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Rand avrebbe voluto obiettare, invece disse: «Huno è al corrente di questa storia. Chi altri lo sa, Ingtar?»

«Tutti i lancieri. Quando noi shienaresi ci mettiamo in movimento, ciascuno sa a chi passerà il comando se il comandante cade. Una catena che va fino all’ultimo rimasto, fosse anche un semplice mozzo di stalla. In questo modo, se diventa davvero l’ultimo uomo, non si sente uno sbandato che cerca solo di salvare la pelle: ha il comando e il dovere gli impone di fare quel che va fatto. Se vado a ricevere l’ultimo abbraccio della madre, il dovere diventa tuo. Troverai il Corno e lo porterai dove è giusto che sia. Lo farai.» Mise un’enfasi particolare, nelle ultime parole.

Rand provò l’impressione che il fagotto pesasse come un macigno. Anche a centinaia di leghe da lui, quella donna riusciva ugualmente a tirare il guinzaglio: «Da questa parte, Rand. Da quella parte. Sei il Drago Rinato, Rand».

«Non voglio questo dovere, Ingtar» protestò. «Non lo accetto. Luce santa, sono solo un pastore! Perché nessuno ci crede?»

«Farai il tuo dovere, Rand. Quando l’uomo in cima alla catena fallisce, tutto sotto di lui va in rovina. Già troppe cose vanno in rovina. La pace favorisca la tua spada, Rand al’Thor.»

«Ingtar, io...» Ma Ingtar già si allontanava e chiedeva se Huno aveva mandato in giro gli esploratori.

Rand fissò il fagotto e si umettò le labbra. Ne sospettava il contenuto. Voleva guardare che cosa conteneva il fagotto, ma voleva anche bruciarlo senza nemmeno aprirlo, se fosse stato sicuro che nessuno vedesse cosa conteneva e che il contenuto bruciasse. Ma non poteva guardare lì, col rischio che altri vedessero.

Si guardò intorno. Gli shienaresi scaricavano gli animali da soma e alcuni consumavano già una cena fredda a base di carne secca e di gallette. Mat e Perrin strigliavano il proprio cavallo; Loial, seduto su di una pietra, leggeva un libro e stringeva fra i denti il lungo cannello della pipa, mentre una nuvoletta di fumo si arricciava sulla sua testa. Rand strinse il fagotto come se temesse di lasciarlo cadere e si avviò di nascosto fra gli alberi.

In una piccola radura, al riparo di rami fronzuti, depose per terra il fagotto e per un poco si limitò a fissarlo, dicendosi che Moiraine non poteva fargli una cosa del genere; ma una vocina dentro di lui gli rispose che Moiraine poteva benissimo farlo e che anzi l’avrebbe fatto di sicuro. Alla fine Rand si decise a sciogliere le cordicelle che chiudevano l’involto. I nodi, piccoli e accurati, tradivano la precisione della mano stessa di Moiraine: non era stata certamente una domestica a confezionare per lei il fagotto.

Alla fine, con dita quasi insensibili, Rand aprì l’involto e ne tolse il contenuto; lo fissò, con la bocca secca. Era tutto in un pezzo, né tessuto, né tinto, né dipinto. Uno stendardo bianco come la neve, tanto grande da risultare visibile da ogni punto del campo di battaglia. E su di esso marciava una figura simile a un serpente dalle scaglie oro e cremisi; ma un serpente con quattro zampe, ciascuna con cinque artigli d’oro; un serpente con occhi splendenti e la criniera fulva d’un leone. Rand l’aveva già visto una volta e Moiraine gli aveva detto che cos’era. Lo stendardo di Lews Therin Telamon, Lews Therin Kinslayer, l’Assassino del proprio sangue. Lo stendardo usato nella Guerra dell’Ombra. Lo stendardo del Drago.

«Ma guarda! Guarda cos’ha ora!» Mat entrò nella radura, seguito più lentamente da Perrin. «Prima gli abiti eleganti, ora anche uno stendardo! Non la smetteranno più di chiamarlo lord, con...» Arrivò abbastanza vicino da vedere con chiarezza lo stendardo e rimase a bocca aperta. «La Luce m’incenerisca!» esclamò. Arretrò d’un passo, quasi inciampando. Era presente, quando Moiraine aveva mostrato quello stesso stendardo e spiegato che cos’era. Lui, e anche Perrin.

Rand si sentì ribollire di collera, contro Moiraine e contro l’Amyrlin Seat. Afferrò lo stendardo e l’agitò contro Mat, senza riuscire a controllarsi. «Proprio così! Lo stendardo del Drago!» Mat arretrò ancora d’un passo. «Moiraine vuole che io sia un burattino di Tar Valon, un falso Drago per le Aes Sedai. Vuole convincermi a tutti i costi. Ma io non mi lascerò usare!»

