Con un nodo gelido alla bocca dello stomaco, Rand seguì il Custode nel corridoio.
8
Il Drago Rinato
A gambe rigide, nervoso sulle prime, Rand camminò a fianco del Custode. Affrontare in piedi gli eventi. Facile, per Lan. Lui non era stato convocato dall’Amyrlin Seat. Lui non si chiedeva se, prima della fine del giorno, l’avrebbero domato o peggio. A Rand pareva d’avere un nodo in gola: non riusciva a deglutire e ne aveva un gran bisogno.
I corridoi erano pieni di gente, domestici che si occupavano delle faccende del mattino, guerrieri con la spada sopra l’abito da riposo. Alcuni ragazzi, con le piccole spade da addestramento, stavano vicino ai più anziani e imitavano il loro modo di camminare. Non rimaneva segno dello scontro, ma perfino i bambini avevano un’aria vigile. Gli adulti parevano gatti in attesa di un’orda di topi.
Ingtar rivolse a Rand e a Lan un’occhiata bizzarra, quasi turbata; quando passarono accanto a lui, aprì bocca, ma non disse niente. Kajin, alto e magro, alzò i pugni e gridò: «Tai’shar Malkier! Tai’shar Manetheren!» Vero sangue del Malkier. Vero sangue del Manetheren.
Rand trasalì. Perché Kajin aveva gridato quelle frasi? Si ammonì di non fare l’idiota. Lì tutti sapevano del Manetheren. Conoscevano ogni antica storia, se parlava di battaglie. Maledizione, doveva controllarsi meglio.
Lan agitò i pugni in risposta. «Tai’shar Shienar!» gridò.
Se avesse fatto una corsa, si domandò Rand, sarebbe riuscito a perdersi nella folla quanto bastava a raggiungere il cavallo? Ma se l’Amyrlin avesse inviato battitori sulle sue tracce... A ogni passo divenne più teso.
Mentre si avvicinavano agli alloggi delle donne, Lan all’improvviso disse seccamente: «Il gatto attraversa la corte!»
Sorpreso, Rand assunse istintivamente l’andatura che gli era stata insegnata, schiena dritta ma muscoli sciolti, come se fosse appeso a un filo. Un’andatura rilassata, quasi arrogante. Rilassata in apparenza: dentro di sé, Rand era tutt’altro che rilassato. Svoltarono nell’ultimo corridoio tenendo lo stesso passo.
Le donne all’entrata dei propri alloggi li guardarono con calma. Alcune, sedute dietro tavoli inclinati, controllavano grossi libri mastri e di tanto in tanto segnavano qualcosa. Altre lavoravano a maglia o ricamavano con ago e telaio. A montare la guardia c’erano sia dame in vesti di seta, sia domestiche in livrea. La porta ad arco era spalancata, sorvegliata solo dalle donne. Non occorreva di più. Nessun maschio shienarese sarebbe entrato senza invito, ma ogni uomo era pronto a difendere quella porta, se necessario, e sarebbe stato inorridito per la necessità.
Rand si sentì lo stomaco in subbuglio e in bocca un saporaccio acido. Le donne avrebbero visto le spade e li avrebbero rimandati indietro. Non era quel che lui voleva? Se non li avessero fatti entrare, forse faceva ancora in tempo a filarsela. Purché non chiamassero le guardie. Si aggrappò al modo di camminare come a un ramo galleggiante nel fiume in piena: fu l’unica cosa che gli impedì di girarsi e di darsi alla fuga.
Una delle dame di compagnia di lady Amalisa, Nisura, una donna dal viso tondo, mise da parte il ricamo e si alzò, mentre loro due si fermavano. Diede un’occhiata alle spade e serrò le labbra, ma non sollevò obiezioni. Tutte le altre donne si bloccarono e rimasero a guardare, silenziose e attente.
«Onore a tutt’e due» disse Nisura, con un lieve inchino. Lanciò a Rand un’occhiata, così rapida che lui non fu sicuro di non essersela immaginata. «L’Amyrlin Seat vi aspetta» proseguì Nisura. A un suo segnale, due donne (anche loro dame di compagnia, non due domestiche, in segno di rispetto) vennero avanti a fare da scorta. Piegarono la testa in un inchino un pelo più profondo di quello di Nisura e indicarono il vano della porta. Rivolsero a Rand un’occhiata di sottecchi e non lo guardarono più.
Rand si domandò se avessero cercato solo lui, o tutt’e tre. Ma perché tutt’e tre?
