal Dara ci sono Amici delle Tenebre. O c’erano. Lo sapremo presto. Kajin sta controllando se manca qualcuno. Santa pace! Traditori nella rocca di Fal Dara!» Accigliato, si guardò intorno e guardò gli uomini in attesa. Tutti impugnavano la spada, nonostante gli abiti da festa; alcuni avevano anche l’elmo. «Qui non concludiamo niente» disse. «Fuori! Tutti!» Rand si unì agli altri. Ingtar gli toccò il farsetto di cuoio. «E questo? Hai deciso di diventare garzone di stalla?»

«È una storia lunga» rispose Rand. «Troppo, per raccontarla qui. Un’altra volta, forse.» E forse mai. Forse sarebbe riuscito a fuggire, nella confusione. Ma non poteva andarsene senza sapere che Egwene si era rimessa. E che Mat stava bene: cosa gli sarebbe accaduto, senza il pugnale? «Immagino che lord Agelmar abbia raddoppiato le guardie a ogni porta» disse.

«Triplicato» precisò Ingtar, in tono soddisfatto. «Nessuno varcherà le porte, né per entrare, né per uscire. Appena al corrente dell’accaduto, lord Agelmar ha ordinato che nessuno lasci la rocca senza il suo permesso personale.»

«Ingtar, e prima? Cioè, il precedente ordine di non far uscire nessuno?»

«Quale ordine precedente? Rand, la rocca non era chiusa, finché lord Agelmar non ha saputo dell’attacco. T’hanno riferito male.»

Rand scosse lentamente la testa. Né Ragan né Thema si sarebbero inventati un ordine del genere. E anche se a darlo fosse stata l’Amyrlin Seat, Ingtar l’avrebbe saputo. Allora chi? E come? Guardò di sottecchi Ingtar, domandandosi se per caso mentisse. E si rispose che diventava pazzo sul serio, se cominciava a dubitare di Ingtar.

Intanto erano arrivati nel corpo di guardia delle prigioni sotterranee. Le teste mozzate e i macabri resti erano stati portati via, ma c’erano ancora macchie rossastre sul tavolo e zone umide nello strame sul pavimento. Nella stanza c’erano due Aes Sedai dall’aria tranquilla, in scialle marrone: studiavano le scritte sulle pareti, senza badare se con le sottane strusciavano per terra. Tutt’e due portavano alla cintura penna e calamaio e prendevano appunti su di un libricino. Al passaggio degli uomini, non alzarono nemmeno gli occhi.

«Guarda qui, Verin» disse una delle due, indicando una parte di parete coperta di righe di scrittura Trolloc. «Pare interessante.»

L’altra si accostò, procurandosi qualche altra macchia rossa sulle sottane. «Sì, vedo. Una grafia migliore del resto. Non è stato un Trolloc. Molto interessante.» Si mise a scrivere sul libricino, alzando gli occhi di tanto in tanto per leggere i caratteri spigolosi e tradurli.

Rand si affrettò a uscire. Anche se non fossero state Aes Sedai, non voleva restare nella stessa stanza con chi riteneva ‘interessante’ una scritta Trolloc tracciata col sangue umano.

Ingtar e i suoi uomini lo precedettero a passo deciso. Rand rimase indietro, chiedendosi dove andare adesso. Tornare negli alloggi delle donne non sarebbe stato facile, senza l’aiuto di Egwene.

Non era ancora arrivato alla prima rampa di scale per i piani superiori, quando Lan lo trovò. «Puoi tornare nella tua stanza, se vuoi, pastore» disse il Custode. «Moiraine ha mandato a prendere le tue cose e le ha fatte portare lì.»

«Come sapeva...»

«Moiraine sa un mucchio di cose, pastore. Ormai dovresti averlo capito. Faresti meglio a controllarti. Le donne non fanno che parlare di te che correvi per i corridoi, agitando la spada. E squadrando l’Amyrlin, dicono.»

«Mi spiace che se la siano presa, ma ero stato invitato. Quando ho udito l’allarme, ho pensato subito a Egwene, che era scesa qua sotto.»

Lan sporse le labbra, pensieroso. «Oh, non sono arrabbiate, a dire il vero. Anche se molte ritengono che tu abbia bisogno di una mano forte che ti rimetta a posto. Affascinate, direi meglio. Perfino lady Amalisa non la smette di fare domande su di te. Alcune cominciano a credere alle chiacchiere delle serve. Ti ritengono un principe sotto falso nome, pastore. Non è una brutta cosa. C’è un vecchio proverbio, qui nelle Marche di Confine: ‘Meglio avere al proprio fianco una donna che dieci uomini’. Da come parlano fra loro, cercano di stabilire chi abbia la figlia più forte per tenerti a freno. Se non stai attento, pastore, ti ritrovi sposato a una shienarese prima di rendertene conto,» All’improvviso scoppiò a ridere. L’effetto fu bizzarro, come la risata d’una pietra. «Correre negli alloggi delle donne, in piena notte, con un farsetto da stalliere e agitando la spada. Se non ti faranno frustare, come minimo ne parleranno per anni. Non hanno mai visto un maschio insolito come te. Qualsiasi moglie scelgano per te, sarà una donna che si metterà a capo della tua casa in dieci anni e ti farà credere che sei stato tu a farlo, Peccato che tu debba andartene.»