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«Allora, Figlia, credi che non si tratti di profezia?»

«Consideriamo ora ‘l’antico albero’» proseguì Verin, immersa nei propri pensieri. «Ci sono sempre state voci, mai confermate, che la nazione di Almoth, quando ancora esisteva, possedeva un ramo di Avendesora, forse addirittura un alberello. E la bandiera dell’Almoth era ‘azzurro per il cielo, nero per la terra, con i rami dell’Albero della Vita a unire l’uno e l’altra. Certo, i tarabonesi definiscono se stessi l’Albero dell’Uomo e sostengono di discendere da sovrani e nobili dell’Epoca Leggendaria. E i domanesi sostengono di discendere da coloro che nell’Epoca Leggendaria crearono l’Albero della Vita. Ci sono altre possibilità; ma avrai notato, Madre, che almeno tre di esse ruotano intorno alla Piana di Almoth e a Capo Toman.»

«Vuoi deciderti, Figlia?» disse l’Amyrlin, in tono ingannevolmente dolce. «Se il seme di Artur Hawkwing non torna, allora non si tratta di profezia e non importa una testa di pesce marcio a quale antico albero la scritta si riferisce.»

«Posso dire solo quel che so, Madre» replicò Verin, alzando gli occhi dagli appunti «e lasciare nelle tue mani la decisione. Sono convinta che gli eserciti di Artur Hawkwing morirono molto tempo fa, ma il fatto che ne sia convinta non rende vera la cosa. Il Tempo del Cambiamento si riferisce di certo alla fine di un’Epoca; il Sommo Signore...»

L’Amyrlin diede una manata sul tavolo. «So benissimo chi è il Sommo Signore, Figlia. Ora è meglio che tu te ne vada.» Inspirò a fondo e si dominò a fatica. «Vai, Verin. Non voglio arrabbiarmi con te. Non voglio dimenticare chi diceva alle cuoche di lasciare da parte dei dolcini, la notte, quando ero novizia.»

«Madre» intervenne Moiraine «in queste scritte non c’è niente che indichi una profezia. Chiunque, con un po’ d’ingegno e di conoscenze, poteva metterle insieme e nessuno ha mai detto che i Myrddraal siano idioti.»

«E ovviamente» commentò Verin, calma «l’uomo che può incanalare è senz’altro uno dei tre ragazzi che viaggiavano con te, Moiraine.»

Moiraine la fissò, sconvolta. E aveva pensato che Verin vivesse fuori del mondo! La stupida era lei, si disse. Senza accorgersene, cercò di attingere al bagliore pulsante che sentiva sempre presente, la Vera Fonte. L’Unico Potere le fluì nelle vene, la caricò d’energia, attenuò lo splendore proveniente dall’Amyrlin Seat, che toccava anche lei la Vera Fonte. Moiraine non aveva mai pensato di usare il Potere contro un’altra Aes Sedai. “Viviamo in tempi pericolosi” pensò “e il mondo si regge in equilibrio instabile e quel che va fatto, va fatto. Oh, Verin, perché hai voluto cacciare il naso in cose che non ti riguardano?"

Verin chiuse il libricino, lo ripose nella cintura e guardò dall’una all’altra. Non poteva non accorgersi del nimbo che le circondava, la luce proveniente dal contatto con la Vera Fonte. Mostrò un’aria soddisfatta, come se avesse trovato un’altra tessera del mosaico. «Sì» disse «proprio come pensavo. Moiraine non poteva agire da sola e non poteva avere collaboratrice migliore dell’amica con cui era solita rubacchiare dolcini.» Batté le palpebre. «Chiedo scusa, Madre. Non dovevo dirlo.»

«Verin, Verin.» L’Amyrlin scosse la testa, meravigliata. «Accusi una tua Sorella, e me, di... non voglio neppure dirlo. E ti preoccupi d’avere parlato con troppa familiarità dell’Amyrlin Seat? Hai fatto un buco nella barca e ti preoccupi perché piove. Pensa invece a quel che insinui, Figlia.»

"Troppo tardi, Siuan” pensò Moiraine. “Forse, se non ci facevamo prendere dal panico e non attingevamo alla Vera Fonte... Ma ormai Verin ha la certezza." «Verin, perché ce ne hai parlato?» domandò. «Se sei convinta, dovresti informare le altre Sorelle, in particolare le Rosse.»

