Con una smorfia di rabbia, Nynaeve diede un pugno contro la parete e sentì contro il palmo l’anello. Aprì la mano e lo guardò. L’anello parve ravvivarle l’ira, concentrare l’odio. “Oh, sì, imparerò sul serio” si disse. “Credi di sfuggirmi, solo perché sai. Ma io imparerò meglio di quanto tu non pensi e ti distruggerò per quel che hai fatto. A Mat, a Perrin, a Rand, la Luce l’aiuti e il Creatore lo protegga. Soprattutto a Rand." Serrò le dita intorno al pesante cerchietto d’oro. “E a me."
Egwene osservò la domestica in livrea ripiegare gli abiti e deporli in un baule da viaggio rivestito di cuoio; anche dopo quasi un mese, si sentì ancora a disagio perché un’altra faceva un lavoro che poteva fare da sola. Gli abiti, tutti regalo di lady Amalisa, erano molto belli, come quello che indossava, in seta grigia, adatto ai viaggi a cavallo, semplicemente decorato con qualche bocciolo di stella del mattino ricamato in bianco sul petto. Molti altri abiti erano più elaborati; ognuno avrebbe fatto un figurone, nel Giorno del Sole o nella festa di Bel Tine. Con un sospiro Egwene ricordò che il prossimo Giorno del Sole sarebbe stato a Tar Valon, non a Emond’s Field. Dal poco che Moiraine le aveva raccontato a proposito dell’addestramento delle novizie, non s’aspettava di tornare a casa per la festa di Bel Tine, in primavera, e nemmeno per il Giorno del Sole, a mezza estate.
Nynaeve sporse nella stanza la testa. «Sei pronta?» Entrò del tutto. «Fra poco dobbiamo essere giù nella corte.» Anche lei indossava un abito da sella, in seta azzurra, con nodi d’amore ricamati sul petto. Un altro regalo di lady Amalisa.
«Ancora un momento, Nynaeve» rispose Egwene. «Quasi mi dispiace andare via. A Tar Valon non avremo molte occasioni di sfoggiare i magnifici abiti che Amalisa ci ha regalato.» Si mise a ridere. «Però, Sapiente, non sentirò la mancanza di bagni dove ogni momento bisogna guardarsi alle spalle.»
«Molto meglio fare il bagno da sola» disse vivacemente Nynaeve. Non cambiò espressione, ma dopo un momento le si colorirono le guance.
Egwene sorrise: Nynaeve pensava a Lan. Faceva sempre un certo effetto pensare che Nynaeve, la Sapiente, si sdilinquisse dietro un uomo: negli ultimi tempi, a volte Nynaeve si comportava proprio come una ragazzina innamorata. Di un uomo senza buonsenso sufficiente a rendersi degno di lei. Nynaeve amava Lan, e Lan — si vedeva — amava Nynaeve: allora perché non le parlava francamente?
«Non mi sembra più il caso che continui a chiamarmi Sapiente» disse a un tratto Nynaeve.
Egwene trasalì, sorpresa. L’uso del titolo non era obbligatorio e Nynaeve non lo pretendeva, a meno che non fosse arrabbiata o volesse mantenere le distanze; ma questa dichiarazione...
«Perché no?»
«Sei una donna, ora» disse Nynaeve, con un’occhiata ai capelli sciolti. Egwene provò l’impulso di raccoglierli frettolosamente in una treccia: le Aes Sedai sceglievano l’acconciatura che preferivano, ma per Egwene i capelli sciolti erano diventati il simbolo dell’inizio d’una nuova vita. «Sei una donna» ripeté Nynaeve, in tono fermo. «Siamo due donne, molto lontano da Emond’s Field; e ne passerà, di tempo, prima che torniamo a casa. È meglio che mi chiami semplicemente Nynaeve.»
«Rivedremo la nostra casa, Nynaeve. La rivedremo.»
«Non cercare di confortare la Sapiente, bambina» disse Nynaeve, in tono burbero. Ma sorrideva.
Bussarono alla porta. Prima che Egwene aprisse, entrò Nisura, assai agitata. «Egwene, quel tuo giovanotto cerca d’entrare negli alloggi delle donne» disse, scandalizzata. «E porta la spada. Solo perché l’Amyrlin l’ha lasciato entrare armato... Lord Rand dovrebbe avere più buonsenso. Sta provocando una grande baraonda. Egwene, devi parlargli.»
«Lord Rand» sbuffò Nynaeve. «Il giovanotto cresce troppo per entrare ancora nelle proprie brache. Appena gli metto le mani addosso, lo aggiusto io.»
Egwene le prese il braccio. «Lascia che gli parli io» disse. «Da sola.»
«Oh, bene, bene» replicò Nynaeve. «Gli uomini migliori non sono molto di più che animali addomesticati.» E soggiunse quasi fra sé: «Comunque, i migliori valgono la fatica d’addomesticarli.»
