Выбрать главу

Nynaeve si fermò di scatto e si premette lo stomaco per eliminare uno sfarfallio. Avrebbe dovuto somministrarsi rannel e radice di linguapecora, si disse acidamente; la mistura che rifilava a chiunque si sentisse depresso e sostenesse di stare male, o si comportasse come un’oca. Rannel e radice di linguapecora rianimavano un poco e non facevano male, ma soprattutto avevano un sapore orribile che durava per tutto il giorno. Una cura perfetta per chi faceva lo sciocco.

Di nascosto osservò Lan: il Custode, appoggiato alla pietra, si accarezzava il mento e guardava quel che accadeva di sotto. “È troppo alto, tanto per dirne una” pensò Nynaeve. “E come età potrebbe essere mio padre. Un uomo con una faccia come la sua dovrebbe essere crudele. No, lui non lo è. Non lo è mai stato." Ed era un re. Il suo regno era stato distrutto, quando lui era bambino, e Lan non avrebbe mai reclamato una corona, ma era pur sempre un re. “Cosa se ne farebbe, un re, di una paesana? E poi, è un Custode. Legato a Moiraine. Lei ha Lan, la sua fedeltà fino alla morte, legami più stretti d’un innamorato. Ha tutto quel che voglio, la Luce l’incenerisca!"

Lan si girò e Nynaeve lo imitò per andarsene.

«Nynaeve.» La voce di Lan l’afferrò e la bloccò come un nodo scorsoio. «Volevo parlarti. Ma a quanto pare, sei sempre negli alloggi delle donne o in compagnia.»

Le occorse uno sforzo, per guardarlo, ma si mostrò calma e serena. «Cerco Rand» disse. Non poteva confessargli d’averlo evitato di proposito. «Tempo fa, tu e io ci siamo detti quel che dovevamo dirci. Mi sono umiliata, cosa che non farò mai più, e tu mi hai mandata via.»

«Non ho mai...» Lan inspirò a fondo. «Ti dissi che come dono di nozze potevo offrirti solo abiti da vedova, Un dono che nessun uomo farebbe a una donna. Un uomo degno di questo nome, almeno.»

«Capisco» replicò Nynaeve, fredda. «In ogni caso, un re non fa doni a una paesana. E questa paesana non li accetterebbe. Hai visto Rand? Devo parlargli. Doveva vedere l’Amyrlin. Sai il motivo?»

Gli occhi del Custode lampeggiarono come ghiaccio al sole. Nynaeve irrigidì le gambe per non indietreggiare e resse il suo sguardo.

«Il Tenebroso si prenda Rand al’Thor e l’Amyrlin Seat insieme» imprecò Lan. Mise in mano a Nynaeve un oggetto. «Ti farò un dono e tu lo accetterai, dovessi legartelo al collo.»

Nynaeve staccò gli occhi dai suoi: quando si arrabbiava, Lan aveva lo sguardo fisso d’un falco dagli occhi azzurri. Le aveva messo in mano un anello col sigillo, d’oro massiccio e antico, tanto largo da farci quasi passare i due pollici uniti. Il sigillo rappresentava una gru in volo sopra una lancia e una corona. Nynaeve rimase senza fiato: era l’anello dei re del Malkier. «Non posso accettarlo, Lan.» protestò.

Lui scrollò le spalle, con noncuranza. «Non è niente. Vecchio e inutile, ora. Ma c’è chi lo riconoscerà, nel vederlo. Mostralo, e avrai ospitalità e aiuto da ogni signore delle Marche di Confine. Mostralo a un Custode e lui ti aiuterà o mi porterà un messaggio. Rimandamelo, o mandami un messaggio col sigillo, e verrò da te, senza perdere tempo. Lo giuro.»

«Non posso... non voglio doni da te, al’Lan Mandragoran» disse, con le lacrime agli occhi, sforzandosi di non piangere. «Tieni, riprendilo.»

Lui le strinse il pugno, con gentilezza, ma con la fermezza d’un ceppo. «Allora prendilo per farmi un favore. Oppure gettalo via, se non ti garba. Non ho uso migliore, per quell’anello,» Col dito le sfiorò la guancia e lei trasalì. «Ora devo andare, Nynaeve mashiara. L’Amyrlin vuole partire prima di mezzodì e c’è ancora molto da fare. Forse, durante il viaggio a Tar Valon, avremo tempo di parlare.» Le girò le spalle e se ne andò a passo deciso lungo il corridoio.