Dentro, ricevettero le occhiate che Rand s’aspettava: due uomini negli alloggi delle donne erano rari e alla vista delle spade più d’un sopracciglio s’inarcò, ma nessuna donna sollevò obiezioni. Però i due si lasciarono una scia di mormorii che Rand non riuscì a distinguere. Lan proseguì come se non s’accorgesse di niente. Rand tenne il passo del Custode e rimpianse di non capire che cosa si mormorava alle sue spalle.
Arrivarono alle stanze dell’Amyrlin Seat; davanti alla porta c’erano tre Aes Sedai. Quella molto alta, Leane, reggeva il bastone con la fiamma d’oro. Rand non conosceva le altre due, una dell’Ajah Bianca, una della Gialla, ma ricordava il loro viso, da quando l’avevano fissato mentre correva in quegli stessi corridoi. Viso liscio da Aes Sedai, con occhi accorti. Le Aes Sedai lo esaminarono, a sopracciglia aggrottate e labbra imbronciate. La scorta che aveva accompagnato Lan e Rand eseguì la riverenza e affidò i due alle Aes Sedai.
Leane squadrò Rand, con un lieve sorriso. «Che cosa hai portato oggi all’Amyrlin Seat, Lan Gaidin?» disse in tono vivace. «Un giovane leone? Meglio che le Verdi non lo vedano, o una di loro lo legherà a sé prima che lui abbia tirato un respiro. Alle Verdi piacciono giovani.»
Rand si chiese se era davvero possibile sudare sotto la propria pelle: aveva proprio questa sensazione. Voleva guardare Lan, ma ricordò le istruzioni del Custode. «Sono Rand al’Thor, figlio di Tarn al’Thor, della terra dei Fiumi Gemelli, che un tempo fu il Manetheren. Sono stato convocato dall’Amyrlin Seat, Leane Sedai, ed eccomi qui. Sono pronto.» Fu sorpreso della propria voce, ferma e sicura.
Leane batté le palpebre e mutò il sorriso in un’occhiata pensierosa. «Costui non dovrebbe essere un semplice pastore, Lan Gaidin? Stamane non era così sicuro di sé.»
«È un uomo, Leane Sedai» replicò Lan, in tono fermo. «Né più, né meno. Siamo quel che siamo.»
L’Aes Sedai scosse la testa. «Il mondo diventa ogni giorno più bizzarro. Immagino che il fabbro porterà la corona e parlerà in Tono Aulico. Aspettate qui.» Scomparve nella stanza per annunciarli.
Rimase via solo alcuni secondi, ma Rand fu spiacevolmente consapevole degli occhi delle altre Aes Sedai puntati su di lui. Provò a restituire lo sguardo con la stessa intensità, come Lan gli aveva detto di fare; le due accostarono la testa e bisbigliarono. Che cosa dicevano? Che cosa sapevano? L’avrebbero domato? A questo si riferiva Lan, quando diceva d’affrontare quel che si presentava?
Leane tornò e con un gesto indicò a Rand d’entrare, Quando Lan si mosse per seguirlo, lo bloccò col bastone contro il petto. «Tu no, Lan Gaidin» disse. «Moiraine Sedai ha un compito per te. Il tuo cucciolo di leone sarà al sicuro anche da solo.»
La porta si chiuse, ma non prima che Rand udisse la voce di Lan, fiera e forte, ma bassa, solo per le sue orecchie: «Tai’shar Manetheren!»
Moiraine sedeva accanto a una parete; una Aes Sedai Marrone, che Rand aveva già visto nelle prigioni sotterranee, sedeva dalla parte opposta; ma fu la donna nella poltrona dietro l’ampio tavolo ad attirare l’attenzione del giovane. Le tende, tirate in parte a coprire le feritoie, lasciavano entrare poca luce, tanto da non permettere di vedere chiaramente il viso della donna. Rand però la riconobbe: era l’Amyrlin Seat.
Subito piegò il ginocchio, sinistra sull’elsa, pugno destro sul tappeto, e chinò la testa. «Mi hai chiamato, Madre, e sono venuto» disse. «Sono pronto.» Alzò la testa in tempo per vedere l’Amyrlin Seat inarcare il sopracciglio.
«Davvero, ragazzo?» Nella voce c’era una nota quasi di divertimento e un’altra emozione che Rand non riuscì a decifrare. Ma a guardarla non pareva affatto divertita. «In piedi, ragazzo, e lascia che ti dia un’occhiata.»
Rand si raddrizzò e cercò di mantenere un’espressione serena. Gli costò uno sforzo, non serrare i pugni. Tre Aes Sedai. Chissà quante ne occorrevano, per domare un uomo. Contro Logain ne avevano inviate più di dieci. Moiraine gli avrebbe fatto una cosa simile? Guardò negli occhi l’Amyrlin Seat. La donna non batté ciglio.