Mat era finito con la schiena contro un tronco. «Un falso Drago?» riuscì a dire. Deglutì. «Tu? Questa è pazzia bella e buona!»

Perrin non era arretrato. Si sedette sui talloni e con quei suoi occhi dorati e lucenti esaminò Rand. «Se le Aes Sedai ti vogliono per falso Drago...» disse. S’interruppe e corrugò la fronte per riflettere meglio. Alla fine domandò piano: «Rand, puoi incanalare il Potere?» Mat mandò un ansito strozzato.

Rand lasciò cadere lo stendardo; esitò solo un attimo, prima di annuire, con aria stanca. «Non l’ho chiesto io. Non lo voglio. Ma... Ma non so come togliermelo di dosso.» Ripensò senza volerlo alla stanza piena di mosche. «Non me lo permetteranno.»

«Sangue e ceneri, maledizione!» imprecò Mat. «Ci uccideranno, sai. Tutti e tre. Perrin e me, oltre te. Se Ingtar e gli altri lo scoprono, ci taglieranno la gola come se fossimo Amici delle Tenebre. Penseranno che abbiamo collaborato al furto del Corno e alla morte di quei disgraziati, a Fal Dara.»

«Sta’ zitto, Mat» disse Perrin, calmo.

«Non dirmi di stare zitto. Se Ingtar non ci uccide, Rand impazzirà e lo farà per lui. Maledizione, maledizione!» Scivolò a sedere ai piedi del tronco. «Perché le Aes Sedai non ti hanno domato? Se lo sanno, perché non l’hanno fatto? Non lasciano in libertà un uomo in grado di incanalare il Potere.»

«Non tutte lo sanno» sospirò Rand. «L’Amyrlin...»

«L’Amyrlin Seat! Lei lo sa? Luce santa, non c’è da stupirsi che mi abbia guardato in quella maniera!»

«...e Moiraine mi hanno detto che sono il Drago Rinato. Poi hanno aggiunto che potevo andare dove volevo. Non capisci, Mat? Cercano di usarmi.»

«Questo non cambia il fatto che puoi incanalare il Potere» brontolò Mat. «Al tuo posto, sarei già a metà strada verso l’oceano Aryth. E non mi fermerei, prima d’avere trovato un posto dove non ci siano Aes Sedai né le abbiano mai sentite nominare. Dove non ci sia nessuno. Voglio dire... be’...»

«Sta’ zitto, Mat» disse Perrin. «Rand, perché sei qui? Più hai gente attorno, più è facile che qualcuno ti scopra e chiami le Aes Sedai. Aes Sedai che non ti diranno d’andartene per i fatti tuoi!» Si grattò la testa. «E Mat ha ragione, su Ingtar. Ti dichiarerà Amico delle Tenebre e ti ucciderà. E noi con te, forse. Anche se pare averti in simpatia. Un falso Drago? O ti ucciderebbero gli altri. Masema coglierebbe al volo l’occasione. Allora perché non te ne sei andato?»

Rand si strinse nelle spalle. «Ero sul punto di andarmene, Ma prima è arrivata l’Amyrlin, poi hanno rubato il Corno e il pugnale e Moiraine ha detto che Mat sarebbe morto e... Luce santa, credevo di poter stare con voi almeno fin quando non avessimo ritrovato il pugnale; credevo di potervi aiutare nella ricerca. Forse mi sbagliavo.»

«Sei venuto a causa del pugnale?» disse Mat, a bassa voce. Si strofinò il naso, con una smorfia. «Non ci avevo pensato. Non pensavo che tu volessi... Aaaah! Ti senti bene? Voglio dire, non cominci già a impazzire, vero?»

Rand scalzò una pietra e gliela tirò.

«Ahia!» Mat si strofinò il braccio. «Chiedevo soltanto. Voglio dire, gli abiti eleganti e la pretesa d’essere un lord... Be’, pare proprio che non hai la testa a posto.»

«Cercavo di liberarmi di voi, stupido! Avevo paura d’impazzire e di ferirvi.» Guardò lo stendardo e abbassò il tono di voce. «E lo farò, alla fine, se non fermo il Potere. Luce santa, non so come fermarlo.»

«Proprio di questo ho paura» disse Mat, alzandosi. «Senza offesa, Rand, se non ti spiace, dormirò il più possibile lontano da te. Se resti. Una volta ho udito parlare di un tizio in grado d’incanalare il Potere. Prima che l’Ajah Rossa lo trovasse, una mattina si svegliò e distrusse l’intero villaggio. Case, persone, tutto, tranne il letto in cui dormiva; come se sul paese fosse rotolata una montagna.»