Nynaeve si toccò la guancia, dove lui l’aveva sfiorata. Mashiara. Amata col cuore e con l’anima, significava, ma indicava anche un amore perduto e impossibile da riconquistare. Si diede della stupida, della bambina. Non aveva senso, sentirsi per colpa di Lan come se...

Strinse con forza l’anello e si girò. Con un sobbalzo di sorpresa, si trovò faccia a faccia con Moiraine. «Da quanto tempo sei qui?» le domandò.

«Non tanto da udire cose che non mi riguardano» rispose piano l’Aes Sedai. «Andremo via presto. Questo l’ho udito. Devi preparare il tuo bagaglio.»

Erano di partenza: non l’aveva afferrato, quando Lan l’aveva detto. «Dovrò dire addio ai ragazzi» borbottò; poi scoccò a Moiraine un’occhiata penetrante. «Cosa avete fatto a Rand? È stato condotto dall’Amyrlin. Perché? Gli avete detto del... del...» Non riusciva a dirlo. Rand era del suo stesso villaggio e lei aveva appena qualche anno più di lui, quanto bastava a tenerlo d’occhio da bambino: ma se pensava che cos’era divenuto, provava sempre una fitta allo stomaco.

«L’Amyrlin vedrà tutt’e tre i ragazzi, Nynaeve. I ta’veren non sono così frequenti da trascurare l’occasione di vederne tre insieme. Forse rivolgerà loro qualche parola d’incoraggiamento, visto che andranno con Ingtar alla ricerca di chi ha rubato il Corno. Partiranno più o meno quando partiremo noi, quindi farai bene a sbrigarti, con gli addii.»

Nynaeve schizzò verso la feritoia più vicina e scrutò la corte esterna. C’erano cavalli dappertutto, da soma e da sella, e uomini che si affaccendavano e si scambiavano richiami. L’unico punto sgombro era quello dove c’era la portantina dell’Amyrlin, con la coppia di cavalli in paziente attesa, senza stallieri. Nella corte c’erano anche alcuni Custodi, che badavano alla propria cavalcatura; nella parte opposta, c’era Ingtar con un gruppo di shienaresi in armatura.

«Dovevo portarti via i ragazzi» disse Nynaeve, continuando a guardare di sotto. E anche Egwene, pensò, se avesse potuto farlo senza ucciderla; Luce santa, perché doveva nascere con questo maledetto talento? «Dovevo riportarli a casa.»

«Sono abbastanza adulti da non avere bisogno d’attaccarsi alle sottane» disse Moiraine, in tono pungente. «E sai benissimo perché non potevi farlo. Per uno di loro, almeno. Inoltre, Egwene sarebbe andata da sola a Tar Valon. O hai deciso di non venire a Tar Valon? Se nessuno t’insegna a usare correttamente il Potere, non potrai mai servirtene contro di me.»

Nynaeve si girò di scatto, a bocca aperta. «Non so di cosa parli» protestò.

«Credi che non sappia, bambina? Be’, come vuoi. Deduco che vieni a Tar Valon. Sì? Lo immaginavo.»

Nynaeve avrebbe voluto darle un pugno, cancellarle dalla faccia il sorriso che vi brillò per un istante. Dalla Frattura del Mondo, le Aes Sedai non avevano mai tenuto apertamente il potere politico: tessevano trame e complotti, tiravano fili come burattinaie, usavano regni e nazioni come sassolini sul tavoliere da gioco. E Moiraine voleva usare anche lei, chissà in quale modo. Sovrani, regine... perché non una Sapiente? Così come usava Rand. Ma lei non era una bambina!

«Cosa fai, con Rand, ora? Non l’hai usato abbastanza? Non so perché non l’hai fatto domare, vista la presenza dell’Amyrlin Seat e delle altre Aes Sedai; ma hai di sicuro un motivo valido. Qualche complotto che continui a covare. Se l’Amyrlin sapesse cosa stai combinando, scommetto che...»

«Cosa vuoi che interessi, all’Amyrlin, un pastore?» la interruppe Moiraine. «Certo, se l’avessero portato alla sua attenzione nel modo sbagliato, forse lei l’avrebbe fatto domare o addirittura uccidere. Lui è quel che è, in fin dei conti. E c’è una certa rabbia, per gli eventi di ieri notte. Tutti cercano a chi dare la colpa.» Tacque e il silenzio perdurò. Nynaeve la fissò, digrignando i denti.

«Sì, è molto meglio non svegliare il leone che dorme» disse infine Moiraine. «Ma ora provvedi a fare i bagagli.» E si allontanò nella direzione presa da Lan.