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«Siedi, ragazzo» disse infine, indicando una sedia dallo schienale a listelli, posta davanti al tavolo. «Non sarà cosa breve, purtroppo.»

«Grazie, Madre.» Rand piegò la testa in un inchino; poi, come Lan gli aveva detto di fare, diede un’occhiata alla sedia e toccò la spada. «Col tuo permesso, Madre, starò in piedi. La veglia non è terminata.»

L’Amyrlin Seat emise un sospiro d’esasperazione e guardò Moiraine. «L’hai affidato alle cure di Lan, Figlia? Questa storia è già difficile, anche senza che lui assuma gli atteggiamenti del Custode.»

«Lan ha insegnato a tutt’e tre i ragazzi, Madre» replicò Moiraine, calma. «Con questo qui ha impiegato un po’ più di tempo, perché ha la spada.»

L’Aes Sedai Marrone si mosse a disagio. «I Gaidin sono testardi e orgogliosi, Madre, ma utili» disse. «Non vorrei perdere Tomas, come tu non vorresti perdere Alric. Ho perfino udito alcune Rosse ammettere che a volte rimpiangono di non avere un Custode. E le Verdi, ovviamente...»

Ora le tre Aes Sedai non badavano a Rand. «La spada» disse l’Amyrlin Seat. «Mi dicono che sia una lama col marchio dell’airone. Come è venuta in suo possesso, Moiraine?»

«Da ragazzo, Madre, Tarn al’Thor lasciò i Fiumi Gemelli. Si arruolò nell’esercito dell’Illian e militò nella guerra contro i Manti Bianchi e nelle ultime due guerre contro Tear. A poco a poco divenne mastro spadaccino e Secondo Capitano dei Compagni. Dopo la Guerra Aiel, Tarn al’Thor tornò nei Fiumi Gemelli con una moglie di Caemlyn e un bambino appena nato. Avrei risparmiato tempo, se l’avessi saputo prima; ma ora lo so.»

Rand fissò Moiraine. Lui sapeva solo che Tarn aveva lasciato i Fiumi Gemelli ed era tornato con una moglie forestiera e una spada, ma non il resto. Dove l’aveva appreso, Moiraine? Non certo a Emond’s Field, A meno che Nynaeve non le avesse raccontato più di quanto non aveva detto a lui. Un bambino appena nato. Moiraine non aveva detto ‘figlio di Tam’. Ma lui lo era!

«Contro Tear» ripeté l’Amyrlin, un po’ accigliata. «Be’, tutt’e due le parti erano da biasimare, in quelle guerre. Gli stupidi preferiscono combattere anziché discutere. Puoi stabilire se la spada è autentica, Verin?»

«Esistono degli esami, Madre.»

«Allora prendila ed eseguili, Figlia.»

Le tre donne non lo guardavano nemmeno. Rand arretrò d’un passo e strinse forte l’elsa. «Questa spada me l’ha data mio padre» disse con rabbia. «Nessuno me la porterà via.» Solo allora si rese conto che Verin non si era spostata dalla sedia. Confuso, guardò le tre Aes Sedai e cercò di ritrovare l’equilibrio.

«Allora» disse l’Amyrlin Seat «hai in te un certo fuoco, oltre quello che ti ha inculcato Lan. Bene. Ne avrai bisogno.»

«Sono quel che sono, Madre» riuscì a replicare lui, in tono abbastanza calmo. «Mi tengo pronto per quel che si presenta.»

«Lan ti ha dato davvero lezioni» replicò l’Amyrlin Seat, con una smorfia. «Ascolta bene, ragazzo. Fra qualche ora Ingtar partirà alla ricerca del Corno rubato. Il tuo amico, Mat, andrà con lui. Mi aspetto che anche l’altro tuo amico, Perrin, vada con loro. Hai voglia di accompagnarli?»

«Mat e Perrin partono? Perché?» Ricordò in ritardo di aggiungere un rispettoso ‘Madre’.

«Sai del pugnale che il tuo amico aveva con sé?» disse l’Amyrlin, con una smorfia per mostrare che cosa ne pensava. «Anche il pugnale è stato rubato. Se non lo troviamo, non possiamo spezzare completamente il legame fra lui e il pugnale; e Mat morirà. Puoi partire con loro, se vuoi. O puoi restare qui. Senza dubbio lord Agelmar ti darà ospitalità finché desideri. Anch’io parto oggi, Moiraine Sedai mi accompagnerà, con Egwene e Nynaeve, quindi sarai da solo, se resterai. La scelta è tua.»