Egwene scosse la testa e seguì Nisura nel corridoio. Solo sei mesi prima, si disse, Nynaeve non avrebbe certo espresso quel pensiero. Ma, tanto, non sarebbe mai riuscita ad addomesticare Lan. Pensò a Rand e al subbuglio che provocava. «Addomesticarlo?» borbottò. «Se anche stavolta non sa come comportarsi, lo scortico vivo!»
«A volte ci vorrebbe» disse Nisura, camminando in fretta. «Gli uomini non sono mai civilizzati del tutto, finché non si sposano.» Diede a Egwene un’occhiata di sguincio. «Hai intenzione di maritare lord Rand? Non per ficcare il naso, ma tu vai alla Torre Bianca e le Aes Sedai di rado prendono marito... in genere, quelle dell’Ajah Verde, ho sentito dire, e anche fra loro, non molte...»
Egwene sapeva già il resto. Negli alloggi delle donne aveva udito le chiacchiere su di una moglie adatta a Rand; all’inizio si era ingelosita e arrabbiata: da quand’erano bambini, Rand era quasi il suo fidanzato. Ma lei sarebbe diventata Aes Sedai e lui era un uomo in grado d’incanalare il Potere. Avrebbe potuto maritarlo. E guardarlo impazzire, guardarlo morire. A meno che non lo domassero. Ma lei non poteva augurare a Rand una fine del genere. «Non so» rispose, in tono dispiaciuto.
Nisura annuì. «Nessuna vuole invadere i tuoi prati; ma tu vai alla Torre e lui sarà un buon marito. Una volta addestrato. Eccolo là.»
Le donne radunate intorno all’ingresso guardavano tre uomini fermi nel corridoio esterno. Rand, con la spada allacciata sopra il mantello rosso, era affrontato da Agelmar e da Kajin. Nessuno di questi ultimi aveva la spada: anche dopo gli avvenimenti della notte, quelli erano sempre gli alloggi delle donne. Egwene si fermò alle spalle della piccola folla.
«Cerca di capire perché non puoi entrare» diceva in quel momento Agelmar. «Lo so che nell’Andor non si usa, ma qui è diverso, cerca di capire.»
«Non ho provato a entrare» replicò Rand, col tono di chi ha ripetuto la stessa cosa un mucchio di volte. «Ho detto a lady Nisura che volevo vedere Egwene, e lei ha risposto che Egwene era occupata e che dovevo aspettare. Ho solo gridato per chiamarla, dalla soglia. Non ho cercato d’entrare. Da come mi guardavano, sembrava che avessi nominato il Tenebroso.»
«Le donne hanno i loro sistemi» disse Kajin. Per uno shienarese, era alto, quasi quanto Rand, snello e magro, con un ciuffo nero come la pece. «Hanno stabilito loro le regole e noi ci atteniamo a esse, anche se sono stupide.» Parecchie donne aggrottarono le sopracciglia e Kajin si schiarì in fretta la voce. «Se vuoi parlare a una donna, devi mandare un messaggio, che però sarà consegnato quando avranno voglia loro e nel frattempo ti tocca aspettare. È l’usanza.»
«Devo vederla» ripeté Rand, cocciuto. «Presto ce ne andiamo. Anche se per me è già tardi. Ma devo vedere Egwene. Riporteremo il Corno di Valere e il pugnale. E così sarà finita. Ma voglio vederla, prima di partire.» Egwene corrugò la fronte: Rand faceva discorsi bizzarri.
«Non serve, tanta focosità» disse Kajin. «Tu e Ingtar troverete il Corno, o non lo troverete. Se non lo troverete, un altro lo ricupererà. La Ruota gira e ordisce come vuole e noi siamo solo fili nel Disegno.»
«Non lasciarti prendere dal Corno, Rand» disse Agelmar. «Può soggiogare un uomo, e io lo so bene; ma non è questo il modo. Un uomo deve cercare il dovere, non la gloria. Quel che accadrà, accadrà. Se il Corno di Valere dovrà essere suonato per la Luce, allora lo sarà.»
«Ecco la tua Egwene» disse Kajin, scorgendola.
Agelmar si guardò intorno e annuì, nel vedere Egwene e Nisura. «Ti lascio nelle sue mani, Rand al’Thor. Ricorda che qui le sue parole, non le tue, sono legge. Lady Nisura, non essere troppo dura con lui. Voleva solo vedere la sua ragazza e non conosce le nostre usanze.»
Egwene seguì Nisura che si apriva la strada fra la crocchia di donne. Nisura rivolse un breve inchino a Agelmar e a Kajin, ma non a Rand, e parlò con voce tesa. «Lord Agelmar. Lord Kajin. Ormai dovrebbe conoscere almeno questa nostra usanza, ma è troppo grosso per essere sculacciato, così lascerò che sia Egwene a metterlo in riga.»