Verin sgranò gli occhi per la sorpresa. «Sì. Dovrei informarle, immagino. Non ci avevo pensato. Però, se lo facessi, tu, Moiraine, saresti quietata; e anche tu, Madre. E il ragazzo sarebbe domato. Nessuno ha mai registrato come procede la vita di un uomo che manipola il Potere. Quando esattamente giunge la follia? E come lo colpisce? Con quale velocità peggiora? E lui riesce ancora a compiere le proprie funzioni, con la carne che gli marcisce addosso? Per quanto tempo? A meno che non sia domato, la sorte di questo giovanotto avrà il suo corso, anche se io non sono presente a registrare le risposte. Se è sorvegliato e guidato, dovremmo riuscire a fare alcune registrazioni in ragionevole sicurezza, almeno per un certo tempo. E non dimentichiamo il Ciclo Karaethon.» Con calma ricambiò il loro sguardo sorpreso. «Deduco, Madre, che sia davvero il Drago Rinato. Non avresti lasciato camminare liberamente per il mondo un uomo in possesso del Potere, se costui non fosse il Drago.»

"Lei bada soltanto alla conoscenza” pensò Moiraine. “Siamo al culmine della più funesta profezia che il mondo conosca, forse alla fine del mondo stesso, e lei ha solo un interesse scientifico. Ma è ugualmente pericolosa, per questo."

«Chi ne è al corrente?» domandò l’Amyrlin, con voce fioca, ma tono brusco. «Serafelle, immagino. E poi, Verin?»

«Nessuno, Madre. Serafelle in realtà non è interessata a niente che non sia stato già messo per iscritto in un libro, preferibilmente in tempi più remoti possibile. Ritiene che ci siano libri antichi e manoscritti e frammenti, perduti o dimenticati, in numero dieci volte superiore a quelli da noi raccolti a Tar Valon. È certa che ci siano ancora antiche conoscenze da riscoprire, sufficienti a...»

«Basta così, Sorella» disse Moiraine. Allentò la presa sulla Vera Fonte e dopo un istante sentì che l’Amyrlin la imitava. Era sempre una perdita, sentir sfuggire il Potere come sangue e vita da una ferita aperta. Una parte di lei voleva mantenere il contatto; ma, a differenza di alcune sue Sorelle, Moiraine si era autodisciplinata a non diventare troppo amante di quella sensazione. «Siedi, Verin, e racconta cosa sai e come l’hai scoperto. Senza tralasciare niente.»

Mentre Verin prendeva una sedia, con un’occhiata all’Amyrlin per il permesso di sedere in sua presenza, Moiraine la fissò con aria triste.

«Non è molto probabile» iniziò Verin «che qualcuno si sia accorto del vostro insolito comportamento, a meno che non abbia studiato attentamente le antiche registrazioni. Chiedo scusa, Madre. Quasi vent’anni fa, durante l’assedio di Tar Valon, ho avuto il primo indizio, ed è stato solo...»

"Luce santa, Verin, quanto ti ho voluto bene per quei dolcini e per il petto su cui piangere. Ma farò quel che va fatto. Devo farlo."

Perrin scrutò da dietro l’angolo l’Aes Sedai che si allontanava: la donna profumava di sapone alla lavanda, ma molti non l’avrebbero notato neppure da vicino. Appena l’Aes Sedai fu fuori vista, lui si diresse alla porta dell’infermeria. Già una volta aveva cercato di vedere Mat e quella donna — aveva udito qualcuno chiamarla Leane — gli aveva quasi fatto saltare la testa senza nemmeno girarsi a vedere chi era. Perrin si sentiva a disagio nelle vicinanze delle Aes Sedai, soprattutto se cominciavano a fissargli gli occhi.

Si soffermò sulla soglia e tese l’orecchio: non udì passi nel corridoio né rumori dentro la stanza; allora entrò e si chiuse alle spalle la porta.

L’infermeria era una stanza di forma allungata, dalle pareti bianche; le balconate degli arcieri, alle due estremità, lasciavano entrare un mucchio di luce. Mat si trovava in uno dei lettini disposti lungo le pareti. Dopo gli avvenimenti della notte, Perrin si aspettava di trovare molti lettini occupati; solo adesso si rese conto che la rocca era piena di Aes Sedai: l’unico male che non riuscivano a curare col talento della Guarigione era la morte. Ma per lui la stanza puzzava comunque di malattia.