Rand la fissò. Poteva andarsene quando voleva. Per questo l’aveva convocato? Perché Mat aveva i giorni contati? Lanciò un’occhiata a Moiraine, seduta con le mani in grembo, impassibile. Pareva che niente al mondo l’interessasse meno della sua decisione. Da quale parte voleva spingerlo, l’Aes Sedai? Maledizione, sarebbe andato dall’altra! Ma se Mat correva pericolo di morte... Non poteva abbandonarlo. Luce santa, come avrebbero fatto a trovare il pugnale?

«Non sei obbligato a fare subito la scelta» disse l’Amyrlin Seat. Anche lei pareva disinteressata. «Ma dovrai scegliere prima che Ingtar parta.»

«Andrò con Ingtar, Madre.»

L’Amyrlin Seat annuì, con indifferenza, «Sistemata questa faccenda, passiamo alle cose importanti. Tu sei in grado d’incanalare il Potere, ragazzo. Cosa sai?»

Rand rimase a bocca aperta. Preoccupato per Mat, fu colpito come da una randellata da quelle parole dette in tono noncurante. Si sentì vorticare nella testa i consigli e le istruzioni di Lan. Fissò l’Amyrlin e si umettò le labbra. Pensare che sapesse era tutto diverso dallo scoprire che sapeva davvero. Il sudore gli imperlò la fronte.

L’Amyrlin si sporse sulla sedia, in attesa di una risposta, ma Rand ebbe l’impressione che volesse abbandonarsi contro lo schienale. Ricordò le parole di Lan: “Se avrà paura di te..." Gli venne voglia di ridere. Se lei aveva paura di lui.

«No, non posso. Voglio dire... non l’ho mai fatto di proposito, È accaduto, ecco tutto. Non voglio... incanalare il Potere. Non voglio più farlo, lo giuro.»

«Non vuoi» disse l’Amyrlin. «Saggio, da parte tua. E sciocco, anche. Alcuni imparano a incanalare; la maggior parte non può. Pochi, però, hanno in loro il seme, alla nascita. Prima o poi manipoleranno il Potere, che lo vogliano o no, con la stessa certezza con cui le uova di pesce fanno pesci. Continuerai a incanalare, ragazzo. Non puoi farci niente. E ti converrà imparare a usare il Potere, a controllarlo; altrimenti non vivrai abbastanza da impazzire. L’Unico Potere uccide chi non ne sa controllare il flusso.»

«Come dovrei imparare?» domandò Rand. Moiraine e Verin si limitavano a stare sedute, imperturbabili, e a guardarlo. Simili a ragni al centro della tela. «Come? Moiraine sostiene di non potermi insegnare niente e io non so come e cosa imparare. E poi, non voglio. Voglio smetterla. Lo capisci? Smetterla!»

«Ti ho detto la verità, Rand» replicò Moiraine, col tono di chi conversa piacevolmente. «Coloro che potrebbero insegnarti, gli Aes Sedai maschi, sono morti da tremila anni. Nessuna Aes Sedai vivente può insegnarti a toccare Saidin, più di quanto tu non possa imparare a toccare Saldar. Un uccello non può insegnare a volare a un pesce, né un pesce a nuotare a un uccello.»

«L’ho sempre ritenuto un proverbio inesatto» intervenne Verin. «Ci sono uccelli che si tuffano e nuotano. E nel Mare delle Tempeste ci sono pesci che volano, con pinne che s’allargano quanto un braccio proteso e becco simile a spada...» Lasciò morire la frase, turbata. Moiraine e l’Amyrlin Seat la fissavano con occhi inespressivi.

Rand approfittò dell’interruzione per riacquistare un certo autocontrollo. Come Tarn gli aveva insegnato molto tempo prima, formò nella propria mente una singola fiammella e vi riversò le proprie paure, cercando il vuoto e la calma del vuoto. La fiammella parve crescere fino ad avviluppare ogni cosa, fino a diventare troppo grande per essere contenuta o immaginata. A quel punto svanì e lasciò un senso di pace. Ai margini, le emozioni guizzavano ancora, paura e collera simili a chiazze nere, ma il vuoto si mantenne. Il pensiero scivolò sulla sua superficie come ciottoli sul ghiaccio. Le Aes Sedai avevano distolto da lui l’attenzione solo per qualche istante; quando tornarono a guardarlo, Rand era sereno in viso.

«Perché mi parli in questo modo, Madre?» domandò. «Dovresti domarmi.»

L’Amyrlin Seat corrugò la fronte e si rivolse a Moiraine. «Gliel’ha insegnato Lan?»

«No, Madre. L’ha imparato da Tarn al’Thor.»

«Perché?» domandò di nuovo Rand.